ViniVeri 2014 – Il report da Cerea

di Marco De Tomasi

Il mio rapporto con ViniVeri (ma lo stesso discorso vale anche per VinNatur), si fa di anno in anno più difficile.

Al pari dello scorso anno sono andato in cerca di cose nuove.

E mai come prima devo dire di aver spesso inciampato su vini quanto meno discutibili, se non del tutto imbevibili.

viniveri-2014-logo

Capitolo I: Orange wine

Al momento sembra la tendenza predominante, tra i vinoveristi.

Domanda: è proprio necessario macerare sempre, tutto, dovunque e comunque ?

A ViniVeri, se chiedi un bianco, nella quasi totalità dei casi devi fare i conti con dei liquidi che esplorano tutta la gamma dell’ambra.

Ma il colore è il minimo.

Il dramma è che non distingui più un trebbiano da una falanghina, un sauvignon da un müller thurgau.

Ti va di culo col gewürtztraminer e col pinot grigio: la macerazione non riesce a sopprimere del tutto le caratteristiche note speziate del primo, mentre sussistono evidenti differenze cromatiche nel caso del secondo.

Ora, la macerazione prolungata sulle bucce è un’arte difficile. Un gioco di equilibrio sottile che ben pochi sanno gestire al meglio.

Dagli assaggi fatti sono arrivato alla conclusione che se non parli o quantomeno capisci lo sloveno, dovrebbe sorgerti il dubbio che gli orange wine non facciano parte del tuo corredo genetico.

Perché fuori dall’area friulano-slovena, sono veramente pochi gli esempi di bianchi macerati davvero validi.

La pratica si sta diffondendo viralmente per tutto lo stivale, rendendo indistinguibili varietà e territori.

Ora scriverò una parola che a voi vinoveristi dovrebbe (a questo punto il condizionale è obbligatorio) fare accapponare la pelle:

OMOLOGAZIONE

Lascio questa riflessione ai vignaioli e ci vediamo tra un due-tre anni.

Capitolo II: un vino difettoso è un vino cattivo

Pazienza qualche difettuccio marginale, ma qui è un altro paio di maniche.

Mi sono imbattutto in alcuni campioni che erano merceologicamente più affini all’acetaia che alla cantina.

Un po’ di volatile va bene, troppa mi fa versare il calice direttamente nel secchio.

E ancora: non sono il sommelier tecnicista fighetto che vuole la pulizia assoluta, ma in alcuni calici si stava tenendo la Woodstock del Brettanomyces incazzato !

No, cari vinoveristi: mi siete simpatici ma non sono più disposto a passare sopra a queste cose in nome del solo ideale. Cerco vino. E lo voglio buono.

Capitolo III: alla fine il lato bello (e i vini buoni)

Al netto di tutto comunque ViniVeri rimane una bella manifestazione.

Innanzitutto per l’atmosfera infinitamente più “easy” rispetto al Vinitaly: non vieni sottoposto allo sguardo inquisitore da parte del produttore, che tenta di capire dove deve collocarti nella gamma che spazia tra il beone (ma quelli vanno al Vinitaly) e il compratore estero pronto a sguainare la mazzetta di dollari pur di aggiudicarsi l’intera produzione annuale.

Il luogo è arioso e le corsie tra i tavoli permettono di radunarsi per quattro chiacchiere senza intralciare le degustazioni.

Detto questo, il mio principale obiettivo a Cerea era il gruppetto di produttori esteri, soprattutto francesi, ben presenti a questa edizione.

Mi limiterò ad elencare gli assaggi più convincenti, precisando che non troverete citati molti “mostri sacri” presenti alla manifestazione per il semplice fatto che da due anni a questa parte cerco di concentrare gli assaggi su quelle che per me sono delle novità o su produttori che mi capita di incontrare con minore frequenza.

Inizio citando Clemens Busch e i suoi Riesling della Mosella. Un crescendo incredibile nei cru di Marienburg che lascia il segno.

