Giovanni Menti – Gambellara (VI)

di Marco De Tomasi

Gambellara è una piccola denominazione in provincia di Vicenza, messa in ombra dalla confinante Soave (provincia di Verona), maggiormente rinomata ed estesa. Con Soave, Gambellara condivide la varietà autoctona principe: la Garganega, che grazie ai terreni in massima parte basaltici (concentrati principalmente nella parte che guarda verso Soave) ed in misura minore calcarei (concentrati in una ristretta area più a est), riesce ad esprimere vini diversificati tra i vari registri di una marcata mineralità.

Vigneti di Gambellara. All’orizzonte le colline di Soave.

Mi cospargo il capo di cenere ed ammetto di aver avuto in passato dei pregiudizi nei confronti dei Gambellara, vuoi perché le espressioni che mi era capitato di provare raramente avevano incontrato i miei gusti, vuoi perché il nome Gambellara è geograficamente associato a una delle più grandi industrie italiane del vino, i cui prodotti, pur con il dovuto rispetto, non rispondono propriamente al mio personale modo di intendere il vino.

Recentemente però mi sono trovato di fronte dei vini che mi avevano lasciato il desiderio di approfondire la conoscenza della realtà produttiva di questa zona.

Probabilmente, il nome più conosciuto di quest’area, non solo per l’indubbia espressività e personalità dei vini, ma anche e soprattutto per il “movimento” a cui ha dato vita assieme ad altri è quello di Angiolino Maule e della sua azienda La Biancara, che mi riservo di andare a trovare in un prossimo futuro per rendervene meglio conto. Va detto comunque che Angiolino ha da tempo deciso di uscire dalla denominazione Gambellara per seguire un proprio percorso indipendente dal disciplinare.

Nella mia prima uscita in questo territorio ho scelto invece di visitare due aziende i cui prodotti, fortemente diversi per risultato, sono a conti fatti più vicini di quanto possa apparire dalle distinte scelte produttive (per lo meno in vigneto): Giovanni Menti e Davide Spillare.

Stefano Menti conduce l’azienda fondata dal bisnonno Giovanni.

Fin dalle prime battute si capisce come Stefano ami il proprio territorio. Saliamo in macchina per raggiungere i vigneti. Durante il percorso decanta il paesaggio, mi indica le altre aziende agricole e i ristoranti, parla dei terreni, della ex cava di basalti colonnari ormai scomparsa e si rammarica delle mancate sinergie che potrebbero meglio promuovere l’area, a vantaggio di tutti.

Stefano applica in campagna metodi di coltura il più naturali possibili, senza arrivare a talune forzature spesso associate alle pratiche della biodinamica.

In cantina le metodologie produttive sono se vogliamo più convenzionali, sebbene si faccia molta attenzione ad intervenire solo quando strettamente necessario e in modo non invasivo, lasciando spazio alla naturale evoluzione della materia prima quando le condizioni lo permettono.

Questo si traduce in una serie di etichette caratterizzate da un livello tecnico elevato che lascia comunque spazio ad una espressività ben delineata.

Gambellara Paiele 2009: vino d’annata, volutamente semplice ma con una mineralità già ben espressa. Manca la spinta acida. Non è escluso che una ulteriore permanenza in bottiglia gli permetta di acquisire maggiore lunghezza.

Gambellara Riva Arsiglia 2008: profumi floreali ben delineati, dimostra maggiore allungo rispetto al precedente. Piacevole mineralità con espressione evidente su note di pietra focaia.

Garganega sui lieviti – Vino frizzante naturale: ammetto di non essere un amante del genere “sur lie”. Devo dire però che proprio il territorio di Gambellara mi ha riservato più di una sorpresa su questo fronte. Una di queste è questa Garganega frizzante di Stefano. In un primo momento ero pronto ad annotarla tra i vini da escludere dalle mie personali preferenze. Il mio ospite però mi ha costretto a concentrarmi maggiormente su questa rustica espressione del vitigno, offrendomi della sopressa vicentina tagliata spessa, come vuole tradizione. Il vino dimostra infatti tutta la sua potenzialità e piacevolezza in abbinamento a cibi semplici ed altrettanto rustici, sottolineando una bevibilità stupefacente. Vino pericoloso perché non smetteresti mai di berlo !

Lessini Durello Omomorto 2008: Stefano, oltre a produrre Gambellara, propone anche un rappresentante della ancor più bistrattata denominazione Lessini Durello. Spumante metodo Charmat senza dosaggio, da uve Durella in purezza, provenienti dal vigneto in località Omomorto. Grande pulizia, con progressione bel delineata e grande freschezza. In cantiere anche la versione metodo classico.

