Riflessioni veronesi 2010

di Marco De Tomasi e Pietro Cortiana

Rientrati dalle manifestazioni veronesi (definiamo così anche VinNatur sebbene si svolga in provincia di Vicenza) tiriamo un po’ di somme sulle impressioni che ne sono scaturite. La prima considerazione è che VinoVinoVino a Cerea e VinNatur a Sarego rappresentino ancora per l’appassionato le migliori occasioni per entrare in contatto con realtà produttive poco conosciute, siano esse emergenti o ai margini (spesso per scelta) dei grandi circuiti commerciali. Vinitaly rimane un’importante occasione per riprendere contatto con aziende conosciute, mentre risulta troppo dispersiva per chi è alla ricerca di novità (che peraltro non mancano, anche se sono più difficili da individuare). Per contro, è stata netta quest’anno soprattutto a Cerea, l’impressione che queste manifestazioni collaterali siano destinate a soddisfare le esigenze di specifiche fasce di consumatori e corrano pertanto il rischio di implodere: le facce dei visitatori sono sempre le stesse e sembra mancare un buon compromesso con una dimensione puramente commerciale in grado di sostenere l’attività di aziende oramai mature per un confronto alla pari con il cosiddetto mondo convenzionale. Parlando con alcuni produttori presenti a Cerea questo disagio si è palesato in modo molto chiaro, tanto da far auspicare a questi ultimi un ritorno in massa al Vinitaly, sia pur salvaguardando il carattere autonomo e unitario della formula nell’ambito della grande manifestazione veronese. Il tutto nella convinzione diffusa che questo riavvicinamento potrebbe rivelarsi l’arma vincente per promuovere un’idea diversa di vino e, non ultimo, conquistare nuovi mercati.

E’ un dato che produttori del calibro di Radikon e Paraschos siano usciti dalle manifestazioni parallele per ritornare a Vinitaly, rivendicando per se e i propri prodotti la giusta dimensione comunicativa frutto del percorso intellettuale intrapreso. A giudicare dall’afflusso alle loro postazioni, la scelta si è rilevata vincente, e non ha modificato in alcun modo l’atteggiamento di sempre nei confronti degli appassionati sostenitori della loro proposta.

A VinNatur permane invece l’atmosfera del circolo di amici “duri e puri” (sia produttori che visitatori) con un nucleo che appare compatto nel voler mantenere la divisione con il mondo “commerciale” del Vinitaly. Anche qui però i volti (compresi i nostri) sono sempre gli stessi (più o meno quelli che si sono visti a Cerea). Pur esprimendo la nostra simpatia per la proposta di Villa Favorita, è legittimo chiedersi per quanto tempo ancora tale situazione risulterà sostenibile.

Dopo questo breve excursus veniamo alle cose interessanti che abbiamo incontrato in questi giorni.

VINOVINOVINO – Cerea (VR)

Il padiglione dell’area espositiva di Cerea era di ampio respiro: non si correva certo il rischio di pestarsi i piedi, come invece poteva capitare nella precedente sede di Villa Boschi (un po’ troppo dispersiva per l’articolazione dei diversi ambienti).

Siamo partiti dalla Slovenia, dove il territorio del Collio dimostra ancora una volta la grande vocazione per la produzione di grandi vini bianchi. Sul fronte del Carso (sia sloveno che italiano) bene i vini a base di Malvasia, meno convincenti che in passato invece le Vitovksa. Piacevole scoperta quella di Giorgio Clai, unico rappresentante della Croazia in seno alla manifestazione. I suoi vini (base malvasia istriana) sono sicuramente estremi, forse non perfettamente centrati nella definizione dei dettagli ma dotati di un calore e di un avvolgenza tali da regalare piacevolissime emozioni. A uno di noi si è insinuato il tarlo (confermato forse anche dalla presenza alla manifestazione di vari esponenti dell’estremo oriente) che questi vini bianchi macerati ben si abbinino alla cucina giapponese. Ci riserviamo di confermare o smentire questa idea alla prima occasione favorevole.

Il Friuli, presente con teste di serie già conosciute come Moschioni, Ronco Severo, La Castellada, ha riservato un momento divertente con la conoscenza di Fulvio Bressan, personaggio un po’ teatrale ma con una proposta di sicuro interesse (anche se un po’ troppo folta in quanto a numero di etichette – lo sappiamo, Fulvio, non capiamo un cazzo, ma questo è il nostro blog!). La gamma aziendale si compone di vini a tratti cupi e scontrosi ma che con il tempo tendono a distendersi lasciando percepire tutta la loro profondità ed originalità espressiva.

