Sorgente del Vino Live 2014 – Riflessioni da Reggio Emilia

Roberto ci rende partecipi di alcune sue personalissime riflessioni, non tanto sul mondo del naturale e sulla  “filosofia” alla sua base, quanto sull’obiettività di noi appassionati degustatori !

di Roberto Stocco

Il numero di manifestazioni dedicate al vino ha raggiunto oramai un numero talmente elevato che non bastano i fine settimana di un anno per metterle tutte in fila.

Dal 15 al 17 Febbraio si è svolto a Reggio Emilia Sorgentedelvino Live 2014, evento che riuniva un bel gruppo di produttori che hanno come filosofia produttiva il rispetto della natura, delle tradizioni e del territorio.

Una sede facile da raggiungere, un’area ben disposta e produttori in ordine casuale.

SDVL14

Tra le 150 aziende presenti, molte animano le discussioni dei social networks ed io, che mi aggiorno grazie a Facebook e Twitter, ho sentito la necessità di andare a testare aziende a me sconosciute ma con giudizi esaltanti.

Sono curioso e mi spiace perdere qualche perla dell’enologia italiana, me la segno e la metto nella mia lista dei desideri.

Ho fatto quindi una veloce cernita dei produttori e mi è rimasta una lista di 43 nomi: Decisamente troppi per una mezza giornata!

Ulteriore scrematura e via con il tour nazionale che mi ha fatto viaggiare dalla Sicilia al Piemonte.

Molti assaggi piacevoli, altri un po’ anonimi ed alcuni assolutamente da dimenticare (a mio gusto personale).

Nel viaggio di ritorno ho cercato di collegare le mie esperienze di giornata a tutto quanto avevo letto su internet:  Buona parte dei miei giudizi erano distanti dall’enfasi con cui venivano descritti sui social quindi mi assale un grosso dubbio sull’utilità di certe valutazioni.

Certo, nessuno mi obbliga a leggere certi commenti , però mi pongo questa domanda: Quanto sono influenzati i nostri giudizi da questa moda del naturale a tutti i costi?

Apprezzo il vino velato, non mi da assolutamente fastidio vedere qualcosa in sospensione, ma deve dare valore al vino altrimenti io lo chiamo difetto.

Mi piacciono le macerazioni e la volatile, a volte anche estreme, ma deve comunque risultare un vino coerente con il  vitigno di partenza.

A Sorgentedelvino live ho trovato vini che personalmente non “berrei a secchiate”, anzi non berrei proprio. Ho assaggiato vini che sono state piacevoli scoperte ed altri che hanno confermato grande professionalità dei produttori.

Mi ha fatto piacere provare vini affinati su acciaio, legno, cemento ed anche creta, vitigni internazionali ed autoctoni che non sapevo neanche esistessero.

Quello che mi porto dentro dalla visita a Reggio Emilia è una molteplicità di assaggi che hanno ampliato il mio bagaglio di esperienze ma che mi faranno evitare anche di perdere tempo a leggere certe recensioni.

Parliamo e scriviamo di vino ma soprattutto beviamolo a mente serena e lontana dalle mode!

14 thoughts on “Sorgente del Vino Live 2014 – Riflessioni da Reggio Emilia

    • Ciao Niccolò. Nell’attesa che Roberto dica la sua, rispondo io. Non facciamo nomi in questo caso per non spostare l’attenzione da quello che è il punto che ci preme. Che non è chi fa il vino buono o chi fa quello cattivo, ma quanto e in che misura c’è gente che continua a farlo cattivo perché convinto che a noi, che scriviamo di vino, piaccia così. Perché abbiamo perso di vista il fatto che il vino è buono quando è buono. Non perché è etico.

      • Sì a me interessava capire chi avrebbe perso il senno enoico secondo voi, con degli esempi. Che ne so “tizio dice che il Vignammare di Antonino Barraco è buonissimo e invece puzza” (ho scelto un esempio irreale apposta (o qualcuno lo pensa?)). Insomma dire così generico è banale. E’ come dire “esistono vini naturali buoni e vini naturali cattivi” e in più affermare di conoscerne la differenza (a differenza di altri blogger).

        • Recensire i recensori ? Ormai ognuno di noi conta poco. Non così però la massa critica che riescono a creare le nostre opinioni considerate collettivamente. E a volte sembra il gioco del domino: “questo vino è buono perché l’ha scritto y, per cui ne scrivo bene anch’io” e così via. Emulazione, insicurezza, mancanza di adeguati strumenti e così via. Ci siamo cascati tutti nel gioco del domino. Chi afferma il contrario o dice il falso o è un vero professionista (e lo può dimostrare). Comunque sto sviluppando il concetto in un post che spero di pubblicare a breve, se hai pazienza.

