Masari – Valdagno (VI)

di Marco De Tomasi

Valdagno è famosa per la lana.

Seguendo l’esempio della vicina Schio, grazie alla famiglia Marzotto è stata sede della prima rivoluzione industriale italiana.

L’industria manifatturiera ha catalizzato per lunghi decenni le energie e l’attività della maggior parte dei residenti della valle dell’Agno, “distraendoli” dall’agricoltura, che di fatto è stata relegata in secondo piano.

Il recupero della dimensione agricola di questo territorio è uno degli obiettivi che si sono prefissati Massimo Dal Lago e Arianna Tessari quando hanno dato vita al progetto familiare Masari, come affermato sulle etichette aziendali: “viticoltori in Valle d’Agno”.

Massimo ha scelto di concentrare la sua attenzione sui vitigni più tipicamente legati a questo territorio: le autoctone Garganega e Durella per le uve bianche, Cabernet Sauvignon e Merlot per le uve rosse.

Le due uve internazionali per antonomasia sono ormai da considerare completamente acclimatate e rientrano a pieno titolo nel patrimonio ampelografico del nord-vicentino: quali fossero le uve rosse coltivate prima dell’avvento della fillossera è difficile da stabilire. E’ un dato di fatto che da allora Cabernet e Merlot sono divenute una presenza costante nelle cantine di quest’area.

Il recupero della viticoltura promosso da Massimo passa per un codice di autoregolamentazione che lui stesso ha definito come “regole per un’agricoltura consapevole”.

L’idea è quella di trasmettere questi quattro punti cardine a tutti gli agricoltori che vorrano seguire il suo esempio nella Valle dell’Agno:

Regola dell’Ambiente: l’ambiente va curato nel suo insieme, rispettandone la flora e la fauna; e al fine di conservarne l’habitat naturale non più dell’80% della superficie può essere destinata a una qualsiasi forma di coltivazione specializzata, mantenendo così almeno il 20% di aree a prato o bosco.

Regola del Terreno: per mantenere le specifiche caratteristiche del terreno, che rendono unico ogni vino, non si fa uso di concimi sintetici, erbicidi, insetticidi di qualsiasi tipo, che recano grave danno alla microflora e alle falde acquifere, oltre ad eliminare indistintamente insetti utili e dannosi.

Regola della Coltivazione: le lavorazioni meccaniche hanno il fine di controllare la crescita del manto erboso e di accentuare l’approfondimento delle radici per aumentare la mineralità e l’espressività dei vini oltre alla vitalità e resistenza delle piante. Per la stessa ragione non si fa uso dell’irrigazione.

Regola dell’Uomo: l’uomo, le sue conoscenze e le sue esperienze costituiscono il legame tra l’ambiente e il terreno. A lui la responsabilità di rispettare nella totalità della sua produzione questi principi di agricoltura consapevole.

Oltre a questo, Massimo sperimenta. Ha recentemente inserito in listino dei vini privi di solforosa aggiunta denominati 4 Elementi Bianco e 4 Elementi Rosso che sono stati bene accolti dal mercato.

Fa accenno ad ulteriori sperimentazioni in corso, ma ad una mia richiesta di maggiori informazioni rimane sul vago: vuole ottenere i primi risultati prima di sbilanciarsi in anteprime.

Non ho assaggiato i 4 Elementi Bianco e Rosso perché esauriti.

Agnobianco 2009: bianco da uve garganega (60%) e Durella (40%), al naso si presenta subito floreale, poi emerge la frutta a polpa gialla, le erbe aromatiche ed infine prevalgono le note di scorza di agrumi. In bocca è fresco e sapido al tempo stesso, di buon equilibrio nello sviluppo.

San Martino 2007: Cabernet e Merlot in parti uguali. Colore rosso rubino con riflessi violacei. Il naso si apre su note vinose ed animali. Evolve su frutti rossi e bacche aromatiche, su cui prevalgono sensazioni di bacche di sambuco (una costante che ho ritrovato più o meno marcata in tutti i rossi aziendali). In bocca denota discreta complessità, con sviluppo armonico e di buona lunghezza. Acciaio ed in parte barrique

Masari 2007: Cabernet 70% – Merlot 30%. Rosso rubino con riflessi granato. Naso di grande eleganza giocato su frutti rossi e bacche aromatiche. In sottofondo emerge una ulteriore complessità non ancora espressa per eccesso di gioventù. L’ingresso in bocca è morbido. In questa fase lo sviluppo è sostenuto in massima parte dalla freschezza. Vino ambizioso, fin troppo giovane e con un potenziale al momento ampiamente inespresso. Da lasciare in cantina (la vostra, non quella dell’azienda !).

Masari 2000: Massimo ha aperto questa vecchia annata di Masari, a dimostrazione delle grandi potenzialità dell’etichetta di punta dell’azienda. Naso giocato su bacche aromatiche, mirtilli e altri frutti rossi, poi profumo di arance e vaniglia con chiusura su note balsamiche. In bocca si presenta fresco (ulteriori possibilità di sviluppo e miglioramento negli anni). Lo sviluppo in bocca è caratterizzato da un’ottima progressione e persistenza.

Doro 2006: vino dolce da uve Durella (60%) e Garganega (40%). Giallo oro con riflessi verdi. Al naso note verdi, miele, vaniglia. Poi fiori ed infine lievi note aromatiche sul finale. In bocca è spiccatamente dolce, con una acidità che emerge a distanza. Annoto un cambio stilistico rispetto le annate precedenti che apparivano più “mediterranee” rispetto il 2006, decisamente di stile più nordico (nell’accezione “germanica” del termine, anche nella gradazione alcolica di soli 8 gradi).

Antico Pasquale 2003: vino dolce da uve Durella al 100%. Colore ambra brillante. Al naso esplode il miele, lo smalto, poi té, chinotto e altri piccoli agrumi profumati. Ancora tabacco e finale su note di erbe aromatiche. L’ingresso in bocca è fresco, sostenuto da tannini discreti ma ben percepibili in contrasto con una dolcezza sottile che funge solo da base ad uno sviluppo di mirabile lunghezza. Estremo: sette mesi di appassimento delle uve e mosto fermentato a contatto delle bucce per oltre due mesi. Uno dei vini da dessert migliori che mi sia capitato di assaggiare recentemente. 10 gradi alcolici.

Infine, Massimo ha aperto una bottiglia di quello che sarà il prossimo futuro dell’azienda: un Durello metodo classico non dosato, annata 2008, che ha iniziato ora il suo iter di cantina e per il quale dovremo attendere altri tre anni.prima di assaggiarlo nella sua veste definitiva. Sebbene illeggibile al naso per l’esuberanza delle note carboniche, in bocca svela già una struttura di tutto rispetto, buona base per una riuscita positiva del prodotto (e sono sicuro che Massimo non me l’avrebbe proposto se non fosse già consapevole delle sue potenzialità intrinseche).

Masari si conferma come una delle migliori aziende “emergenti” (oramai non più) del vicentino.

Ultima annotazione sui prezzi, che indico come valore medio in enoteca (quindi comprensivo dei ricarichi del negoziante). Agnobianco 9-10 Euro, San Martino 13-15 Euro, Masari 28-32 Euro, Doro 20-25 euro (0,375), Antico Pasquale 40-45 Euro (0,375).

Masari
Via Bevilacqua, 2A
Loc. Maglio di Sopra
36078 – Valdagno (VI)
Tel. e fax 0445 410780
www.masari.it
Ettari vitati: 4
Bottiglie annue prodotte: 25.000

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