Millesimato a tua sorella !

di Marco De Tomasi

Scommetto che anche voi avete un parente/amico/conoscente che si vanta di aver percorso in lungo e in largo le colline tra Asolo e Conegliano, passando per Valdobbiadene, alla ricerca del Santo Graal prosecchista:

il millesimato

Avete ben presente la sua espressione trionfante mentre vi mostra l’etichetta mettendo l’indice sulla magica parola che evoca prestigio ed esclusività. Quindi secondo i suoi parametri (ma non certamente i miei) anche qualità e, conseguentemente, bontà.

In questi frangenti, la mia strategia solitamente consiste nell’abbozzare: sguardo vitreo ad un immaginario orizzonte e angolo della bocca sollevato in quello che dovrebbe essere un sorriso ammiccante (in realtà sto evitando di guardare in faccia il mio interlocutore per non incenerirlo all’istante, mentre in testa mi rugge un turbine di nomine all’indirizzo di non meglio precisate entità superiori passate, presenti e future).

Flute

Urge una spiegazione sul motivo di una reazione così intimamente scomposta.

Partiamo dal significato di “millesimato”.

Tecnicamente la parola indica, per i vini spumanti, un prodotto ottenuto a partire dalle uve di una unica annata. Vale a dire che dopo la parola “millesimato”, deve obbligatoriamente seguire anche l’indicazione di un anno.

La cosa ha particolare valore per gli spumanti metodo classico, soprattutto gli Champagne, che sono ottenuti quasi sempre dall’assemblaggio di vini base di più annate. Per questo gli spumanti non hanno indicazione di annata.

Va ricordato che per la Champagne è giustificato parlare di “viticoltura estrema”, poiché siamo ai limiti climatici colturali della vite, in termine di latitudine. La pratica dell’assemblaggio di più annate nasce da una necessità di valorizzare uve che non tutti gli anni arrivano a completa maturazione prima della raccolta, per cui si utilizzano i cosiddetti “vini di riserva” in fase di assemblaggio della cuvée, per consentire al prodotto di giungere sul tavolo del consumatore con standard qualitativi costanti.

ChampagneVigneti

In tali condizioni estreme, non sono molte le annate che per andamento climatico consentano di poter fare a meno dei vini di riserva (capita in media 4 volte ogni dieci anni). Quando succede, il produttore può decidere di dichiarare il millesimo, cioè decidere di produrre  un vino con le uve di quell’unica particolare annata per offrire ai propri clienti un prodotto dotato di maggiore carattere e per esaltarne le peculiarità uniche.

In Italia siamo più fortunati: non abbiamo il problema di uve che non arrivano a maturazione e, generalmente, le annate veramente indecorose sono poco frequenti. Teoricamente, potremmo dichiarare il millesimo ogni anno.

Di fatto, la pratica dell’utilizzo dei vini di riserva nella formazione della cuvée è molto limitata anche per le denominazioni di metodo classico italiane. I Franciacorta, ad esempio, sono prodotti molto spesso (ma non sempre) con uve della stessa annata, senza indicazione del millesimo.

In generale, per il metodo classico l’utilizzo della dicitura “millesimato” è comunque abbastanza aderente all’uso originario. Sempre prendendo il Franciacorta a solo titolo di esempio, il millesimo viene solitamente usato per annate particolarmente favorevoli, con un invecchiamento minimo di 30 mesi (sono 36 per gli Champagne millesimati).

Il termine però viene utilizzato anche per vini, come il Prosecco, che con lo Champagne non hanno nulla in comune. Né le uve di provenienza, né tantomeno il metodo, che escludendo fermi, Colfòndo e rarissimi casi di metodo classico, è il Martinotti (o Charmat).

Metodo che, avendo come obiettivo quello di preservare gli aromi primari del vino (nel metodo classico vengono invece esaltati i profili organolettici legati alla fermentazione), trova compiutezza attraverso l’utilizzo di vini base freschi di annata.

Per cui state sicuri che il 99,99% del Prosecco metodo Martinotti è prodotto con uve della stessa annata (mi sono tenuto prudenzialmente basso).

Eppure, moltissimi produttori hanno in catalogo sia spumanti senza annata che millesimati, anche se di fatto le uve che compongono i vini sono sempre di una unica annata.

Tralasciamo l’ossimoro rappresentato da un disciplinare che prevede per la tipologia millesimato l’utilizzo di vini di annata diversa da quella dichiarata fino al 15% (fortunatamente mi risulta che quasi nessun produttore si avvalga di questa possibilità).

