Vittorio Graziano – Castelvetro (MO)

di Marco De Tomasi

Dobbiamo a Vittorio Graziano se abbiamo cominciato ad indagare il mondo del Lambrusco.

Non che prima non lo conoscessimo.

Vivevamo semplicemente nell’errata convinzione che le uniche espressioni possibili di questo vino fossero da assimilare ai Lambrusco reperibili presso la grande distribuzione. Vini enologicamente “corretti” ma senz’anima.

Poi in occasione di non ricordiamo più quale edizione di Villa Favorita, ci avviciniamo al banco di questo signore che ci versa questo liquido rosso cupo, dalla spuma viola e dai profumi netti, dallo spirito scontroso, senza compromessi ma schietto e dritto in tutta la sua agreste nobiltà. Insomma, quello che dopo anni passati a godere di supertuscans e tagli bordolesi vari cercavamo ma non sapevamo dove trovarlo. Qualcosa di nettamente diverso.

Lo aspettiamo sotto il sole davanti alla sua cantina, sul colle di Castelvetro che guarda verso i Colli Bolognesi. Vittorio arriva sulla sua minicooper vintage, mica la versione moderna e un po’ radical chic made in BMW. Le ruotine parcheggiano sullo sterrato con sorprendente agilità.

I calanchi dei colli bolognesi visti dalla cantina di Vittorio Graziano

E’ agosto, le due del pomeriggio. Il caldo è asfissiante. Lui per punirci decide di farci fare un giro per i vigneti, dove ci mostra le vecchie varietà recuperate tra vecchi contadini e viti ancestrali dimenticate negli incolti ricolonizzati dai boschi.

Poi il caldo è troppo anche per lui e ci fa strada in cantina, dove la temperatura è decisamente più piacevole.

E qui passiamo quattro ore a parlare di Lambrusco, Trebbiano e vecchie storie.

Vittorio reinterpreta la tradizione ancestrale del Lambrusco e dei vini rifermentati in bottiglia secondo natura: il vigneto è condotto in modo naturale, senza prodotti di sintesi ed anche in cantina gli interventi enologici sono pressoché nulli. Anche la tecnologia è elementare: l’autoclave è bandita e la presa di spuma avviene solo attraverso la rifermentazione in bottiglia, senza tiraggio, con l’unico ausilio di zuccheri e lieviti già presenti nel vino.

I risultati possono far storcere il naso a chi segue i canoni scolastici dell’enologia, ma è indubbio che i vini di questa cantina, pur con le loro spigolosità, hanno personalità da vendere e sono agli antipodi rispetto alla concezione imperante del Lambrusco, imposta dai grandi numeri.

Ripa di Sopravento: bianco frizzante rifermentato in bottiglia, da vitigni vari recuperati, principalmente Trebbiano Modenese (detto anche Trebbiano Montanaro) e Trebbiano di Spagna. Al naso risaltano profumi derivanti da processi fermentativi, impasto di pane e lievito, poi si fa strada una netta nota minerale di pietra focaia cui si innestano erbe aromatiche ed infine emerge la frutta. In bocca è ben presente una nota minerale molto sapida che integra la freschezza, incrementando la lunghezza e la piacevolezza del sorso. Mineralità che continua a spingere nel retronasale.

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Fontana dei Boschi 2010: fino all’anno scorso si fregiava della denominazione di Lambrusco di Modena, ma Vittorio ha deciso di “passarlo di grado”. Colore profondo e spuma viola. More e prugne, vinoso con fondo minerale. In bocca risulta secco, nonostante il residuo zuccherino non completamente svolto. Pieno ed austero, con un carattere rustico. Non ancora compiuto ma assolutamente godibile.

Tarbianaaz: Trebbiano Modenese 100%, vinificato secondo la vecchia tecnica della “muratura”: quando il cappello riemerge si chiude il tino con il gesso, lasciando solo un piccolo foro per lo sfiato e lo si lascia così fino a quando non è pronto, generalmente a gennaio (ma la “tappatura” del tino può protarsi anche fino a fine estate).  Il nome dialettale significa letteralmente “trebbianaccio”, quasi un dispregiativo, tanto questa tecnica è considerata ancestrale e fuori dagli schemi dell’enologia moderna. In realtà Vittorio racconta che un tempo questo era il vino considerato migliore, quello destinato all’uso familiare e alle occasioni particolari. Ha recuperato questa tecnica a partire dai racconti dei vecchi contadini, ma non sa dire quanto il suo Tarbianaaz sia simile agli antichi vini murati di Castelvetro, essendone il ricordo solo tramandato oralmente. Prelievo da botte. Naso complesso e lontano da qualsiasi altra cosa nella nostra esperienza: risaltano fiori recisi che evolvono su note di albicocca e agrumi canditi (arancia e pompelmo). In bocca risalta ancora il carattere austero sostenuto da una mineralità sapida che dona ritmo allo sviluppo. Tannini che contribuiscono ad una chiusura netta dopo una distensione molto ampia.

