Tessère – Noventa di Piave (VE)

di Marco De Tomasi

All’uscita dell’autostrada di Noventa di Piave si viene improvvisamente aggrediti dalle architetture disneyane di un outlet.

Monumento kitsch all’illusorio benessere. Li tollero a fatica in tempi di prosperità: in questo periodo di crisi li trovo irritanti.

A seguire capannoni ed edifici vari testimoni dell’improvviso e disordinato sviluppo del (fu) miracolo nordest.

E dire che il centro di Noventa non è brutto, tutt’altro.

Va però detto che la storia non è stata clemente con questi luoghi.

Come tutti i centri lungo il Piave, anche Noventa ha subito una profonda distruzione durante la Grande Guerra, talmente radicale da rischiare di cancellarla.

Così non è stato: gli abitanti hanno voluto ricostruirla dov’era, quando la grande follia collettiva cessò.

Forse non era la prima volta.

Da qui e dai tanti centri vicini della bassa pianura veneta vennero le genti che fondarono Venezia, in fuga dai barbari, che nel terrore che li precedeva contavano forse più che nella forza delle armi.

E’ un fatto che questo territorio fu rigoglioso prima dei secoli bui.

Lo testimoniano resti di monumenti, tempi, basiliche e ville che punteggiano la carta geografica da Altino ad Aquileia.

Se c’erano i romani, c’era la vite.

E qualcuno l’ha mantenuta. Nonostante Attila, le armate austro-ungariche e gli outlet.

Questo è il regno del Raboso, vitigno di pianura che ha eletto a dimora questo territorio, reso fertile dai depositi alluvionali del Piave.

Emanuela Bincoletto, titolare di Tessère, conferma che qui è facile imbattersi in resti di manufatti risalenti fino all’epoca romana, lavorando i campi.

Tessère si trova in un vecchio casolare tra i vigneti, ben defilato dai capannoni.

Si ritrova la dimensione rurale che avevano questi luoghi non più tardi di 30 o 40 anni fa.

Certo, gli impianti sono cambiati, tutto è più moderno, ma l’atmosfera è la stessa.

VignetiTessere

Tessère non è solo azienda agricola: è fattoria didattica (vedi i numerosi spaventapasseri fatti dalle scolaresche, che costituiscono una colorata e allegra collezione) e a breve sarà anche alloggio agrituristico.

Il nome gioca sui possibili cambi di accento: possono essere le tessere dei mosaici che a volte spuntano dai campi o il tessere inteso come verbo.

Un intreccio intimamente legato al territorio e al suo vitigno principe, sostenuto dall’autentica passione di Emanuela.

Lo dimostra il suo impegno su più fronti: fa parte della FIVI, del Movimento Donne del Vino e del Movimento Turismo del Vino Veneto.

Conduzione dei vigneti in regime biologico, basse rese e una forte spinta all’innovazione e sperimentazione caratterizzano i prodotti di Tessère, tra i più interessanti della denominazione.

Mi sono concentrato sull’assaggio dei Raboso, che Emanuela produce in tutte le sfumature possibili.

Tessere

Raboso del Piave Spezièr 2009: è il Raboso “base” di Tessére. Quello più intimamente legato alla tradizione. Naso fruttato, speziato e con sensazioni balsamiche. In bocca non fa sconti: si sente tutta l’acidità tipica del Raboso, che ne rende il sorso fresco e sferzante, accompagnato da tannini piuttosto ruvidi che mettono in moto una copiosa salivazione. A rischio di bevuta compulsiva ed incontrollata !

Raboso del Piave Barbarigo 2007: con questa etichetta il Raboso mostra un altro volto. Più disteso e amichevole. Frutto ampio, complesso e articolato, quasi cangiante, con rimandi iodati e lievemente salmastri. In bocca riesce a ben dissimulare il carattere acidulo con morbidezze che si fondono progressivamente ai tannini sul finale di bocca. Mi era già capitato di assaggiarlo, e devo dire che questo è forse tra i Raboso più convincenti mi sia capitato di incontrare.

TessereBarbarigo

Redentor Rosato di Raboso Sur Lie 2008: più dorato che rosato. Al naso ha bei profumi di lievito e crosta di pane, in sovrapposizione a note di piccoli frutti rossi. Bella cremosità in bocca, che accompagna una struttura solida, quasi “masticabile”, di sicuro fascino. Ben presente l’acidità, che agisce in profondità e con un buon ritmo, esaltando la freschezza del sorso. Idea malsana: sarebbe da mettere in batteria alla cieca con qualche Pinot Nero M.C. Giusto per vedere l’effetto che fa.

TessereRedentor

Redentor Rosato di Raboso Brut Metodo Classico 2008: qui il rosa c’è. E il naso è completamente diverso dal precedente. Sfaccettato, ricco ed elegante, si percepisce profondità e finezza su un solido nervo minerale, con innesti di piccoli frutti e agrumi. Al sorso colpisce per il volume. La freschezza marca il carattere varietale, esaltata dalla cremosità. Si ripropone la ricchezza del frutto percepita al naso, con rimandi salmastri in chiusura.

Rebecca Passito di Raboso 2006: colore impenetrabile, naso complesso che gira attorno un solido pilastro iodato, piccoli frutti in composta e sotto spirito, spezie e bacche aromatiche. In bocca la dolcezza rimane un elemento complementare, quasi suppletivo, con l’acidità che verticalizza e i tannini che vanno a chiudere la progressione. Quasi d’obbligo un parallelo con un grande Recioto della Valpolicella (e sottolineo grande). Con un saldo che rischia di chiudersi positivamente per il Raboso !

TessereRebecca

Prezzi, al pubblico, franco cantina:

  • Raboso del Piave Spezièr 2009: 6,80 Euro
  • Raboso del Piave Barbarigo 2007: 10,00 Euro
  • Redentor Rosato di Raboso Sur Lie 2008: 10,00 Euro
  • Redentor Rosato di Raboso Brut Metodo Classico 2008: 12,00 Euro
  • Rebecca Passito di Raboso 2006: 17,00 Euro (0,500)

Tessère
Via Bassette, 51 – Loc. Santa Teresina
30020 – Noventa di Piave (VE)
Tel.: 0421 320438
Fax: 0421 320965
Email: info@tessereonline.it
www.tessereonline.it
Ettari vitati: 15
Bottiglie annue prodotte: 50.000

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