Soave Versus 2012 – Le mie impressioni

di Marco De Tomasi

Impegni di varia natura mi hanno impedito di partecipare a numerose manifestazioni enoiche, svoltesi in questa torrida estate.

Per la verità mi sono chiesto: capisco il caldo, capisco il pathos dato dall’oscurità e dalle luci artificiali, ma sempre dopo le 18.00 iniziano ‘sti eventi ? Con le piccole a seguito non se ne parla di macinare chilometri a quelle ore. Abbandonare la moglie in balia delle pargole per diversi week-end consecutivi ? Follie ! Peggio ancora tirarsele dietro lasciando alla consorte il compito di badare alla figliolanza mentre io mi dedico al gozzoviglio !

Però, approfittando della vicinanza e mosso dal desiderio di riprendere confidenza con una zona che da qualche tempo ho perso di vista, mi sono risolto di fare un salto a Soave Versus 2012, manifestazione dedicata ai Soave e ai Recioto di Soave, svoltasi nel Palazzo del Capitano all’interno delle mura sotto la rocca scaligera.

Alla domanda postami dalla gentile hostess all’ingresso sulla mia partecipazione o meno ad una conferenza sul turismo del vino, glisso elegantemente: meglio non perdere tempo. Tanto si sa che 90 su 100 sarà un parlarsi addosso di assessori e presidenti di turno. Concentriamoci sui prodotti, va.

Come al solito entro poco dopo l’apertura dei portoni. I produttori non sono ancora arrivati.

Vorrei iniziare da qualcosa che conosco, giusto per avere dei termini di paragone.

Aspetto ed esploro tra le postazioni annotandone mentalmente le posizioni. Scatto qualche foto.

Poi, piano piano, la manifestazione inizia ad animarsi.

Saluto chi conosco e mi dedico ai primi assaggi.

Bando a false reticenze: il vino della serata è il Recioto di Soave 2009 di Marco Mosconi. Estremo, fuori dal coro, assolutamente personale. Dall’estremo ovest della denominazione, valle d’Illasi (Marco è anche produttore di Valpolicella e Amarone), ottenuto da uve parzialmente botritizzate durante l’appassimento in cassetta. Il naso, intenso di frutti disidratati ed erbe aromatiche è arricchito da sentori di muffa nobile. In bocca colpisce la sensazione tattile lievemente allappante (mi piacciono gli ossimori) che chiude uno sviluppo ben teso.

Incontro cordialmente Gelmino dal Bosco de Le Battistelle. Ben calibrata tutta la produzione, Montesei 2011 fresco ed efficace, Battistelle 2010 in momento di grazia e Roccolo del Durlo 2010 sontuoso, ma da aspettare.

Alla ricerca di qualcosa di nuovo mi imbatto nell’ultimo nato della DOC Soave: Damiano Fornaro. Un unica etichetta di Soave Classico prodotta, interessante, fresco il 2011, già evoluto il 2010, forse un po’ rustici e da mettere a fuoco, ma da seguire con interesse in futuro. Da vigneti localizzati intorno alla rocca.

Merita una menzione particolare per l’intregrità della gamma Gini, giocata tutta su sostanza e finezza, dal semplice Soave Classico 2011 fino al Recioto di Soave Col Foscarin 2007. Da segnalare in particolare il Soave Classico La Froscà 2011: avrà probabilmente una lunga carriera davanti.

Tornando a Marco Mosconi, oltre al Soave Corte Paradiso 2011, fresco, semplice ma non banale, segnalo il Rosetta 2011, Veneto bianco igt (fuori zona doc Soave) di grande sostanza e personalità.

In assoluto, però, il Soave che più ha lasciato il segno è il Soave Classico Superiore Foscarin Slavinus 2009 di Monte Tondo: invitante al naso, ampio e complesso in bocca. Davvero notevole.

Altri vini degni di nota: il Soave Classico Monte Alto 2010, Ca’ Rugate e il Soave Vigna della Corte 2010, Corte Adami

Sul fronte dei Recioto di Soave, assolutamente da segnalare il Recioto di Soave Le Sponde 2010 di Coffele. Mi rammarico di non avere fatto ulteriori assaggi presso questa azienda: se tanto mi dà tanto, c’è da aspettarsi solo bene anche dal resto della produzione.

A margine della manifestazione, fuori dal cortile del palazzo, erano sistemanti alcuni produttori della DOC Lessini Durello. Mi sono concentrato sugli assaggi dei Metodo Classico. Notevole il Lessini Durello Brut 60 mesi di Marcato (90% Durella, 10% Pinot Nero) dove l’uva borgognona riesce ad ingentilire il carattere intransigente della Durella senza snaturarla minimamente. Si distingue poi per integrità varietale il Lessini Durello Brut Etichetta Viola (100% Durella) di Fongaro, più teso e lungo del nuovo prodotto presentato: il Lessini Durello Pas Dosé Etichetta Verde (100% Durella, 30 mesi sui lieviti). Buono anche se lievemente distaccato dai precedenti il Lessini Durello Brut M.C. di Casa Cecchin.

Un doveroso ringraziamento a Maria Grazia Melegari (aka Soavemente) per avermi fatto da guida nel suo territorio. Grazie anche alle opinioni di Mario Plazio, Laura Sbalchiero, e a Studio Cru (Davide Cocco e Michele Bertuzzo).

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