Vinitaly 2015 – Il report da Verona

di Marco De Tomasi

Devo aver sviluppato una certa assuefazione, perché quest’anno non ho sofferto delle consuete magagne del Vinitaly (mancanza di collegamento telefonico, parcheggi male in arnese, ubriachi molesti tra gli stand). Non che non le abbia percepite: in particolare la giornata di lunedì è a dir poco infernale per la quantità di gente (e quindi di traffico) che si riversa per le strade di Verona all’orario di chiusura. Però ormai sono talmente concentrato sui miei obiettivi che alla fine questa 2015 è stata una delle edizioni più stimolanti degli ultimi anni.

Vinitaly2015

La novità più interessante dal mio punto di vista era rappresentata dal nuovo stand collettivo FIVI: tante le conferme e diverse novità: autentica rivelazione è Corte Scaletta, azienda della Valpolicella agli esorsi con un Amarone 2011 davvero interessante, paradigmatico della zona di provenienza (Valle di Illasi) per potenza espressiva. Buonissimo il Primaversa di Monteversa, Moscato giallo dei Colli Euganei vinificato secco sui lieviti, dalle esplosive note di origano. Bene articolato e intenso il Rocco Rosso 2012 di Tenuta Maraveja, taglio di merlot e cabernet sauvignon dai Colli Berici.

CorteScaletta

Spostandosi di poco, troviamo Alessandro Filippi con lo stand del suo progetto Vini di Luce: aziende sparse tra Veneto, Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sicilia a cui fornisce consulenza enologica secondo delle linee guida che si rifanno ad una originale idea di naturalità.  Tra gli altri mi hanno maggiormente impressionato per precisione espressiva e coerenza stilistica i vini di Valentina Cubi: siamo nel cuore della Valpolicella Classica, e i vini sono anche in questo caso esemplificativi del Terroir di provenienza (come raramente capita in Valpolicella). Semplice ed immediato il Valpolicella Iperico, vino base dell’azienda; profondo e  senza inutili ostentazioni muscolari l’Amarone Classico Morar. Ma il coup de coeur è rappresentato dal Valpolicella Classico Superiore Il Tabarro: complesso, articolato ed in perfetto equilibrio.

ValentinaCubi

La Valle d’Aosta rappresenta una tappa obbligata. Io quasi mi sono stancato di dirvelo, ma Ten Perdu 2009, Fumin di Didier Gerbelle, è uno dei vini più interessanti della Valle e non solo. Lo Triolet centra due vini particolarmente espressivi e ben riusciti: il Pinot Gris 2013 e il Muscat Petit Grain 2013; quest’ultimo colpisce e affascina per la precisa nota olfattiva che richiama il rosmarino. Ben definito e molto piacevole infine il Blanc de Morgex et de La Salle 2014 di Albert Vevey.

AlbertVevey

In Liguria si palesa finalmente in anteprima il Curli 2013, cru di Rossese di Dolceacqua di Giovanna Maccario, quasi una chimera imprendibile (sto ancora aspettando in agguato che esca in commercio). Ma fermarsi al Curli non renderebbe giustizia agli altri Rossese di Giovanna, a partire dal Superiore (senza indicazione aggiuntiva), ricco ed invitante, il Brae, soffuso e leggiadro, il Posaù, equilibrato ed elegante per finire al Luvaira, potente ed intenso. Curli si esprime sulla stessa linea del Posaù, ma con una maggiore intensità ed un carico di spezie che sembra non aver fine !

Curli

Il vicino ViViT offriva tantissime cose, quasi impossibile citarle tutte. L’acquario, come ho soprannominato l’area è a tratti invivibile (specie il lunedì), ma vale assolutamente la pena immergersi tra i banchi per andare alla ricerca di vini unici. Qualche assaggio dall’estero: torna in grande spolvero il Vieux Clos di Joly, dopo qualche annata non proprio a fuoco. Tra i migliori assaggi di questa edizione metto il Blaufränkisch Kalkofen 2012 di Weninger, dall’Austria (al confine con l’Ungheria). Ho poi finalmente avuto modo di assaggiare il Cuna 2011 di Podere Santa Felicita, pinot nero toscana del casentinese (Arezzo), e devo dire che merita la fama di cui gode. A fianco gli strepitosi Syrah di Stefano Amerighi, che confermano (se ce ne fosse bisogno) la grande capacità interpretativa di questo vignaiolo. Sempre splendidi i Cannonau di Giuseppe Sedilesu, quest’anno mi sono sembrati maggiormente a fuoco (ma è questione di piccole sfumature) il Giuseppe Sedilesu Riserva 2010 e il Ballu Tundu Riserva 2010. Conferme anche da Marco Sferlazzo di Porta del Vento, il suo Saray 2009 resta un campione tra i bianchi macerati non solo della Sicilia, ma dell’intero meridione d’Italia. Assolutamente da annotare la progressione dei Barolo di Ferdinando Principiano, con il Ravera di Monforte 2011 in testa.

