Fiere 2014 – Il decalogo (se mi conosci, mi eviti)

di Marco De Tomasi

Ci siamo: è iniziato il conto alla rovescia per le fiere veronesi e io sono entrato in meditazione zen per meglio prepararmi all’appuntamento annuale.

Sono armato di accredito stampa per TUTTE le fiere (quest’anno anche il Vinitaly ha aperto a noi blogger cani sciolti).

Le fiere rappresentano per noi appassionati/blogger un appuntamento imperdibile.

Si annusa l’aria per capire le tendenze del mondovino, si verificano le previsioni fatte l’anno prima, si assaggia e valuta per pianificare l’attività editoriale per i mesi a venire.

Tabella di marcia forzata: cinque giorni full-immersion dove cercherò di importunare più produttori possibili e avvicinare soprattutto quelli che per questioni geografiche non riesco a raggiungere facilmente.

Fiere2014

Ma un intervento di tale portata va pianificato a tavolino, come il D-day. Ecco il decalogo cui io solitamente mi attengo:

  1. Ottimizzare i tempi morti: spulciare preventivamente cataloghi e presenze, annotando su un foglio di excel obiettivi e loro posizione.
  2. Equipaggiamento standard: scarpe comode, gilet da pesca/fotografia disseminato di tasche, taschini e tasconi per riporre nell’ordine: smartphone di penultima generazione con discreta capacità fotografica, taccuino, penne (più d’una, non si sa mai), biglietti da visita, fazzoletti e depliant di cui si farà incetta, zainetto con provviste e riserve idriche (con cavolo che mi faccio spennare per un panino con la mortadella. E poi non c’ho tempo per fare la coda al bar).
  3. Per le fiere di dimensioni gestibili (VinNatur, ViniVeri, ma anche ViViT) attaccare con gli spumanti (preferibilmente prima gli charmat e poi i metodo classico), per passare ai bianchi, poi rossi ed infine passiti. Se riuscite cercate di combinare la sequenza anche con un approccio regionale (prima Friuli e Slovenia, tenendo per ultimo il Piemonte).
  4. Per il Vinitaly l’ordine va invertito: prima per regione e poi per tipologia. Viste le distanze da coprire il motto deve essere: testa bassa, poche chiacchere e pedalare. (Avviso ai visitatori: non formate “tappi” tra gli stand perché se siete in traiettoria vi travolgo).
  5. Parola d’ordine: sputare. Tutto (beh … quasi tutto, dai). So che non è bello, ma è un male necessario se si vuole sopravvivere fino al quinto giorno.
  6. Stand famosi e patinati: passare oltre. Prima di tutto i loro vini li trovi in qualsiasi enoteca a un tiro di schioppo da casa tua. Poi loro più degli altri sono lì per fare businness coi buyer stranieri. Cosa vuoi che gliene importi dell’ennesimo articolo scritto da un blogger dal dubbio seguito ?
  7. Gli stand luccicosi vanno evitati come la peste. A maggior ragione se animati da ragazze formose e avvenenti inguainate in tute di lycra traslucida che non lasciano nulla all’immaginazione (il latex non ha ancora fatto la sua apparizione al Vinitaly, ma credo non manchi molto). Se devi ricorrere a questi teatrini per attirare l’attenzione sul tuo stand, vuol dire che il tuo vino ha qualcosa da nascondere.
  8. Sull’altro versante, fuori dal Vinitaly (ma anche al ViViT) potreste incontrare chi prima di versarvi il vino vi fa l’ennesimo pippone epocale sulla naturalità/sostenibilità/io-faccio-vino-gli-altri-bibite-alcoliche/bla/bla/bla. Ma dico io: se sono qui e non a Verona qualche idea in merito me la sarò pur fatta, no ? Non cercare di vendermi il metodo al posto del vino, sennò inizio a ringhiare !
  9. Gli stand consortili/regionali sono delle ottime alternative per avvicinare denominazioni a voi sconosciute. Le denominazioni “sfigate” (vale a dire quelle poco frequentate) possono riservare sorprese.
  10. E non fate l’errore come ogni anno di lamentarvi dello stato di manutenzione dei parcheggi. Lo sanno anche i sassi che è un punto dolente del Vinitaly. Ringraziate di trovare posto. E in fondo il treno può essere un’ottima alternativa, specie se non siete riusciti a tenere fede al proposito di usare le sputacchiere.

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