Bollicine a Marostica 2013 – Il report

di Marco De Tomasi

Diciamocelo: non sono tipo da eventi patinati. Quelli con i sommelier in divisa per intenderci.

Ovviamente non è colpa loro: sono io che ho qualche problema a rapportarmi con l’istituzione.

2 giugno, festa della Repubblica. Ci sono un bel po’ di eventi interessanti.

A Castel Noarna, in Trentino, c’è il secondo anno dei Dolomitici riuniti. Sarebbe l’ambiente ideale per me.

Sui Colli Euganei, Marcus presenta i suoi nuovi fratelli, Micael, Johannes, Franzisca e  Isabel. E anche qui sarei decisamente a mio agio.

Poi c’è Bollicine a Marostica (chepperò è a Mason), evento AIS dedicato agli spumanti (charmat, metodo classico e ancestrali tutti assieme appassionatamente).

Bollicine a Marostica

Mancano a dire il vero i vari Colfòndo e Sur Lie (di fatto di ancestrale c’è solo l’omonima etichetta della Cave de Morgex et de La Salle). Che per dirla fino in fondo non sono propriamente spumanti, nella maggior parte dei casi sono solo frizzanti, ma che a mio avviso dovrebbero godere di maggiore visibilità, specie da parte dell’istituzione principe del vino in Italia.

Consulto la lista: ci sono diversi nomi che mi interessano.

Poi mia moglie lavora.

Poi c’è il caro benzina.

Però è un evento AIS. E per forza i sommelier saranno in divisa.

Pazienza. Ci vado. Mi adatterò.

Dato che ho poco tempo mi presento cinque minuti prima dell’orario di apertura. Sono il primo.

Mi guardo intorno, e non posso fare a meno di riflettere sulla mia solitaria presenza al portone d’ingresso: devo rassegnarmi al fatto che ormai il mio rapporto con il vino rasenta il patologico.

Il posto è bello, uno dei tanti luoghi ameni di cui l’Italia è costellata e che all’estero sarebbero segnalati decine di chilometri prima.

Un vecchio (no, meglio dire: antico) monastero riattato ad agriturismo e luogo per eventi. Si chiama Villa San Biagio.

VillaSanBiagioMason

All’ingresso incontro un paio di produttori conosciuti che mi battono sulla spalla facendo delle simpatiche battute sulla mia attesa dell’apertura (rispondo con un sorriso dissimulando la lieve sensazione di disagio di cui sopra).

Altro scambio di battute con Michele Bertuzzo di Studio Cru, che funge da Ufficio Stampa dell’evento e via: mi faccio un primo giro esplorativo.

Vedo che alcuni dei sommelier sono un po’ ingessati: evidentemente condividono con me una certa repulsione alla livrea.

Per costruirmi un alibi bighellono tra i tavoli per un po’, in attesa che qualche altro visitatore apra le degustazioni. Cosa che non tarda ad avvenire. Mi rincuoro: evidentemente non sono solo nella mia patologia !

VillaSanBiagio2

Attacco la postazione di Rino Polacco (La Pria) per assaggiare il nuovo Prosecco 0,5 (riferito ai grammi di zucchero). Appena imbottigliato, verde nella sua giovinezza e dalla sapidità rocciosa. Decisamente un Prosecco fuori dagli schemi. Sarà per quello che ci entro subito in sintonia. Passo al Prosecco Brut: Rino ha portato una bottiglia con due anni di vetro. Ancora vivo, anche se sta esaurendo la carica. Conoscendo i miei gusti Rino non mi propone l’Extra Dry. E io non lo chiedo.

Il ghiaccio è rotto e gli assaggi diventano rapidi, quasi compulsivi. Cerco qualcosa che stuzzichi la mia curiosità. Incontro Deidda con il Brut Marzani, da uve Nuragus e Vernaccia. Naso stimolante, carico di agrumi e macchia mediterranea. L’ingresso in bocca è fresco, ma perde slancio quasi subito. Mi aveva illuso. Però a conti fatti, se me lo trovassi nuovamente davanti, lo berrei ancora.

