Ghirardo – Alonte (VI)

di Marco De Tomasi

Da qualche tempo mi chiedo se l’apparenza sonnacchiosa della Doc Colli Berici sia tale o sia semplicemente frutto di una comunicazione poco efficace.

E’ da quando mi interesso di vino (più di cinque lustri, ormai) che sento decantare quest’area per le sue inespresse potenzialità.

Addirittura, più di qualcuno azzarda paragoni con il Médoc (non esageriamo, via).

Però in questi anni tutte le zone limitrofe hanno migliorato immagine e sostanza.

Abbiamo già avuto modo di parlare estesamente di Gambellara, ma lo stesso discorso vale per i vicini Colli Euganei, dove la crescita del livello qualitativo delle aziende è stata evidentissima in anni recenti.

I Colli Berici continuano purtroppo a rimanere nel novero delle “promesse mancate”.

Almeno, in termini di immagine. Perché l’unica azienda “indigena” che gode di una certa visibilità fuori dai confini della denominazione è Piovene Porto Godi.

Certo, qui di vini interessanti ce ne sono, prodotti però per lo più da aziende che non hanno la sede sui colli, ma riesiedono in altre denominazini (Inama a San Bonifacio, Cavazza e Dal Maso a Montebello, La Biancara a Gambellara, per fare qualche esempio).

Manca quindi un diffuso legame cantina-territorio, capace di caratterizzare una proposta che, allo stato attuale, sembra incapace di trovare una identità definita. Proposta troppo spesso timorosamente avvinghiata a prodotti leggeri, diluiti, spogliati della profondità che invece potrebbero possedere.

Comunque, a ben guardare (e a ben cercare), sostanza se ne trova.

Se ne trova soprattutto nelle nuove realtà che tentano di “spezzare” la monotonia degli schemi produttivi.

Tra queste nuove realtà è emersa, tra gli assaggi dell’anno scorso, l’azienda di Giovanni Ghirardo, vignaiolo “part-time”, per tanti anni conferente della cantina Piovene Porto Godi , che ha deciso di iniziare una nuova avventura nella parte orientale dei colli, quella che guarda verso la pianura veronese e che pare (anche da altri assaggi di vini provenienti dalla stessa zona) particolarmente vocata per la valorizzazione di Cabernet e Merlot.

Giovanni Ghirardo si avvale della consulenza dell’enologo Flavio Prà.

Due i vini prodotti. Un taglio bordolese e un Merlot in purezza che prendono il nome dalle parcelle del vigneto di origine: il Corìn, sui dolci pendii di Alonte.

Vini che non rincorrono certamente l’ultima tendenza modaiola dei “vinini”: si tratta di prodotti profondi e giocati su magnitudini decisamente inusuali per la produzione locale, dove dei sopraddetti “vinini” (nell’accezione più deteriore del termine) se ne incontrano fin troppo frequentemente.

Corin 50 2007: Cabernet Sauvignon 25%, Cabernet Franc 25%, Merlot 50%. Colore rosso rubino cupo, intenso, riflessi violacei. Il naso apre su note vegetali, fresche erbe aromatiche e peperone appena tagliato. Sentori verdi che poi evolvono su spezie, poi ancora frutti rossi, pepe, cacao e vaniglia. In bocca è il frutto è fitto ma privo di spinte caricaturali. Più morbido rispetto a quello che ci si attenderebbe dal naso. Pronto e godibile già da subito, è dotato di una buona freschezza, presagio di una altrettanto buona tenuta nel tempo. Botte grande ed in parte tonneau.

Corin 170 2007: Merlot 100%. Inizio di naso confuso. Poi si delinea in una progressione di note verdi, ben integrate da frutti rossi, vaniglia e una ulteriore nota dolciastra che ricorda la banana matura (sicuramente derivante dal legno nuovo in cui si affina il vino). Emergono poi sfumature di spezie, pepe, caffé e cioccolato. L’ingresso in bocca è fresco. Spinta su note verdi, poi il frutto si apre, ampio, dotato di una progressione orizzontale dove l’altro è invece più diretto. Vino ambizioso che necessita di ulteriore permanenza in bottiglia per esprimersi al meglio.

Prezzi, franco cantina. 9 euro per il Corìn 50, 16 euro per il Corìn 170, non poco in quest’ultimo caso per gli standard della zona, anche in considerazione che si tratta di una prima uscita.

Solo il tempo ci dirà se questo 2007 e le annate successive meritano effettivamente l’attenzione ed i premi di critica già conquistati.

Per il momento posso dirvi che mi piacciono entrambi.

E che le premesse sono più che buone.

P.G. s.a.s di Ghirardo Giovanni
Via Cori
36045 – Alonte (VI)
Sede amministrativa:
Via San Sepolcro, 29
36040 – Sossano (VI)
Tel. 0444 885020
www.ghirardovini.it
Email: info@ghirardovini.it
Ettari vitati: 5
Bottiglie annue prodotte: 20/30.000

0 thoughts on “Ghirardo – Alonte (VI)

  1. Buongiorno,

    scrivo per complimentarmi riguardo al commento sul sito di Ziliani. Sinceramente quello che dice è giusto e corretto e non ci sono curriculum o titoli che possano sovvertire la capacità di una persona.
    Ad ogni modo preciso che il mio commento riguardo la persona di Ziliani riguardi vecchi atriti e, soprattutto, dal fatto che molti commenti vengon cancellati o addirittura cambiati.
    Succede…

    Buon lavoro intanto!

    Riccardo Vendrame

    • Ovviamente, non conoscendo i retroscena, non posso prendere parti.
      Essendo un perfetto “signor nessuno” (ne sono consapevole) nel panorama dei blogger del vino, sono fuori da tutte le diatribe.
      Ho fatto la precisa scelta di non addentrarmi sul mio blog nei “dialoghi sui massimi sistemi” del mondo del vino. Compito che lascio ai veri professionisti, che più di me hanno strumenti, conoscenze e polso per disquisirne.
      Preferisco occuparmi di singole aziene e bottiglie, esprimendo il mio personale (quindi sindacabilissimo) parere su quello che assaggio.
      Buon lavoro anche a te (se sei d’accordo possiamo darci del tu).

      Marco De Tomasi

    • Conosco Arturo da tre anni. Credo che il suo Manzoni abbia pochi rivali in giro. L’unico che riesce a tenergli testa, ma su altre sfumature (visto l’uso del legno) è quello di Alessandro Fanti.
      E poi per me il suo brut è il numero uno, parlando di prosecco.

  2. Pingback: Pialli – Barbarano Vicentino (VI) «

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