Gambellara: un primo bilancio

di Marco De Tomasi e Pietro Cortiana

La doc Gambellara celebra quest’anno i 40 anni dalla sua istituzione. Due eventi collegati all’anniversario ci hanno dato l’opportunità di approfondire la conoscenza della denominazione.

23 settembre – degustazione di vecchie annate di Gambellara Classico

La degustazione è stata introdotta da una breve cronistoria delle vicende che hanno portato all’istituzione ed al successivo sviluppo della doc, del Consorzio di Tutela e dell’Associazione Strada del Recioto e dei vini di Gambellara. Relatori Livio Pizzoli, funzionario a riposo dell’Ispettorato Agrario, che ha rievocato la strada percorsa e le scelte intraprese per definire la denominazione, seguito da Giuseppe Zonin, Presidente del Consorzio, con il resoconto dei primi anni di vita dell’ente ed infine Giovanni Carletti, attuale tecnico della Cantina Sociale di Gambellara, che ha illustrato le tappe evolutive dei quattro decenni della doc e suggerito le sfide per il futuro.

A seguire una degustazione di otto espressioni del Gambellara Classico selezionate dal Consorzio con l’obiettivo di dimostrare ai convenuti la qualità raggiunta dalla denominazione nonché la discreta capacità di maturare ed invecchiare in bottiglia.

Gambellara Classico Ceneri delle Taibane 2008 – Cristiana Meggiolaro: fiori, frutta fresca con prevalenti note agrumate ed echi aromatici al naso. In bocca il temperamento del vino esce sull’onda di una freschezza che non sconfina mai nell’acidità eccessiva proponendo piacevoli ritorni frutatti e floreali su un fondo minerale. Un vino al servizio del varietale che solo in chiusura cede il passo ad una nota alcolica in leggera evidenza.

Gambellara Classico 2008 – Casa Cecchin: forse il meno dotato della serie, giustificato probabilmente dal fatto che l’Ing. Cecchin è più concentrato a valorizzare la Durella che la Garganega. Al naso profumi dolci, zucchero vanigliato, lieviti, pasta di mandorle e frutta gialla matura. In bocca è snello e fresco, vagamente ammiccante.

Gambellara Classico Riva del Molino 2007 – Luigino Dal Maso: al naso è il più esuberante ed energico della serata grazie ad una mineralità in primo piano che ricorda la pietra focaia e una nota di mela golden in evidenza. Emergono poi sentori di crosta di pane, buccia d’uva e frutta secca. In bocca convince soprattutto l’ampiezza gustativa e il contrasto tra la morbidezza del frutto e la piacevole mineralità. Notevole la progressione in bocca con finale lungo e convincente. Vinificato per un 40% in legno.

Gambellara Classico Riva Arsiglia 2007 – Giovanni  Menti: al naso risulta il più evoluto, vinacce, frutta matura e composta di frutta, fieno e note minerali. In bocca è sapido ma non dotato di particolare freschezza, con un’acidità che fatica ad emergere e non riesce a sostenere la progressione. Interessante la chiusura, molto pulita, definita (quasi monolitica) con note di macerazione e frutta secca in evidenza. Un vino fuori dal coro.

Gambellara Classico Col Moenia 2006 – Davide Vignato: naso dalle fragranti note d’acaia e dal frutto maturo, buccia d’uva, noce e note minerali. In bocca risulta fresco, con una solida struttura dalla fitta trama, un po’ penalizzata nella leggibilità dalla bottiglia appena aperta. Sapidità che interviene a mitigare una nota alcolica un po’ esuberante.

Gambellara Classico Togo 2006 – Cantina Sociale di Gambellara: il naso è giocato su note minerali su cui si intrecciano sentori di frutta matura e fiori con un lieve ritorno balsamico. L’ingresso in bocca  è morbido. La progressione è buona e la struttura articolata. Un prodotto che per piacevolezza e sostanza può competere con i prodotti delle cantine sociali altoatesine più affidabili. Una piacevole sorpresa.

Gambellara Classico 2005 – Virgilio Vignato: un vino che al naso si caratterizza per l’evidente sentore di miele d’acacia e sottobosco e per il crescendo balsamico/mentolato con la chiusura su note chinate. In bocca non è di facile lettura a causa anche di una leggera nota acetica.

Gambellara Classico Togo 2004 – Cantina Sociale di Gambellara: più evoluto nel colore e al naso rispetto al 2006, in bocca risulta invece più fresco. Al naso miele e frutta secca. Pienamente godibile.

26 Settembre 2010 – Gambellara Wine Festival

In concomitanza con la Festa dell’uva e del vino, appuntamento di piazza che a Gambellara festeggia l’epoca della vendemmia, il Consorzio di Tutela ha organizzato presso la sua sede il Gambellara Wine Festival, dove le aziende proponevano in degustazione i prodotti legati alla denominazione.

Segnaliamo quelli a nostro avviso di maggiore interesse:

Giovanni Menti: ripreso il Monte del Cuca 2006 che in occasione della visita in azienda aveva presentato problemi di tappo. Naso giocato su composta di frutta, lieviti e vinacce. In bocca è compatto e avvolgente, di piacevole progressione e mineralità e si caratterizza per il perfetto equilibrio fra le diverse componenti. Buono anche il Riva Arsiglia 2008, più acerbo e che necessita ancora di un periodo di permanenza in bottiglia per esprimersi al meglio. Entrambi i vini sono caratterizzati dalla consueta chiusura definita e dalla pulizia del finale, firma che Stefano Menti pone a tutta la sua gamma e che ai nostri palati risulta particolarmente piacevole.

