Ville, roccoli e Prosecco

di Marco De Tomasi

Scrivo per una volta di libri.

Di libri antichi, e per la precisione di un componimento poetico, datato 1754, ad opera di Aureliano Acanti ed intitolato Il Roccolo Ditirambo.

Conoscevo già questo documento: un componimento in rima il cui valore risiede non tanto nelle modestissime capacità poetiche dell’autore, (pseudonimo di Valeriano Canati, letterato vicentino e accademico olimpico) quanto nel tema del componimento: un elogio ai vini vicentini del tempo, e che rappresenta una preziosa testimonianza delle varietà coltivate e vinificate nel XVIII secolo nel territorio vicentino (qui trovate il testo in formato .pdf).

Mi era però sfuggita la connessione tra questo componimento ed il nobile casato dei Ghellini, famiglia che scelse di risiedere a Villaverla, che dista soli cinque chilometri da casa mia.

Connessione che è stata svelata alla mia attenzione, altrimenti focalizzata sul vino in sè più che sul contesto, in occasione di una recente serata a tema organizzata dal locale Assessore all’Ambiente Manuel Fabris.

Quale posto migliore per presentare alla cittadinanza di Villaverla questo antico testo, se non la storica dimora dei Ghellini, l’omonima villa veneta eretta su progetto di Antonio Pizzocaro (1605-1680) e rimasta incompiuta nel 1679 per problemi finanziari della casata e per la morte dell’architetto ?

Ciò che è stato edificato ci mostra oggi la grandiosa idea del Pizzocaro e dei suoi committenti, pienamente ammirabile nel monumentale cortile interno attraverso cui si accede al corpo principale della villa, parzialmente completato.

Va detto che il tempo non è stato clemente con quest’opera, che oggi versa in pessime condizioni, nonostante gli sforzi della municipalità di Villaverla per tenerla in piedi (detto letteralmente).

Problema che purtroppo afflige molte delle 5.000 ville venete, specie quelle di minor pregio e fama, sparse tra Veneto e Friuli.

Il Roccolo Ditirambo fu dedicato dall’autore al Conte Gelio Ghellini, in onore del matrimonio della figlia Elena con il Conte Simandio Chiericati.

Alla serata, intitolata “Alle origini dei vini vicentini: i conti Ghellini di Villaverla”, sono intervenuti in qualità di autorevoli relatori Fausto Maculan (presidente dell’Associazione Strada del Torcolato e dei vini di Breganze, nonché patron dell’omonima azienda vinicola di Breganze) e il professor Mario Bagnara, presidente della Biblioteca Internazionale “La vigna” di Vicenza, la più importante raccolta di testi a livello mondiale relativi ad agricoltura e civiltà contadina, detentrice, tra gli altri, di una copia originale del Roccolo Ditirambo. Hanno completato la serata dei brevi interventi da parte di Nazzareno Leonardi, Presidente della Associazione Pedemontana Vicentina e Rino Polacco, Presidente dell’Associazione Strada dei Vini dei Colli Berici e produttore del primo Prosecco riproposto in area vicentina (in tempi non sospetti, va sottolineato, data la sovraesposizione di cui gode attualmente questo vino).

A tratti spassosa la presentazione di Fausto Maculan, che al solito dimostra le sue doti di comunicatore, incentrata sulla descrizione dell’uccellagione tramite il roccolo, struttura appositamente ideata in Francia e giunta in Italia tra il XVII e il XVIII secolo. Ancora oggi non è infrequente incontrare nelle nostre campagne le strutture di antichi roccoli in disuso (la pratica dell’uccellagione con il roccolo è oggi proibita).

Proprio il rapporto tra Vicenza, i Ghellini e il Prosecco è invece stato sottolineato da Manuel Fabris: Il Roccolo Ditirambo infatti elogia proprio il Prosecco prodotto sul Monte Berico nelle proprietà (o forse nei terreni a disposizione) di un canonico, membro della famiglia Villaverlese.

E’ questa la prima citazione storica del vino Prosecco, precedente di 18 anni rispetto al riferimento del Malvolti riguardo il territorio trevigiano.

Sappiamo quindi che un vino, denominato Prosecco, veniva prodotto sia a Vicenza che nel Trevigiano nella seconda metà del XVIII secolo.

Ma l’Acanti non si limita al Prosecco. Cita molti altri vini, circa una trentina, facenti parti del patrimonio ampelografico berico.

Ecco quindi, il Groppello, il Gruaio, il Pedevendo, il Vespaiolo, il Marzemino, il Lambrusco, il Corbino e altre varietà oggi note, altre meno identificabili, come il Turco o l’Occhio di Pernice.

Varietà la cui identità dovrebbe essere svelata dalla nuova edizione in copia anastatica dell’opera, corredata del commento a cura di Antonio Calò e Angelo Costacurta, presentata proprio in questi giorni presso la sede della biblioteca La vigna.

Il nuovo lavoro, come sottolineato dall’intervento del professor Bagnara, è teso a sottolineare la modernità dell’Acanti nell’elencare i vini: nel Roccolo infatti egli non si limita ad enumerare i vini, ma ne colloca precisamente l’area di produzione, fornendo nel contempo i caratteri organolettici. Un sommelier ante litteram, in pratica.

2 thoughts on “Ville, roccoli e Prosecco

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