Veneto e Trentino offrivano come approdi sicuri Monte dall’Ora e Rosi. Molto interessanti i prodotti in anfora del Castello di Lispida, dei quali ci riserviamo di approfondire la conoscenza in un prossimo futuro. Abbiamo glissato sulla proposta delle aziende produttrici di prosecchi “sur lie” in quanto la tipologia non incontra il nostro favore (sentiamo già le vostre parole di biasimo, ma tant’è). Buoni spunti dall’Emilia Romagna: sempre una garanzia il Vigna del Volta de La Stoppa, territorio che incuriosisce invece quello delle colline ravennati, con proposte intriganti da parte di Vigne dei Boschi, Il Pratello e Vigne San Lorenzo.

Umbria: avendone sentito decantare le lodi abbiamo assaggiato i prodotti di Paolo Bea. La fama di cui gode questo produttore è certamente meritata, i vini hanno carattere e riescono a fondere in un perfetto equilibrio le componenti di peso e di volume esprimendo al meglio le potenzialità varietali del territorio e la sensibilità del produttore.

Marche: Oasi degli Angeli. Il Kurni è sempre il Kurni, meno opulento della versione 2006, comunque sempre una delle massime espressioni del Montepulciano e un vino che con la sua carica vitale ed espressiva lascia un segno indelebile nella memoria.

Toscana: il nostro tentativo di riconciliazione con il panorama regionale è miseramente fallito, nonostante la buona volontà da ambo le parti. Nostra nel mettere da parte pregiudizi costruiti nel tempo, delle aziende nel tentativo di offrire prodotti non costruiti. Vini buoni, tecnicamente eccellenti, ma privi di slancio emozionale. Emozioni che da neutre diventano di segno negativo quando, specie nel caso dei Brunelli, ti comunicano i prezzi.

Sicilia: una delle sorprese più piacevoli di questa manifestazione è stata la nostra ripresa, dopo un certo periodo di abbandono, dei vini siciliani. Il livello medio dei rossi è elevato, con vini molto distanti dalla pesantezza stilistica che ci aveva spinti a seguire altre strade. Grande finezza e freschezza che, se per certi versi è scontata in vini della dominazione Etna rosso per ovvi motivi di altitudine e varietà colturali, risulta meno prevedibile nei vini a base di Nero d’Avola. Un risultato che avvantaggia la bevibilità senza perdere di vista sostanza ed articolazione. Paradigmatici da questo punto di vista sono i vini Siccagno (nero d’Avola) e soprattutto Frappato dell’azienda Occhipinti. Segnaliamo poi fra i tanti vini interessanti assaggiati di questa regione l’Etna Rosso Vigo delle Fattorie Romeo del Castello, il Suber Rosso di Daino e, soprattutto, il Nero Ossidiana della Tenuta di Castellaro, da uve corinto (60%), nero d’Avola (20%) e altri vitigni coltivati sull’isola di Lipari.

Piemonte. Il panorama piemontese ha offerto molte buone cose. A partire dalla Barbera d’Alba Gabutti di Cappellano di cui segnaliamo il millesimo 1999: un vino dove sostanza e profondità si integrano perfettamente con una vivace acidità che lo rende estremamente vitale e godibile (una delle cose migliori assaggiate nel corso della manifestazione). Interessanti le due versioni di Barolo Rupestris e Pié Franco che hanno fatto da proscenio all’ingresso del Barolo Chinato, più che un vino la quintessenza di una tipologia (da provare assolutamente!). Buoni anche il Rosae (Ruché) e Barolo di Rinaldi. Fra gli assaggi più significativi va inserita poi la mini-verticale del Barbaresco Rio Sordo di Cascina delle Rose, che in particolare nella versione 2005 raggiunge i vertici della tipologia (ad un prezzo risibile se consideriamo dove arrivano i Barbaresco di grido: siamo ad un decimo del prezzo di una bottiglia di Gaia). Nella fretta di assaggiare cose per noi nuove abbiamo saltato i vini di Forteto della Luja e i barolo di Bartolo Mascarello. Estremamente piacevole infine l’incontro con i passiti da Moscato Bianco di Ezio Cerruti, prodotti nelle annate favorevoli anche da uve botritizzate.

