#ManzoniBianco1 – Il report da Asolo

di Marco De Tomasi

#ManzoniBianco1 è un omaggio all’Incrocio Manzoni 6.0.13 voluto dalle Cantine Cirotto di Asolo.

Più che un evento, una riunione “carbonara” di amici estimatori del Manzoni che si sono ritrovati nei locali interrati della cantina davanti alle bottiglie scelte da Francesco.

I Cirotto sono grandi sostenitori di questa varietà, nata tra gli anni ’30 e ’40 dalle sperimentazioni del professor Luigi Manzoni, preside dell’Istituto Enologico di Conegliano, dall’incrocio genetico per via sessuata del Riesling Renano e del Pinot Bianco.

E’ stato bello ritrovarsi tra produttori, comunicatori, blogger e appassionati, molti conosciuti, altri che vedevo per la prima volta.

Per Francesco un’occasione di confronto con i produttori di altri territori, per fare il punto sui risultati ottenuti e indirizzare il lavoro per il futuro.

Consapevolezza delle potenzialità del proprio territorio ma anche umiltà nell’accettare il raffronto con quelli che personalmente considero gli interpreti più talentuosi del Manzoni Bianco: Arturo Vettori e Alessandro Fanti.

Partiamo dall’uva: l’Incrocio Manzoni 6.013 come già detto nasce dalla volontà del prof. Manzoni. Lo scopo era quello di migliorare e aumentare le varietà diffuse nell’alto trevigiano, tradizionalmente limitate al Prosecco (ops, dovrei dire Glera), Verdiso, Bianchetta, Perera e una manciata di pochi altri.

ManzoniBianco

Di tutti gli incroci sperimentati dal prof. Manzoni, il 6.0.13 è sicuramente il più diffuso e anche il più performante (e vorrei vedere: con cotanti genitori !).

In Italia ha trovato due territori di elezione. Oltre all’Alto Trevigiano (per il quale in un certo senso era stato pensato), ottime espressioni di questo vitigno si trovano in Trentino.

Nonostante la diffusione e le innegabili potenzialità, in realtà non è estensivamente coltivato.

Rimane relegato alle aziende che imbottigliano il proprio prodotto: chi produce uva per conferirla preferisce varietà più produttive e che consentano quindi una remunerazione più elevata in tempi brevi.

In altri termini, il Manzoni Bianco non ha grande spazio in questi tempi di diffusione “Urbi et Orbi” di Prosecco, Pinot Grigio e Moscato Giallo, piantati in aree che potrebbero essere meglio vocate ad altre varietà, ed ormai anche in luoghi dove non solo il mais e la colza avevano ragion d’essere, ma finanche il riso !

Visto il luogo e l’occasione di avere in cantina Arturo Vettori, i calici “di riscaldamento” sono stati dedicati alle due più nobili espressione del Prosecco, vale a dire l’Asolo dei Cirotto e il Conegliano di Vettori.

I vini di Arturo colpiscono sempre per precisione e pulizia. I suoi prosecco sono apparsi più esili e delicati rispetto all’interpretazione dei Cirotto, che risulta più corposa e decisamente vocata all’abbinamento gastronomico, dove invece il Conegliano si dimostra più adatto all’aperitivo (mantenendo comunque un buon margine di versatilità anche a tavola). La cosa viene confermata sia nelle versioni Brut che Extra Dry.

Ma bando alle ciance e  veniamo alla sequenza dei Manzoni:

VettoriManzoniVettori 2011: premessa. Arturo era un po’ “scocciato” per la tenuta dei tappi di questa partita. Effettivamente il vino non era il “solito” Vettori: decisamente più snello e meno comunicativo di quanto ricordassi. Può essere dovuto anche all’annata, ma prendo nota dei dubbi sulla chiusura e passo alle mie impressioni. Emerge comunque la precisione stilistica a cui sono abituato, sebbene le tonalità siano più rarefatte. Il naso apre su toni di frutta tropicale, pesca  e agrumi per poi virare su note speziate e di erbe aromatiche e un’idea di idrocarburo (che secondo me non dovrebbe mai mancare in un Manzoni Bianco, vista la parentela con il Riesling). In bocca ha piena rispondenza, sia nella sequenza delle sensazioni che nel loro volume. Appare delicato eppure dotato di verticalità e allungo. L’equilibrio tra  sostanza, sapidità e freschezza rende la beva quasi compulsiva: con i calici pieni di tutti i campioni, la mano istintivamente si dirige sempre su questo. Gli manca un nulla per essere completo. Da riprovare con un tappo “giusto” (a proposito Arturo: passare al tappo a vite ?).

