#ManzoniBianco2 – Il report da Asolo

di Marco De Tomasi

Se l’anno scorso era poco più di una riunione carbonara con risvolti didattici, quest’anno ManzoniBianco#2 è diventata una autentica giornata di studio e confronto sulle diverse anime dell’Incrocio Manzoni 6.0.13.

Il gruppo di produttori si è infoltito con Marco Zanoni di Maso Furli.

Degustazione alla cieca di cinque Manzoni Bianco. Il gioco consisteva nel tentare di indovinare zona e produttore. E io sono contento di essere arrivato uno ! (un po’ di conoscenza degli stili aziendali e un po’ di fortuna mi sono stati di aiuto).

Tre trentini (collina di Pressano) e due veneti (pedemontana veneta: Asolo e Conegliano).

La cosa interessante è che tutti i degustatori presenti hanno identificato senza ombra di dubbio la provenienza dei vini, con i veneti che si distinguevano per i sentori floreali e la verticalità e trentini più speziati ed ampi in bocca.

Costalunga2012Faccio una personale annotazione sul Manzoni Costalunga 2012 di Cirotto: rispetto a quello presentato l’anno scorso la progressione nella ricerca della pulizia e della caratterizzazione è notevolissima, tanto che ho avuto un tentennamento iniziale nel capire quale dei due calici veneti fosse.

E va detto che “la concorrenza” era rappresentata dal Manzoni 2013 di Arturo Vettori. Non propriamente l’ultimo della classe, anche se a questo stadio evolutivo il vino risulta talmente giovane da nascondere il consueto potenziale.

Sul fronte trentino, oltre al Manzoni 2012 di Maso Furli, caratterizzato dall’impatto pieno e potente, nel calice abbiamo trovato il Manzoni 2012 “base” (si fa per dire) di Alessandro Fanti, esempio paradigmatico dell’espressività tipicamente trentina di questa varietà, e Isidor 2011 (sempre di Alessandro), cioè quello che personalmente reputo uno dei più grandi vini bianchi italiani, che amplifica queste stesse caratteristiche arricchendole di una personalità netta, riconoscibile e ammaliante.

FantiArturo ha poi sfoderato due jolly: un Manzoni 2000 (15 anni e non sentirli: frutto pieno e godibile, appena graffiato dal legno che all’epoca era in uso –oggi Arturo usa solo acciaio- e nessun cedimento sul fronte della piacevolezza di beva, grazie ad una freschezza ancora viva ed incalzante) e un Manzoni 2010, dove ritrovo tutto lo stile e la pulizia cui Arturo mi ha abituato.

Ha chiuso la degustazione il Sogno 2011: Manzoni Bianco, Metodo Classico, Dosaggio Zero su cui in casa Cirotto puntano molto. Degustato l’anno scorso in anteprima, avevo sospeso il giudizio. Ora il vino finalmente si manifesta nella sua veste compiuta, con sentori floreali e di lievito, con una bella cremosità e un gusto pieno ben bilanciato dalla freschezza.

La giornata è poi proseguita con l’allegra comitiva che andava alla scoperta dei luoghi dove nascono i Manzoni dei Cirotto, i Colli Asolani e precisamente il Vigneto Costalunga, dove Gilberto, che si occupa della parte agronomica dell’azienda, sta progressivamente sviluppando un approccio colturale sempre più sostenibile ed attento alle esigenze della varietà.

CostalungaVigneto

Alla fine ci siamo ritrovati suggestionati e galvanizzati dalle potenzialità di questa varietà, con la voglia di esplorare nuovi territori e nuove espressioni del Manzoni Bianco.

Io qualche suggerimento a Francesco l’ho dato.

Vedremo cosa tirerà fuori dal cappello l’anno prossimo.

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