Feudo di San Maurizio – Sarre (AO)

di Marco De Tomasi

Grigliata di inizio estate.

Girando le orate si ragiona degli ultimi assaggi.

“Però un giretto in Valle d’Aosta si potrebbe fare”.

Tre sguardi di intesa e non serve altro: parte l’organizzazione.

Un paio di giorni full immersion tra le cantine della Vallée.

Non ero mai stato in Valle d’Aosta.

Me la immaginavo meno aspra e più ampia.

O forse è larga più o meno quanto le grandi valli cui sono abituato, ma qui il fondovalle è piuttosto movimentato a causa degli antichi depositi glaciali.

Vigne non se ne vedono molte: in tutta la regione ci sono poco più di 500 ettari vitati e cavarne qualcuno dalle severe montagne che segnano il paesaggio è veramente duro.

Lo dimostrano i primi che incontriamo:  i terrazzamenti che ci accolgono a Donnas annunciano quanto condurre la vigna da queste parti sia un atto eroico (ma anche qualche chilometro più indietro, nell’alto Canavese, a Carema, non si scherza).

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Vigneti a Donnas

Dalle parti di Aosta la valle raggiunge il suo punto più ampio.

Si fa per dire: oltre ad Aosta, in poco più di due chilometri di larghezza sono riusciti a farci stare un aeroporto, un’autostrada, la ferrovia e una manciata di comuni sparsi ai piedi delle montagne.

Più in alto le vigne.

Non molte per la verità.

Le vigne di Michel Vallet sono arroccate sui pendii ai piedi della montagna sopra Sarre.

E’ stato il primo (e ad oggi l’unico) a credere nella riscoperta (*) della viticoltura in questo comune della valle.

Per lungo tempo è stato poco più di un hobbista. Poi, dal 2001 la vigna diventa la sua principale attività: prende in affitto altri terreni dopo aver acquistato i primi. Recupera filare dopo filare: gli otto ettari dell’azienda sono un mosaico di ben trentacinque parcelle.

Ci parla di viticoltura in valle, di come la sua storia sia parallela a quella di tanti colleghi che condividono la fatica di fare vino in montagna, divisi solo dalle diverse personalità.

E quella di Michel è una personalità che spicca: nei suoi occhi e nei suoi modi si leggono determinazione e un pizzico di lucida follia.

MichelVallet

Il punto focale del suo lavoro è la valorizzazione dei tanti vitigni tradizionali valdostani, quasi tutti a bacca rossa. Un lavoro che come lui stesso conferma, è ancora lungi dall’essere portato a pieno compimento, visto che ogni varietà va ricollocata nei luoghi ad essa più vocati, capendo come deve essere gestita per esprimersi al massimo.

Valle d’Aosta Chardonnay 2012: annata 2012 con il contributo del 15% dell’annata precedente. Il naso apre con ampie note floreali arricchite di sottolineature agrumate. Si libera poi sul finale una nota affumicata e minerale. In bocca è generoso: sensazioni di frutta tropicale matura ne evidenziano la grassezza. Piacevolezza assicurata da acidità e sapidità che, pur non evidentissime, vanno in profondità.

Valle d’Aosta Petit Arvine 2012: qui gli agrumi prevalgono sui fiori. Si fanno strada poi sensazioni burrose, di frutta secca e delle note verdi di corteccia. In bocca risulta meno complesso dello chardonnay eppure più diretto grazie all’acidità sferzante che incita i sorsi successivi. Integro, ben definito e lineare.

Valle d’Aosta Mayolet 2012: il primo rosso di Michel che assaggiamo risulta un po’ scomposto al naso, probabilmente a causa dell’imbottigliamento recente. Si percepiscono frutti rossi, note animali e spezie. E’ però convincente in bocca, con un frutto fresco, croccante e ben scandito nella progressione.

Valle d’Aosta Cornalin 2011: si alza il tiro. Naso vinoso, complesso e speziato con un che di selvatico. Perfetta corrispondenza in bocca, dove si ritrovano amplificate le spezie, affiancate da una nota erbacea discreta, mai prevaricante sul frutto che si distende sul filo della freschezza. Tannini ben bilanciati che vanno a chiudere il sorso, delineandone la profondità.

Valle d’Aosta Torrette 2012: Petit Rouge 70%, Fumin 30%. Vinoso, marasche e altri frutti rossi, complesso. In bocca è altrettanto complesso e ricco, con un frutto marcato da calore e sapidità. Un Torrette “base” che non ti aspetti per struttura e ricchezza (sarà per quel 30% di Fumin ?), abbinate ad una agilità di beva, questa sì, attesa e pretesa.

Valle d’Aosta Vuillermin 2011: premessa: quello di Michel e quello dell’Institut Agricole Régional sono gli unici Vuillermin in purezza commercializzati in Valle d’Aosta (e quindi in Italia). Frutti rossi croccanti, piccole bacche come more e ribes e un’idea di terra bagnata. Profumi che suggeriscono già al naso il carattere fresco e vibrante del sorso, che risulta verticale, accompagnato da una trama tannica che si fonde elegantemente nella complessità generale.

Vuillermin

Valle d’Aosta Torrette Superieur 2011: Petit Rouge 90%, Syrah 10%. Naso ben definito, bacche rosse e frutti rossi maturi ed in composta. Moltiplica e amplifica le impressioni avute con il fratello “minore”, ma c’è molto di più.: alla materia ricca e complessa in bocca aggiunge un tocco leggiadro che lo rende elegante e coerente nella definizione.

TorretteSuperieur

Valle d’Aosta Fumin 2011: il Fumin è il principale candidato a diventare il “grande” vino valdostano: e questa versione di Michel conferma la complessità che è in grado di esprimere quest’uva: confettura di frutti rossi, spezie, menta, sentori balsamici e lievemente affumicati. In bocca il frutto è ampio e altrettanto sfaccettato, si distende con discrezione ma senza mai cedere sul fronte della tenuta. Si mantiene nel contempo austero, evidenziando tannini e qualche asperità che anziché rappresentare elemento di squilibrio, completano il sorso.

Fumin

Michel produce altri vini: tra i bianchi il Gewürtztraminer Grapillon, di cui parlano un gran bene ma che non abbiamo avuto modo di assaggiare perché esaurito, e il Müller-Thurgau metodo Charmat (che è stato il primo vino prodotto dalla cantina). Sul fronte dei rossi segnalo il Saro Diablo, un vino da tavola composto da un mix di uve come Petit Rouge, Fumin, Premetta, Barbera, Freisa, Ciliegiolo, Dolcetto e Gamay (in percentuali diverse a seconda delle annate), una sorta di super-Torrette, se vogliamo, appena un po’ più “ruffiano”, e il Pierrots, vino da uve stramature di Petit Rouge e Fumin, dall’intrigante bouquet di frutti rossi, spezie, olive e fichi secchi. In bocca la dolcezza si percepisce appena, coperta da un carattere decisamente fresco e tannico.

Prezzi, al pubblico, franco cantina: dagli 8 ai 16 Euro.

Feudo di San Maurizio
Fraz. Maillod, 44
11010 – Sarre (AO)
Tel. 0165 257498
Cell. 338 3186831
Email: feudo@vievini.it
Ettari vitati: 8
Bottiglie annue prodotte: 50.000

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(*) A inizio secolo gli ettari vitati della valle erano oltre 3.000. Dopo un progressivo abbandono, solo dagli anni ’60 si è ricominciato a investire nella viticoltura.

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