Kalkofen

Al padiglione istituzionale della Toscana bisogna penare un po’ per farsi dare retta dai produttori ma ne vale la pena: i tre vini di Dora Forsoni (Rosso di Montepulciano 2013, Nobile di Montepulciano 2012 e Nobile di Montepulciano Riserva 2011) sono tra le cose migliori incontrate a questo Vinitaly. Grazie ad una sponda di Alice Bollani de La Piana (Isola di Capraia, imperdibile come sempre il suo Aleatico Cristino, anche nella versione 2014) conosco Podere il Castellaccio, azienda maremmana da alcuni anni impegnata nel recupero di antichi cloni di sangiovese nella zona di Bolgheri: molto buono il loro Valente 2012, giudizio sospeso invece sul Dinostro 2013 causa problemi di tappo (e visto che sono capitato lì praticamente in chiusura di fiera, non me la sono sentita di chiedere l’apertura di una ulteriore bottiglia); comunque da riprendere perché l’impressione è stata più che positiva.

PoderiSanguineto

Sicilia: incontro Marilena Barbera e i suoi vini (alcuni già li conoscevo, ma mi mancavano gli assaggi degli internazionali). La mia attenzione va però sull’Ammàno 2014, esemplare interpretazione di Moscato d’Alessandria (Zibibbo), vinificato secco, caratterizzato da una espressione olfattiva articolata su una evidentissima ed affascinante nota di pasta di mandorle.

In Trentino è sempre una festa incontrare Alessandro Fanti e Marco Zanoni (Maso Furli): se i vini di Alessandro ve li ho già segnalati in passato, sono rimasto letteralmente sbalordito dalla bontà del Sauvignon 2010 di Marco: va ad aggiungersi alle migliori letture di questo vitigno che mi sia capitato di incontrare recentemente; mette in ombra i già eccellente Manzoni Bianco e Gewürtztraminer di questa cantina di Pressano.

MasoFurli2010

Armin Kobler, convinto della scelta fatta a suo tempo nei confronti del tappo a vite, presentava vecchie annate dei suoi vini per dimostrare che anche con questo tipo di chiusura il vino è capace di evolvere (nel bene e nel male). Più nel bene, che nel male, a giudicare dalla tenuta del Merlot Kretzer Kotzner 2007 (Merlot rosato) che pur evoluto rimane molto piacevole (anche se sono un po’ di parte, essendo tra i miei rosati preferiti). La novità è invece rappresentata dal Cabernet Franc Puit 2012, che ho trovato assolutamente delizioso !

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In Oltrepò Pavese passo da Andrea Picchioni: ero stato da lui in azienda a novembre e cercavo conferme. Che puntualmente ho trovato, a partire dal Pinot Nero Arfena 2012 (è comunque troppo giovane e sicuramente due anni di bottiglia non potranno che giovargli) ai più pronti Buttafuoco Bricco Riva Bianca 2010 e Rosso d’Asia 2010 (che è una croatina completata da una percentuale minoritaria di ughetta), vini di equilibrio e profondità straordinari. Ma non è finita: conosco Fiamberti (grazie, Roger Marchi !), che tra le altre mi apre una bottiglia di Buttafuoco Vigna Solenga del 1998 (!). La capacità di reggere il tempo di questi vini ha qualcosa di stupefacente: nessun cedimento sul fronte della bevibilità, che rimane quasi compulsiva con un frutto ancora intenso e ben scandito; annoto che l’annata attualmente in commercio di questo vino ha un prezzo quasi commovente, per quanto è contenuto (in relazione, ovviamente, alla classe di questo vino).

Flamberti

In Piemonte passo a salutare Silvia Barbaglia e il marito Alessandro Capelli, Boca 2010 sugli scudi, come già avevo avuto modo di constatare al mercato FIVI di Piacenza. Al tavolo vicino mi siedo con Paride Iaretti: la mia preferenza va ora al Gattinara Pietro 2011, anche se il Gattinara Riserva uscirà sulla distanza (e le premesse ci sono tutte). Passaggio veloce allo stand della Cantina Produttori di Carema, dove non posso che confermare la bontà del Carema Riserva 2010.

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Prima di congedarmi dall’edizione 2015, mi fermo in Emilia, tra conferme con Paltrinieri, a partire dal Radice, fino a Leclisse, entrambi sorbara in purezza, passando però dal salamino in purezza Solco, davvero buono e succoso, e nuovi incontri con Cantina della Volta e i suoi metodo classico da uve lambrusco: particolarmente interessante il Trentasei 2010, vino che potrebbe gettare scompiglio in una cieca di metodo classico prodotti con uve “canoniche”.

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