Allarme Drosophila suzukii per la viticoltura

di Marco De Tomasi

Raccolgo l’appello fatto qui da Franco Ziliani sul suo blog Vino al vino a rilanciare il grido d’allarme di Alessandro Carlassare, animatore del blog Saggi Bevitori relativo alla possibile peste rappresentata dalla diffusione della Drosophila suzukii.

Finora questo dittero parassita originario sel sud-est asiatico (stiamo parlando di un moscerino, ma dovete perdonare i miei trascorsi da entomofilo) aveva provocato seri danni al comparto dei piccoli frutti (ciliegie, lamponi, more e altri), ma quest’anno sono stati registrati attacchi all’uva in Trentino, Alto Adige e Veneto.

A differenza della congenerica specie Drosophila melanogaster (il moscerino dell’uva), che attacca solo frutti danneggiati da altri agenti (frutta marcia o con danni da grandine), la suzukii attacca la frutta sana. La femmina, grazie ad un ovopositore uncinato, deposita all’interno di un singolo frutto 3 o 4 uova (nel caso della vite per frutto deve essere considerato il singolo acino). In totale una femmina può depositare fino a 400 uova. Se sommate questo al fatto che l’animale è in grado di riprodurre da 10 a 13 generazioni in una stagione, potete capire da soli quali danni sia in grado di provocare !

La stagione 2011 sembra essere passata liscia per il clima secco e la maturazione anticipata delle uve, ma cosa succederebbe in un’annata dall’andamento più consueto ?

Nel peggiore degli scenari, in caso di attacco, si parla di perdite di raccolto che vanno dall’80% al 100% nel caso delle vendemmie tardive !

Data la rapidità di riproduzione, la lotta chimica con gli insetticidi non sembra essere il rimedio più adatto, sia per la possibilità che gli animali superstiti in breve tempo sviluppino resistenza, ma anche perché aumenterebbe drasticamente il numero di trattamenti e quindi la quantità residua di pesticidi sul prodotto finale. Trappole e altri metodi, come sottolineato nell’esauriente post di Carlassare, rappresenterebbero solo un palliativo.

A sentire gli esperti, il compito di diffondere l’allarme e non sottovalutare il rischio rappresentato da questa peste è demandato ad appassionati e blogger anziché ai canali di informazione tradizionali.

Per una volta, speriamo si intervenga a chiudere il recinto prima che siano scappati i buoi !

Sa resolza … ovvero dei rischi del mestiere.

di Marco De Tomasi

Una delle tante manifestazioni di aprile, Marco e Pietro si appropinquano al tavolo di assaggio di un produttore, che inizia a spiegare i suoi prodotti. Hanno il primo vino nel bicchiere quando irrompe un personaggio con il cartellino di addetto stampa ben in evidenza sul petto.

Giornalista: “Che è questo ?”

Produttore: “Stavo spiegando che questo è il nostro vino base da uve Cannonau al 100%”

G.: “Ce stanno altre uve ?”

P.: “No, è Cannonau in purezza”

G.: “Fate anche altri vini ?”

Il vignaiolo versa il vino base ad una coppia di visitatori avvicinatasi nel frattempo.

P.: “Attendiamo che i signori finiscano, così ci tiriamo in pari …”

G.: “Gli altri vini con che uve li fate ?”

P.: “Noi lavoriamo solo con il Cannonau”

G.: “Ma ce aggiungete anche altre uve nell’artri vini ?”

… (Silenzio)

Il produttore versa la seconda etichetta.

G.: “mmh … che fa, legno questo ?”

P.: “No, per i nostri vini usiamo solo acciaio”

G.: “Perché ?”

… (Silenzio)

Pietro si gira verso Marco, pensando a “sa resolza” in saccoccia al vignaiolo …

(a denti stretti): “Se vedi qualcosa luccicare, scappa!”.


Resolza a parte … tutto vero !!!