Clinto: sette falsi miti da sfatare e una questione opinabile (… e più non dimandate !)

di Marco De Tomasi

Visto che dentro la rete, ma soprattutto fuori, sull’argomento clinto si leggono una serie di luoghi comuni duri a morire, oltre ad alcune fesserie di proporzioni bibliche, vediamo di mettere un po’ di ordine.

1 Il clinton (o anche clinto) è l’antenato dei vitigni attuali. FALSO: il clinton o clinto è un ibrido produttore diretto (vale a dire che non ha bisogno del portainnesto) ottenuto dall’incrocio di due viti di origine nordamericana (Vitis labrusca x Vitis riparia) introdotto in Europa alla fine del XIX secolo per far fronte ad una serie di pesti della vite (oidio, peronospora e fillossera) che minacciavano la vite europea (Vitis vinifera). La Vitis vinifera sativa, la sottospecie che ha dato origine a tutte le varietà europee, è stata invece addomesticata con tutta probabilità circa 8.000 anni fa nella regione transcaucasica (attuali Georgia, Armenia, Azerbaigian, Iran settentrionale e Turchia nordorientale) e le prime tracce archeologiche certe di vinificazione risalgono a circa 6.000 anni fa (località di Areni, a sudest di Yerevan in Armenia).

2 Il clinton è una varietà di uva affine alle altre. FALSO: questa è il concetto più duro da far comprendere. Come già detto sopra, si tratta di un ibrido tra due specie americane che nulla hanno a che fare con la vite europea. E’ come se dicessi che rovo (Rubus ulmifolius) e lampone (Rubus idaeus) sono la stessa cosa, quando è chiaro a tutti che non è così. Il fatto che, frutti, foglie e portamento siano molto simili non dimostra l’appartenenza ad un’unica specie. E difatti anche per rovo e lampone frutti (a parte il colore), foglie e portamento sono del tutto simili.

ClintonTavolaUsa1908

3 Il clinto viene coltivato da secoli. FALSO: come già detto  arrivò dal nordamerica sul finire dell’800. Prima era del tutto sconosciuto in Europa. Rimane ancora dubbia l’origine spontanea o meno dell’incrocio tra Vitis labrusca e Vitis riparia. La prima vite americana arrivata sul nostro continente, l’Isabella o Uva Fragola, fa la sua comparsa in Francia intorno al 1820. Con tutta probabilità, proprio questa varietà portò la prima infezione di origine americana sul suolo europeo, l’oidio. Successivamente, la diffusione e l’apporto incontrollato di materiale americano comportò l’introduzione di altre pesti fino ad allora estranee: la fillossera (comparsa in Francia nel 1863 e in Italia a partire dal 1879) e la peronospora (arrivata nel 1878). Proprio per combattere queste minacce furono selezionati gli ibridi produttori diretti come il clinton, la cui importazione va probabilmente datata tra il 1860 e il 1870 (successivamente per l’Italia). La fillossera rappresenta ad oggi la più grave minaccia che i viticoltori si siano mai trovati ad affrontare: la storia millenaria della vite europea rischiò seriamente di venire cancellata.

Grappoli di Isabella (Uva Fragola)

Grappoli di Isabella (Uva Fragola)

4 Le leggi che vietano il clinto sono arcaiche e superate. FALSO: il regolamento della Comunità Europea che ne vieta espressamente l’inserimento negli elenchi di uve idonee ad essere vinificate è del 2008 (Regolamento CE 479/2008). Lo stesso regolamento ne dispone l’espianto a meno che non si tratti di piante destinate alla sperimentazione o coltivate ad esclusivo uso familiare. Il primo regolamento italiano riguardante gli ibridi produttori diretti, risale al 1931 (Legge 376/31), ma il legislatore non è rimasto fermo da allora.

