Vinitaly 2013 – il report da Verona

di Marco De Tomasi

Eccoci alla fine, dopo i report da Cerea (ViniVeri) e Villa Favorita (VinNatur), al Vinitaly, dove io e Pietro abbiamo passato due giornate.

Vinitaly

Chiaro che il principale polo di attrazione per noi era il Vi.Vi.T.: la “riserva” creata da Vinitaly per i vini “naturali” (non si potrebbe dire, ma come cavolo dobbiamo chiamarli, alla fine ?). Iniziamo quindi da lì.

Vi.Vi.T.: vedere il mondo da un acquario

Perché l’impressione da dentro (ma anche da fuori) era quella: una muraglia con ampie finestrature da cui i visitatori che passavano all’esterno dell’area potevano osservare ciò che avveniva dentro. E noi che da bravi ci siamo tuffati nella vasca potevamo fare altrettanto.

Rispetto alla prima edizione dell’anno scorso diciamo che c’è stato qualche miglioramento: il bicchiere da degustazione fornito all’ingresso era decisamente più consono rispetto all’inverecondo bicchierino da passito/distillato fornito nel 2012. Anche gli spazi di servizio/deposito a disposizione dei produttori, a giudicare dalla piantina, davano l’aria di essere più ampi. Lo spazio a disposizione dell’esposizione e delle degustazioni non è invece migliorato di molto: le vetrate dell’acquario servivano forse a dare un’impressione diversa, ma a tratti la riserva era talmente affollata da risultare quasi claustrofobica. Migliorato sicuramente era il volume d’aria a disposizione per respirare, in virtù dell’altezza del soffito, triplicata rispetto l’anno scorso.

Comunque, bando alle considerazioni negative e veniamo agli assaggi.

Iniziamo stavolta dalla Liguria. Di Santa Caterina apprezziamo i bianchi, che riescono a fondere un lieve residuo carbonico (aspetto sul quale sono solitamente piuttosto “delicato”) nelle altre componenti, in particolar modo legandosi alle sensazioni dolci, risultando piacevoli e sfaccettati. Tra i rossi particolarmente interessante e gradevole il Ghiarétolo 2009, taglio di Merlot, Canaiolo e Ciliegiolo.

SantaCaterina

Da Bio Vio il vino più convincente per integrità e nitidezza è il Pigato MaRené.

Dal Trentino assaggiamo i due bianchi in anfora della linea Fontanasanta di Elisabetta Foradori: il Manzoni Bianco è una interessante lettura di questa varietà, mentre l’impressione sulla Nosiola e che la pratica di vinificazione in anfora abbia un po’ snaturato la delicatezza dei profumi di questo vitigno.

Su questo fronte decisamente più integra la versione in anfora della Nosiola di Luigi Spagnolli (Vilàr) il Sass Biank.

In Campania davvero buona la Falanghina Aorivola 2012 de I Cacciagalli, sebbene ancora molto giovane ed in affinamento.

Merita un passaggio la nuova versione del Monte del Cuca di Stefano Menti, vinificata con macerazione delle bucce: una nuova ed intrigante dimensione per la Garganega.

D’obbligo è la fermata in Sardegna. Da Giuseppe Sedilesu apprezziamo l’intera gamma dei Cannonau dove per quest’anno il Ballu Tundu 2010, supera il Mamuthone 2010 (sul podio la scorsa edizione avevamo messo la versione 2010 di questa etichetta). Non sapremo invece quale preferire tra i Cannonau di Giovanni Montisci, che presentava il Barrosu Riserva 2010 e il Barrosu Riserva Franzisca 2010. Per questioni di tempo saltiamo la postazione di Dettori.

Sedilesu

Nutrita la compagine siciliana: iniziamo da Arianna Occhipinti, dove il Frappato si conferma come in nostro preferito (presentato nella versione 2011). Eccellente anche il Cerasuolo di Vittoria Grotte Alte 2008, ma il prezzo in enoteca scoraggia un po’.