Passo oltre. Mi ero annotato due cantine del sud: I Borboni con l’Asprinio di Aversa e D’Araprì con il metodo classico da uve Bombino Bianco. Il campano è uno Charmat “lungo” (6 mesi di autoclave). Riconferma l’ottima impressione già avuta ad un Vinitaly di qualche anno fa. Freschezza e sapidità vanno a braccetto, verticalizzando il sorso, che si esaurisce allugadosi con sensazioni balsamiche di raro fascino, sia pure un po’ rudi. Più scolastico e composto il m.c. pugliese (Brut da uve Bombino Bianco e Pinot Nero), dalla struttura massiccia ben dissimulata dalla piacevolezza di naso e di beva.

Puntatina all’estero, in Spagna, con il Cava Brut Nature di Castell del Remei. Il naso è un bel mix di note fruttate, agrumate e soprattutto idrocarburiche. Bocca solida, richiede decisamente l’abbinamento gastronomico. Decido che mi piace. Pur con tutte le sue imperfezioni e la sua bolla un po’ grassoccia. Poi torno a casa e scopro che in giro per l’Italia costa circa 14 Euro. E se lo prendete direttamente in Spagna, ne costa 8. E stiamo parlando di un m.c. con 24 mesi di permanenza sui lieviti (ma come caspita fanno ?).

Altra azienda che avevo annotato prima della partenza. Ciù Ciù. Siamo nelle Marche. Due Charmat: il Passerina Brut Altamarea e il Pecorino Brut Merlettaie (rispettivamente 3 e 5 mesi di permanenza sui lieviti). Convincente quest’ultimo, meno il primo (non siete autorizzati a lasciarvi andare ad ironie di bassa lega).

Sul fronte del Trento doc ho molto apprezzato per integrità e profondità il Brut Wallenburg Riserva del Conte Fondatore, di Maso Wallenburg (azienda che fa parte del gruppo veronese Montresor) come anche il Brut Riserva Pian Castello di Endrizzi.

Ferrari presentava il Brut Maximum. Ci metti dentro il naso e capisci che l’esperienza conta. Lo assaggi e ad un tratto ti sono evidenti tutte le spigolosità dei vini assaggiati fino a quel momento. Un vino cesellato, dalla cremosità finissima e l’incedere elegante. Che qui fa la figura di un nobile d’altri tempi attorniato da rispettabili signori in cerca di blasone.

Però … però … non so voi, ma a me le imperfezioni intrigano.

Per cui archivio e proseguo, sperando di andare a sbattere su qualche altro spigolo.

Alla fine mi imbatto nell’Erbaluce di Caluso Metodo Classico di Bruno Giacometto. Che non ha l’eleganza del Ferrari. Che ha la bolla un pò grossa che lo rende un po’ scarmigliato in bocca. Ma che è riuscito a darmi dei brividi alla schiena e a farmi sorridere compiaciuto e soddisfatto mentre lo assaggiavo …

BrutGiacometto

0 thoughts on “Bollicine a Marostica 2013 – Il report

  1. Come sempre la descrizione e’ miticolosa e sembra di aver partecipato anch’io dopo aver letto le tue recensioni precise e coinvolgenti. Mi sembra di capire però che non è stata all’ altezza delle aspettative…. Se così mi, consolo di averla persa.

    • In realtà aspettative non ne avevo. Proprio per questo ho scoperto alcune cose interessanti (anche se nulla per cui perdere la testa, devo dire). Poi sai: non ho assaggiato tutto, per cui magari posso anche essermi perso qualcosa.

  2. Non amo le “bollicine” e quindi ho diretto la macchina a Nogaredo.
    Ti confermo l’ambiente molto “easy” e vini sempre ad alto livello, Ciso compreso (rispetto alle prime uscite mi sembra stia crescendo pure lui).
    Erbaluce interessante anche quello di Silvia Barbaglia, sia pure non di Caluso, assaggiato a Vieni in villa.

  3. Davvero carino questo pezzo. Complimenti. Quanto mi ritrovo in quella sensazione di disagio e nell’impressione di patologia compulsiva. Aiuto 🙂 Mi spiace che liquidi così velocemente D’Ararprì, un’azienda che è nei miei radar da qualche anno ma che non ho ancora avuto modo di provare.

    • Forse sono stato troppo sbrigativo e non mi sono fatto intendere: D’Araprì mi è piaciuto, è davvero una bella bolla, caratteriale e ben eseguita e che vale la pena di approfondire ! (non l’avrei nominato se non fosse così)

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