5 Il clinto fa male ed è vietato perché contiene metanolo. FALSO: sebbene sia possibile che una vinificazione mal condotta porti alla formazione di alcol metilico in misura apprezzabile, a causa dell’alto contenuto in pectina, la ragione originaria del divieto va ricercata nella scarsissima qualità dei vini ottenuti a partire da questo frutto (bassa gradazione, durata limitatissima). Negli ultimi anni il divieto può inquadrarsi anche nel più ampio tema del controllo fitosanitario nell’ottica di limitare la diffusione per via fogliare della fillossera, che prospera su questo tipo di ibridi e che sta dando segni di ripresa. Inoltre, se vinificato assieme ad altre uve anche in percentuali molto basse, ne caratterizza il profilo organolettico con il peculiare aroma selvatico (foxy), ritenuto inaccettabile dall’enologia classica. Se vinificato correttamente il clinto non presenta valori di metanolo diversi dai “veri” vini. Se la ragione fosse davvero questa, il legislatore vieterebbe il consumo tout court, non solo il suo utilizzo per produrre vino. E comunque, per assorbire quantità di metanolo pericolose con il clinto bisognerebbe berne diversi litri al giorno. Qualsiasi bevanda alcolica sarebbe fortemente dannosa a quelle quantità ! La vulgata si è probabilmente diffusa a seguito dello scandalo del metanolo (1986) che riguardò l’adulterazione di vino a cui era stata innalzata la gradazione con l’aggiunta di metanolo (perché più economico dell’alcol etilico) da parte di alcune aziende commerciali del nord Italia. Il fatto destò molta sensazione perché provocò ben 23 vittime e numerosi casi di lesioni gravissime (cecità e danni neurologici). In tutto questo, il clinto non ebbe nulla a che fare.

6 Il clinto ha salvato la vite europea e gli si deve riconoscenza. FALSO: i portainnesti che hanno permesso di contenere la malattia fillosserica sono derivati da altri incroci di viti americane (Vitis berlandieri, Vitis rupestris e Vitis riparia). Questo perché lo stesso clinton ha dimostrato di avere scarsa resistenza alla fillossera e in molti casi deve essere innestato a sua volta. A proposito delle dinamiche tra clinton e fillossera, vedere i punti 3 e 5.

Effetti della fillossera sulla parte aerea di una vigna di clinton

Effetti della fillossera sulla parte aerea di una vigna di clinton

7 Il clinto è stato selezionato dagli emigranti veneti in sudamerica. FALSO: la madre di tutte le cazzate ! Come già detto l’incrocio è di origine nordamericana (dove emigranti veneti ce ne erano davvero pochi). Il nome deriverebbe dalla località statunitense di Clinton, da dove con tutta probabilità giunsero le prime barbatelle. Che bisogno c’è di cercare una matrice venetista ad ogni costo ?

8 Il clinto è una tipicità veneta. DISCUTIBILE: il clinto si diffuse in numerose regioni, non solo in Veneto e non solo in Italia. Ancora oggi lo si trova in piccoli filari o singole vigne nelle case di nostalgici coltivatori, che lo usano per il consumo familiare. La sua diffusione a livello di prodotto finale è ovviamente frenata dai divieti legislativi. E’ vero però che la coltura (e cultura) del clinto ha resistito in particolar modo in Veneto, ma è molto popolare anche nel Mantovano e in altre parti della Lombardia, in Friuli, in Emilia e in Romagna, e fino al Lazio, dove è conosciuto come u grintu. Probabilmente l’area di tipicità andrebbe un po’ estesa.

18 thoughts on “Clinto: sette falsi miti da sfatare e una questione opinabile (… e più non dimandate !)

  1. Il clinton esiste anche in Piemonte dove è sempre stato pessimamente reputato.
    La mia personale conoscenza della legislazione che vieta di coltivare gli ibridi produttori per farne vino non è tanto la qualità di quest’ultimo ma il timore che in anni molto vicini all’infezione fillosserica i contadini italiani facessero come avevano già fatto molti francesi.
    La paura era insomma che si abbandonasse la vitis vinifera innestata e insidiata da molteplici antagonisti per i più comodi (anche se qualitativamente poco validi) ibridi produttori.
    Il epricolo era tanto grande perché all’epoca il vino era alimento a buon mercato prodotto pressoché in ogni casa.
    Oggi, poiché il vino si consuma per ragioni edonistiche, è molto più improbabile la circostanza della “sostituzione” di una coltivazione a dun’altra. Ma resta validissimo l’effetto collaterale di quel divieto: avere fortemente limitato l’incidenza della fillossera, che non prospera sull’apparato fogliare della vitis vinifera.