Cristiana Meggiolaro: presentato il Gambellara Classico Sarò 2009, fresco e al momento sotto tono rispetto al 2008 (senza definizione in etichetta), che si conferma come una delle etichette più interessanti della denominazione. Del Ceneri delle Taibane abbiamo già detto sopra e nella relazione di visita all’azienda.

Natalina Grandi: piccola azienda (4 ettari, 15.000 bottiglie) che si fa notare per il Recioto Riserva 2007, metodo familiare con rifermentazione in bottiglia. Non ai livelli dell’outsider Dolce Racrei di Davide Spillare, ma comunque da segnalare.

Luigino Dal Maso: il Gambellara Riva del Molino 2009 richiama direttamente la versione 2007, ma necessita ancora di tempo per esprimersi al meglio. Molto buono anche il Recioto di Gambellara Riva dei Perari, affascinante per le note minerali evidenti al naso e per la progressione in bocca, dove risulta grasso e caratterizzato da una dolcezza ben fusa con le note minerali che ne assicurano l’allungo.

Davide Vignato: due soli vini presentati, il Gambellara El Gian 2009, semplice, immediato e fresco ed il Recioto di Gambellara Cul d’Oro 2008, che a distanza di un mese dalla prova in azienda sembra aver in parte mitigato l’esuberanza dolce avvertita in bocca.

Qualche considerazione

Nel corso delle varie visite alle aziende di Gambellara, tutti i produttori avevano sottolineato alcune criticità nel tessuto economico-produttivo della denominazione: chi si lamentava di sinergie non del tutto complete, chi sottolineava la necessità di fare qualità in un contesto dove è più sentito il peso economico della quantità, chi infine denunciava la difficoltà di emergere al di fuori di un contesto locale.

La nostra impressione dopo aver frequentato Gambellara a più riprese è invece più ottimista. La sinergia creatasi fra i vari attori, principalmente tra il Consorzio di Tutela e l’Associazione Strada del Recioto e dei Vini di Gambellara e i vari enti (provincia in primis) ha creato una base di promozione del territorio strutturata in modo molto intelligente.

Sono diverse infatti le iniziative che hanno permesso di valorizzare quest’area nel modo più ampio possibile, abbracciando non solo il mondo del vino, ma anche altri settori: la gastronomia si è fatta carico del recupero di alcune tradizioni che rischiavano di scomparire, come il Brasadelo, antico dolce riproposto dal panificio Rossi, o il progetto, promosso dalla Provincia di Vicenza, del Capretto Bianco di Gambellara, che sta riportando in auge l’allevamento di una tipologia specifica un tempo rinomata.

Intelligenti i ristoratori dell’area che propongono in carta non solo i piatti tipici ma anche i vini del territorio, mettendo in carta più aziende per dare al consumatore la possibilità di scegliere fra le varie anime della denominazione.

Sul fronte dei vini va detto che Gambellara è un’area fortunata, perché piccola e per lo più collinare, caratteristica che permette di tipicizzare  al meglio i prodotti. La qualità oggi è diffusa e fuori discussione. Pensiamo che buona parte del merito di questa diffusione vada al Consorzio di Tutela e alla Cantina Sociale, che visti i prodotti proposti ha lavorato molto bene sul fronte dell’educazione dei conferitori. Infine, va sottolineato che il cambio generazionale che sta avvenendo per alcune realtà (Menti, Davide Vignato) e l’inserimento di nuove forze (Cristiana Meggiolaro, Davide Spillare) sta segnando un ulteriore passo in avanti sul cammino della qualità, con l’iniezione di nuove idee e mentalità pronte al cambiamento.

Se la sfida per il futuro come sottolineato da Giovanni Carletti nel corso dell’incontro del 23 settembre, è quella di far emergere la denominazione da una dimensione di consumo territoriale per farla conoscere ad un pubblico più ampio possibile, pensiamo sia stata affrontata con il piede giusto.

Ci sentiamo di dire, con un certo rammarico per gli altri, che il lavoro fatto a Gambellara dovrebbe essere di esempio anche per gli altri consorzi vicentini, dove la situazione appare meno frizzante !

Sbilanciamoci pure !

Non siamo soliti dare punteggi, ma la panoramica dell’area che ci siamo fatti è abbastanza ampia da poter indicare quello che più ci ha convinto.

Ecco quindi che anche noi stavolta cominciamo a mettere le stelline:

Gambellara Classico

*****

  • Gambellara Classico Riva del Molino 2007 – Luigino dal Maso

****

***½

***

  • Gambellara Classico Riva Arsiglia 2008 – Giovanni Menti (in divenire)
  • Gambellara Classico Riva del Molino 2009 – Luigino Dal Maso (in divenire)
  • Gambellara Classico Col Moenia 2006 – Davide Vignato

Recioto di Gambellara (Passito)

****

Recioto di Gambellara (Metodo familiare)

***½

  • Recioto di Gambellara Riserva 2007 – Natalina Grandi

Altre tipologie

****½

****

***

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