Il Fiore della Costiera

di Marco De Tomasi

Filippo Gamba con la sua azienda Alla Costiera è quasi sconosciuto alla critica di settore. Ed è un peccato, perché questo giovane vignaiolo dal suo angolo ai piedi dei Colli Euganei, è capace di regalarci piccoli gioielli enologici.

Uno su tutti, il passito da uve moscato giallo: Il Fiore della Costiera, versione 2006.

Strabiliante all’assaggio in botte, con le sue suggestioni mediterranee e “toscaneggianti” (leggi Vin Santo), tanto che ho atteso con impazienza che Filippo comunicasse di averlo imbottigliato a giugno dell’anno scorso, per andarlo subito a prendere.

Ne ho acquistato un cartone, 6 bottiglie, ovvero l’1% dell’intera produzione (appena 600 bottiglie da 0,375).

Pensavo fosse sufficiente attendere un paio di mesi perché il vino si riprendesse dal maltrattamento dovuto al passaggio di recipiente.

Così, passato quel ragionevole intervallo dall’acquisto, apro la prima bottiglia, ne riconosco l’ampia gamma dei profumi sui quali è emozionante indugiare. Poi il sorso. E qui la delusione: pur ottimo, manca della freschezza che ne sostenga lo sviluppo, che si invischia in una nota eccessivamente dolce e pericolosamente in bilico verso la stucchevolezza.

Mi crolla un mito, e penso di dover fare ancora molta esperienza per arrivare a valutare un vino dall’assaggio in botte.

Lascio passare ancora tre mesi e apro la seconda bottiglia (dopo averne assaggiate nel frattempo tra quelle acquistate da Pietro). Stesso giudizio, manca l’allungo, purtroppo.

Qualche giorno fa, a 11 mesi dall’imbottigliamento, prendo due delle bottiglie rimaste e le porto ad una cena (tra gli organizzatori di VIeNI IN VILLA). Le apro, oramai senza tante aspettative.

I profumi ci sono ancora tutti, uva passa, frutta disidratata, miele, nocciole tostate e chi più ne ha più ne metta. Distratto dalle chiacchere del fine cena procedo al primo sorso.

Che è successo ? Da dove esce questa acidità prima quasi inesistente ? Ecco l’allungo che esigevo da questo vino ! Alla fine è uscito. E allora distolgo per qualche minuto l’attenzione dai commensali (che mi scuseranno) per concentrarmi su questo piccolo gioiello, con i suoi profumi ad ampio spettro che evolvono nel bicchiere comprendendo fiori, erbe aromatiche e spezie.

Aveva solo bisogno di tempo, probabilmente l’acidità era nascosta dall’azione combinata del residuo zuccherino e dell’apporto del legno, che solo ora si è mitigata, indirizzando il vino all’equilibrio e alla piena godibilità.  Percorso non ancora concluso: sono convinto che questo passito debba ancora raggiungere la sua massima espressione. Per cui ho deciso che le due bottiglie superstiti dovranno attendere ancora un po’, prima di vedere il calice.

Nel frattempo, vedrò di procurarmi qualche bottiglia del 2007, che all’assaggio in botte non risultava così estremo come il 2006. Vino giocato su altro carattere ed altri equilibri.

Vi farò sapere.

3 thoughts on “Il Fiore della Costiera

  1. L’anno scorso ad Agosto sono andato a visitare l’azienda di Filippo – che avevo “fortunosamente” conosciuto a Vieni in Villa. Mi ricordo di aver assaggiato il passito dalla botte prima dell’imbottigliamento ( proprio come Marco … ). Certo, gran vino. Ma vorrei spendere 2 parole anche riguardo agli altri vini che produce Filippo e che mi sono piaciuti moltissimo. Primo tra tutti l’Agnese ( 100% moscato fior d’arancio ) dai profumi ineguagliabili ( uno sbocciare di bouquet floreali ) che vengono però mitigati dalla contrapposizione in bocca di un vino tutt’altro che stucchevole. Poi c’è il Biancone … proprio aperta ieri sera una bottiglia accompagnata al pesce azzurro. Un uvaggio di uve bianche, ma vi lascio il gusto di scoprire e sperimentare da soli. E poi per restare sui bianchi lo Chardonnay dalla finezza sorprendente. Passando ai rossi troviamo un ruspante ( ma non nell’accezione “svilente” del termine ) Cabernet Franc ( che Filippo dice essere Carmenere … ma che vende maggiormente con la diciture Cabernet !!! ) dai profumi vegetali e in bocca spiccatamente erbaceo … Proprio il Franc che piace a me ( forse diversamente da Marco ! ); e totalmente diverso dal Cabernet Franc di Monteforche – pur essendo i due amici ad un tiro di schioppo. Due produttori questi con una diversità di prodotti fantasmagorica. Poi c’è il Vò Vecchio … ma anche questo è meglio che ve lo scopriate da soli. Credo che il bello di questa azienda sia il degustare l’inaspettato per esserne sorpresi. Non da ultimo lo spumante da uve Moscato fior d’arancio : per me una chicca. Forse vi è venuta voglia di provarli i vini di questo anonimo artista, vero ???

  2. Alessandro ha giustamente sottolineato come la bravura di Filippo non si fermi al passito, ma dia buona prova su tutta la gamma.
    Va detto (forse non si capisce dal commento di Alessandro) che l’Agnese è un moscato fior d’arancio vinificato secco, con profumi eccellenti dal finale minerale.
    Credo che Filippo abbia invece rinunciato alla produzione del moscato spumante dolce: dovendo affidare la spumantizzazione ad altri, all’ultima visita che gli ho fatto ha manifestato l’intenzione di abbandonare un vino che non riesce a seguire personalmente fino alla fine.

  3. Una cosa che mi sono dimenticato di sottolineare e che mi ha impressionato parecchio durante la nostra passeggiata tra i filare dei vigneti … Un tanfo persistente di zolfo … Quella zona era terra vulcanica e si sente !!!!!!! Non so se ia la suggestione ma da un certo punto di vista questo si ritrova poi nei suoi vini e anche in quelli di Monteforche. La mineralità credo sia sicuramente supportata dai terreni vulcanici … Neanche sul Vesuvio ( ci sono stato recentemenete ) ho sentito così pregnante l’odore di zolfo !

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