  1. Il problema è molto semplice ma probabilmente irrisolvibile. A parte il fatto che il vino migliore è quello che piace a te, l’idea maggiormante condivisa tra chi scrive di vino è di citare solo ciò che viene ritenuto virtuoso, evitando di menzionare i produttori “cattivi”, sia per non incappare in querele ma anche per non danneggiare persone che comunque campano di agricoltura lavorando duramente (spesso più di chi ne scrive) senza magari riuscire a raggiungere vette qualitative ritenute di eccellenza. Finchè nessuno indicherà a chiare lettere difetto/vino/annata/produttore, temo che la matassa non verrà mai sbrogliata.

  2. Inoltre dici di aver ampliato il tuo bagaglio di esperienze che ti faranno evitare anche di perdere tempo a leggere certe recensioni
    Potresti anche vederla in altro modo : da oggi avrai la possibilità di commentare una recensione a tuo parere esagerata spiegando che un certo vino non ti è piaciuto e perchè.

  3. Nic, Marco il mio tema non è tanto sui produttori delle cui bottiglie si può anche a volte dire male, senza arrecar loro alcun danno, ma piuttosto che non sono d’accordo che ci siano dei cattivi maitre à penser dei vini naturali che condizionano gli sprovveduti o sprovveduti anch’essi. Sinceramente mi pare che fra chi scrive in prevalenza di vino naturale ci sia una certa capacità critica e di confronto e nessuna paura nel esser in disaccordo. Citavo il vignammare perché secondo me è un buonissimo vino, come moltissimi altri, e ritengo che mediamente i giudizi che ne ho letto, positivi, fossero piuttosto indipendenti. Ecco allora che mi piacerebbe che uno mi dicesse ho assaggiato il puzzoletto di fra giacomo di cui si parla gran bene e l’ho trovato al di sotto delle mie aspettative. Non penso che fra giacomo ne subirà gran danno e avrò espresso un pensiero forte. Io e i miei compari al bar ci troviamo spesso in disaccordo e non mi viene da pensare che non abbiano gli strumenti adeguati. E infine oserei dire, modestamente, di non esser cascato, credo, nel gioco del domino. Per carità di sopra o sottovalutazioni di cui mi son pentito ce n’è a bizzeffe, ma imho quando mi bevo una bottiglia di un vino credo di valutarlo abbastanza onestamente (sempre e solo soggettivamente, sia chiaro).

    • NIccolò: qui nessuno vuole fare una caccia alle streghe puntando il dito e dicendo “x è un pirla” e “y è un incapace”. Il web ha aperto la possibilità di scrivere sull’argomento a tutti. C’è una massa critica di recensioni che spesso non hanno autore. Tu ti senti di dire in coscienza di non aver mai preso dei granchi ? Mi fa piacere per te e per questo hai il massimo rispetto. In tutta sincerità ti dico che per me non è così. Fortunatamente scrivo poco e le opinioni positive che mi rimangerei volentieri sono limitate ad una ristretta cerchia privata e non al web. Ma di granchi ne ho presi eccome !

  4. Ciao Niccolò e grazie per i tuoi pensieri.
    La domanda che mi sono posto nel tragitto di ritorno è: Quanto sono influenzati i nostri giudizi da questa moda del naturale a tutti i costi?
    Penso che molte delle persone che scrivono di vino, io compreso, sommino alla degustazione tecnica pura altri elementi che nella domanda chiamo “moda” ma potrei anche chiamare amicizia e/o stima verso il produttore.

    Provo a farti gli esempi che chiedi:
    Giorgio Clai: è stata una scoperta perchè la sua malvasia, che fa macerazione per più di 1 mese, preserva il frutto in modo riconoscibilissimo.

    Tenuta Grillo: Assaggiai i suoi vini la prima volta nel 2009. Bellissimo il fiano un po meno i rossi. L’ho poi perso di vista e li ho riprovati a Reggio. Non c’è più il fiano (suo) ed i rossi continuano a sembrarmi “difficili” da ricondurre ad un vitigno.
    Pensa alla barbera. Mi è stato impossibile non fare il confronto con quella di Canonica, bevuta qualche settimana fa. Due mondi opposti per lo stesso vitigno. Asti ed Alba non sono la stessa cosa? Può essere. A mio parere, la grossa differenza è nel vignaiolo.

    Spero di incontrarti da qualche parte per parlare di questo. Sarà sicuramente più facile e divertente.

      • No, non basta. L’esempio calzerebbe soltanto se adeguatamente supportato da recensioni nelle quali si sprecano lodi esagerate sui rossi in questione. E dubito che tu ne possa trovare.

    • Nic: cos’è un’aula di tribunale ? Dobbiamo presentare la documentazione circostanziata ? Conosco Roberto e il suo entusiasmo. Se si era preparato l’uscita a Reggio e segnato quei produttori, vuol dire che da qualche parte (magari non nei top blog o forse solo sui social) aveva trovato delle opinioni lusinghiere su questi vini.
      Già mi risulta antipatico dover tirar fuori nomi, ora anche la richiesta di elencare le fonti.
      La cosa comincia a seccarmi.

  5. Pingback: Dei recensori del vino |

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