  2. Sulla validità dell’attuale legislazione io mi sono fatto un’idea che viene confermata da quanto tu dici. Sulle viti americane la fillossera porta a termine il suo intero ciclo fino alla riproduzione sessuata, quindi tra un ciclo e l’altro c’è un ricambio genetico evidente. Sulle viti europee innestate la fillossera si riproduce in massima parte solo per partenogenesi, per cui il ricambio genetico e, conseguentemente la possibilità di adattamento a nuove condizioni ambientali (leggi pianta nutrice) è di molto rallentato. Ne deriverebbe che meno viti americane ci sono in giro e meglio è.

  3. GRAZIE Marco: hai sfatato alcune perplessità che avevo. oi, questi signori, che tu citi, sono quelli che andrebbero rottamati, ma, come nel calcio e nella politica Veneta, hanno creato una reta di “rapporti” che li lascia lì……e non so definire il topo.s che occupano

  4. Ma, porca puttegna, mi lasciate la possibilità di dire che il Clinton (vino) a me piace moltissimo? Relegato e tenuto occultato come un fuorilegge, ha parecchi estimatori. Nei colli Euganei ho bevuto moscato e clinton, vera estasi di nettari degli dei.

    • Magari esprimere la propria idea lasciando stare alcune coloriture, aiuterebbe. Nessuno nega qui che il Clinton possa piacere. Ma raccontiamola giusta: fortunatamente mi pare che da quando ho scritto questo articolo tempo fa, finalmente stia prendendo piede il racconto corretto della sua storia.

  5. L’attacco alle coloriture andrebbe quantomeno motivato. Questo post non ne ha emi risulta un po’ insipido e pedante. Provate a infilarci mentalmente una coloritura, quella che più vi piace. Il discorso verrebbe sdrammattizato a favore i un tono con più carattere e simpatia, come quello di Mario. Questa è la mia argomentazione.

  6. Aggiungo, ancora, un piccolo commento. Permettetemelo. Vi arriva dalla Sicilia. Ho conosciuto il Clinton, sui Colli Euganei, di cui sono innamorato (ho lavorato per circa 30 anni a Bolzano, in contatto coi tantissimi veneti, emigrati ivi durante il ventennio fascista). E’ risaputo che sui gusti non si discute. D’accordo si discorsi dotti, tecnici, scientifici. Non apprezzo quel disprezzo nei confronti sul gusto foxy, addirittura definito stramaledetto! Io odio il tartufo, con quel suo fetore bestiale, ma non reclamizzo i miei gusti. In Sicilia il Clinto è sconosciuto. Ma abbiamo un altro vitigno, suo pari, di cui il Titolare, può fare ampia disquisizione: il Giacchè (jacquez), il cui mosto viene miscelato ad altri vitigni.

    • Il Jacquez è parificato al Clinton in termini di divieto (Regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio del 29 aprile 2008, art. 24, paragrafo 1).
      Se la miscelazione ad altri vitigni è per uso familiare, tutto regolare. Se invece viene fatta nell’ambito della produzione di vino da mettere in commercio, entriamo nel campo delle frodi alimentari.

      • Infatti è impiegato nelle vigne di famiglia (mi riferisco al jacquez). Dà un mosto intensamente colorato, sembra proprio un inchiostro. Mia moglie (di Ferrara) lo usa per fare i sugoli, molto gustosi. Quindi, accettiamo i meriti, piccoli o grandi, di codeste piante, senza alcuna imposizione. Però, onestamente, devo dire che gli estimatori non mancano. Le bottiglie vanno a ruba, sia nel Veneto sia nel Ferrarese (zona di Portomaggiore)

        • intervengo solo per chiarire un errore ricorrente: clinto e clinton sono due ” varietà ” diverse, la prima piu amabile e leggera, la seconda molto forte, più tannica che si taglia col coltello come si dice da noi nell’alta pianura padovana. si stanno reimpiantando innestati per migliorarne la qualità e per superare il problema reale della filossera