Gambellara Monte del Cuca 2006: naso purtroppo menomato da difetti al tappo. Non abbiamo provveduto a stappare un’altra bottiglia perché sia io che Stefano eravamo in ritardo sulle rispettive tabelle di marcia e non c’era tempo di ridiscendere in cantina. Peccato: il vino in bocca dimostrava comunque una stoffa non comune, con buone chance di diventare il favorito della batteria. Mi riservo di riprovarlo alla prima occasione propizia, vista l’impressione più che positiva, nonostante l’incidente.

Recioto di Gambellara Albina 2007: da uve garganega selezionate e fatte appassire appendendole con il tradizionale metodo dei “picai”, usufruendo di una torre settecentesca di cui dispone l’azienda. Bel colore dorato, naso elegante. La dolcezza al sorso è fortemente mitigata da una acidità ben presente, principale pilastro della progressione in bocca, che dona freschezza al vino. Le sensazioni sono comunque quelle di un vino “snello”, giocato più sull’eleganza che sulla concentrazione. Parere personale: forse uno sbilanciamento stilistico in questa direzione sarebbe auspicabile.

Vin Santo di Gambellara 2004: vino “di rappresentanza” dell’azienda, affinato nei locali di appassimento nei caratteristici caratelli. Molto fine ed elegante. Naso ricco di sensazioni aromatiche che spuntano da una base di smalto per unghie mai caricaturale. Chiude su piacevoli sfumature minerali. Molto lungo. Evitare abbinamenti dolci: molto meglio con formaggi erborinati o fegato grasso.  Non per tutte le tasche.

Caratelli di affinamento del Vin Santo all’ultimo piano della torre settecentesca dell’azienda.

Azienda interessante e da seguire con attenzione: a mio avviso ci sono delle potenzialità  non ancora del tutto espresse, specie sul fronte dei vini dolci.

I prezzi, se escludiamo Vin Santo (50 euro per la mezza bottiglia, giustificati dall’esiguità della produzione – 500 bottiglie – dai costi di lavorazione e dalla lunghezza dell’affinamento), sono più che corretti, spaziando tra i 5,10 euro per la Garganega frizzante e i 13 euro del Recioto (mezza bottiglia).

Menti
Via Dottor Bruzzo, 24
36053 – Gambellara (VI)
Tel. 0444 444137
Fax 0444 444077
Email: info@giovannimenti.com
www.giovannimenti.com
Ettari vitati: 7,5
Bottiglie annue prodotte: 35.000/40.000

0 thoughts on “Giovanni Menti – Gambellara (VI)

  1. Da tempo seguo i vini dell’azienda di Stefano e li trovo in continua crescita. Trovo siano in crescita con l’affinamento le annate vecchie e avverto un continuo miglioramento di qualità all’uscita delle nuove annate. Di sicuro da seguire con attenzione, in futuro ci riserverà continui piaceri. Pietro

  2. Sono arrivato al vostro blog dopo la segnalazione sulle news del sito giovannimenti.com
    Anch’io avevo dei pregiudizi sul Gambellara, per la notorietà della grande azienda industriale che vi ha sede. Devo dire però che ora penso che Gambellara abbia molti vantaggi su Soave. Importo sia Soave che Gambellara. Il Soave si vende con discreta facilità mentre il Gambellara bisogna spingerlo ogni volta perché non conosciuto. Mi rammarico comunque di lavorare troppo poco i vini di Stefano. Lui mi ha fatto conoscere il Gambellara portandomi a pranzo al ristorante Marescilla. Li ho assaggito sei diversi Gambellara, biodinamico, da terreno vulcanico, da terreno calcareo, strutturato o meno strutturato. Mi sono piaciuti tutti. Penso che la zona possa diventare un riferimento importante per i vini bianchi. Ora non sono conosciuti ma può essere anche un vantaggio. I Soave in Irlanda sono conosciuti nel bene e anche nel male. Ci sono pochi Soavi in mercato di buoni produttori mentre ce ne sono molti di imbottigliatori industriali e di cooperative che escono con vini mediocri. Ed è sempre Soave. Almeno Gambellara ce nè poco e quello è buono. Staremo a vedere.
    Per quanto riguarda l’articolo, ho assaggiato Paiele 2009 e penso che stia bene con quella acidità; è vero, non è molto fresco ma la leggerezza del vino con la sua polpa e mineralità si completano lo stesso. Ho assaggiato in passato anche il Gambellara di Davide Spillare, coraggioso ma a mio parere difettoso. Non si può usare la scusa del vino naturale e dare vini difettori. Grandi vini Italiani e Francesi biodinamici dimostrano che il vino naturale può anche essere corretto. E per il lavoro che svolgo lo “deve” essere.