Sassoscuro: vari vitigni rossi, principalmente Malbo (gli altri Vittorio non ce li vuole dire, forse perché per alcuni non sa dare il nome). Vino fermo. Colore pressoché impenetrabile. Naso profondo, frutta rossa matura, con profumi da appassimento che si integrano ad una decisa nota iodata molto lunga sul finale. Pieno ed orizzontale in bocca, non ha però deficit di spinta: dopo la distensione di un frutto denso, ritorna nel retronasale l’intrigante nota minerale percepita al naso, cui viene affidata la lunga chiusura. Quasi impossibile non farselo piacere ! – probabile un felicissimo matrimonio con il Parmigiano.

Non mancano certo spigolosità nei vini di questa cantina. Ma se li affrontate senza pregiudizio e badate al puro aspetto edonistico ed emozianale del vino, sarà un’esperienza davvero entusiasmante assaggiarli.

Prezzi, al pubblico franco cantina: 6 euro per il Ripa di Sopravento, 7 per il Fontana dei Boschi e 12 per Tarbianaaz e Sassoscuro.

Vittorio Graziano
Via Lunga, 7b
41014 – Castelvetro di Modena (MO)
Tel. e fax 059 799162
Ettari vitati: 5
Bottiglie annue prodotte: 30.000

14 thoughts on “Vittorio Graziano – Castelvetro (MO)

  1. Sono di Modena e lavoro in questo settore da 10 anni. Vi consiglierei di visitare la cantina Tenuta di Pederzana a Solignano. Francesco Gibellini è viticultore giovane, ma con tanta esperienza alle spalle. tecnicamente è molto preparato e il grasparossa lo interpreta in un altro modo, vi stupirà. Non è un personaggio come Graziano, ma i suoi vini sono il GRASPAROSSA. Provate il CANTOLIBERO. Su Graziano avrei qualche dubbio sulle sue capacità tecniche, questo totale dedizione alla natura mi lascia perplesso.

    • Mi limito a dare la mia opinione sui risultati che ho degustato (più volte e non solo durante la nostra visita) e devo dire che i suoi prodotti mi sono sempre piaciuti. Sia pur con qualche difetto di natura “tecnica”, hanno comunque grande personalità. Il problema a Modena forse è che tante cantine hanno usato “troppa” tecnica, offrendo prodotti un po’ troppo conformi e per questo alla lunga stancanti. Vedo però che in zona c’è fermento e voglia di riparare a questo errore. E ciò e bene. Ovviamente sempre secondo il mio modesto parere !

  2. Bevvi Graziano a casa mia qualche anno fa, e mi piacque parecchio.

    Lo riassaggiai di recente ad Autochtona e… molte puzze di ridotto. Lui disse che il vino era in fermentazione, quindi presumo annata 2011. Beh… se così fosse, non un vino da portare ad una manifestazione, rischia di allontanare chi alla sua produzione si avvicina.

  3. ho incontrato sabato scorso (oggi 29/11) Vittorio presso un mercato di piccoli produttori. Aveva in degustazione MGM e in vendita le botttiglie, beh il MGM era fantastico. Quindi è vino discutibile finche volete, perchè le bottiglie presentano ancora puzzette: V.Graziano mi ha risposto che il formato 0.75 non è ancora pronto. Su questo punto ho fatto una ricerca a cui rimando http://www.avionblu.com/blog/2011/10/charmat-o-fermentazione-in-bottiglia-lopinione-di-francesco-gibellini/

    • Buongiorno,
      vorrei passare a trovarla, ma dato che vivo a Berlino, vorrei capire se la trovo.
      Ho scritto alla sua mail.
      Io sono Marco Callegaro.
      Importo vino in Germania, e attendo sue.

      Grazie

  4. Sono ristoratrice e sommelier.
    Ho avuto occasione di degustare i prodotti del sig Graziano
    Vorrei esprimere la mia personale opinione.
    Che dire, al di là della tanta buona volontà, del volere a tutti i gusti autoreferenziare i propri prodotti, del voler creare alibi ai difetti dei propri prodotti quali la naturalità e la tradizione, i vini sono, per me difficilmente bevibili.
    Capisco la moda del bio, ma anche all’interno del settore esistono prodotti gradevoli e altri meno.
    Bio non significa : “tolleriamo tutto” in nome del bio, quindi una mela marcia è buona perchè è bio!
    Credo che non ci si possa inventare enologi, servono competenze, cultura enologica, tecnica e a questo punto si passione magari ci si puo’ inventare bevitori si, basta deglutire tutto quanto ti viene proposto.
    Certo un bevitore, privo di senso critico e senza termini di paragone, magari apprezza, decanta…ma siamo sinceri i prodotti sono grezzi e non si puo’ giustificare un prezzo degno di prodotti di ben altro spessore.
    Senza andare tanto lontano esistono aziende che producono vini bio, tipo Corte d’Aibo, dando un senso ai loro prodotti e giustificando il loro prezzo.