ClemensBuschRiesling

Francia: Les Clos Perdus (Languedoc-Rousillon), grande eleganza nel suo Corbières Prioundo 2012. Da leggere in prospettiva invece il Pays des Côtes Catalanes L’Extrême (Rouge) 2010.

Poi Josmeyr (Alsazia), il suo Riesling Les Pierrets  2010 oltre che essere buonissimo è assolutamente didattico se qualcuno volesse far capire la differenza tra Alsazia e Mosella. E poi il suo Pinot Gris Gran Cru Hengst  2007. Fuochi d’artificio: è sul podio dei miei assaggi veronesi.

JosmeyerPG2007

Nicolas Joly, presentava il suo Savennieres Les Vieux Clos, quest’anno non proprio a fuoco e una grandiosa edizione del Coulée de Serrant.

Qualche conferma: innanzitutto Stefano Novello (Ronco Severo), uno che gli orange wine li sa fare: è un’equilibrista che riesce a mantenerne i varietali, estraendo tutto il buono dalle bucce, fermandosi sempre un attimo prima di esagerare. Sul fronte dei rossi, piccola verticale del Merlot Riserva Artiùl. Uno dei miei preferiti nella tipologia.

Poi Zidarich, con una bella Vitovska 2011, e Dario Princic con il Jackot 2011 ottimamente scandito.

Tra le novità quello che più mi ha colpito è stato  Carlo Colombera, con il Coste della Sesia Colombera & Garella 2011 e soprattutto con il Bramaterra Colombera & Garella 2010 , ottimo esempio di nebbiolo dall’Alto Piemonte.

Segnalo infine Il Censo, con un curiosissimo orange wine da uve cattarratto, Praruar 2012 dalle intense note di miele e camomilla.

0 thoughts on “ViniVeri 2014 – Il report da Cerea

  1. Beh….con il ritorno di una quindicina di francesi a Cerea…….il risultato è FRANCIA batte Italia 5 a 0. Concordo pienamente su LES CLOS PERDUS molto bella tutta la gamma,anche L’extreme blanc è molto buono. Folgorazione con DOMAINE de la JUCHEPIE una gamma di chenin meravigliosi…buoni pure JOLY,DU COULET,BRUYERES,ZUSSLIN,JOSMEYER…..insomma sempre li’ caschiamo.
    Macerati italici. Vodopivec una garanzia (specie l’anfora) ottime le due malvasie di Zidarich e Skerly…..personalmente mi ha deluso RONCO SEVERO. Li ho trovati tutti uguali……solo bucce e poco altro….poco reattivi e saporiti…ma in generale ho una certa avversione per questa scuola…anche se al Vinit mi sono piaciuti lo Slatnik e il Jakot di Radikon……..

  2. Capitolo II: ho trovato le stesse sensazioni di “Wild Brettanomyces Festival” a Villa Favorita e lo sconforto è stato maggiore in quanto ho degustato i 2 prodotti più rappresentativi di ogni azienda (nella sala degustazione). Certo c’erano una quindicina di produttori (su un centinaio !) che avevano dei prodotti eccellenti (e di quelli manterrò un ricordo indelebile perché mi hanno confermato che anche se si è naturali/biologici/biodinamici/ o quant’altro si può produrre un gran vino) ma la maggior parte dei prodotti, secondo il mio modesto parere, aveva un difetto (per me il Brett al naso e poi ripetuto in bocca è un difetto, un gran difetto). Comunque non mollerò la presa, andrò sempre a degustare a Villa Favorita, andrò anche a Cerea e in qualsiasi altro posto perché ho la consapevolezza che i produttori abbiano intrapreso una strada molto interessante e che merita di essere seguita. Le belle e buone scoperte si possono trovare, bisogna solo cercarle, con pazienza.

  3. condivido le tue giuste impressioni sui vini naturali che presentano difetti, l’etica non dev’essere scusa per la non qualità, ma il plus alla qualità intrinseca. E’ giusto far notare chi davvero lavora bene in biologico e biodinamico, facendolo emergere rispetto a chi non garantisce la bontà (più o meno oggettiva) del suo vino.

  4. Pingback: VinNatur 2014 – Il report da Villa Favorita |

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