De.Co.: dove eravamo rimasti ?

di Marco De Tomasi

Sono solito rifornirmi di frutta e verdura nei mercati di Campagna Amica.

Quello più vicino a casa e che frequento settimanalmente è ospitato il sabato mattina sotto le pensiline della Cantina Sociale Valleogra di Malo.

Fino a poco tempo fa la cantina sociale più piccola del Veneto.

Perché da qualche mese la Valleogra si è fusa con le più grandi Colli Vicentini e Gambellara.

Sabato scorso, spinto dalla curiosità,  sono entrato nello spaccio della cantina, cosa che avrò fatto in precedenza solo un paio di volte.

Devo dire che il personale è cortese, sorridente ed accogliente.

Gli scaffali abbondano dei prodotti a marchio Colli Vicentini, mentre in un angolo, a prezzi stracciatissimi, giacciono le vecchie etichette della Valleogra, in offerta fino ad esaurimento scorte.

Faccio qualche domanda al personale e vengo a sapere che, in pratica, i prodotti a marchio Valleogra cesseranno di esistere.

Il territorio comunale di Schio rappresenta il margine settentrionale della doc Lessini Durello

 

Ho posato lo sguardo sul Lessini Durello Metodo Classico “Ascledum”, quello che fino al cambio di strategia era il prodotti di punta della Valleogra.

Mi sono ricordato che da qualche parte avevo letto che il Comune di Schio ha deliberato per questo prodotto una apposita Denominazione Comunale (o per lo meno così sembra, dall’albo delle De.Co. vicentine).

Sarei felicissimo di essere smentito.

MontiLessini

Perché la De.Co. fa a pugni con la d.o.c. Lessini Durello, anzi: la stessa Federdoc, presieduta da Riccardo Ricci Curbastro, ha recentemente inviato al sindaco di Cupramontana (AN) e, per conoscenza, all’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualita e Repressione Frodi (ICQRF) e ad altri enti preposti, una diffida all’utilizzo della De.Co. “Verdicchio di Cupramontana”, che doveva, nelle intenzioni dei suoi promotori, entrare in vigore dal prossimo 1 ottobre.

Questo perché, secondo Federdoc, l’apposizione in etichetta della nuova denominazione comunale sarebbe ingannevole in quanto il “Verdicchio di Cupramontana” sarebbe, ex-lege, un vino da tavola, con gli obblighi di etichetta conseguenti e soprattutto il divieto di qualsiasi indicazione geografica (Cupramontana rientra inoltre nel territorio della doc Verdicchio dei Castelli di Jesi che, tra l’altro, dà come poche altre la possibilità di aggiungere una menzione geografica aggiuntiva in etichetta).

RiccardoRicciCurbastro

Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc

 

A suo tempo Federdoc non sollevò alcuna questione sul caso del nostro Lessini Durello, in primis perché sull’etichetta dell’Ascledum non vi è (fortunatamente) alcuna menzione della De.Co., e poi perché probabilmente la denominazione è meno importante in termini quantitativi e di visibilità.

L’Ascledum è di fatto commercializzato come Lessini Durello doc.

Ancora per poco, a quanto pare.

I sostenitori delle De.Co. ad ogni costo saranno pronti a crocifiggermi, ma non posso fare a meno di chiedere ai promotori di tale iniziativa che senso avesse tutelare con una apposita delibera (se mai c’è stata, perché questa è una questione da accertare) un prodotto che:

  1. era già tutelato da una doc (difatti la De.Co. riportata dal sito ricalca il disciplinare doc);
  2. era già tutelato da un marchio commerciale (“Ascledum”);
  3. tra qualche mese, di fatto, cesserà di esistere.

Che senso ha tale inutile ridondanza che con tutta probabilità avrà fatto perdere tempo e risorse ad una amministrazione comunale riunita in consiglio per deliberare in merito ?

Che senso ha promuovere delle De.Co. per prodotti che possono venir meno in base all’evolversi delle legittime politiche commerciali di un’azienda ?

Le De.Co. non dovrebbero nelle intenzioni di chi in origine le promosse, tutelare il patrimonio culturale enogastronomico collettivo di una comunità ?

Perdonatemi, cari promotori, ma qui a Vicenza la stiamo buttando in farsa: abbiamo una De.Co. dedicata ad un prodotto che per legge non può essere messo in commercio (il vino Clinto di Villaverla) e una per un vino che finite le scorte della Valleogra, cesserà di esistere, con buona pace dell’amministrazione comunale di Schio che, con tutta probabilità, schiverà una potenziale diffida da parte di Federdoc.

L’estensione indiscriminata di De.Co. deliberate a pioggia ha come unico risultato lo svuotamento di questo istituto di ogni senso e significato, e a farne le spese sono quei prodotti che meriterebbero davvero tutela e promozione, perché patrimonio culturale e collettivo.

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