Francia: abbiamo limitato la nostra panoramica transalpina a poche cose. Coulée de Serrant (Loira): scontata la bontà del primo vino, risulta sorprendente l’allungo del Les Vieux Clos, che costa un terzo del prodotto di punta e lo tallona da molto, molto vicino. Domaine Pierre Morey (Borgona): ottimi il Mersault Perrieres (ovviamente Chardonnay) e il Volnay Santenots (ovviamente Pinot Nero). Perplessità alla postazione di Zind-Humbrecht (Alsazia). Non comprendiamo la scelta dell’importatore/distributore Velier di offrire i vari cru aziendali nella versione 2008. Le acidità marcate tipiche dello stadio evolutivo, particolarmente evidenti nelle versioni più semplici e in quelle a base riesling, rendono i prodotti ingiudicabili e poco apprezzabili, tanto da farli avvicinare a delle autentiche limonate.

VINNATUR – Sarego (VI)

Villa Favorita comincia ad essere strettina …

Domenica pomeriggio a tratti l’atmosfera era claustrofobica, soprattutto nel piano seminterrato. Fortunatamente il prato antistante la villa offriva la possibilità di riprendere ossigeno per ripartire con l’opportuno slancio.

Anche qui, abbiamo scelto di iniziare dai produttori sloveni. Bella scoperta l’azienda Stekar 1672, situata appena oltre il confine vicino a San Floriano del Collio, convincente la serie di bianchi a lunga macerazione. Su tutti il Pinot Grigio Draga 2007, dalle note nasali di estrema eleganza, un ingresso in bocca pulito e diretto e una progressione incalzante che si traduce in un notevole allungo. Buonissimo anche il rosso Merlot Izbor 2006, da vendemmia tardiva. L’azienda Brandulin si segnala invece per l’uvaggio bianco (80% Pinot Grigio, e 20% altri vitigni) e il Sauvignon 2006.

Per il Friuli abbiano tralasciato Franco Terpin (non per demerito ma perché siamo andati a trovarlo in Agosto passando delle ore lietissime in sua compagnia). Non particolarmente esaltante il resto della proposta Friulana.

L’Emilia offriva fra le altre l’azienda Ca de Noci, che proponeva il Querciole, da uve Spergola, vino che per una volta ci ha visti in contrapposizione sul giudizio (troppo acido e rustico per uno e affascinante per l’altro). Accordo ristabilito sul resto della proposta aziendale: Sottobosco, vino rifermentato naturalmente in bottiglia da uve Lambrusco di Montericco, Grasparossa, Sgavetta e Malbo Gentile e il Gheppio, rosso da Malbo e Cabernet Sauvignon. Vera rivelazione poi l’azienda Graziano di Castelvetro (MO), capace di dare nuove dimensioni e dignità al Lambrusco, precise ed emozionanti le sue versioni come raramente ci è capitato di incontrare (sia pur nella nostra limitata esperienza su questa tipologia).

Dal Veneto, in particolare dalla provincia di Vicenza, sono venute piacevoli sorprese: interessanti i nuovi prodotti dell’azienda Daniele Portinari: un bianco a base di uve Garganega e Pinot Bianco e un Tai (Tocai) Rosso in sperimentazione (vigne di soli 3 anni alla loro prima produzione) che vanno ad affiancare l’ottimo Rosso Nanni. Sullo stesso tavolo era presente Davide Spillare, giovanissimo (23 anni) vignaiolo di Gambellara che presentava i suoi bianchi biodinamici (qualche rusticità di troppo al naso) e un Recioto di Gambellara metodo tradizionale, rifermentato naturalmente in bottiglia di straordinaria presenza. La maggior sorpresa è giunta dai Colli Berici, azienda Pialli che con la sua personale interpretazione del Tocai Rosso riesce a donare una nuova dimensione a questo vino, proposto normalmente in zona in versione leggera, fresca e di facile consumo. Non così il prodotto di questa giovane azienda di Barbarano Vicentino che grazie alle particolari cure del vigneto e alle rese bassissime è riuscita a dare dignità alla tanto decantata parentela con il Cannonau sardo ma ancor di più con il Grenache francese. Speriamo che altri seguano il suo esempio!

Visita d’obbligo a Aurelio del Bono di Casa Caterina, con i suoi particolarissimi metodo classico. Ci mancava l’assaggio del millesimo 1989, che conferma l’approccio produttivo teso ad ottenere spumanti di grande struttura adatti ad abbinamenti importanti e a tutto pasto.