          • Domenico Lampertico, nel suo “La questione del Clinton …” del 1900, riporta numerose considerazioni su questa varietà, frutto di osservazioni e sperimentazioni dirette fatte in un arco di tempo di circa 15 anni (forse meno). Tra le tante riporta che secondo lui non vi è differenza, ma il Clinton si presenta in forme diverse a seconda del terreno su cui viene coltivato. Questo secondo il Lampertico. Ora, tutti i coltivatori, vecchi e nuovi, distinguono invece le due tipologie Clinton e Clinto (interessante, dal punto di vista linguistico, come la terminologia veneta abbia trasformato naturalmente il termine inglese in accrescitivo, “inventandosi” una radice prima inesistente). Sono convinto che quelli che oggi chiamiamo Clinton e Clinto non sono lo stesso Clinton di cui parlava il Lampertico. Probabilmente la pratica, l’ambiente, gli innesti, e anche il materiale vivaistico non sempre certo, hanno generato delle differenziazioni che ai tempi dell’introduzione della varietà, quando scriveva il Lampertico, non c’erano. Sono altresì convinto che una ricerca genetica mirata a comprendere cosa siano quelli che oggi chiamiamo Clinto e Clinton e che parentela abbiano con il Clinton originario, riserverebbe delle interessanti e curiose sorprese.

  7. Scusate l’ignoranza ma esiste anche di uva bianca il clinto/n ? Perchè il mio vicino di terreno ne ha una varietà tutta bianca con profumi ancora più intensi della nera , vi risulta ?
    S.

    • Buongiorno Stefano,
      esiste: con tutta probabilità il tuo vicino ha del Noah, che alcuni chiamano Clinton Bianco. Come il Clinton è un ibrido produttore diretto derivante dall’incrocio tra varietà di Vitis riparia e Vitis labrusca. Il Noah, come il Clinton, ha un “papà”: si chiamava Otto Wasserzieher, un immigrato negli Stati Uniti di chiara origine germanica che a Nauvoo, in Illinois ottenne questa varietà nel 1869 dai semi precedentemente ibridati di Taylor (altro ibrido di Vitis labrusca x riparia, proveniente dal Kentucky) per una altra varietà sconosciuta di labrusca. Le piante fruttificarono per la prima volta nel 1876. I risultati della nuova varietà furono mostrati al pubblico nel 1879 e la varietà fu finalmente compresa nel catalogo delle uve della American Pomological Society nel 1881. La sua introduzione in Europa deve essere quindi considerata successiva a tale data.
      Al momento è tra le varietà tassativamente proibite (per la vinificazione ai fini commerciali). In passato ci sono state deroghe a tale divieto per la produzione del Uhulander in Austria ( il “fragolino” austriaco), inoltre rientrava in misure esigue tra le varietà utilizzate per la produzione di Madera (ora non può più essere prodotto con uve diverse dalle varietà di Vitis vinifera autorizzate) e, qui vado a memoria e potrei sbagliarmi, un tempo, sempre in quantità esigue, poteva andare a finire nei vini base dell’Armagnac in Francia.
      Infine, in Noah, tramite l’incrocio con il Folle Blanc (varietà francese di Vitis vinifera) ha generato il Baco Blanc (Baco 22A), ibrido produttore diretto di seconda generazione.

  8. salve ho letto qua e la che il clinto o clinton ha pochi gradi, il mio ne ha minimo 13, mi dite gradi caratteristiche? se cè differenza fra clinto e clinton

    • Buongiorno Gianni,
      secondo il Lampertico, non ci sarebbe alcuna variazione nel Clinton (che poi sarebbe la varietà che noi chiamiamo Clinto). Però, visto che il Lampertico scriveva nel 1900, è possibile che lui si riferisse al Clinton originario e che nel frattempo abbiano preso piede varietà ibride affini che noi chiamiamo Clinto o Clinton ma che magari Clinton non sono (sono decine e decine le varietà americane classificate), e che magari nel tempo si sono incrociate ulteriormente tra loro e con lo stesso Clinton, generando le differenziazioni che conosciamo. La mia è solo una ipotesi, per cui prendila con il beneficio di inventario.

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