    • Benvenuto Justin,
      parlerò molto presto più approfonditamente dei prodotti di Davide. Ti posso dire di averli trovati anch’io difettosi (e molto) quando li ho provati ad aprile a Villa Favorita.
      Mi sono molto sorpreso di aver ritrovato gli stessi vini evoluti in positivo. Mantengono è vero una notevole rusticità (cosa che li rende dei prodotti non adatti al grande pubblico) ma quelle note fastidiose di riduzione riscontrate ad aprile sono quasi del tutto scomparse e quel che ne è rimasto è ben amalgamato alla struttura del vino, diventando per assurdo un elemento che la arricchisce.
      Possiamo discutere all’infinito se un lieve difetto tecnico sia motivo di un giudizio senza appelli su un vino.
      Quello che ho bevuto da Davide, profondamente diverso dalla proposta di Stefano, mi è ugualmente piaciuto.
      Va poi detto che Davide è giovanissimo e secondo me è da seguire, anche solo per il coraggio di andare contro gli schemi.
      Solo l’esperienza e il susseguirsi delle annate ci diranno se i suoi prodotti e la sua idea risulteranno vincenti.
      Alla fine, tutto si risolve in una questione di gusti.

      Per il resto, concordo con te sul discorso Gambellara in generale: la mancanza di sinergia tra produttori lamentata da Stefano fa la differenza tra quest’area e Soave.

      • Posso credere a quello che dice su Davide, visto che il mio pensiero è in linea col Suo riguardo i vini di Stefano. Su Soave sono meno d’accordo circa il lavoro di squadra; le cooperative e gli imbottigliatori si fanno la guerra dei poveri (per pochi centesimi) per restare nel nostro mercato e mi è giunta notizia da un produttore di Soave che circa una ventina di aziende di Soave sono uscite in forza dal consorzio.

        • se Le va bene possiamo pure darci del tu … io sono un perfetto signor nessuno !

          A mio modo di vedere, le sinergie sull’immagine del Soave riguardano qualche (molto) tempo fa, quando la nomea di produttori del calibro di Anselmi e Pieropan, resisi ben visibili sul piano internazionale ha trascinato l’intera denominazione. Cosa che è sempre mancata a Gambellara, dato che il nome più conosciuto è Zonin (che dal punto di vista della qualità ha sempre messo davanti alle proprie etichette locali quelle delle tenute extra-regionali), mentre sull’altro fronte troviamo i prodotti di Angiolino Maule, spesso troppo personali e particolari per essere compresi da un vasto pubblico.

          Sicuramente Soave vive oggi in parte di rendita sui nomi già citati ed in parte si sostiene su altri che si sono aggiunti più recentemente (Suavia, Prà per citarne solo alcuni). Devono stare attenti a mantenere le posizioni, opera comunque difficile nella situazione contingente.

          … ecco, mi avete fatto parlare dei “massimi sistemi”, cosa che generalmente aborro, preferendo discutere delle singole etichette !

  3. Buongiorno a tutti, sono anch’io un produttore del Gambellara e voglio dire che concordo a pieno con quello scritto da Justin.
    Il Gambellara è sempre rimasto in ombra ma da qualche anno a questa parte la qualità dei vini è decisamente aumentata. Il problema è farla conoscere e apprezzare da più persone possibili.

    Come dice Stefano non c’è ancora molta sinergia tra le aziende ma quello che mi fa pensare positivo è che molti giovani sono a condurre l’azienda o ne fanno parte, è anche per questo che la qualità è cresciuta, si son fatte etichette delle bottiglie con personalità e con più gusto, abbiamo cominciato a fare qualche fiera assieme e questo porterà sicuramente a fare altri passi in avanti.
    Staremo a vedere.

    Davide Vignato

    • Grazie del contributo, Davide.
      Che la qualità sia cresciuta è dimostrato dal fatto che anche un “trombone” come me se ne sia accorto, incuriosedosi per alcuni prodotti assaggiati, sia pur molto diversi per interpretazione.
      Nei prossimi giorni mi sono riproposto di tornare a Gambellara per approfondire la conoscenza di altre aziende.

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