De Bacco – Feltre (BL)

di Marco De Tomasi e Pietro Cortiana

Feltre è conosciuta per l’ameno centro storico, per il palio, per l’arte del gelato che dal Cadore si è diffusa in tutto il bellunese e per le montagne che caratterizzano il paesaggio della val Belluna.

Il prodotto agricolo più celebrato del comprensorio feltrino è sicuramente il fagiolo di Lamon.

Decisamente, Feltre non è un luogo che salta subito in mente agli appassionati di vino.

Anzi, diciamo pure che mai ci si aspetterebbe di trovare qualcosa di buono da queste parti.

Panoramica invernale del centro di Feltre

Eppure, ai tempi dell'”Austria Felix”, il territorio feltrino produceva ed in parte esportava in direzione della corte di Vienna quasi 60.000 ettolitri di vino. Qualcosa tra i 7 e gli 8 milioni di moderne bottiglie.

Oggi vigneti se ne vedono pochi, bisogna andarli a cercare.

Tra fine ‘800 e gli anni ’20 del XX secolo,  oidio prima e fillossera poi, arrivarono quasi ad estinguere la viticoltura in questa parte d’Italia.

Resistettero pochi vigneti. Quei pochi furono via via convertiti a ibridi produttori diretti, resistenti ma discutibili, peraltro diffusisi in quei tempi in tutto il Veneto: Clinton e Isabella (uva fragola).

Eppure qua e là, tra i vigneti e i vivai qualche pianta delle antiche varietà sopravvisse, per venire recuperata da pochi vignaioli coraggiosi.

Tra questi Marco De Bacco.

Giovane (poco più che ventenne), ha preso le redini dell’azienda del padre, concentrandosi sul recupero delle varietà autoctone un tempo diffuse in questa parte del Veneto.

A partire dalla Bianchetta o Bianca Gentile di Fonzaso, uva che troviamo anche nella marca trevigiana, mischiata in minima parte ai vigneti di Prosecco ma che nel Feltrino ha la sua terra d’origine.

Poi, altre varietà a bacca rossa, ancora meno conosciute: Pavana, Pajalonga, Gata oltre al più comune Carmenere.

Due le etichette attualmente in commercio:

Saca: da uve Bianchetta al 100%, metodo Charmat. Profumi di fiori e frutta gialla che poi evolvono, spaziando su note saline e iodate. Da un punto di vista puramente tecnico, l’acidità segna l’ingresso in bocca condizionando in un primo momento lo sviluppo al palato, sviluppo che tende poi piano piano a ricomporsi grazie ad una dolcezza generosa e ad un allungo su note salmastre. Proprio quest’ultima caratteristica contribuisce assieme ad una discreta cremosità e riproposizione nel retronasale delle suggestioni marine a riequilibrare gli acuti delle diverse componenti. Il risultato è un vino che non passa inosservato: vitale, saporito e di estrema piacevolezza. Da provare su antipasti di mare, molluschi, salmone affumicato e, grazie a freschezza e sapidità accentuate, anche sul caviale.

Vanduja 2007: rosso da uve Pavana, Pajalonga, Gata e Carmenere. Il naso si apre su frutti rossi e spezie dolci per lasciare spazio poi a note erbacee. La bocca è caratterizzata da una accentuata freschezza, quasi da vino bianco, da una marcata sapidità e da una chiusura asciutta grazie ai suoi tannini verdi. Un vino che vive del contrasto tra il carattere accattivante dei suoi profumi e un’espressione al palato rigida e dominata dalle componenti dure (in stile Raboso). Un rosso al tempo stesso affascinante e scontroso, non facile e che richiede il conforto di secondi piatti saporiti a base di pesce.

Vanduja 2008: l’annata successiva è “arricchita” da una percentuale minoritaria di Merlot, che ne amplia lo spettro olfattivo spostandolo nel contempo su note più dolci. Il tentativo di mitigare le componenti dure derivanti dai vitigni Pavana, Pajalonga, Gata e Carmenere va a buon fine rendendo il vino più “facile” ma facendogli perdere al contempo le sue identità caratteriali.

Fin qui la produzione destinata al mercato. Ma Marco ci ha fatto degustare anche alcune prove e rarità.

Pavana 2004: rosso da omonime uve al 100%. Profumi fini, di spezie e frutti rossi. In bocca è sapido ed austero. Freschezza e tannini convergono in una chiusura netta che tende a rendere verticale lo sviluppo e a sgombrare il campo a un ritorno di spezie e grafite nella fase retro nasale.

