ViniVeri 2013 – il report da Cerea

di Marco De Tomasi

Anche quest’anno anno ho iniziato la mia full-immersion vinosa da Cerea, da ViniVeri, l’evento organizzato dall’omonimo consorzio e dedicato ai vini naturali.

Cerea2013

Premetto subito che non ho avuto stavolta la stessa soddisfazione delle edizioni precedenti.

Va detto a onor del vero che me la sono cercata: ho abbandonato i tanti porti sicuri presenti sotto l’ariosa struttura di Cerea (vedi Rinaldi, Cappellano, Bea, Oasi degli Angeli, Rosi, Rivella, i vari friulani e tanti altri) per andare alla ricerca di cose per me nuove o poco frequentate. Se poi aggiungiamo che quel giorno non ero particolarmente in forma dal punto di vista mentale (per motivi miei), concludiamo che non c’erano i fondamentali per tornare pienamente appagati dall’esperienza.

Cosa non è andato nei vini ? A metà giornata, dopo una sequenza di quattro-cinque postazioni, distribuite principalmente  in centro Italia, con assaggio prevalente di vini rossi mi è sorta una riflessione che vi riporto testuale:

“ma è proprio necessario macerare qualsiasi cosa sulle bucce fino allo sfinimento ?”

Perché ho trovato tanti profili aromatici e gustativi che a mio avviso erano evidentemente appesantiti da questa pratica, e dove il riconoscimento costante e sovrastante nei vini rossi è la pasta di olive, che al primo assaggio può affascinare, ma al secondo sorso ti è chiaro come i  vini risultino privi di finezza ed equilibrio e figli dello stesso stampo.

Abbiamo appena abbandonato l’uso generalizzato della barrique: non vorrei che invece di imparare la lezione l’avessimo semplicemente sostituito con una pratica altrettanto omologante, quando non gestita con la dovuta perizia.

Fatta questa lunga premessa, veniamo al racconto delle tante cose buone assaggiate:

Iniziamo come al solito dalle bolle: Titta Battistin di Venti10 presentava la sua selezione di Champagne importati direttamente. Lo accompagnava Vincent Tanneux con i suoi Champagne da agricoltura biodinamica: particolarmente convincente la Cuveé Brut Expression. Interessante poi la Cuveé Rosé de Saignée di Oliver Horiot, con un intrigante ritorno in bocca di zenzero. Lineare ma ugualmente appagante la gamma di Eugéne Prudhomme.

Les Caves de Pyrene presentava gli Champagne di Demarne Frison: veramente buono il Brut Nature Goustan, da uve Pinot Noir. Ora sferzante, a mio avviso darà grandi soddisfazioni a chi lo saprà aspettare lasciandolo in cantina ad affnare.

Dal Carso triestino Matej Skerlj proponeva la Vitovska (di cui vi ho già raccontato in un articolo precedente) nella versione 2010, una Malvasia 2010 non perfettamente a fuoco e una bella lettura del rosso tipico del Carso, il Terrano 2010, di splendida beva.

SkerljCerea

Ho fatto poi la conoscenza dei vini di Cantina Giardino, dove sono stato particolarmente colpito dal Coda di Volpe Paski 2010 e ancor di più dal Greco T’ara ra’ 2009.

La crescita dei vini campani si conferma anche all’assaggio del Fiano Casefatte di Boccella (per questioni di tempo non ho poi assaggiato i rossi di questa cantina irpina: vedrò di rimediare quanto prima !).

Passando alla Toscana, bella prova di Macea con il Rugiagli 2010, un vino immediato ma sicuramente non banale, e il Campo Caturesi 2009, profondo e caratteriale.

Entusiasmante invece l’incontro con i vini di Giovanni Batacchi di Pian del Pino, in particolare con lo Jubilus (spettacolare la versione 2005).

Bel personaggio e grandi vini: Valter Mattoni, splendide le diverse annate di Arshura (Montepulciano) e affascinante il Rossobordò (uve bordò – una varietà di Grenache, 300 bottiglie prodotte) prezzo molto elevato, ma l’unico altro vino fatto con queste uve risulta essere il Kupra di Oasi degli Angeli, che costa quasi quattro volte tanto !

VMattoniCerea

Tra i rossi di Francia mi ha particolarmente colpito il Tradition 2010 di Chateau Bonnet (sempre presentato da Venti10) da uve Negrette in prevalenza. Siamo nella zona di Tolosa, per capirci.

Chiudo con una splendida verticale di Dogliani di Nicoletta Bocca (San Fereolo), annate dal 2007 al 2001, con il 2003 che spicca per pienezza e nitidezza espressiva, il 2005 che segue a breve distanza e un 2001 dal vigore ancora fenomenale.

SanFereoloCerea

Mi sono perso, per mia massima colpa, la nutrita compagine georgiana presente. Ma considerato che quel giorno non ero particolarmente in forma, forse non sarei riuscito comunque a godermeli e a raccontarveli come meriterebbero.

Mi rammarico anche per aver “saltato” l’appuntamento con la postazione di Vodopivec di cui tutti mi hanno detto meraviglie quest’anno.

Nei prossimi giorni vi parlerò anche di Villa Favorita, di Vi.Vi.T e dell’altro evento minore che si svolge in fiera a Verona !

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P.S.: dimenticavo ! L’anno prossimo forse sarà il caso di far suonare il simpatico gruppo folk e il suo non altrettanto simpatico tamburo FUORI dall’area espositiva, anche perché visitatori vengono apposta per ascoltare il racconto dei produttori, e non altro …

0 thoughts on “ViniVeri 2013 – il report da Cerea

  1. Mi dispiace non poter essere passato a Cerea. Sono stato a Villa Favorita per comodità logistica il sabato, dove ho assaggiato dei grandi vini ma altrettanto diversi vini di palese profumazione da lieviti selezionati. Tristezza.

    Anche a me piace la coda di volpe di Cantina Giardino, è il vino che preferisco della loro gamma.

    Vodopivec l’ho appena bevuto a Londra e devo dire, molto buono.

  2. Pingback: Vinitaly 2013 – il report da Verona |

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