Non siamo riusciti a comprendere la proposta siciliana di Frank Cornelissen, probabilmente condizionati dal numeroso pubblico che affollava la postazione d’assaggio. Il rumore di fondo non ha comunque impedito di apprezzare le doti comunicativo/commerciali dell’addetto alla presentazione. Ci riserviamo di riesaminare i vini con più calma.

In chiusura l’appuntamento classico con l’azienda di Ferdinando Principiano: Barbera d’Alba La Romualda sempre buona, ma sottotono rispetto all’annata precedente. Barolo ben definiti e piacevoli. Esperienza degustativa nel complesso meno coinvolgente rispetto allo scorso anno.

VINITALY – Verona

Una manifestazione ricca di chiaroscuri anche (ci sia concessa la divagazione) per quel che riguarda il pubblico femminile. Alla garbata e misurata eleganza della maggior parte delle presenze femminili dietro gli stand, faceva da contraltare la consueta gara di passeggio di una serie di visitatrici, che pur rappresentando una sparuta minoranza, facevano pesare la loro presenza scenica, più o meno meritevole di attenzione. Ci chiediamo per quale motivo talune rappresentanti del gentil sesso si ostinino a presentarsi a Verona conciate come dovessero partecipare al casting di una trasmissione televisiva fuori dalla fascia protetta……

Lasciamo al lettore la possibile risposta e torniamo alle cose serie.

Si inizia dal Friuli (noiosi, vero ?), primi ottimi spunti da Zuani, bel risultato con le Vigne 2009, un po’ più scontato, se pur eccellente, lo Zuani 2008.

Alto Adige: Baron di Pauli, segnaliamo, oltre alle due versioni di gewürtztraminer (Exilissi,secco e Exilissi Sell, da vendemmia tardiva) anche la schiava Kalkofen ben impostata e precisa nella componente varietale con una nota di spezie a supportare lo sviluppo.

A questo punto è d’obbligo la visita a Radikon, che presentava i vini in versione 2005 e 2004. Emozionanti questi ultimi (sui quali spicca il Pinot Grigio), meno facilmente leggibili i 2005. Le condizioni ambientali non hanno purtroppo acconsentito l’approfondimento.

Vista la tipologia, non potevamo esimerci dal passare immediatamente alla proposta di Paraschos, trovando piena conferma alle impressioni scaturite durante la nostra visita in azienda ad agosto. Rispetto ai vini di Radikon, quelli di Paraschos sono giocati su una maggiore intensità in bocca, pagando nel confronto una minore finezza nei profumi. Riconfermiamo il piacevole stupore di fronte alla prima uscita del Noir 2004 (Pinot Nero da vigneto sloveno) che a nostro giudizio tiene testa ai più blasonati pinot nero altoatesini e lascia intravedere un promettente futuro anche nel confronto con i pinot nero d’oltralpe. Conferme anche sul fronte del vino rosso di punta, lo Skala (Merlot): più scomposto nella versione 2004, di grande magnetismo ed ampiezza nella versione 2003.

Con l’obiettivo di salutare Arturo Vettori, ci dirigiamo verso lo stand di Luca Maroni (“Trendy oggi, big domani”). Arturo è occupato, per cui esploriamo le presenze selezionate e proposte in degustazione da sommelier professionisti. Sopraccigli alzati alla mister Spok quando tra i “big domani” vediamo la bottiglia di Montevetrano! Perplessità riconfermata quando tra le postazioni della stessa area incontriamo aziende del calibro di Zymé.

Torniamo alla fila di bottiglie. Nonostante i criteri di valutazione di Luca Maroni non siano mai stati molto aderenti ai nostri, decidiamo di affidarci ai sommelier per assaggiare qualcosa. Come pensavamo ben poche cose incontrano il nostro gusto. Qualcosa troviamo comunque: F.lli Muratori, Valdicornia Suvereto Vigna Molisso 2004, Agricola Le Rose Emma 2008 (Cesanese) ed infine una bella sorpresa dalla Calabria: Zagarella, Alfieri Nero 2008 (Malvasia Nera) dal fascinoso naso di spezie (pepe e bacche di ginepro su tutte).

Alla fine Arturo si libera e dopo lo scambio di saluti riproviamo il suo Incrocio Manzoni. Nella nostra esperienza Vettori si conferma ad oggi come il miglior interprete di questa tipologia!

