Cessione dei diritti d’impianto: con la proroga si rischia la speculazione

di Marco De Tomasi

Capita raramente, ma stavolta è proprio il caso di dire “ricevo e volentieri pubblico”: la FIVI lancia l’allarme sui rischi di speculazione dietro la proroga della cessione a titolo oneroso dei diritti d’impianto, proroga richiesta dal nostro paese all’Europa.

A voi il comunicato stampa di FIVI (via Laura Sbalchiero):

Fivi

FIVI AVVERTE: REALE RISCHIO DI SPECULAZIONI NELLA COMPRAVENDITA DEI DIRITTI DI IMPIANTO DEI VIGNETI PRIMA DELLENTRATA IN VIGORE DEL NUOVO SISTEMA DI AUTORIZZAZIONI NEL 2016

I vignaioli indipendenti italiani denunciano il rischio di speculazioni sui prezzi dei diritti di impianto a causa della proroga richiesta dallItalia sui tempi di conversione in autorizzazioni.

FIVI Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ha preso posizione, sia a Roma presso il MIPAAF sia a Bruxelles tramite CEVI – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, contro la richiesta italiana di prorogare la cessione a titolo oneroso dei diritti di impianto dei vigneti dopo il 1 gennaio 2016, data di entrata in vigore del nuovo sistema delle autorizzazioni (vd. art. 68, Disposizioni transitorie  Regolamento EU 1308/2013, OCM).

FIVI è lunica organizzazione che si è opposta a tale prolungamento, perché è convinta che in questo modo NON si tutelino gli interessi dei vignaioli.

Sulla base del documento elaborato dal Gruppo di Alto Livello (HLG) la Commissione Europea ha proposto il nuovo sistema, il quale prevede che dal 1 gennaio 2016 tutti i diritti di impianto si trasformino in autorizzazioni personali, non cedibili e gratuite (previa richiesta del titolare). All’interno degli Atti Delegati, l’Italia ha chiesto che i diritti in portafoglio siano cedibili fino alla loro naturale scadenza. Questo significa aprire le porte alla speculazione perché, evidentemente, chi li detiene non ha alcuna fretta di venderli e può imporre prezzi più alti.

Oggi in Italia sono in circolazione circa 50.000 ettari di diritti, dei quali il 90% detenuti dai produttori e il resto nelle riserve regionali. Noi vignaioli indipendenti ci chiediamo perché, nonostante questi numeri, il nostro paese continui a procedere in una direzione contraria allinteresse dei vignaioli e di quanti, soprattutto giovani, vogliono investire in viticoltura ma non hanno la possibilità di acquisire diritti a prezzi abbordabili poiché devono per forza sottostare alle imposizioni dei grandi proprietari.

Non secondaria è la questione del tempo di permanenza dei diritti in portafoglio. Per l’Italia il D.M. di attuazione del Regolamento UE 1308/2013 stabilisce, all’art. 2, comma 7, che la durata dei diritti, sia di otto anni. Secondo noi si tratta di un periodo di tempo troppo lungo, perché così facendo si ingessa il mercato, mentre una durata inferiore vivacizzerebbe le compravendite ed eviterebbe le speculazioni.

Da qui nasce la nostra proposta, di cui si è fatto portavoce l’on. Massimo Fiorio:

  • riduzione a tre anni della permanenza dei diritti in mani private
  • se allo scadere del terzo anno i diritti non sono stati convertiti in autorizzazioni, passano automaticamente  a una riserva nazionale, gratuitamente o a prezzo politico
  • tale riserva nazionale, gestita dal MIPAAF, assegna questi diritti alle singole regioni, affinché queste li distribuiscano ai viticoltori, i quali restituiranno allo Stato l’eventuale prezzo politico pagato precedentemente.

La Commissione Europea ha proposto il nuovo sistema di autorizzazioni all’interno del quale si istituisce il blocco dei trasferimenti dei diritti a partire dal 1 gennaio 2016 (par. 3, art. 3). Tale disposizione però non risulta al momento inserita in alcuna forma nel Regolamento EU 1308/2013. Di conseguenza regna ancora una sconcertante confusione sul futuro prossimo.

Data l’importanza della questione FIVI continuerà a far sentire la propria voce con l’obiettivo di tutelare il lavoro e il futuro di tanti vignaioli e piccole imprese agricole.

FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti 

Attualmente sono 800 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 8.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. Circa 55 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,5 miliardi di euro, per un valore in termini di export di più 200 milioni di euro. Gli 8.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale.

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