Gusto in Scena 2014 – Il report da Venezia

di Marco De Tomasi

Come ho già commentato sul gruppo facebook di questo blog, le ambientazioni veneziane delle manifestazioni sono sempre tanta roba.

Alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista c’è Gusto in Scena.

GustoInScena

Scorro l’elenco delle aziende partecipanti: ne noto una che inseguo vanamente da un paio d’anni.

Quindi si rende necessario un giretto a Venezia.

Il treno sferraglia in una nebbiosa mattinata di primavera alla volta della città lagunare.

La Scuola Grande di San Giovanni Evangelista è a due passi dalla stazione, sulla riva opposta.

All’ingresso c’è confusione, subito non capisco quale ne sia il motivo, poi qualcuno mi fa notare che tra i tavoli della gastronomia c’è Carlo Cracco che tenta di guadagnare l’uscita cercando di farsi strada tra chi gli chiede un autografo e chi vuole toccare un lembo della veste del divo televisivo, sperando gli venga così infusa una particola di capacità culinaria.

Passo oltre a testa bassa: “sono qui per un altro motivo” (cit.)

Recuperato il calice da degustazione si iniziano le danze con qualche assaggio “di cortesia”, alcuni si rivelano in realtà più che soddisfacenti.

Ma prima di accennarne, veniamo subito ai risultati della giornata.

L’OBIETTIVO

Daniele Coutandin e i suoi Pinerolese. Sono venuto a Venezia apposta. Colpito e affondato ! Qui siamo anche oltre al concetto di viticoltura eroica: 0,8 ettari con pendenze che arrivano al 100%. Se le trovi scritte nelle guide resti ammirato, quando le vedi in foto non ci credi. E non le ho (ancora) viste dal vivo ! Una zona, la val Chisone (Piemonte), che devi andare a cercare sull’atlante e delle uve con nomi che sembrano usciti da un libro di fiabe (Avanà, Avarengo, Chattus, Bequet). Il Ramìe 2012 è tutto quello che ti aspetti da un vino di montagna. Dritto, dalla freschezza citrina e che al momento non fa sconti, hai tutta l’impressione che voglia sfidare il tempo e concedersi con molta parsimonia. Decisamente più generoso il Ramìe 2011, che ha sì la verticalità alpina, ma anche ampiezza, profondità e complessità. C’è un po’ di volatile in evidenza ma che aiuta  e da espressività al vino. Barbiché 2010, è un Ramie declassato per squisite questioni burocratiche. Ancora un’espressione diversa, più morbida e distesa, sempre comunque di gran fascino.

Ramie

LA CONFERMA

San Salvatore 1988. Siamo in Cilento. Azienda che avevo già conosciuto a Vinitaly. Ben caratterizzate le due versioni di Fiano, una (Trentenare 2012) marina, salmastra, con richiami di erbe aromatiche, dal sorso vibrante e ben scandito, l’altra (Pian di Stio 2012) più complessa, da uve coltivate ad altitudini più elevate, piena e articolata in bocca. Poi due versioni di aglianico. Il Jungano 2012 è un aglianico di esemplare equilibrio tra struttura e piacevolezza di beva. Omaggio a Gillo Dorfles 2010 è un vino ambizioso, un aglianico che condensa tradizione e modernità. Da tenere in cantina. Sempre che ci riusciate.

SanSalvatore1988

LA SORPRESA

Ferragù. Azienda della Valpolicella, zona allargata, Illasi. Dove sta Dal Forno, tanto per per capirsi. Valpolicella Superiore 2010 con un naso spiazzante, più floreale che fruttato, di bella materia, sostanzioso ma senza abbandonarsi a caricature amaronesche. Amarone  2008 potente, complesso e dalla beva straordinaria, senza accenni reciotati. Unica nota dolente, il prezzo “violento”: 60 Euro per l’Amarone. Più abbordabile il Valpolicella, ma sono sempre 20 Euro.

AmaroneFerragù

Oltre a questi, vi segnalo alcuni assaggi degni di menzione: OttoLustri 2010Ronc Soreli, un Friulano particolarissimo, ottenuto da uve parzialmente botritizzate che aggiungono notevole complessità ad un vino già di per sè di buona struttura. Buona prova anche dal Friulano Sbilf 2011 di Lis Fadis, le cui uve subiscono una macerazione di 5-6 giorni. Rimandi di resina si sovrappongono alle note varietali con buona corrispondenza in bocca. Interessanti e meno “piacioni” di quello che mi aspettavo i Lugana di Tenuta Roveglia: il Lugana Riserva Vigne di Catullo 2011 ha delle buone prospettive nonostante un sorso al momento un po’ troppo “zuccheroso”. Il Lugana Vendemmia Tardiva Filo di Arianna 2011 è dotato di complessità e lunghezza. Entrambi da leggere in prospettiva, per essere colti al meglio. Colpito allo stesso modo dagli assaggi dei vini di Tua Rita, che magari piacioni lo sono, ma devo dire con garbo: particolarmente efficace a mio avviso il Perlato del Bosco 2011, da uve sangiovese in purezza.

Rilievo

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