Gata metodo classico: prova di vinificazione in bianco di un’uva autoctona a bacca rossa. Al naso oltre a profumi di lieviti e crosta di pane si impongono note di pasta di mandorle e amaretti. Notevole struttura in bocca con perfetta rispondenza dei sentori avvertiti in bocca. Vino sorprendente che Marco ritiene incompleto, vuoi perché non ha ancora terminato la sosta sui lieviti, vuoi perché il suo autore si ripropone di addizionarlo di liqueur d’expedition, operazione che ci sentiamo di sconsigliare visto che, pur nel suo carattere sperimentale, il vino si dimostra già saporito, invitante e ben delineato nelle sue componenti esprimendo nel contempo un carattere lontano da qualsiasi convenzione: per non rischiare di svilire il vino, suggeriamo di proporlo a dosaggio zero!

Da ultimo, Marco ci ha proposto una prova di passito, annata 2009, da uve Malvasia e Bianchetta, che però risulta assolutamente squilibrato dal tenore alcolico.

A breve, sarà pronta una nuova cantina a Seren del Grappa, dove Marco intende spostare la sede della sua attività nel tentativo di darle maggiore visibilità.

Questo vignaiolo sembra avere una naturale predisposizione nel “sentire” gli spumanti, mentre necessita di migliorare la messa a fuoco dei i vini rossi.

Gli suggeriamo a questo proposito di non cercare scorciatoie (come l’aggiunta di Merlot al Vanduja), che se a breve termine ripagano in termini di vendite, nel lungo periodo rischiano di rendere anonime le sue etichette, relegando i vini ad una scelta fra le tante nella carta dei vini di ristoranti e appassionati. Ci auguriamo invece che continui con la stessa passione e tenacia ad investire sulle caratteristiche uniche del terroir: una necessità oltre che una vocazione.

Prezzi, franco cantina: 6 Euro per il Saca, 5 per il Vanduja 2007 e 4 per il Vanduja 2008.

De Bacco Pietro di De Bacco Marco & C.
Via Centro di Sopra, 32
32032 – Mugnai di Feltre (BL)
Tel.: 333 8083114
Fax: 0439 303206
Ettari vitati: 4,5
Bottiglie annue prodotte: 20.000

 

0 thoughts on “De Bacco – Feltre (BL)

  1. Bhè ragazzi : direi un articolo eccezionale ! Si tratta di un’analisi molto attenta, ponderata e appassionata al tempo stesso. Quando casualmente mi capitò di leggere un articolo su De Bacco, letteralmente mi catapulati presso la sua cantina preso dalla curiosità di degustare rare varietà della bassa Fetrina che mi era già capitato di provare ( da altro produttore ) una quindicina di anni fa. Ero totalmente scettico in quanto i miei “ricordi” erano legati a delle sensazioni molto poco appaganti. Il giovane Marco invece : un’inaspettata sorpresa ! Direi che il suo spumeggiante entusiasmo non può che serbarci delle inaspettate sorprese per il prossimo futuro.
    Certo sperimentare va benissimo, ma per poi arrivare ad un traguardo : interpretare al meglio le potenzialità di questo aspro territorio montano.
    Devo dire di concordare pienamente con i vostri consigli rivolti a Marco : conservare e proporre ( senza contaminazoni ) la freschezza, complessità e singolarità al tempo sesso espresse dai vitigni autoctoni : Bianchetta e i rossi Gata, Pavana, Pajalonga. Si capisce certamente la necessità di seguire un’esigenza di carattere commerciale : una piccola cantina deve trovare la via di vendere quelle poche bottiglie che produce, non per arrichirsi quanto piuttosto per sopravvivere. Ma d’altro canto mi sento di dire che la “ricchezza” che Marco si trova tra le mani non deve essere in nessun modo svilita per puntare alla facile beva. La Pavana in purezza è un vino eccezionale. Il 2004 è ancora un vino fresco in piena evoluzione ed abbinabile a pietanze che sono solitamente difficilmente accostabili ad un vino. L’esperimento della Gata metodo classico deve essere portato avanti ma assolutamente senza aggiunta del liqueur d’expedition. Marco deve portare avanti la sua intenzione di produrre anche la Bianchetta con il metodo classico. Da ultimo … un auspicio. A seguito di un assaggio di un campionedi Bianchetta ferma, ho suggerito a Marco di pensare vivamente – in futuro – ad imbottigliare la Bianchetta ferma ( magari arricchendola con un certo appassimento in pianta ). Sono sicuro ce ne uscirebbe un gran bianco !

  2. Pingback: Vigneti delle Dolomiti Rosso Cuss 2011 – De Bacco |

  3. Non conoscevo il Vanduja 2008, e se pur “contaminato” come accennato da esperti ed enologi, ho scoperto un rosso come pochi “a tutto pasto” e di una piacevolezza olfattiva e di “retrogusti” veramente particolare. L’unico difetto è che in due una bottiglia basta appena.
    Confesso però che sono un patito del Merlot, vino che è stato purtroppo quasi abbandonato nel Veneto.

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