Vercesi del Castellazzo – Montù Beccaria (PV)

di Marco De Tomasi

L’Oltrepò è disseminato di castelli o edifici sorti su rovine di castelli. Praticamente non c’è nucleo abitativo tra queste colline che non ne conti uno.

Il motivo è dovuto alla presenza storica di importanti famiglie feudali che si spartivano e contendevano il territorio.

Tra queste, la potente famiglia dei Beccaria, signori di Pavia tra il XIII e il XIV secolo, prima di cedere il passo ai Visconti.

Tra i numerosi feudi dei Beccaria in Oltrepò, vi era il borgo di Montù, arroccato sulla cima di una collina (il nome di Montù deriva dal latino mons acutus con cui la località è indicata in documenti risalenti all’epoca del Barbarossa).

Nel punto più alto di Montù si ergeva uno dei castelli dei Beccaria. Aureliano Beccaria, ultimo conte feudatario di Montù, privo di discendenza maschile, nel 1590 donò in punto di morte il castello all’ordine dei padri barnabiti.

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Il castello si trasformò in convento, venne edificata una chiesa intitolata a San Aureliano di cui oggi restano solo i ruderi dell’ingresso e dell’abside, sparirono merlature e altre strutture difensive. Per il contado dei dintorni il convento divenne un punto di riferimento importantissimo grazie alla sua farmacia.

I padri barnabiti vennero poi sloggiati dai soldati di Napoleone, che portando gli ideali della rivoluzione, confiscarono i possedimenti ecclesiastici.

Nel 1808 l’edificio viene acquistato dagli attuali proprietari, la famiglia Vercesi, già proprietari di terreni nella zona fin dal ‘600, che lo trasformano in abitazione e azienda viticola. Dal 1961, il padre degli attuali proprietari, Franco Vercesi, inizia ad imbottigliare i propri vini, dato che la vendita delle uve non era più remunerativa.

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Oggi l’azienda è condotta dai fratelli Gian Maria e Marco.

Vercesi del Castellazzo è una realtà che seguo da tempo: Gian Maria mi piace per la sua positività, l’entusiasmo e la competenza che traspare già dalla prima volta che lo si incontra.

Non potevo quindi lasciar cadere il suo invito  ad andarlo a trovare in occasione della degustazione verticale del suo vino più importante, il Fatila (l’accento va sulla “i”), organizzata da OltreLaStoria e che si è svolta al ristorante Prato Gaio di Montecalvo Versiggia.

In degustazione le annate 1996, 1999, 2000 e 2003.

Il Fatila ha una particolarità: è una Bonarda (vale a dire croatina 100%), proveniente dalla parte più alta del vigneto Pezzalunga. E qui spero di avere attirato la vostra attenzione (ve ne avevo già parlato qui).

Scordatevi quelle imbarazzanti Bonarda frizzantine, morbidamente zuccherose: la croatina è un’altra cosa.

Anzi, il Fatila è la Bonarda come deve essere.

Fatila

Un vino maschio, importante, complesso e dotato di capacità di invecchiamento fuori del comune.

Lo ha dimostrato la degustazione a Prato Gaio, una verticale “alla francese”, dall’annata più vecchia alla più giovane:

  • 1996: annata difficile. Profumi ampi, appena un po’ etereo, frutto ancora in bella evidenza; elegantissimo è probabilmente all’apice della sua parabola evolutiva, e manterrà questo livello ancora per qualche anno, grazie ad una freschezza che ancora spinge senza cenni di cedimento. Beva compulsiva da una Bonarda di 18 anni !
  • 1999: qui rientriamo nei canoni più consoni del varietale: frutto polposo, quasi denso, più morbido del precendente. Sembra incredibile ma vien da dire che qui il vino stia ancora cercando l’amalgama perfetta e pare intrapreso la strada giusta. Se mi capitasse una bottiglia, probabilmente me la dimenticherei per altri 3-5 anni per goderne al meglio.
  • 2000: quasi un fratello gemello del 1999, ma qui si raggiunge la quadratura del cerchio: ha tutto il vigore dell’annata precedente, ma maggiore armonia e precisione, è ben scandito e godibilissimo da ora e per chissà quanti anni ancora. Buonissimo.
  • 2003: annata caldissima, senza tregua, è il Fatila 2003 è figlio di quell’annata: caldo nelle sensazioni alcoliche, voluminoso e morbido (ma tutt’altro che flaccido). Pronto ora, non ha la spinta verticale delle annate precedenti e probabilmente non ha le stesse capacità di tenuta nel tempo (ma stiamo parlando comunque di un vino che ha già 11 anni !). Da godersi subito e per i prossimi 2-3 anni.

Tutte le annate hanno un filo conduttore, dato dalla sostanza del frutto, mai esile come si conviene ad un vino ricavato da sola croatina, la presenza di tannini nobili, levigati e mai invasivi e note balsamiche dovute dalla terziarizzazione , come è giusto aspettarsi da vini che hanno più di 10 anni.

In azienda ho avuto modo di degustare il Fatila 2009, annata attualmente i commercio: la continuità qualitativa di questo vino, pur nella sacrosanta differenza di annata, è un altro punto a suo favore. Il 2009 ha il vigore della gioventù, ma è già ben definito, arricchito da una trama tannica vellutata ben svolta e un frutto appagante.

Non solo Fatila: da questa cantina escono altri vini che non possono mancare di attirare l’attenzione degli appassionati. Tralascio i vini più semplici ed immediati per soffermarmi su quelli che più mi hanno colpito:

Pezzalunga 2013: da uve barbera, pinot nero, croatina e vespolina. Profumato al naso, succoso e dinamico al palato. Viene proposto come rosso giovane, semplice ma tutt’altro che banale, è un vino versatile negli abbinamenti ed estremamente piacevole.

Pinot Nero Luogo dei Monti 2012: un pinot nero etereo, dal naso elegante e speziato, pulito in bocca con precisa corrispondenza di quanto percepito al naso. Anche se non ha la concentrazione di altri pinot nero oltrepadani assaggiati durante la mia rapida esplorazione, è esemplare per il rigore interpretativo nel rispetto del vitigno.

Rosso Castellazzo 2005: barbera 65%, Cabernet Sauvignon 35%. Sorpresa ! non me lo ricordavo da altre degustazioni fatte con Gian Maria. Ricco, concentrato, con un frutto maturo e soprattutto con una sorprendente concentrazione balsamica al naso che esplora tutte le varietà possibili, con precisi ritorni al palato (dategli però tempo di esprimersi lasciando la bottiglia aperta almeno una mezz’ora prima del consumo). Qualità/prezzo da primato !

RossoVercesi

E’ mancato purtroppo l’assaggio del Barbera Clà, perché esaurito in azienda: posso comunque dirvi che anche questa etichetta è da annotare tra quelle da assaggiare assolutamente.

Prezzi in enoteca più che abbordabili: si va dai 6-7 Euro del Pezzalunga ai 14-16 Euro del Fatila.

In più, Vercesi del Castellazzo è un azienda condotta secondo una filosofia di pieno rispetto ambientale. Non si usano diserbanti chimici, le viti sono trattate unicamente con rame e zolfo e le fermentazioni avvengono spontaneamente. Fa parte dell’associazione VinNatur.

 
Vercesi del Castellazzo
Via Aureliano Beccaria, 36
27040 – Montù Beccaria
Tel./Fax: 0385 262098
Mail:  vercesicastellazzo@libero.it
www.vercesidelcastellazzo.it
Ettari Vitati: 18
Bottiglie annue prodotte: 80.000

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