Sulle tracce del Clinton: una testimonianza dal Friuli

di Marco De Tomasi

Nel mio precedente articolo, avevamo lasciato il Clinton nel suo paese d’origine, gli Stati Uniti.

Rimaneva aperto l’interrogativo: quando arrivò il Clinton in Italia e soprattutto, a quando risale la sua effettiva diffusione nelle nostre campagne ?

Alcune indicazioni erano arrivate dalla datazione di alcuni documenti, sui quali però devo ancora mettere le mani, in particolare un articolo intitolato “Il Clinton” in Agric. Calabro-siculo 17 – p. 216. del 1892 e soprattutto il testo del Lampertico “La questione del Clinton : Sulla opportunità della diffusione del vitigno americano Clinton, a produzione diretta, nella valle del Po” edito nell’anno 1900.

Sono ora incappato in un documento ancora precedente: si tratta del Verbale di seduta consigliare ordinaria 28 giugno 1890 dell’Associazione Agraria Friulana.

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Alcune parti sono molto interessanti per i quesiti che ci siamo posti.

Ho sezionato il testo per meglio analizzarlo: innanzitutto si fa riferimento alle premiazioni di concorsi agricoli svoltisi a Verona nel settembre del 1889 e, successivamente, nello stesso Friuli.

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Innanzitutto apprezziamo questo italiano d’altri tempi e l’onnipresente campanilismo tipicamente italico:

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Entrando nel vivo del concorso di Verona, IV divisione, il relatore si fa vanto dell’importanza di quanto presentato da tale signor Giusto Bigozzi: qui vediamo nominate diverse varietà di ibridi americani, il cui commercio, al pari del Clinton, risulta oggi vietato dalle normative europee.

La cosa estremamente interessante è che allora (siamo nel 1890), è ancora dubbio se tali varietà possano essere un valido sostituto alla Vitis vinifera e che si dice che in Francia (dove l’infezione Fillosserica ha già distrutto gran parte dei vigneti), si è già abbandonato il ricorso ai produttori diretti per orientarsi sull’innesto delle varietà autoctone su piedi americani resistenti (pratica tutt’ora in uso).

Vale a dire che mentre oltralpe hanno già trovato una soluzione valida alla sopravvivenza delle varietà europee, qui si discute ancora cosa sia opportuno fare. Potendoselo permettere evidentemente, dato che almeno per il Veneto e per il Friuli, nel 1890 la fillossera è ancora un problema al di là da venire.

Fieri delle loro collezioni di vitigni americani presentati a Verona, i baldi friulani si permettono di mettere in discussione i risultati ottenuti dai francesi.

L’impressione è che si tratti comunque di esemplari e nulla sembra intendere un utilizzo estensivo di tali ibridi (ribadisco: siamo nel 1890).

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Archiviato il concorso veronese con la distribuzioni dei premi, troviamo questa interessante relazione del cav. Biasiutti, venendo a conoscenza che il Friuli si è preparato all’invasione (non ancora in corso), istituendo una apposita Commissione.

Veniamo a sapere che il territorio friulano (e visti i dati forniti, anche quello veneto) risulta al momento immune dalla peste, ma minacciato molto da vicino: a occidente l’infezione si è manifestata nella provincia di Bergamo (sarebbe quindi da escludere anche Brescia ?), mentre a oriente la fillossera preme dalla valle di Vipacco, nel goriziano.

Vengono quindi annunciati provvedimenti per prepararsi al peggio, non ultimo l’incentivazione all’impianto di ibridi produttori diretti e l’innesto delle viti esistenti su ceppi di varietà americane resistenti.

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La Commissione ha istituito un efficace sistema di monitoraggio, che ha coperto tutti i comuni della provincia friulana nel giro di 3 anni (quindi desumiamo 1887-1889).

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E qui entriamo nel vivo, perché viene nominato finalmente il Clinton: il sig. Bigozzi viene premiato per l’impianto razionale di Clinton per 1.500 ceppi e per la numerosa “collezione” (siamo nel campo della curiosità e dell’esotico, quindi) di viti americane. Si accenna anche che il Bigozzi sia tra i responsabili della diffusione delle varietà americane. Il secondo premio viene assegnato al dott. Mauroner per l’impianto di 1.230 ceppi di Clinton e Iork Madeira (sic: in realtà sarebbe York Madeira, un’altra varietà americana. Vedi il già citato Bushberg Catalogue – 1882, pag. 148). Il terzo premio va al marchese Mangilli per la coltivazione di Jacquez (in America meglio conosciuto come Black Spanish = Vitis aestivalis x Vitis vinifera) e di un’altra varietà americana che gli stessi esperti dell’epoca non riconoscono per Clinton, mentre il proprietario lo definisce come tale.

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Il relatore prosegue esaltando i progressi della viticoltura friulana e ammonendo sul pericolo incombente, ricordando l’importanza di sperimentare ogni soluzione per farvi fronte:

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Interessante osservare che allora come oggi, la diffusione di determinate fitopatologie è in massima parte dovuta a materiale vivaistico non controllato.

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E qui un colpo al mio orgoglio di campanile: negli sforzi congiunti per far fronte al pericolo, la provincia di Vicenza nicchia (probabili questioni di poltrone ?) …

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Qui viene enumerato l’arsenale messo in campo dalla provincia friulana per prepararsi alla battaglia:

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Uno sguardo oltralpe (ve lo sareste mai aspettati ? al tempo i francesi venivano definiti “fratelli”, oggi al massimo sono “cugini”). Sappiamo quindi che nel 1890, la Francia devastata dalla fillossera si è in buona parte ripresa grazie alla pratica dell’innesto su piede americano (ricordo che la Francia ha dovuto far fronte all’afide a partire dal 1863, mentre in Italia è arrivato a partire dal 1879). Qui nel 1890 si sta ancora a discutere su cosa sia meglio fare, mantenendo parallelamente l’attenzione sui portainnesto e sugli ibridi produttori diretti.

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Conclusione del Cav. Biasutti che avverte dei pericoli derivanti dalla sottovalutazione dell’allarme. La fillossera c’è: non sappiamo dove e quando, sappiamo che colpirà. Il motto“estote parati” ovviamente qui nulla ha a che fare con lo scoutismo (il movimento scout prenderà forma solo nel 1907 ad opera di Sir Baden-Powell in Inghilterra) ma deriva direttamente dal Vangelo secondo Matteo.

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In conclusione, le consuete considerazioni:

  1. L’introduzione del Clinton e degli ibridi produttori diretti, per i territori del Friuli e del Veneto, è da datare intorno al 1890, in un ottica preventiva all’arrivo della fillossera, che già aveva colpito gran parte dell’Europa e molte provincie del Regno d’Italia ma non questi territori.
  2. Nel 1890 gli ibridi produttori diretti sono ancora relegati all’ambito della sperimentazione: ritengo quindi la loro effettiva diffusione su larga scala sia avvenuta nel corso del decennio successivo (1890 – 1900).
  3. Nell’Italia dell’epoca gli ibridi produttori diretti sono ancora considerati una possibile soluzione al problema, mentre contemporaneamente la ricostruzione del vigneto europeo è ormai indirizzata all’innesto delle varietà europee su piede americano.

Le mie ricerche sui documenti d’epoca proseguono: posso anticiparvi che in capo ad appena 12 anni (1902), l’atteggiamento della stessa Associazione Agraria Friulana cambiò radicalmente …

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