Cirotto 2011: velato alla vista. Francesco spiega che ciò è dovuto al fatto che questo Manzoni difficilmente raggiunge la stabilità proteica. Nel calice ha bisogno di molto tempo per liberarsi ed esprimersi su evidenti toni floreali e fruttati, di glicine e agrumi e frutta gialla, cui fanno da sottofondo erbe aromatiche. Tutto rimane però piuttosto confuso e senza una precisa direzione. In bocca conferma questa sensazione: la  freschezza si scompone presto in una sensazione eccessivamente acida che tende a sfuggire in avanti rispetto alle altre componenti, lasciando indietro una notevole sostanza, che rimane però priva di governo.

ManzoniCirotto

Fanti 2011: Ridotto appena versato nel calice. Si smarca dopo una ventina di minuti, sfoderando intense note di frutti tropicali, pesca ed erbe aromatiche (con origano in bella evidenza). E poi ancora note di agrumi e sottolineature idrocarburiche (torna la mia idea: nel Manzoni ci deve essere anche il Riesling). In bocca fa dell’equilibrio tra forza (e qui è di scena il Pinot Bianco), freschezza e sapidità la sua arma vincente. Sul finale di evidenzia la salinità che spinge a fondo l’allungo. Alessandro non è contento della sensazione di riduzione iniziale, pensando alle bottiglie che finiscono sui tavoli della ristorazione. Io invece sono ammirato di tanto risultato. Basta aspettarlo.

Isidor 2008 (Fanti): selezione del Manzoni trentino ottenuta dei vigneti coltivati alle quote più elevate (600 metri). Esplosivo. Scatena tutta la spinta minerale del Riesling con il suo corredo idrocarburico abbinata alla solidità del Pinot Bianco. Due anime che qui vengono esaltate senza mai sovrastarsi a vicenda. Ed è poi un effluvio di agrumi e frutta gialla, spezie ed erbe alpine. Parimenti in bocca, dove il frutto, pieno, voluminoso e ben maturo, viene esaltato dall’equilibrio tra freschezza e sapidità. L’avevo già assaggiato a Vinitaly e qui si conferma come uno dei più grandi bianchi mi siano capitati negli ultimi tempi. Scommetterei anche nelle sue potenzialità di evoluzione e tenuta nel tempo.

Isidor 2008: "Prova a prendermi"

Isidor 2008: “Prova a prendermi”

Isidor 2009 (Fanti): il fratello più giovane non ha forse la stoffa del precedente, ma ha comunque personalità da vendere. Una personalità decisamente più gentile. Il 2008 svolge il suo spartito secondo l’annotazione “Maestoso”. Direi invece che il 2009 è più “Allegro con brio”. Tutto con la consueta precisione: tutte le tonalità sono ben scandite e le armonie rispettate. Non so se tra un anno i caratteri delle due annate saranno più vicini. Al momento preferisco il 2008, ma metterei in cantina più che volentieri anche questo, per vedere divertito come va a finire.

Sogno 2011 M.C. Dosaggio Zero (Cirotto): sboccatura a la volée, tiraggio non ancora ultimato (sono previsti 30 mesi e siamo circa a due terzi del cammino). Sospendo il giudizio: ora il vino è fin troppo carico di sentori fermentativi per poter formare un’opinione corretta. Per lo meno io non possiedo gli strumenti per farlo.

Giornata ricca di spunti e suggestioni. Posso dire che i Cirotto sono delle belle persone, con tutte le carte in regola per guardare avanti con ottimismo alla ricerca di obiettivi sempre più ambiziosi.

Cirotto+Fanti

Non ho consigli da dare a Francesco, primo perché io il vino lo bevo e non lo faccio, secondo perché da quel parlare fitto fitto con Alessandro a fine giornata tra le vasche e i prelievi delle basi 2013 ho capito che Francesco sa già benissimo dove vuole andare.

0 thoughts on “#ManzoniBianco1 – Il report da Asolo

  1. Ho giusto appena assaggiato alcuni bianchi a base Incrocio Manzoni (che conosco poco). Quelli che mi hanno impressionato sono il Maso Furli (più elegante) e l’Isidor di Fanti (una potenza). Entrambi 2011. Entrambi daranno grandi soddisfazioni 🙂

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