POP

Soprattutto, i millesimati sono disponibili tutti gli anni.

I più attenti tra i miei lettori si staranno sicuramente chiedendo che senso abbia quindi precisare che uno è millesimato e l’altro  no, quando in realtà lo sono entrambi !

Semplicemente il termine “millesimato” nella zona ha assunto una valenza poliedrica e diversa dalla semantica originaria: chi lo usa per un prodotto le cui uve provengono da parcelle maggiormente vocate (ma perché non usare i più calzanti concetti di “sottozona” o “vigneto”, allora ?), chi per quelle che hanno avuto una maggiore cura da parte del viticoltore (sarebbero delle “selezioni”, in pratica), chi per etichette con maggiore permanenza sui lieviti o maggiore affinamento (ovvero delle “riserve”).

A volte capita che il “millesimato” sia semplicemente la cuvée con il maggior residuo zuccherino e quindi quella che risulta più voluminosa in bocca (quella che ha più successo sui palati meno evoluti). Non necessariamente quindi il miglior vino dell’azienda.

Se quindi nello Champagne il “millesimato” ha un significato chiaro e univoco, nel caso Prosecco assume enne sfumature che alla fine, concedetemelo, rischiano di disorientare il consumatore. Anche e soprattutto quello che tenta di capirne di più e che potenzialmente è un importante veicolo di cultura enoica.

Si è utilizzato un termine già bell’e pronto per esprimere esclusività, mutuandolo da altri e caricandolo di significati che non ha o non dovrebbe avere.

Perché alla fine il problema diventa spiegare che la parola “millesimato” sulla vostra etichetta, potrebbe non voler dire la stessa cosa della parola “millesimato” scritta sull’etichetta del vostro vicino !

11 thoughts on “Millesimato a tua sorella !

  1. L’hai scritto: molto probabilmente lo usano per “promuovere” la cuvée con il maggior residuo zuccherino e quindi quella che risulta più voluminosa in bocca. Per il mercato questo funziona, per i palati molto evoluti come i tuoi è una bestemmia. La verità, soprattutto quando si beve, sta esattamente nel mezzo.
    Max

    • Promozione fatta prendendo un termine che non fa parte del territorio e del metodo, stravolgendone il significato. Finché continueremo a fare il verso a qualcun altro anziché trovare un linguaggio più idoneo alla promozione dei nostri prodotti, rimarremo invischiati nel nostro provincialismo.

  2. Abito in mezzo alla DOCG Conegliano-Valdobbiadene e affronto battaglie settimanali per spiegare il problema “Millesimato” che alla fine serve in etichetta…. solo per spillarvi 2 euro a bottiglia in più!!

  3. Prima dei tempi del marketing delle rive e docg/doc, qualcuno ha indottrinato bene i piccoli negozianti a vendere con grande convinzione il millesimato a 2-3 euro in più a bottiglia. Mi auguro che rimanga un fenomeno locale da sradicare e non da diffondere all’estero.

  4. Vedo che è difficile tentare di farsi capire anche scrivendo in italiano: non stavo parlando di Champagne. Dom Perignon è una delle cuvée più blasonate, ma anche una delle più commerciali e pertanto sfugge dalle medie e dalle caratteristiche comuni alle altre produzioni di Champagne. Se prendiamo a termine di paragone altre etichette, altrettanto blasonate ma meno note al grande pubblico, vedrà che non andiamo molto distante dalla media di 4 annate su 10 (veda ad esempio Salon: 5 negli anni 2000, 5 negli anni ’90, 4 negli anni ’80, ’70 e ’60 . Non molto diversa la situazione per il Bollinger RD, che ha visto 4 millesimi negli anni ’90, ’60 e ’50 e 5 negli anni ’80 e ’70). Va comunque detto che negli ultimi anni, il riscaldamento globale sta aumentando la frequenza di annate in cui le Maison riescono a dichiarare il millesimato.
    Diversa è la situazione per i Clos, data la particolarità di terroir di queste particolarissime cuvée.
    Sull’aderenza della definizione di “viticoltura estrema” in Champagne, faccia riferimento ad esperti molto più preparati di me (Sandro Sangiorgi, tanto per buttare lì un nome).
    Se si rilegge attentamente l’articolo, nessuno ha mai messo in discussione l’importanza dei vini di riserva, anche perché, ripeto, l’oggetto del post non è lo Champagne (ripeto, il punto è questo: NON stavo parlando di Champagne), ma la pratica dell’utilizzo del termine “millesimato” per il prosecco …
    Mi spieghi infine cortesemente come la semplice indicazione di “millesimato” possa essere una garanzia per il consumatore (che bisogno c’è quando c’è già il lotto che, essendo oltretutto una indicazione di legge e per di più registrata da molte più garanzie).
    E ci risparmi toni celoduristi, non è il caso …

    Ah, visto che lei a quanto afferma pare essere solito frequentare la zona tra Reims ed Epernay, prenda nota che la grafia corretta è cuvée. Tanto per evitarle espressioni interdette da parte dei vignerons che è solito frequentare.

