Inama – San Bonifacio (VR)

di Marco De Tomasi

Reinterpretare il Soave partendo dal Sauvignon Blanc.

Questo è stato il punto di partenza dell’azienda Inama di San Bonifacio.

I casi della vita hanno portato Giuseppe Inama, trentino della Val di Non con in tasca il diploma di San Michele all’Adige, nella terra della Garganega e del Trebbiano di Soave.

Qui ha lavorato per ben 35 anni presso Anselmi, storico produttore dell’area.

Nel frattempo, dedicava il tempo libero ad un progetto autonomo, un’azienda propria, iniziando ad acquistare appezzamenti sul monte Foscarino, nel cuore dell’area classica del Soave.

Inizialmente l’azienda produceva uva e vino che veniva rivenduta alle grandi aziende veronesi o in Trentino.

Forte dell’esperienza “scolastica” fatta a San Michele con Gewürtztraminer, Pinot Bianco, Riesling Renano e Pinot Grigio, Giuseppe inizia l’introduzione sperimentale di queste varietà sul Foscarino.

La sua attenzione si concentra poi sui cloni trentini di Sauvignon, che stavano scomparendo in favore di cloni della Loira.

Il Sauvignon arriva sul Foscarino proprio per merito di Giuseppe Inama: guardato un po’ male dai vicini perché considerata un’uva aliena all’area del Soave.

Giuseppe affronta l’acclimatazione del vitigno francese con scrupolo scientifico.

Dopo una lunga sperimentazione, e con l’ingresso in azienda del figlio Stefano, nel 1991 nasce il primo vino con etichetta Inama destinato al pubblico.

Non un Soave, ma un Sauvignon.

A seguire, la messa a fuoco dei vini di territorio: tre sono le versioni di Soave, tutte Garganega al 100%, attualmente prodotte dall’azienda.

Mancavano i rossi.

Per una azienda insediata nel cuore del Soave, sarebbe naturale consuetudine guardare ad ovest, verso la Valpolicella, ma evidentemente lo spirito familiare è quello di andare in contro tendenza.

Così Stefano Inama dirige le sue attenzioni a sud-est, sui Colli Berici in provincia di Vicenza.

Terra di promesse mancate, dal punto di vista vinicolo, non smetterò mai di ribadirlo.

E Stefano Inama sembra pensare la stessa cosa: terra di grande vocazione che non riesce a guadagnare visibilità a causa di scelte produttive scellerate e a una mal celata inerzia da parte di tanti, troppi produttori.

Gli Inama acquistano vigneti prima a Lonigo, poi a San Germano dei Berici, acquisendo gli appezzamenti di Cabernet Sauvignon e Merlot già proprietà di Villa Lazzarini-Dal Ferro, azienda che Veronelli portava sugli scudi e che purtroppo oggi non è più in attività.

A San Germano dei Berici, area baciata da uno speciale microclima dai tratti mediterranei e che gode di una particolare ventilazione, Stefano Inama concentra la produzione del Carmenére, vitigno di origine bordolese dimenticato in patria ma che proprio sui Colli Berici pare abbia trovato una nuova terra di elezione.

Oggi l’appezzamento a Carmenére presso l’Oratorio di San Lorenzo a San Germano è l’estensione unitaria di questo vitigno più grande d’Europa.

L’azienda conduce i vigneti in regime biologico, certificato per i soli Colli Berici.

I vini hanno a mio avviso una interpretazione territoriale e caratteriale, specie nei rossi. Tra i bianchi ho trovato qualche forzatura stilistica nelle selezioni del Soave.

Soave Classico Vin Soave 2010: all’olfatto si percepiscono fitte sensazioni floreali arricchite da note gessose. Seguono poi sensazioni di frutta gialla matura, pera, note di agrumi e uva. In bocca è vivo, con buon gioco di sapidità e freschezza.  Sul finale, note amaricanti spinte da una lunga salinità.

Soave Classico Vigneti di Foscarino 2009: naso dominato da prepotenti note burrose su un fondo di frutta gialla matura e petali appassiti. In bocca è potente, pieno e morbido con progressione sostenuta da una mineralità ben delineata. Chiude con una nota calda e alcolica che tende ad emergere.

Soave Classico Vigneto du Lot 2009: all’olfazione è più floreale del precedente con note di camomilla e di miele, la frutta in sottofondo è essenzialmente caramellata. In bocca è fin troppo grasso ma compensa con una buona ampiezza ed integrazione delle varie componenti. Decisamente distante dalla “mia” idea di Soave.

