Gustus 2014 – Il report da Palazzo Valmarana

di Marco De Tomasi

Eppur si muove !

Fino ad un paio di anni fa, mai avrei detto che i Colli Berici potessero scrollarsi di dosso il torpore e alzare la manina per dire “ci sono anch’io !”.

L’ho sempre detto: territorio con enormi potenzialità che rimane aggrovigliato su se stesso, senza apparente capacità di sviluppo.

Gustus

Dal punto di vista enologico i Colli Berici sono ancora un brodo primordiale: una proposta quanto mai estesa ed eterogenea, con un autoctono, il Tai Rosso, che stenta ad emergere da questo magma ribollente e mai uguale a se stesso.

Ci voleva uno come Mauro Fermariello, un foresto ad accorgersi di questa peculiarità berica: per altre zone, altre denominazioni (Valpolicella o Langhe, ad esempio) è subito chiaro anche al più distratto dei visitatori qual è il prodotto identificativo del luogo.

Sui colli il Tai Rosso resta una presenza comprimaria, da tutti indicato come primo della classe che per timidezza (alimentata anche da una certa dose di insicurezza) se ne sta in disparte.

Lo stesso Mauro ammette che è la prima volta che gli capita, esplorando una zona vinicola, “di non capirci niente”.

Mauro ha firmato un bellissimo corto promozionale sui colli, nello stile del suo videoblog Winestories che molti di voi sicuramente conoscono.

Emerge tutta la bellezza dei colli, di una natura ancora poco antropizzata, un’isola felice che innalza le sue pareti di roccia calcarea sulle nebbie della pianura padano-veneta.

Lavoro commissionato dall’Associazione Strada dei Vini dei Colli Berici, che sembra aver finalmente individuato le leve giuste per promuovere questo magnifico territorio.

Il tutto presentato nelle stanze di Palazzo Valmarana, ormai sede fissa di Gustus, rassegna dedicata ai prodotti tipici dei Berici.

Diversi gli assaggi che mi hanno colpito favorevolmente quest’anno.

Un Prosecco decisamente insolito quello presentato da La Pria: l’Extra Brut 0.5 si esprime su un’altra lunghezza d’onda rispetto alle più conosciute versioni trevigiane. Con il prosecco, il gioco di equilibrio tra sapidità, freschezza e frutto è un esercizio difficile che questo vino riesce a gestire magistralmente.

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Proseguo poi con un paio di Tai Rosso, quello a semplice denominazione di Pegoraro e La Grenade di Colle di Gà che si distinguono per la netta impronta territoriale abbinata ad un solido impianto.

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Sempre da Colle di Gà, segnalo il rosso La Cerise Noire, da uve cabernet franc e cabernet sauvignon, ben calibrato e privo di accenni erbacei.

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Opulenti, voluminosi ma altrettanto schietti e diretti (come chi li fa) i rossi proposti da Tenuta Maraveja, azienda che già da qualche tempo ho annotato tra quelle da tenere d’occhio nel panorama berico.

Infine, la sorpresa: Arcugnano Conte Capnist, con un Cabernet Franc in purezza di rara finezza ed eleganza che ha lasciato decisamente il segno.

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L’edizione 2014 di questa piccola manifestazione si è rilevata rincuorante: mi ritrovo a considerare con occhio diverso i vini del mio pianerottolo !

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