  5. Caro Marco.
    Certamente, la mia espressione “cuvèe” sarà errata, ma i suoi dati, ahimè, sono “di parte”.
    Prima di tutto deve spiegarmi la sua etichetta “commerciale” assegnata a Dom Perignon. Vuol dire che, per il fatto di produrre molte bottiglie, escono con qualità inferiore all’eccellenza? Idem per Krug, immagino, anche perchè ha fatto solo 1 annata di meno rispetto a Dom Perignon negli ultimi 10 anni… vini commerciali… bleah. Se ne ha in cantina, li porti pure a me e beva un buon prosecco!
    Salon… certamente…salon. Salon è uno champagne che punta solo all’eccellenza (anzi, puntava, visti i risultati del 1997,1999) e produce in rarissime annate, anche se il trend attuale è di produrre molto più spesso. Stiamo parlando di un BdB, e quindi andrebbe paragonato con un Clos du Mesnil di Krug (BdB), non con un Vintage, a voler essere pignoli.
    Parliamo di Bollinger: 94(GA)- 95(RD+GA) -96(RD+GA)- 97(RD+GA)- 98(GA)- 99(RD+GA)- 00(GA)- 02(RD)- 04(GA+RD?). Forse mi sbaglio io, ma dai miei dati è stata prodotta in 9 annate su 10 😀 Oppure la Grand Annee non è un millesimato? Se non lo considera tale, ripeto, li porti a me che li bevo volentieri.

    Senza doverle rispiegare ciò che ho già spiegato le pongo una domanda, sperando che riesca a ragionarci da solo: quando compra un qualsiasi spumante “non millesimato”, la data di sboccatura, per Lei, conta o è una cosa inutile? Il millesimo, per me, ha la stessa funzione della data di sboccatra. Sono disposto a pagare 1€ in più sapendo che compro un 2014 e non un 2008 in piedi da 3 anni sotto un faretto che punta sulla mensola del bar. Questo posso saperlo con sboccatura o millesimo in chiaro, altrimenti non ho alcun elemento che mi aiuti a capire.

    Il lotto è un codice… posso giocarci alla lotteria e nulla di più, a meno che il produttore non mi specifichi ogni lettera e ogni numero a cosa si riferisce!

    Non vedo quale sarebbe la ragione per non dare al cliente finale più informazioni possibili per un acquisto consapevole al 100%. Ma forse è meglio così… alla fine il prosecco…mica è champagne! 😉

    Prima di chiudere, La invito quando vuole, a casa mia, a mettere il naso su un Dom Perignon vintage 1996 o 2002, giusto per rivalutare un attimo l’etichetta “commerciale”.

    Saluti

  6. Ho cancellato l’ultimo commento del sig. Gazzato: non ho tempo da perdere con chi vuole dimostrare non si sa poi cosa, continuando a capire solo quello che vuole o gli fa comodo. Non ho speso anni ad organizzare eventi, incontri, serate e degustazioni, tentando di fare divulgazione, e il tutto a mie spese, per poi dare spazio a individui che vogliono solo dimostrare di saperne una più di Bertoldo, screditando il lavoro altrui ! Se ce ne fossero degli altri in linea li invito ad aprirsi un proprio blog, per fare sfoggio delle proprie piume di pavone in altri lidi …

  7. Vola qualche sventola… Ma tutto sommato è più divertente …..così abbiamo l’occasione di leggere degli interessantissimi commenti

  8. Articolo che avevi voluto e forse anche dovuto scrivere anche io: ci perdo il fiato da anni a spiegare a osti, ristoratori e privati che il termine Millesimato applicato solitamente al Prosecco è una bella trovata di marketing che tecnicamente non significa nulla. E nonostante questo pare che nel sentimento del comune consumatore Millesimato sia una parola magica, qualcosa di sicuramente buono. Suona a garanzia di qualità più della DOCG!!!
    Grazie per la bella e completa dissertazione: la condivido!

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