Vulcaia Fumé 2009: Sauvignon 100%. Al naso evidenti gli agrumi cui si somma un’invitante nota minerale di talco profumato, sensazioni cangianti di spezie dolci e delicate, frutta secca, ananas, pesca, tabacco da presa e fieno. In bocca è avvolgente ma comunque invitante e scorrevole nella freschezza, con una spinta minerale intrigante. Il vino più “rodato” dell’azienda è anche quello che più mi ha colpito tra i bianchi.

Carmenére Più … 2009:  Carmenére 70%, Cabernet Sauvignon 30%. In fase olfattiva emergono spezie, ribes nero e altri piccoli frutti rossi, poi marasche sotto spirito. In bocca è generoso, con tannini morbidi che si addolciscono ulteriormente sul finale, asciugnadosi e lasciando libera una vena sapida che invita al successivo sorso. Il rosso “base” dell’azienda dimostra già l’intransigenza interpretativa di Inama rispetto al territorio dei Berici.

Bradisismo 2007: Cabernet Sauvignon 70%, Carmenére 30%. Al naso frutti rossi e bacche di sambuco, tostatura e note dolci di cacao. Leggere sensazioni verdi subito controbilanciate da spezie, pepe e ancora vaniglia. La bocca è ricca di sensazioni morbide, sebbene nella progressione non ha ancora raggiunto il perfetto equilibrio tra il calore dell’alcol e la componente tannica, che tende a prendere strade “alternative” nel cavo orale. In questa fase evolutiva ha ancora un leggero deficit di bevibilità, ma so per esperienza che i Cabernet tra Lonigo e Alonte abbisognano di affinamenti molto lunghi in bottiglia. Da aspettare, tenendo presente che è un vino che trova la sua ideale collocazione in abbinamento al pasto.

Oratorio di San Lorenzo 2007: Carmenére 100%. Naso ricchissimo di spezie, note verdi, tabacco e bacche di ginepro. Frutta rossa succosa, prugne e ciliegie. In bocca è rotondo e morbido, complesso e con puntuale riproposizione del pout-pourri di spezie percepito al naso, tannini vivi e setosi che sostenuti da un frutto fresco e ampio lasciano la bocca avida di ulteriori sorsi.

L’azienda produce anche un Sauvignon “base” (il Vulcaia Sauvignon), uno Chardonnay e un Cabernet Sauvignon “Selezione” che non ho avuto occasione di assaggiare durante la visita.

Prezzi medi in enoteca:

  • Soave Classico Vin Soave: 8/10 Euro
  • Soave Classico Vigneti di Foscarino: 15/16 Euro
  • Soave Classico Vigneto du Lot: 18/22 Euro
  • Vulcaia Fumé: 23/26 Euro
  • Carmenere Più …: 10/12 Euro
  • Bradisismo: 24/26 Euro
  • Oratorio di San Lorenzo: 32/34 Euro

Inama
Località Biacche, 50
37047 – San Bonifacio (VR)
Tel.: 045 6104343
Fax: 045 6131979
e-mail: inama@inamaaziendaagricola.it
www.inamaaziendaagricola.it
Ettari vitati: 60
Bottiglie annue prodotte: 450.000

0 thoughts on “Inama – San Bonifacio (VR)

  1. Non ho mai bevuto i rossi di Inama, quindi non posso pronunciarmi a proposito. Posso solo dire che ho amato Villa del Ferro Lazzarini, quindi se i terreni sono gli stessi, dobbiamo apettarci molto dal futuro.

    Circa i bainchi, non mi hanno mai impressionato. Ben fatti, giocati soprattutto in passato sulle note burrose da malolattica, si sono oggi giorno ridimensionati soprattutto nella versione “base”, ovvero il Vin Soave.

    Le persone che ho conosciuto però le posso definire ottime: Giuseppe Inama che ora non c’è più, l’ho conosciuto austero ma comunque molto professionale e sperimentatore.
    Stefano è persona molto aperta, disponibile e gentile. Averne di colleghi del genere.
    Solo una volta ho parlato col figlio di Stefano che ora lavora in azienda; con me è stato molto gentile.

    Terrò d’occhio con attenzione l’azienda, sicuro che da persone appassionate potrà uscire solo vino interessante.

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