Mirco Mariotti – Consandolo (FE)

di Marco De Tomasi

Non so a casa vostra, ma a casa mia è mia moglie che pianifica e decide dove andare in ferie (anche perché, pigro come sono, probabilmente le passerei cazzeggiando per casa senza costrutto alcuno).

Le mete di montagna non sono contemplate: le ferie si fanno al mare, non si discute.

Stare in spiaggia mette a dura prova le mie capacità di sopportazione: vuoi per il caldo, vuoi per una giusta dose di sana misantropia, proprio non riesco a distendermi sul lettino a rosolare per ore come la maggior parte dei bagnanti.

Così, esaurite le prime due-tre ore passate a curiosare sul bagnasciuga e tra i frangiflutti in una blanda e distratta esplorazione della fauna marina (preciso: parlo di granchi e copepodi, non di piacenti signorine in costume, per quanto io non sia immune al fascino femminile), inizio a rispondere alle sollecitazioni di moglie e figlie ringhiando caninamente.

Quindi, comunicata la meta, per non abbrutirmi agli occhi della famiglia, devo pianificare eventuali escursioni nell’entroterra, consultando cartine, guide enoiche e turistiche varie.

Enoicamente parlando, quest’anno la meta a prima vista era durissima: Lido di Spina – Comacchio – Ferrara.

Secondo i canoni patinati delle guide nazionali, praticamente IL NULLA !

Ma visto che io dei canoni, soprattutto quelli patinati, me ne sono sempre infischiato, ho associato in un nanosecondo luogo, denominazione, vitigno e nome: Comacchio = Bosco Eliceo = fortana = Mirco Mariotti.

E scopro che le sue vigne sono praticamente fuori dal campeggio.

Un rapido carteggio via Facebook con Mirco ed eccomi a San Giuseppe di Comacchio, Fondo Luogaccio, a fianco della Duna della Puia.

Era un bel po’ che volevo visitare questa vigna: fortana su piede franco piantato su sabbia, moltiplicata per propaggine.

FortanaFondoLuogaccio

Di Mirco ammiro l’eroica abnegazione al proprio territorio (non proprio in cima alla lista degli enostrippati), sottolineo l’onestà intellettuale (ipse dixit:  “non è che dalla fortana si possa pretendere chissà che”) e invidio la capacità di non emettere una sola goccia di sudore, nonostante i 36 gradi (all’ombra) che ci stava regalando la bolla africana quel giorno (scemo io che sono arrivato alle 12:30)!

Vedere questa vigna è un po’ come fare un viaggio nell’archeologia del vino. Mirco seraficamente afferma: “non so se questo sia il modo migliore di coltivare la fortana, quello che da i risultati migliori, però è così da memoria d’uomo, e pare brutto perdere questo patrimonio di tradizione”. Ritorna l’onestà intellettuale di cui sopra …

I ceppi sono contorti, alcuni crescono in orizzontale, poi fanno strani giri dentro e fuori la sabbia: è la curiosa architettura della propaggine.

Poi ci sono i pioppi secolari in testa ai filari. Sono stati capitozzati per generazioni. I tronchi offrono riparo a upupe e altri uccelli.

Accanto c’è la Duna della Puia, una striscia di bosco larga una trentina di metri o poco più, cresciuta su una duna che protegge il vigneto dall’influenza diretta del mare. Qui è il regno del leccio che da il nome al Bosco Eliceo. Ma c’è anche la farnia, l’olmo e altre essenze tipiche dei boschi planiziali. Qui a Comacchio la natura resiste in queste microriserve, poca cosa se prese singolarmente, ma sono una miriade: l’insieme forma il Parco del Delta del Po, il grande fiume padre di queste terre.

Un paio di giorni dopo vado a trovare Mirco in Cantina. Come sempre ci tiene a non millantare: sottolinea di essere più un tecnico e che il mestiere del contadino lo sta ancora imparando. Poi non si vergogna a dire che alcuni vini che offre sfusi in cantina, li acquista a sua volta: del resto si deve pur campare e la gente non fa propriamente la fila per la Fortana. Trasparenza innanzi tutto !

Per l’assaggio ha scelto quattro vini, questi sì prodotti a partire da uve che egli stesso coltiva, nei quali crede di più (aggiungo, infischiandosene del riscontro sul mercato): un Trebbiano rifermentato in bottiglia, due Fortana, anch’essi sui lieviti: la classica versione in rosso e una più moderna e personale versione rosata, e infine una Malvasia aromatica ferma (le vigne sono al Lido di Spina, appena fuori il campeggio dove alloggiavo).

Trebbiano dell’Emilia Lé Turné 2012: rifermentato in bottiglia. Prima fermentazione spontanea e seconda avviata con l’ausilio di lieviti selezionati (Mirco non si sente di rischiare, per il momento) naso piuttosto neutro, emergono timidamente note fermentative. Cambia marcia in bocca, dove sfodera un corpo discreto, dalla bella cremosità per i lieviti in sospensione. Non ha però l’allungo che lo renderebbe più sorbevole e quindi versatile. La sua ideale collocazione resta quindi quella in abbinamento, magari con un bel fritto di valle di gamberetti e “bagigini” (piccoli pesci).

Malvasia dell’Emilia Le Dune Bianche 2013: per stessa ammissione di Mirco, il vino più “tecnico” ad uscire dalla sua cantina. L’obiettivo è preservare tutta la carica aromatica della malvasia. Centrato. Il naso di questo 2013 è prorompente, sa di uva appena raccolta, di fiori di biancospino, resina ed erbe aromatiche (ma non c’è la menta tipica del moscato). In bocca è secco, salmastro, ancora un po’ legato dalla gioventù. Ne ho preso un paio di campioni con l’intenzione di dimenticarmeli per uno o due anni in cantina, perché secondo me le potenzialità sono davvero notevoli. Obbligatoria l’impepata di cozze.

