CISO e I Dolomitici: storie di italica resistenza

di Marco De Tomasi

Ci sono ricascato: mi focalizzo troppo sul calice e nell’immediatezza del momento perdo di vista il vero significato delle cose.

Sarà per il lavoro che faccio, con gli occhi sempre a fuoco a 40 centimetri dal naso, ma la sensazione di vivere in una mia personalissima nebbia si fa sempre più forte, con il tempo che passa. Condizione richiamata a gran voce da un’oretta e quaranta di guida con gli occhi costretti a guardare più distante e la testa che protestava vibratamente per questo inaspettato cambio di palinsesto.

A casa rileggo le scarne note della giornata e realizzo che per quello che voglio dirvi, per parlarvi del Ciso (Lambrusco a Foglia Frastagliata) e de I Dolomitici, non ha senso parlar di colore profumi gusto persistenza.

Ciso era il soprannome di un vecchio contadino trentino (al secolo Narciso) proprietario di una vigna di Lambrusco nella parte meridionale della Vallagarina.

Da quell’appezzamento il Ciso traeva tutto quello di cui aveva bisogno: non solo vino, ma anche ortaggi, frutta, tabacco, finanche il foraggio per gli animali.

Il Ciso era un tipo parsimonioso: quando la fillossera devastò i vigneti circostanti, non ne volle sapere di sostituire le piante con nuove barbatelle innestate, acquistate dai vivaisti.

Diciamo pure che la terra lo ha un po’ aiutato in questa sua “parsimonia “: l’appezzamento ha infatti un alto contenuto di sabbia, notoriamente un ostacolo all’insediarsi del dannato parassita.

Così, anno dopo anno, quando la peste trovava il modo di insinuarsi tra le radici del Lambrusco, il Ciso manteneva il vigneto moltiplicandolo per propaggine con le piante sopravvissute.

Il vigneto del Ciso rimase così a piede franco, con piante che oggi raggiungono anche il secolo e oltre d’età, restando testimone del tempo: ha cambiato cittadinanza (da austroungarico a italiano), ha resistito tra i pochi all’invasione americana (intendo la fillossera, che avete capito ?) ma alla morte del Ciso stava facendo una brutta fine: nelle intenzioni del nuovo proprietario il Lambrusco secolare andava sostituito con il più redditizio Pinot Grigio (e già gli andava di culo che si trova in Trentino per una manciata di metri, perché altrimenti finiva a Prosecco).

E a questo punto della storia arrivano I Dolomitici, un gruppo che si autodefinisce “Liberi Viticoltori Trentini” (titolo che appoggio e non solo per ovvie motivazioni di testata), che preso a cuore il triste destino, apparentemente ineluttabile del Lambrusco del Ciso, si propongono come affittuari del terreno al nuovo proprietario.

Il vigneto del Ciso diventa così un vigneto “comunitario”: di volta in volta gli undici Dolomitici si danno il cambio singolarmente o a gruppetti per seguirne la coltivazione.

Ne nasce un unico vino, il CISO, appunto, che è stato presentato ufficialmente a Castel Noarna, sede di una delle aziende che fanno parte dei Liberi Viticoltori Trentini, assieme a tutto il gruppo di vignaioli.

Viticoltori Trentini, gente che la vigna la sente e la vive in prima persona, come fosse una componente senziente della famiglia.

Liberi, nelle scelte e dai condizionamenti del mercato, con una passione per la propria identità, il proprio territorio e per la vigna che travalica ogni ragionamento economico.

Ragionamento che avrebbe condannato il vigneto del Ciso inevitabilmente all’oblio.

Dobbiamo alla lucida pazzia di questi undici vignaioli se oggi il Ciso diventa un patrimonio di tutti.

Dobbiamo alla loro resistenza se questa testimonianza identitaria è stata conservata, difesa e promossa.

Incontrare oggi in Italia gente come loro, con idee chiare e orizzonti ben definiti, che con il solo esempio dimostra come un buon progetto può essere sostenuto anche solo dalla volontà,  in un paese che stenta a riguadagnare il coraggio di guardare al futuro, è una botta di vita !

Così, al di là del valore tecnico del vino in sé, il prodotto assume una nuova dimensione e una nuova dignità.

Perché non è certo chiamando il Lambrusco a Foglia Frastagliata “Enantio” che si conservano e rinnovano identità e trazione.

Due concetti che, mi piace ricordare, non sono qualcosa di immobile: si rinnovano ed evolvono attraverso il gesto quotidiano di chi ne ha coscienza.

Se si fosse permesso l’espianto del vigneto del Ciso, la sua sostituzione con varietà più produttive, avremmo perso tutti qualcosa, senza saperlo.

Perciò è inutile che vi racconti com’è il Ciso con sterili note di degustazione, avete già capito che il suo valore va molto oltre. Come anche non vi racconterò degli altri vini assaggiati (ma vi consiglio vivamente di farlo in prima persona).

Vi dirò invece di una bella giornata tra le mura di Castel Noarna, tra il Ciso e gli altri vini de I Dolomitici, tra tanti amici wineblogger, appassionati e vignaioli.

E’ stato bello scambiare idee o anche solo un saluto con amici noti e conosciuti con l’occasione: oltre a I Dolomitici, Elia Cucovaz, Giovanni Arcari, Laura Sbalchiero, Armin Kobler, Alfonso Soranzo, Alessandro Oliveri, Clementina Balter, Fiorenzo Sartore, Liliana Zanellato e tanti altri di cui conosco solo il volto ma non il nome.

E se volete che qualcuno vi spieghi meglio di cosa stiamo parlando, dopo tutto questo mio blaterare, consiglio la viva voce dei protagonisti che trovate qui su Winestories.

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A PROPOSITO DOLOMITICI ! ho scoperto un errore sul vostro blog: le foto di IVANA e ALESSANDRO non sono state scattate a Vino in Villa al castello di Susegana, ma a VIeNI IN VILLA 2011 in Villa Branzo-Loschi a Isola Vicentina ! (roba nostra per capirci)

0 thoughts on “CISO e I Dolomitici: storie di italica resistenza

  1. Proprio una bella giornata … sostenuta anche dal tempo clementemente resistente alle previsioni. E’ vero … concordo che l’atmosfera era proprio conviviale,rilassata e nella sua semplicità atavica coinvolgente. E’ la prima volta che il mio figlioletto non si è assolutamente annoiato ad una manifestazione vitivinicola … anzi, si è proprio divertito. Un plauso anche alla sezione gastronomica … ottime proposte per l’appunto apprezzate – come mai visto prima – proprio dal mio piccolo che non si è fermato al tris !!! Da ultimo … nessuno ha nulla da dire riguardo a ” IL CASO ” … ? Prossimo vino da imbottigliarsi oppure era una botticella giusto per l’avvenimento ? Ciao Alessandro

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