Templari, calici e crociati

di Marco De Tomasi

Commandaria: un nome che nella cerchia di amici con i quali condivido la passione per il vino gira da sempre. Merito di Piergiorgio e dell’amico Vassili, greco di nascita, vicentino per amore e cosmopolita per indole.

Piergiorgio è sempre stato abile nel costruire mitologie tra l’antico e il moderno. Così tra un bicchiere e l’altro ci raccontò di una ottuagenaria bottiglia di un nettare cipriota che Vassili gli aveva fatto assaggiare durante una visita a Bruxelles.

Nel mio immaginario le suggestioni evocate dal racconto di Piergiorgio si trasformarono ben presto in desiderio. Mancava solo l’occasione di procurarsi questo vino. Così, quando il nostro amico e lettore Alessandro mi disse qualche mese fa che si trovava a Cipro per lavoro, gli chiesi se poteva mettere le mani su una bottiglia di Commandaria.

E puntualmente, in occasione di VIeNI IN VILLA, mi sono ritrovato in cantina la confezione cartonata contenente l’agognato liquido (grazie Alessandro !).

E’ il vino bandiera tra quelli prodotti a Cipro, e si vanta di essere l’unica denominazione, tra quelle conosciute  anticamente, giunta invariata ai giorni nostri. Il nome deriverebbe dalla Grande Commenda (“La Grande Commanderie), un feudo con funzioni di presidio militare dell’ordine templare (mi sento il Giacobbo della situazione), nella regione di Limassol, nella parte sud-occidentale dell’isola.

Evidentemente, i templari, nell’attesa di ritrovare il Graal si preoccuparono anche del suo possibile contenuto.

Alla soppressione deli templari, il feudo passò ai Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (noti ai più come cavalieri di Malta). Numerose sono le leggende medievali nate intorno a questo vino: non è il caso che io vi tedi oltre riportandole qui.

Ancora oggi la regione alle pendici occidentali dei monti Troodos è conosciuta come Koymandaria (Κουμανδαρία). In quella zona vengono coltivate le uve Xynisteri e Mavro che danno origine a questo vino.

Tradizionalmente, le uve vengono portate a surmaturazione, quindi raccolte ed appassite al sole per concentrare ulteriormente gli zuccheri. Il disciplinare del Commandaria prevede che la coltivazione e appassimento delle uve debba avvenire entro i confini geografici dell’omonima regione, mentre la vinificazione può avvenire anche in altre zone dell’isola.

La bottiglia procurata da Alessandro è prodotta dall’azienda KEO: un autentico colosso che a Cipro si occupa di qualsiasi cosa sia bevibile: dall’acqua minerale alla birra, passando per i vini per finire ai distillati. Azienda i cui magazzini hanno una capacità di oltre 45 milioni di litri di vino di cui il Commandaria rappresenta una porzione microscopica, destinanta principalmente all’esportazione.

Avendo qualche esperienza in fatto di vini dolci greci (grazie a Vassili e Piergiorgio) mi aspettavo un vino caratterizzato da una certa rusticità e sbilanciato sul fronte alcolico.

Questo St. John Commandaria invece è riuscito a stupirmi per la buona dote di eleganza. Colore ambra scuro con affascinanti riflessi rosati, al naso frutta disidratata, uva passa, caramello, sensazioni affumicate, smalto per unghie. L’ingresso in bocca è dolce, senza alcuna stucchevolezza, la progressione ben sostenuta dall’acidità evolve su tonalità sapide e lievemente torbate di lunga persistenza. Invoglia subito al successivo sorso.

Vino che potrebbe ottimamente figurare a fianco di sherry spagnoli da uve muscatel (mi è subito venuto naturale un parallelo con la Cuvée Emilin di Emilio Lustau).

L’assaggio di questo prodotto molto ben curato alimenta il desiderio di esplorare altre interpretazioni della tipologia, magari provenienti da piccoli produttori capaci di infondere ulteriore personalità al vino. O forse ho già provato il meglio e non lo so …

One thought on “Templari, calici e crociati

  1. … ma non so se quello che hai bevuto sia il meglio disponibile sul mercato (?). Il mio amico Andreas ( cipriota ) appasionato di vini mi ha detto che ci sono altrettanti validi prodotti ( Commandaria )e mi ha promesso che me li farà provare alla mia porssima cisita isolana. Ma ? vedremo. Comunque sempre in sua compagnia ho assaggiato uno Xynisteri- fresco – solo acciao che non era male ed un sorpendente Sauvignon che ha colpito anche il mio amico-in un ottimo ristorante di Paphos. Il Sauvignon è un vitigno molto raro a Cipro … e quindi mi sono portato a caso una bottiglia per degustarla in tranquillità e non davanti a documenti di lavoro ! Ad ogni modo mi stimola sempre molto provare qualche vino diverso di altri paesi !

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