    Nicoletta

    • Buongiorno Nicoletta e grazie del contributo. Sicuramente mi trovi d’accordo quando affermi che non si può giustificare tutto in nome della presunta naturalità del prodotto. Quanto ai vini di Vittorio, sicuramente hanno una rusticita’ che ai più può risultare intollerabile, a cui va inoltre aggiunta una incostanza qualitativa che li rende decisamente poco rassicuranti a chi il vino lo deve far bere. Detto questo, giusto la settimana scorsa ho aperto un suo lambrusco trovandolo tutt’altro che imbevibile. Sono stato fortunato o forse il diavolo non è poi così brutto come spesso lo si dipinge?

    • Buonasera,
      io vorrei contribuire a questa discussione con la mia esperienza di sommelier e ristoratore. Dopo aver partecipato varie volte a diverse manifestazioni enologiche (Summa, Vinitaly, ecc) la mia passione per il vino si stava lentamente asciugando…trovavo tutti i vini molto simili tra loro, molto omogenei, con gli stessi profumi, con gli stessi gusti. VINI MORTI che non suscitavano più emozioni, i classici vini marmellatoni che ci hanno propinato per anni i vari grandi produttori italiani. Poi un giorno durante un fine settimana in Toscana assaggiamo, io e mia moglie, un vino di un produttore che volevo sentire da tempo, il Rosso di Montalcino de Il Paradiso di manfredi, a parte il vino che era spettacolare, intenso, fresco, morbido e eccezionalmente equilibrato, al mattino abbiamo avuto la piaevole sorpesa di stare particolarmente bene. Sopratutto mia moglie che è sempre molto puntigliosa sul suo stato di saluto post bevuta mi ha detto che era la prima volta che stava bene di stomaco. Qui mi si accende la lampadina…pura casualità che bevendo un vinoproveniente da agricoltura biologica ci si senta così bene?…incocmincio a indagare, a sentire molti di questi vini BIODINAMICI….ebbene mal di testa e scomparso, la volia di bere decuplicata.
      Graziano è uno di quei produttori che ti fanno tornare voglia di bere, le “puzzette” gli spigoli, sono particolari che non mi interessano, a me interessa il vino in bocca il suo gusto, le emozioni che ti provoca. Non voglio prodotti “corretti” voglio prodotti vivi, unici. Comunque una volta spiegato ai miei clienti come interpretare il vino, lo bevono, finiscono la bottiglia, stanno bene e me ne comprano un cartone….
      SE AVETE VOGLIA DI BERE DEI LAMBRUSCHI FINTI, ce ne sono quanti ne volete, ma di veri….solo uno

      • Oddio, Sassoscuro, solo uno. Dai, non essere così categorico ! Ci sono tanti bravi piccoli produttori. A Castelvetro mi viene in mente ad esempio Balugani. Anche lì gli spigoli sono tanti, ma non si può certo dire che i suoi vini non abbiano carattere.

    • Cara Nicoletta, stai tranquilla che non verrò a disturbarti per venderti i miei vini. Qualora invece tu volessi un giorno farmi visita, sarei onorato di ricevetti. Ho tanto bisogno di imparare. Sento l’ esigenza di apprendere da Maestri di scienza(conoscenza). Noi poveri contadini viviamo nel buio dell’ ignoranza enologica e c servono persone preparate e generose che c acculturino e c affranchino da questo abissale buio che c avvolge. Un saluto da Castelvetro. Vittorio.

  5. Sono stato a pranzo con mia moglie alla locanda del Feudo, a Castelvetro, il direttore di sala e della locanda, ragazzo preparato e gentile, mi ha consigliato di bere un vino ” biologico ” locale: il Sassoscuro.
    Io sono di Avellino e vivo a Tufo, in campagna, da alcuni anni mi sono trasferito per lavoro a Bologna e ci rimarro’ ancora per pochi anni; devo dire che il Sassoscuro è piaciuto, Andrea, il direttore ne ha fatto una buona presentazione ed ho voluto constatare e, eventualmente, condividere la piacevolezza.
    Sono abituato al vino rosso perchè, appunto, in Irpinia si produce l’Aglianico che dopo tre anni, invecchiato opportunamente, diventa ” Taurasi ” vino potente, strutturato, corposo e ricco di tannino.
    Vi dirò, senza alcuna pretesa, nè tantomeno paragonarlo al precedente il Sassoscuro l’ho trovato interessante; gradevole, sentori tipici di frutta rossa matura, leggermente tannino, con un forte retrogusto di amaro che non ho capito a cosa può essere ricondotto e di un colore stupendo.
    Visto che non sono un sommelier e, quindi potrei anche sbagliare l’ho trovato piacevolmente gradevole.
    Vi dirò, anche, che il prezzo non mi ha particolarmente scioccato, onesto rapporto qualità / prezzo.
    Saluti.

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