Riproviamo poi l’intera gamma di Zymé, compreso il neonato Valpolicella Reverie, non valutabile a causa del recente imbottigliamento e di qualche problema specifico della bottiglia. Per il resto la progressione è spettacolare, da I Vigneti, che segnaliamo per l’ottimo rapporto tra piacevolezza di beva e prezzo al consumo, passando per l’Oz (Oseleta in purezza) e il Kairos fino agli acuti finali di Amarone e Harlequin.

Pausa pranzo per ristabilire l’equilibrio sensoriale, poi, su consiglio del nostro lettore Alessandro ci addentriamo nel padiglione dell’Emilia-Romagna per cercare l’azienda Bonluigi-Villaboni. Non possiamo evitare di constatare che nella formula proposta il vino è inteso come un ingrediente fra i tanti della macchina spettacolar-turistica della riviera romagnola e che con tale impostazione si serve Sangiovese, Albana o Cagnina valorizzandoli quanto un Gin Tonic o un Coca-Bacardi.

Disagio condiviso anche dal sig. Bonluigi, che risulta sofferente in questo ambiente a lui non congeniale. I suoi vini risultano avere personalità. Buona prova dei Lambrusco a fermentazione naturale. Convincente il Malbo in purezza, sia nella versione secca che la versione passita La Pinona (il vino più centrato della gamma aziendale).

Un salto al padiglione del Lazio per assaggiare il pluripremiato Cesanese del Piglio Romanico dell’azienda Coletti-Conti, molto buono e preciso, ma non da perderci la testa. Altrettanto buono il resto della gamma, con qualche perplessità solo sull’Incrocio Manzoni , che risulta un po’ snaturato dalla forte connotazione mediterranea. Sottolineiamo con piacere che nonostante i premi ricevuti, il titolare mantiene un profilo basso, nella consapevolezza che bicchieri, grappoli, stelle, fiorellini, cappellini, croci o quant’altro contano fino ad un certo punto.

Ci dirigiamo verso l’Umbria per conoscere una piccola realtà del Sagrantino: Bocale. Buono il Rosso di Montefalco e convincente il Sagrantino, sia pure senza sussulti. Da seguire in futuro. Piccola sosta al banco di Sportoletti, dove assaggiamo i rossi. Bontà quasi scontata per il Villa Fidelia. Ottima prova dell’Assisi Rosso, dotato di un corpo fresco e quasi “masticabile” ad un prezzo che ha del ridicolo (non arriviamo ai 4,50 euro franco cantina !).

Passaggio rapido all’azienda Musella (Valpolicella) dove assaggiamo l’intera gamma che si distingue per coerenza stilistica. Molto buono il Ripasso, impostato come valpolicella importante piuttosto che come finto amarone (bravi!). Di grande struttura e fascino l’Amarone Riserva 2005, con il suo bagaglio olfattivo già molto espresso e uno sviluppo in bocca incalzante e sorretto da una componente di zuccheri non trascurabile.

Valtellina: grande lo Sforzato Fruttaio Ca’ Rizzieri 2006 di Rainoldi, anche qui l’ingresso è piuttosto dolce ma la profondità e l’allungo lasciano presagire comunque un evoluzione da autentico campione.

Infine, l’obiettivo che ci spinge a frequentare ancora il Vinitaly piuttosto che dedicare tutto il tempo a nostra disposizione a manifestazioni “collaterali”: il Piemonte.

Si inizia dallo stand “In Langa” che propone un buon numero di produttori a noi cari.

Matteo Correggia: sempre ben delineata e convincente la Barbera Marun, un po’ sottotono rispetto all’annata precedente invece il Roero Ròche d’Ampsèi 2005. Piacevole novità il Langhe Bianco (da uve Sauvignon), che coniugando profumi tipicamente varietali ad una fascinosca mineralità territoriale, risulta estremamente particolare e riconoscibile.

Bruno Rocca: ottime interpretazioni per il Barbaresco Rabajà, opulento e potente nella versione 2007, più fine, territoriale e immediatamente godibile ma con ampi margini di evoluzione (più Barbaresco, se vogliamo), nell’annata 2006. Personale e di ampio spettro invece il Barbaresco Maria Adelaide.

Pelissero: ben centrato il Barbaresco Tulin 2006 il più pronto della gamma. Barbaresco Vanotu (cru e riserva) da considerare in divenire.

Altra area, quella dell’associazione Nuove radici.

