Gustus Berico 2013 – Il report da Palazzo Valmarana

di Marco De Tomasi

Ottobre, mese che un tempo era dedicato solo alla vendemmia, si sta rilevando anche come un periodo denso di appuntamenti.

A Palazzo Valmarana-Braga, storica dimora palladiana nel centro di Vicenza è andato in scena Gustus Berico, rassegna dedicata alla promozione della produzione dei Colli Berici, con il Tai Rosso a fare da portabandiera.

Gustus-Berico

Premetto che sono sempre stato piuttosto critico sulla “vitalità” dimostrata da questa denominazione.

Perché i Colli Berici sono un po’ come un adolescente che “ha le capacità, ma non si impegna”.

E mi piange il cuore dirlo, dato che sono parte anche del “mio” territorio.

Un territorio davvero straordinario, soffocato dalla presenza di grosse cooperative sociali che ne rallentano in una certa misura lo sviluppo, mantenendo lo standard qualitativo ad un livello di gran lunga inferiore alle possibilità. Si esortano i conferenti ad estirpare la varietà tradizionale del Tai Rosso con altre più facili da gestire e soprattutto più remunerative nel breve termine. Non smetterò mai di sostenere che questa è una politica miope e che non farà mai crescere quest’area dal punto di vista vinicolo.

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Foto: Studio Cru

Sul fronte delle piccole aziende si potrebbe fare di più: ci vorrebbe più coraggio, spingersi al di là di una ripetitiva lettura della tradizione e capire fin dove si può forzare l’interpretazione delle due uve più promettenti dei Berici, Tai Rosso e Carménère, per poi muoversi (e promuoversi) uniti lungo questa traccia.

Qualcosa si sta muovendo, ad onor del vero, ma non c’è sufficiente massa critica per far si che la denominazione decolli.

Va dato merito comunque all’organizzazione di Gustus Berico di aver incentrato alcuni appuntamenti sulla promozione del Tai Rosso, varietà “autoctona” nonché una delle tante personalità assunte in giro per il mondo dal Grenache.

In questa direzione andava la degustazione “Tai Rosso … e i suoi fratelli”, tenuta da Fabio Giavedoni (curatore della guida Slow Wine). Centrata la scelta delle etichette, che comprendeva produttori a me già noti ed altri invece totalmente sconosciuti.

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Sei vini sulla scena, dove il grande trasformista Grenache ha gettato per un momento la maschera, svelando di recitare ovunque sulla base di un unico canovaccio.

Le prime tre interpretazioni sono sul registro della commedia, gioiose e a tratti spensierate: il Colli Berici Tai Rosso 2012 di Piovene Porto Godi è una delle espressioni più legate alla tradizione, su toni fruttati e vinosi, dai tannini vivi ma ben amalgamati. Sullo stesso registro anche il Gamay del Trasimeno Divina Villa 2012 di Duca della Corgna (ignoravo esistesse un Grenache che si nasconde sotto il nome di Gamay Perugino) con un frutto più denso ed acerbo, a cui risponde una bella tensione in bocca con suggestioni sia olfattive che gustative che richiamano effettivamente un po’ il Gamay. Dalla Liguria, più complesso ed articolato il Riviera Ligure di Ponente Granaccia 2012 di Durin, con un potenziale in prospettiva di tutto rispetto, davvero un vino notevole nella sua tipologia !

Dalla commedia alla tragedia: il Cannonau di Sardegna Costera 2011 di Argiolas si è rilevato quasi all’unanimità degli spettatori come un vino vetusto nella concezione. Sovrastato da un legno oppressivo, indelebile e pervasivo. Perché ?

Ed infine i grandi attori: il Cannonau di Sardegna Ballu Tundu 2010 di Giuseppe Sedilesu (da vigne vecchie di 100 anni) e il Colli Berici Tai Rosso Riserva Cìo Bacaro 2008 di Alessandro Pialli.

Premetto che questi sono per me due produttori feticcio e che quindi il mio giudizio può essere falsato da una certa dose di partigianeria (ma non scrivendo guide o dispensando bicchieri, chiocciole e stelline ed essendo per di più a casa mia, posso pure permettermelo, no ?).

Qui entriamo nel campo dei grandi monologhi, quelli che ti inchiodano alla poltrona e ti fanno viaggiare e riflettere. Libere interpretazioni che si slegano dalla tradizione e spingono il vitigno all’estremo dell’espressione. Due vini che potrebbero benissimo essere fratelli gemelli. Surmaturazione del frutto e calore alcolico sostenuto ed integrato da una spinta verticale che nel vicentino è superiore al sardo (ed è sorprendente se si pensa che ha pure due anni in più). Lunghezze magistrali per entrambi. Duello che finisce in sostanziale parità.

Uscito dalla degustazione ho avuto poco tempo da dedicare ai banchi di assaggio, per cui mi sono dedicato solo al Tai Rosso e a poco altro.

Prima però un rapido passaggio da Rino Polacco, organizzatore dell’evento in qualità di presidente della Strada dei Vini dei Colli Berici, per assaggiare i Prosecco che produce nell’azienda La Pria.

Siamo ad Alonte, zona ovest dei Berici. La Pria è stata tra le prime aziende a credere nel Prosecco vicentino, in tempi non sospetti. Ben caratterizzati e dall’impronta “diversa” (se si hanno presenti quelle dei Conegliano e degli Asolo). Annoto un progresso rispetto all’ultimo assaggio di qualche mese fa nell’espressività del Prosecco Brut 0.5 (inteso come grammi/litro di zucchero) ma soprattutto in quella del Prosecco Brut.

Un paio di chiacchere con Stefano Menti, “outsider” dato che i suoi vini provengono da Gambellara e centrano poco coi Berici. Buone come sempre e ben differenziate le tre Garganega, Pajele, Riva Arsiglia e Monte del Cuca.

Sul fronte dei Tai Rosso, tutti 2012, oltre al già citato Piovene Porto Godi, ho trovato molto interessanti le interpretazioni di Colle di Bugano, di Fattoria Le Vegre e soprattutto il Colpizzarda di Dal Maso, che spicca per la succosità e piacevolezza del frutto.

Il mio riferimento rimane comunque sempre Alessandro Pialli, il cui Colli Berici Tai Rosso Calbin 2012 andrebbe preso a riferimento per come, anche sul registro più fruttato e scorrevole, il Tai Rosso possa avere complessità, ricchezza e profondità (pur senza arrivare agli estremi della riserva Cìo Bacaro 2009, che rimane nel campo delle libere interpretazioni del vitigno). Tengo a precisare che ad aprile a Villa Favorita entrambi i vini mi avevano lasciato interdetto per quanto erano duri, chiusi ed illeggibili: sei mesi di evoluzione hanno sciolto ogni riserva, ho ritrovato i vini a cui Alessandro mi aveva abituato e, aggiungo ancora, a mio avviso i margini di miglioramento sono ancora ampi !

Risultati del genere mi confortano e mi stimolano a pensare che sia ancora, sempre e solo questione di coraggio per i Colli Berici.

0 thoughts on “Gustus Berico 2013 – Il report da Palazzo Valmarana

  1. Il Costera più che vetusto era probabilmente legato ad una moda che come ogni moda passa. L’unico modo di esser sempre di moda è non seguirla affatto. E pensare che negli anni novanta era uno dei miei preferiti. Come son cambiato! E quanto vino è passato sotto le mie arcate palatine.

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