Per avere un buon confronto di spostiamo da COS (rimanendo un po’ in famiglia), che presenta una serie di rossi davvero esemplare, con Cerasuolo di Vittoria e i due Nero d’Avola, Nero di Lupo e Contrada sugli scudi.

Spettacolare conferma poi dai vini di due aziende allo stesso tavolo: Tenuta di Castellaro, da Lipari che presentava il Bianco Pomice 2010 da uve Malvasia e Carricante in prevalenza, che mette in ombra il pur eccellente rosso aziendale Nero Ossidiana 2010 (uve Corinto e Nero d’Avola). Che dire poi del Suber di Daino, da uve Nero d’Avola, Frappato e Alicante, coltivate ad alberello nel territorio di Caltagirone, forse il miglior assaggio tra i rossi delle fiere veronesi di quest’anno. E non aggiungo altro !

Suber

Infine, accomunati nella postazioni troviamo due aziende di Castelrotto, nel cuore della Valpolicella (comune di San Pietro in Cariano): Villabellini e Monte dall’Ora. Cecilia Trucchi propone il suo Valpolicellla Superiore Taso, un vino unico, per la sua integrità, la sua complessità priva di forzature, la sua proposizione autentica. Carlo Venturini e al moglie Alessandra non sbagliano un colpo: la loro è una delle realtà più interessanti della Valpolicella Classica, dal Valpolicella “base” (si fa per dire) all’Amarone La Stropa si percorre un sentiero che sa di identità ed amore per la propria terra. Ho una mia personale predilezione per il loro Valpolicella Classico Superiore Camporenzo, vino di grande versatilità, ricco e articolato senza mai essere prepotente.

MontedallOra

Un’ultima nota su un assaggio fatto alla postazione dell’importatore Velier: Château Musar 2003. Il grande libanese a quasi 10 anni dalla vendemmia si presenta come un adolescente pronto ad affrontare una vita lunga e ricca di soddisfazioni (per chi avrà la fortuna di berlo).

Vinitaly: non solo sporchi, brutti e cattivi

Usciti dal Vi.Vi.T. cominciamo a girellare per i padiglioni della fiera senza un ordine preciso: come al solito evitiamo i grandi nomi, quelli che ti guardano dall’alto in basso e per i quali tu, appassionato e blogger, sei solo una scocciatura (anzi, a dirla tutta al Vinitaly non ci dovresti neppure stare, dato che per la direzione non hai la dignità di operatore – al contrario sono ben tollerati i gruppi di bevitori compulsivi schiamazzanti ed ubriachi dal terzo stand in poi).

Un giro di saluti è d’obbligo. Lasciato Pietro ad incombenze lavorative mi dirigo al palaexpo, padiglione Lombardia, dove è all’opera la squadra di TerraUomoCielo, una rapida stretta di mano a Giovanni Arcari, a Lucia Bellini, ad Andrea Arici e ai fratelli Camossi e via, ma non prima di aver riprovato Satén, Extra Brut ed Extra Brut 2006 di Camossi, splendide espressioni di Franciacorta che sanno dimostrare che la Franciacorta è anche territorio e carattere.

Mi dirigo poi verso il padiglione del Trentino, dove provo le nuove annate di Trento di Nicola e Clementina Balter, annotando oltre alla consueta bontà del Brut e del Brut Riserva, anche una netta progressione del Rosè sul fronte dell’identità e della pulizia.

Nello stand a fianco ritrovo riuniti Maso Furli, Elisabetta Dalzocchio e Alessandro Fanti (a dimostrazione che i “naturali” possono stare a testa alta tra gli altri senza farsi mettere in riserva). Mi fermo con Alessandro che sfodera tre annate della selezione di Manzoni Bianco Isidor: un 2008 che senza esitazione definisco da primato, una espressione autentica e profonda, sfaccettata ed appagante. A seguire il 2009, molto buono, ma che non regge il confronto, e un 2010 che ritorna ad inseguire il fratello maggiore da vicino ma senza al momento raggiungerlo (vedremo cosa saprà fare nei prossimi mesi).

Isidor

Un salto in Alto Adige da Armin Kobler con doveroso assaggio del Merlot Kretzer Kotzner, un rosato di rara forza e concentrazione, tra i miei preferiti della tipologia.

