“Storie di Coraggio” – ovvero il vino spiegato alle masse da Oscar Farinetti

di Marco De Tomasi

In rete troverete diverse recensioni su “Storie di Coraggio” di Natale “Oscar” Farinetti.

Ma dato che anch’io mi sono cimentato nella lettura dell’ultima fatica dell’unico imprenditore elettrovinoso che lo stivale possa vantare, nelle righe che seguono potrete trovare il mio pensiero.

Farinetti

Andiamo per punti.

  1. Confesso che non ho fatto la fila in libreria per acquistarlo. Semplicemente me lo sono ritrovato a casa dopo che mia moglie è tornata dal suo giro quotidiano in biblioteca (servizio mai abbastanza lodato). Per cui mi son detto: “vediamo un po’ cosa racconta …”;
  2. Sfogliando il sommario, dall’elenco delle interviste si capisce subito che siamo di fronte a un’operazione “cerchiobottista”: non riesco a dare definizione migliore all’accostamento di grandi imprenditori del vino come Angelo Gaja e Piero Antinori a vignaioli anarcoidi del calibro di Beppe Rinaldi, Walter Massa e Josko Gravner;
  3. La lettura delle interviste è piacevolmente scorrevole, anche se non siamo certamente di fronte ad un capolavoro della letteratura. Farinetti scrive come parla e parla come mangia;
  4. La lettura si incaglia invece sui pistolotti descrittivi di Shigeru Hayashi. Dopo aver letto le prime quattro o cinque descrizioni, le altre si saltano volentieri a piè pari. Lasciamo perdere poi che in ben due occasioni il giapponese scivola su un fantomatico “baccalà mantecato alla vicentina” (se è mantecato NON è alla vicentina: non toccatemi il piatto nazionale);
  5. Inciso: ma quanto piace a Farinetti prendere per il culo il suo socio giapponese ? Alla fine del libro il povero Shigeru è ridotto ad un macchietta che interviene a comando per il compitino assegnato. Con tanto del luogo comune per cui gli orientali non riuscirebbero a pronunciare la “R” (guardate la carta geografica del Giappone e ditemi se trovate un qualche toponimo dove appare la “L”, dove invece le “R” sono abbondanti). Sicuramente Farinetti di coraggio ne dimostra: non vorrei che il giapponese alla fine si rendesse conto della cosa e decidesse di risvegliare l’istinto belluino del samurai, affettando l’Oscar nazionale al pari di un culatello;
  6. Fin dalle prime battute del libro emerge prepotente l’autoincensamento dell’autore: quando uno degli intervistati racconta la propria storia e le proprie scelte ecco saltar fuori prontamente l’ego di Farinetti che risponde spesso (pure troppo) “anch’io !”. A Oscar piacciono le persone “fighe” (sic) e lui si sente “er mejo fico der bigonzo”;
  7. C’è una bella differenza tra chi fa vino e chi lo fa fare ad altri (vedi precedenti punti 2 e 6).
  8. Tutti i vini degustati sono perfetti: non una sbavatura, non una piccola indecisione. Possibile ? (Per forza: sono tutti in vendita da Eataly).
  9. Appare chiaro l’intento di portare acqua al mulino del PD: tutti i soggetti intervistati o l’hanno votato o potenzialmente (secondo l’autore) potrebbero votarlo (anche se mi riesce difficile vedere il Marchese Piero Antinori -che dichiara di aver votato per Monti- o Angelo Gaja -prima berlusconiano e oggi M5S- sotto le bandiere di quello che fu il partito della sinistra italiana). Farinetti sembra voler dimostrare a tutti i costi che il sentire comune a questi imprenditori di successo vada di pari passo con gli obiettivi del suo partito di riferimento (nda: il “sembra” va letto ovviamente in senso eufemistico).

Riassumendo, il libro parla di storie di successo nel mondo del vino italiano.

Basta il successo a definire gli imprenditori rappresentati come “coraggiosi” ?

O lo sono nella stessa misura di tutti coloro che in Italia lavorano onestamente (siano essi imprenditori o semplici lavoratori salariati) ?

Più che storie di persone coraggiose, direi che si tratta di storie che dovrebbero infondere coraggio a tutti coloro che le leggono.

Speranza a chi tenta di sopravvivere in questo paese che va a rotoli, senza perdere di vista i valori del lavoro, dell’onestà e dell’etica.

Una bella operazione di propaganda politica e commerciale con il vino a fare da sfondo (o pretesto, se preferite).

Perché diciamocelo: Farinetti in fondo è un simpatico paraculo.

Uno che sa fare impresa, che sa come fare girare i soldi, che ha qualche buona idea e un bel faccione simpatico.

Guarda caso, le stesse cose che si dicevano di Berlusconi prima che decidesse di darsi alla politica (tranne il faccione, che personalmente non ho mai trovato simpatico).

Anche sulla sua creatura, Eataly, circolano voci altalenanti; non mancano recensioni positive cui si affiancano critiche feroci, mentre poco tempo fa si è palesata anche l’ombra di comportamenti antisindacali.

