Davide Spillare – Gambellara (VI)

di Marco De Tomasi

L’azienda di Davide Spillare, come il suo titolare, è giovanissima. Davide ha aderito fin da subito al movimento dei vini naturali che a Gambellara (e non solo) ruota intorno ad Angiolino Maule. I vigneti dell’azienda sono quasi tutti in collina, con una piccola porzione di 3.200 metri quadri in pianura, coltivata a Merlot.

Davide applica ai propri vigneti una metodologia biodinamica “ragionata”: ha infatti abbandonato talune pratiche omeopatiche che non trovavano alcun riscontro in un effettivo miglioramento della salute delle piante.

Se in campagna il lavoro può essere assimilato a quello di una “normale” azienda biologica, in cantina l’atteggiamento è più radicale, rifiutando qualsiasi intromissione “correttiva” in fase di vinificazione ed affinamento. Scelta che lo ha portato a proporre i suoi vini al di fuori della denominazione d’origine, classificandoli semplicemente come i.g.t.

Avevo già avuto l’occasione di assaggiare i vini di Davide nel corso della manifestazione di Villa Favorita ad aprile. E durante la mia visita in azienda non gli ho nascosto di aver trovato i suoi bianchi fermi difettosi, eccessivamente ridotti, con nasi “fastidiosi”, che non invogliavano certamente alla beva.

Da qui la mia sorpresa nel ritrovarli a distanza di qualche mese invece ben sviluppati e con una spiccata personalità, con le note ossidative che se pur ancora presenti, risultano quasi del tutto ridimensionate ed anzi ben integrate nella trama olfattiva del vino. Sono consapevole che per alcuni puristi della tecnica enologica, la loro presenza rappresenti un difetto, ma sono altrettanto convinto che queste spigolosità, quando non marcate, contribuiscano a donare al vino maggiore spunto in termini di complessità.

Del resto, Davide non fa mistero di ispirarsi, per alcune pratiche di cantina, ai vini francesi dello Jura, dove l’ossidazione è cercata e voluta.

Con Davide abbiamo assaggiato tutte le annate fin qui prodotte di tutti i vini commercializzati e finanche la produzione in damigiana destinata al consumo familiare. Quest’ultima fase ha rappresentato un’autentica immersione in un fascinoso mondo ancestrale,  quasi uno scavo archeologico nel mondo del vino.

Bianco Rugoli 2008: da uve Garganega completate da una piccola percentuale (5%) di Trebbiano. Colore giallo dorato. Da una trama olfattiva di frutta gialla matura emergono note di smalto, noci, vinacce con note ossidative a completamento. In bocca è ben presente, con giusta acidità che spinge sul finale.

Bianco Rugoli Vecchie Vigne 2008: stesso colore del fratello “minore”. Al naso denota maggiore complessità. In bocca risulta più estremo del precedente, con le note ossidative in evidenza. La notevole ampiezza, sostenuta da una marcata acidità lo rende comunque vivo e fresco. Spunta la preferenza sulla versione da vigne giovani.

Rosso Giaroni 2009: sebbene Davide non abbia grandi aspettative dal piccolo appezzamente coltivato a Merlot, valutato dal punto di vista squisitamente tecnico è il vino più corretto della gamma. Centrata appieno l’espressione varietale del Merlot, prepotenti note vegetali al naso e sorso della giusta morbidezza. Con una minima dose di personalità, che non guasta …

Dolce Racrei 2008: un Recioto “ancestrale”, con rifermentazione in bottiglia, voluto da Davide proprio per ritrovare e riproporre l’anima del Recioto della tradizione familiare di Gambellara. Mi aveva già favorevolmente colpito alla manifestazione di Villa Favorita. Oro leggermente velato, perlage molto fine. Profumi intensi di frutta secca con leggera senzazione mielata, poi ancora frutta gialla matura e vinacce. Notevole presenza in bocca, il gioco tra note dolci e sapide gli conferisce una piacevole morbidezza, sostenendone al contempo l’evoluzione.

La piccola dotazione di barrique e tonneau fornisce una precisa idea delle dimensioni aziendali.

Per quanto riguarda le altre annate, le versioni 2009 del Bianco Rugoli, prossime all’imbottigliamento risultano ancora piuttosto chiuse e difficilmente leggibili (specie il Vecchie Vigne), mentre il Dolce Racrei 2009, già in bottiglia, denota un frutto più fresco del predecessore, con naso da cui emergono prepotenti note di lieviti, pasta di pane e vinacce.

Discorso a parte meritano le versioni 2006 e 2007 del Bianco Rugoli, con un 2006 molto profondo e fresco (e a mio avviso con una lunga vita ancora davanti) e un 2007 più morbido, all’apice della curva evolutiva e (parere personale) a “rischio seduta”.

Infine, Davide mi ha dato l’opportunità di assaggiare Recioto e Vin Santo destinati al consumo familiare, custoditi in un angolo della cantina in alcune damigiane. Vini dalle suggestioni antiche, con numerose spigolosità ma il cui assaggio apre ad interessanti considerazioni sulle notevoli potenzialità di entrambe le tipologie in quest’area. Specie per il Vin Santo, che evidenzia alcune analogie con quello di Stefano Menti in termini di eleganza e finezza, suggerendo una elevata riconoscibilità del Vin Santo prodotto a Gambellara.

I vini di Davide sono estremi, non per tutti i palati. Non nascondo che le spigolosità a tratti sono evidenti, ma Davide è da seguire con attenzione: sta sperimentando, imparando e crescendo. Da evitare se non gradite la benché minima nota ossidativa. Da provare assolutamente se invece cercate qualcosa che si discosti nettamente dal panorama dei vini bianchi tra Verona e Vicenza.

Davide Spillare
Via G. Zanella, 9
36053 – Gambellara (VI)
Tel. e fax: 0444 444804
Email: info@davidespillare.it
Ettari vitati: 3
Bottiglie annue prodotte: 8.000

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