Mi fermo in Friuli alla postazione de Il Carpino, per riprendere gli assaggi fatti due settimane prima in azienda: lo stile della proposta è pieno, concentrato, con vini grassi e rotondi. Confermo la mia preferenza a Exordium (Friulano) e Ribolla Gialla, che rispetto alle altre etichette riescono a far percepire più facilmente l’identità territoriale, con il Friulano che si distingue per la facilità di beva e la Ribolla per integrità varietale.

Faccio un salto in Emilia, dove trovo Paltrinieri. Qui assaggio il nuovo nato: Solco, Lambrusco Salamino in purezza. Varietà che riesce a conciliare la concentrazione del Grasparossa, smussandone le durezze, con la gentilezza del Sorbara. Non posso quindi fare a meno di riassaggiare Leclisse e Radice, Sorbara in purezza, charmat per il primo e rifermentazione in bottiglia per i secondo.  Il mio favore va a quest’ultima versione, per la sua espressione più dritta e meno incline al compromesso (sebbene Leclisse sia un gran Sorbara, va detto).

Visto che ci sono mi avvicino alla postazione di Podere il Saliceto, dove ho modo di apprezzare, oltre al Falistra (Lambrusco di Sorbara rifermentato in bottiglia), in particolar modo Argine, vino rosso da uve Malbo, Merlot e Sangiovese, concentrato, espressivo ed equilibrato. Decisamente troppo selvatico invece il Malbo in purezza.

Recuperato Pietro ci fermiamo in Romagna, Tenuta la Viola, dove facciamo conoscenza con Stefano Gabellini. La serie di Sangiovese è davvero esemplare per definizione ed eleganza, con Il Colombarone e P.Honorii in testa.

Riprendiamo la via del padiglione dell’Alto Adige, dove vogliamo approfondire alcune cantine. Iniziamo con Pacherhof, che presenta la nutrita serie di prelievi da vasca dei 2012. Notevolissimi e molto promettenti Müller Thurgau, Kerner e Riesling.

Facciamo poi tappa da Andreas Berger, Thurnhof: i due bianchi aziendali sono veramente buoni, sia il Goldmuskateller che il Sauvignon 800. Tra i rossi si distinguono le riserve di Lagrein e Cabernet Sauvignon. Chiude la serie il Weinegg (Cabernet Sauvignon, Merlot e Lagrein), ricco e complesso.

Chiudiamo l’Alto Adige allo stand di Peter Dipoli, con il suo Sauvignon Voglar 2010. Un vino praticamente perfetto: profumato, ampio, equilibrato, lungo. Un’interpretazione molto “francese” del Sauvignon altoatesino, il cui unico difetto è quello di mettere in ombra il rosso aziendale Iugum (Cabernet Sauvignon e Merlot).

Voglar

Il tempo è tiranno. Ci affrettiamo verso il padiglione che ospita la Val d’Aosta, uno dei nostri obbiettivi. Qui ci affidiamo al tavolo di mescita comunitario gestito dall’AIS Valle d’Aosta. E inizia la scoperta delle denominazioni valligiane. Uno dei migliori assaggi è in Nus Malvoisie 2012 (Pinot Grigio) dell’Institute Agricole Régional, di magistrale equilibrio tra corpo e bevibilità. A seguire i rossi Torette di Feudo di San Maurizio, semplice ma succoso e appagante, e Fumin di Elio Ottin, dall’articolazione complessa (e buoni tutti i vini di questo produttore).

NusMalvoisie

La Vallée chiude il nostro Vinitaly per quest’anno, lasciandoci la voglia di approfondire questi vini di montagna, sottili eppur profondi, ricchi di suggestioni, schietti e lontani da derive modaiole.

Al prossimo anno !

0 thoughts on “Vinitaly 2013 – il report da Verona

  1. ciao graze per la visita e le belle parole per i miei vini….dopo tanto lavoro ,quando arrivano giudizi positivi alleviano la fatica. ciao e quando vorrai venirci a trovare siamo qui. ciao gp

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