Lasciatemi però dire che al di là di tutto, la peggior frittura di Eataly sarà sempre meglio del miglior panino imbottito di carne di dubbia qualità e altre amenità di CENSURA (evitiamo di ricevere lettere dall’ufficio legale del potente di turno, va !).

Almeno fintanto che Natale Farinetti detto “Oscar” non deciderà di scendere in campo direttamente (e che Dio ce ne scampi).

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P.S.: la foto di Farinetti l’ho presa da Intravino, che a sua volta l’avrà presa da chissà dove …

14 thoughts on ““Storie di Coraggio” – ovvero il vino spiegato alle masse da Oscar Farinetti

  1. Ti sei dimenticato di dire alcune cose importantissime come raccontare del suo rapporto con i fornitori che spesso paga, in templi biblici, con sconti autogestiti.

    Cosa vogliamo dire del Lingotto e dello spazio romano in uso gratuito?

    E sulla comunicazione sui vini con pochi solfiti o da agricoltura a basso impatto? Sono solo trovate pubblicitarie che purtroppo nascondono molte, troppe pecche e menzogne.

    Poi se vuoi seguire ciò che a suo tempo scrissi sul vino libero sui social, fui il primo, mi attaccarono per aver avuto il coraggio di contraddire il Messia.

    Adesso sono felice di vedere che pian piano molti vengono nel mio seminato…

    • Penso di essere la persona al mondo che ha scritto più post su Farinetti. E penso altresì che le critiche non siano mancate, come anche gli apprezzamenti. Sui fornitori ognuno dice quella che ha sentito e che sa, occhio a semplificare troppo la questione.

      Gianluca non fare il martire nè, non so chi ti attaccò ma so chi riprese il tuo sfogo sbattendolo in homepage ma non è mio solito spandere link a casa d’altri. Quindi non bullarti solo perché sei più alto di noi ;-).

      Chiudo: non nominando Berlusconi quando si parla di Farinetti si fa un piacere alla coscienza di tutti evitando una cazzata bella e buona. Di imprenditori furbi che non pagano per scopare minorenni o frodano il fisco ce ne saranno tanti spero. Se poi uno piazza Eataly al centro di New York io penso che fargli le pulci sia giusto ma col giusto senso delle proporzioni.

      • Che onore, Morichetti che commenta il mio blog !!! (potrei aver bisogno del pannolone) 😉
        Incasso anche la reprimenda sul paragone con il Cavaliere: ammetto che tra i due esistono delle enormi differenze.
        Almeno fino a quando il buon Oscar proseguirà nell’intento di continuare a fare solo l’imprenditore. Cosa che fa molto bene.

  2. Grazie del contributo Gianluca.
    Io, da cazzaro quale sono, mi sono limitato al libro, non conoscendo tutte le pieghe delle attività del Farinetti.
    Lui stesso nel libro si definisce un “furbo”, arrivando a dare una connotazione positiva al termine.
    Io l’ho definito un “simpatico paraculo” che secondo me rende meglio.
    Penso però che anche tra luci e ombre ci sia qualcosa di positivo nel progetto Eataly.
    Mi ripeto: meglio vedere la gente entrare lì che al fast food, non trovi ?
    Si sa mai che almeno uno su mille di quelli che entrano vengano incuriositi da quello che ci trovano e decidano di approfondire in autonomia la cultura enogastronomica di questo paese.
    Del resto anch’io ho cominciato seguendo pedissequamente le indicazioni del Gambero Rosso. Oggi che un vino abbia tre bicchieri o zero non ha più alcun significato per me.
    Ma sono partito da li. Rinnegarlo sarebbe disonesto.
    Per un neofita, magari semiastemio, anche la lettura di questo libro può aprire un mondo.
    Se costruissimo un parco a tema attorno a Pompei, l’operazione potrebbe essere discutibile. Magari però riusciremmo a tenere in piedi quello che sta crollando.
    Farinetti fa impresa, quindi utili, come da codice civile.
    Il resto si chiama marketing, che serve a fare impresa.

  3. Bella cronaca Marco, godibile e divertente.

    Sinceramente da Farinetti non mi aspettavo altro.

    L’ho visto su Che Tempo che Fa. Bravo a parlare di Rinaldi e Gravner, ma poi controlla Fontanafredda e tutti gli altri che ho assaggiato a Merano. Vino Libero… che delusione, anche per la fiera, sponsorizzare Vino Naturale, Vino Biologico, Vino Biodinamico e… Vino Libero, solo le aziende di Farinetti.

    Poi conosco i giapponesi, ho grandi amici fra loro, che rispetto e dai quali imparo.

    Da Fazio l’amico di Oscar non è che sia stato trattato benissimo dal suo amico, e si che per lui è “il naso assoluto”.

  4. Caro Alessandro, per risponderti ed inquadrare meglio la questione dal mio punto di vista dovrei aprire una discussione senza fine e andare decisamente fuori dal tema di questo blog. Non ne ho nessuna intenzione. Chiudo solo dicendo che per Al Capone sono riusciti a dimostrare solo l’evasione fiscale, ma sappiamo tutti che aveva combinato ben altro.
    Farinetti può anche scendere in politica. Magari potrà pure fare bene.
    Ma il suo faccione mi risulterà da quel momento meno simpatico. Tutto lì.

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