Piero Busso: azienda di cui avevamo sentito parlare ma che non avevamo mai sperimentato. Barbaresco molto buoni, dal carattere ora ruvido ora più comunicativo, sui quali a nostro avviso spiccava per prontezza ed integrità varietale il cru Gallina.

Ettore Germano: l’anno scorso ci aveva entusiasmato il suo Riesling che quest’anno invece si presenta invalutabile causa l’eccessiva gioventù. Miglior gioco hanno i Barolo, Prapò e Cerretta molto buoni, ma è con la riserva Lazzarito che si tocca il vertice: uno dei Barolo più convincenti che ci sia capitato di incontrare negli ultimi anni, per la sua capacità di coniugare bevibilità, espressione varietale, intensità e profondità di sensazioni. Complimenti al produttore!

A questo punto la nostra 5 giorni è finita. Dopo il Lazzarito ci viene in mente di fare subito un confronto con il Percristina di Domenico Clerico. Purtroppo arriviamo quando stanno versando il fondo dell’ultima bottiglia ad altri due visitatori. Non ci resta che allietarci con i sempre eccellenti Pajana e Ciabot Mentin Ginestra, valutando la possibilità in futuro di recarci per tempo da questo produttore, uno dei nostri preferiti.

0 thoughts on “Riflessioni veronesi 2010

  1. Bravi ! Bel excursus.
    Ma ragazzi … prendersela così con le povere visitatrici ( tra cui buyers senz’altro ) x essersi presentate in provocante desabbilè ! D’altra parte siamo in Italia … basta dare un occhio alla TV … cos’altro ci si può aspettare se non che la vita stessa per tanti dieventa lo specchio del proprio “reality” !!! Ci sono tanti livelli d’espressione … questo è forse uno dei più popolari al momento. Il moralizzatore ? No … non può aver successo … ahimè !!!
    Alessandro

    • Lungi da noi il voler essere dei moralizzatori ed imporre un modello di presentazione al pubblico femminile del Vinitaly !
      Era solo per permettere a chi non ci è stato di inquadrare anche visivamente una delle atmosfere che aleggiano durante la manifestazione scaligera 😉
      … annoto che una delle visitatrici in questione credo rappresentasse un’azienda di tappi … in silicone 😀

  2. … ma allora avete visto anche quelle della Valpolicella con le tute iper attillate … !?!
    Comunque devo dire che ho visto anche degli ubriachi ( e non ero al Vinitaly il Sabato o la Domenica … ) e persino chi era in pausa esterna con sigaretta e bella birrozza alla spina …
    Certo … si trova di tutto tra così tanta gente !
    Certo che fa più piacere vedere alcune cose piuttosto di altre … un dato di fatto credo
    MA parliamo di VINO che è meglio !

  3. Rigurado la prefezione vi rimando alle discussioni di questi link: http://vinoalvino.org/blog/2010/04/vignaioli-naturali-tutti-insieme-appassionatamente-al-vinitaly-2011.html

    Circa i vini macerati per i piatti orientali, qulcuno dice che gli stomaci asiatici mal digeriscono i solfiti e, per utilizzare meno solfiti è meglio che i vini siano non filtrati e, per tenere i vini grezzi, utilizzando le vinacce si riesce a stabilizzarli proteicamente senza utilizzo di chiarifiche e quindi filtrazioni.

  4. Grazie Stefano, conoscevo già la pagina che hai segnalato. Effettivamente un po’ tutti i blog dedicati al vino hanno parlato dell’argomento. Noi ci siamo limitati a riportare le nostre sensazioni e le opinioni di alcuni produttori raccolte a Cerea. Non è al momento nostra intenzione metterci al parlare su questo blog dei “massimi sistemi” del mondo del vino, in primis perché non ci interessa più di tanto, poi perché non essendo professionisti non abbiamo conoscenza e competenza per formarci un quadro completo di cui rendere conto ai nosti lettori (e in questo senso forse ci siamo sbilanciati un po’ troppo nella premessa dell’articolo). Infatti, allo stato attuale questo blog vorrebbe limitare i contenuti agli incontri con i vignaioli che ci hanno favorevolmente colpito e alle nostre impressioni sui vini che degustiamo (a proposito, dobbiamo venirti a trovare !). Taluni troveranno questa scelta un po’ “asciutta” ma crediamo che renda maggiormente in termini di fruibilità e facilità di lettura.

    Grazie anche per la dritta sugli “stomaci orientali” 😉
    Sono io quello a cui è venuto il tarlo della cucina giapponese. Prima o poi farò l’esperimento …

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