Orto Venezia – Sant’Erasmo (VE)

di Marco De Tomasi

Immaginate un luogo magico, su un isola della laguna di Venezia, un po’ fuori dai giri turistici classici.

Scegliete dei terreni ricchi di limo, argilla e conchiglie.

Mettetevi a dimora uve nobili, come Malvasia Istriana, Vermentino e Fiano.

Chiedete consiglio ad Alain Graillot, vignaiolo in Crozes-Hermitage, Valle del Rodano.

Prendete  poi come consulenti agronomi Lydia e Claude Bourguignon (che in curriculum hanno Romanée Conti, Leflaive, Selosse,  Dagueneau, Chave, Huet, Heger, Elio Altare, Pingus, Vega Sicilia, tanto per buttare lì qualche nome a caso).

Fate condurre il vigneto a gente legata al luogo e al suo spirito.

Mescolate bene il tutto, aggiungendo una generosa dose di “naturalità” (si può dire ?), e otterrete Orto Venezia, l’unico vino prodotto in laguna.

OrtoEsterno

Vedo già qualche ditino alzato: di vigne in laguna ce ne sono altre, e se ne ricava vino, lo so.

Ad esempio la tanto decantata Dorona di Bisòl, tenuta Venissa sull’isola di Mazzorbo, chepperò viene vinificata lontano da Venezia.

Oppure il Merlot e il Cabernet coltivati da Le Carline sull’isola di Santa Cristina (proprietà Swarovski, quelli dei brillocchi), ma anche quelli vengono vinificati in terraferma (vino buono e che vi consiglio, l’etichetta si chiama Ammiana).

Ma a Sant’Erasmo c’è proprio una cantina, con vasche, tini e tutto il resto. L’uva non viaggia sulle barche e portata altrove per diventare vino.

OrtoInterno

Al massimo le cassette fanno un breve viaggio in Ape, il mezzo più diffuso per muoversi sull’isola.

Sant’Erasmo, estesa quanto la città lagunare, è fuori dal flusso turistico. Venezia è lì di fronte.

Dalla cantina si vedono Burano e Mazzorbo e, dietro, il solido profilo del campanile della basilica romanica di Torcello.

Da sempre Sant’Erasmo e considerato l’orto di Venezia.

L’intera isola è una distesa di coltivazioni, esenti dall’acqua alta perché Sant’Erasmo è mediamente un paio di metri più elevata di Venezia.

Il prodotto principe è il rinomato Carciofo Violetto di Sant’Erasmo.

Michel Thoulouze, una vita spesa a “inventare” canali satellitari (sua la creazione di Tele+, oggi Sky), alle soglie della pensione elegge dimora sull’isola, acquistando una tenuta da tempo abbandonata, ristrutturando un casolare cadente ma con una magnifica vista sulla laguna.

OrtoCasolare

Prendendo confidenza con gli isolani, viene a sapere di aver acquistato i migliori terreni di Sant’Erasmo.

Ricerca negli antichi mappali: questo podere viene definito come “Vigna del Nobil Uomo”, qui nel ‘700 si coltivava Malvasia. Qui si può far vino.

Chiede consiglio, ricerca consulenti e arriva alla ricetta che vi ho illustrato più su. Le dosi esatte sono 60% Malvasia Istriana, 30% Vermentino, 10% Fiano.

Prima di impiantare le vigne i terreni sono stati preparati per tre anni coltivando orzo, avena e sorgo, senza mai arare.

Non senza una certa dose di azzardo, si è scelto di piantare su piede franco, nella convinzione che difficilmente la fillossera possa giungere sull’isola.

La conduzione del vigneto è strettamente naturale, i diserbanti sono messi al bando e gli unici trattamenti sono a base di zolfo.

L’isola gode di una buona ventilazione, il che facilita il contenimento di oidio e peronospora, ma è necessario un puntiglioso lavoro di scacchiatura per mantenere un microclima ottimale tra i tralci: il 2013 si sta rilevando un anno difficile a causa delle abbondanti pioggie primaverili per cui si dovrà intervenire con lo zolfo più che in passato.

La siccità del 2012 ha invece colpito piuttosto duramente le viti di Vermentino che hanno avuto una moria importante.

In fase di vinificazione si fa ridotto uso di anidride solforosa: in tutti i casi il valore residuo aggiunto è di 30 mg/l (considerate che per i vini bianchi il limite di legge è di 200 mg/l).

Vinificazione esclusivamente in acciaio, permanenza nelle vasche per 1 anno, cui segue 1 ulteriore anno di affinamento in bottiglia.

La prima annata di Orto messa in commercio è la 2007 (le viti sono state messe a dimora nel 2004). Oggi sono disponibili le annate 2009 (in quantità limitata) e 2010.

Orto Venezia 2009: esprime fin da subito al naso un soffio salmastro e minerale, su cui si innestano note floreali e fruttate, di agrumi e con profumo di uva matura in bella evidenza. Sorso pieno, ben ritmato, con finale sapido che spinge in lunghezza e profondità. Vino complesso e sfaccettato, dimostra tutte le potenzialità di questo ambizioso progetto.

Orto Venezia 2010: figlio di una annata difficile, evidenzia un frutto più crudo del precedente e non solo per questioni anagrafiche. Maggiore è l’apporto del Vermentino nel blend. Al naso sono maggiori le sottolineature di agrumi e fiori. In bocca è più verticale del fratello maggiore, sebbene le analisi evidenzino minore acidità. Non ha però la stessa dinamicità e presenza, risultando di più facile lettura, data la minore complessità. Si tratta comunque di un vino di buon carattere e soprattutto, riconoscibile.

Orto2009

Non so se la cosa sia voluta, ma concedetemi una piccola considerazione (potete pure chiamarla fisima, se preferite) sulle tre varietà scelte per questo vino: la Malvasia Istriana, vitigno che più veneziano non può essere, il Vermentino, diffuso dalla Liguria alla costa toscana (e non posso fare a meno di pensare a Genova e Pisa) e il Fiano, vitigno di montagna ma diffuso anche sulla costa salernitana, nei territori che furono di Amalfi. In quest’ottica Orto diventa quasi un omaggio alle quattro antiche repubbliche marinare italiane.

Orto Venezia si trova in enoteca tra 26 e 30 Euro.

Orto Venezia
Via delle Motte, 1 – Sant’Erasmo
30141 – Venezia
www.ortodivenezia.com
Ettari vitati: 4,5
Bottiglie annue prodotte: 15.000

0 thoughts on “Orto Venezia – Sant’Erasmo (VE)

  1. Bella presentazione! Me fa na voja 😉

    In merito alla tua ultima precisa battuta sulle repubbliche marinare.. Un po OT ma mi dai occasione: Di recente uno storico definiva quella delle repubbliche marinare come un’invenzione degli storici.
    Primo perché non si può paragonare la millenaria storia della Serenissima a quella delle altre.
    2 perché scherzosamente spiegava questa invenzione storica solo per il fatto di essere città di mare e con tradizione navale

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