Le dune bianche

Fortana dell’Emilia Sét e Méz 2012: fortana rifermentata in bottiglia, stesso procedimento del trebbiano, vinificato in rosato. Mirco eccede di modestia quando parla della fortana. Perché questo vino ha tutte le sue cose a posto: naso preciso e ben scandito su note di piccoli frutti rossi e una deliziosa e fragrante crosta di pane. Leggiadro e altrettanto preciso in bocca, accarezza il palato con una bella cremosità e allunga delicatamente ma in profondità senza soluzione di continuità. Di diritto sul podio dei vini per l’estate 2014. Da solo o con quello che volete voi !

Sèt e mèz

Fortana dell’Emilia Surlié! 2010: sempre fortana rifermentata in bottiglia, ma vinificata come da tradizione in rosso. Bella prova di un vino che sulla carta non ha possibilità di affrontare il tempo, invece c’è tutto (proprio a cercarlo c’è un trascurabile cedimento sul fronte della fragranza, ma nulla di più). Naso pieno, di frutti rossi, c’è una tipica nota di pepe e un po’ di foxy, apprezzabile in questa tipologia di vino. Anche in bocca non tradisce, ricorda per presenza un Lambrusco Salamino (del resto la tipologia è quella) ma con in più una nota salmastra ben scandita e che chiude nettamente il sorso. D’estate con l’anguilla ai ferri e d’inverno con la salama da sugo !

Surlie def

Questi i vini assaggiati in azienda, ma Mirco ne ha diversi altri in cantina. Ho preso una bottiglia di Malestar, un bianco fermo da uve montuni, un vitigno emiliano quasi estinto. Mi riservo di raccontarvelo in un prossimo articolo.

Mirco produce anche la Saba, condimento tipico a base di mosto cotto.

Dalla collaborazione con il Birrificio Renazzese nasce Sabine, birra scura di stile Strong Ale con l’aggiunta della Saba di Mirco. Una birra non proprio estiva, visti i 9,8 gradi alcolici (anche se a dire il vero non si percepiscono visto il bell’equilibrio).

Infine, Mirco è un autentico ambasciatore del proprio territorio: le sue informazioni sono più puntuali ed estese di quelle dell’APT !

E devo dire che questa lingua di litorale tra Ferrara e Ravenna offre delle possibilità davvero interessanti: volendo si potrebbe passare la vacanza senza mai vedere la spiaggia (facciamo che mia moglie non mi stia leggendo, va !).

Partendo da Comacchio, un po’ una piccola Chioggia in salsa estense (che poi ancora non ho capito se Ferrara sia Emilia o Romagna o che altro !), un centro davvero caratteristico e che vale una mezz’oretta di visita.

Scorcio di Comacchio

Scorcio di Comacchio

Le valli offrono la possibilità di visitare un ambiente davvero unico.

Nate un migliaio di anni fa per il fenomeno della subsidenza, ospitano una fauna ricca e variegata (bellissimi i fenicotteri che ci sorvolavano ogni sera radunandosi per la notte !).

Un ottimo punto di partenza per la visita è rappresentato da Valle Campo: organizzano escursioni in valle, illustrando le tecniche di allevamento delle anguille che un tempo erano la principale risorsa della zona. Un piccolo punto di ristorazione dà la possibilità di assaggiare le specialità della cucina locale: il fritto misto di valle e l’anguilla ai ferri (un ringraziamento a Michele Malavasi per la dritta !).

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Il punto di ristoro di Valle Campo

Per chi come me si definisce un “birdwatcher occasionale”, portarsi il binocolo è obbligatorio.

Se si sceglie come noi il campeggio e quindi ci si arrangia per i pasti, Porto Garibaldi offre la possibilità di acquistare pesce freschissimo direttamente dai pescherecci che quotidianamente rientrano in porto e vendono il pescato direttamente sulla banchina.

Appena oltrepassato il limite comunale di Comacchio, verso nord lungo la Romea si trova il complesso abbaziale di Pomposa, davvero da non perdere !

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Interno dell’Abbazia di Pomposa

A mezz’ora di strada da Comacchio, verso sud, si arriva a Ravenna. Il patrimonio monumentale della città con le sue chiese paleocristiane e i preziosissimi mosaici lascia senza fiato. Appena fuori della città si trova Sant’Apollinare in Classe: la splendida basilica è tutto ciò che resta dell’antico porto ravennate.

I grandiosi mosaici di San Vitale a Ravenna

I grandiosi mosaici di San Vitale a Ravenna

Ferrara rispetto a Comacchio è un po’ fuori mano (ci vuole un’ora di auto per arrivarci) ma offre molte attrattive: la capitale degli Este svela tutta la sua maestosità a partire dal Castello, fino alla Cattedrale di San Giorgio e al Palazzo dei Diamanti, tanto per citare solo le costruzioni più note.

Un territorio ricco di storia, cultura, natura e gastronomia, ingiustamente poco frequentato dal turismo nazionale.

Andateci, ne vale la pena.

Mirco Mariotti
Via Rosa Bardelli, 12
44011 – Consandolo (FE)
Tel.: 0532 804134
Cell.: 328 6591570
info@mariottivinidellesabbie.it
www.mariottivinidellesabbie.it
Ettari vitati: 9
Bottiglie annue prodotte: 12.000

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