Tappi Ribelli – incontro dell’1/12/2016

di Marco De Tomasi

Da più di un anno (quasi due) partecipo ad un sodalizio di amici che con regolarità (più o meno) mensile si incontrano per assaporare l’oggetto della comune passione.

I Tappi Ribelli si danno appuntamento decidendo di volta in volta un tema.

Ognuno propone una o più bottiglie, senza svelarne prima denominazione (a meno che non sia chiara dal tema), etichetta ed annata.

Le bottiglie vengono presentate rigorosamente coperte, commentate e solo alla fine ne viene svelata la veste.

Inutile dire che sorprese e (rare) delusioni si ripetono ad ogni incontro, ed è una esperienza estremamente formativa e che continua a rimettere in discussione i punti fermi che ogni buon appassionato di vino si impone.

E poi le serate sono estremamente divertenti, perché, va detto, che la compagnia è ormai affiatata e formata da persone curiose, competenti, prive di preclusioni ideologiche,  dal palato evoluto e dotate di ironia ed intelligenza.

Così ho deciso, se ci riesco, di condividere le mie impressioni di degustazione, basate non tanto sulle valutazioni puramente tecniche (che spesso non legge nessuno), quanto sull’aspetto emozionale.

Per l’incontro del primo dicembre, il tema che ci eravamo dati era “cannoni” (e qui capite anche la sana vena goliardica che regola i Tappi Ribelli).

Questa la classifica personale della degustazione: premesso che abbiamo bevuto dei grandissimi vini, nessuno escluso, e che sto’ cercando il pelo nell’uovo, il risultato è questo.

Harlequin 2003 – Zymé: il re è nudo. Di fronte alla finezza e all’eleganza degli altri, questa bottiglia “monster” svela tutti i limiti del concetto di appassimento. Potenza, complessità , tanta sostanza e tanta dolcezza … ma è uno che non sa cosa sia il dress-code. Spaesato, partecipa alla festa standosene in disparte come un Nanni Moretti qualunque, nella speranza che qualcuno lo noti. Invano.

harlequin

Barolo Brunate – Le Coste 2005 – Rinaldi: naso denso, una esplosione di infusi balsamici, spezie. fiori e frutta, c’è tutto. E in bocca è potenza e nerbo. Per un po’ … poi all’olfatto si raffina, ma la bocca cerca quello che non trova più. Bottiglia sfigata o in fase interlocutoria o mito che crolla ? Voglio, fortissimamente voglio, che sia la prima ipotesi.

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Pommard 1er Cru Cuvée Dames de la Charité Hospices de Beaune 2010 – Seguin Manuel: dicono che i Borgogna si bevono col naso. E il pinot nero è tutto lì, con quella sua deliziosa e quasi intangibile presenza. E anche la Côte de Beaune è lì, dentro un vino rarefatto, a quasi esile e che solo a tratti apre su note calde e più profonde. Paradigmatico, esemplificativo … e buono.

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Châteneuf-du-Pape 2008 – Domaine de la Solitude: note tostate al naso fin troppo dolci, che fortunatamente se ne vanno dopo un po’, come se il vino volesse levarsi il soprabito, e sotto è vestito con classe e fascino, roccioso e animale ad un tempo. Appagante. E poi, beccare la denominazione alla cieca, ti fortifica l’autostima.

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Pauillac 1988 – Chateau Lafite-Rothschild: 28 anni, ed è come se il cabernet fosse stato vendemmmiato ieri, con tutte le sue spezie e il suo tipico frutto integro e una invidiabile vitalità. E nel bicchiere cresce e continua a crescere e non ti stanca mai. Un maratoneta inarrestabile, dal passo elegante ed aggraziato. Un mito che si conferma e si rinnova.

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Brunello di Montalcino Ugolaia 1994 – Lisini: sorpresona ! nessuno che l’abbia riconosciuto mentre lui giocava a fare il bordeaux. Eppure il brunello era tutto lì: ce la potevamo fare. La sua ferrosità, la sua spina acida dritta e tesa. E poi che intensità, che eleganza, che buono !

ugolaia

Vitovska Solo MM11 (2011) – Vodopivec: BOOM ! prendi tutto un prato fiorito e mettilo in un bicchiere. E mettici anche gli infusi e le spezie più esotiche e una abbondante dose di cedro candito. Continui a portarlo dal naso alla bocca, e continui ogni volta a scoprire cose nuove. Infinito. Sta al secondo posto solo perché è un bianco, e io sono un rossista.

vodopivecsolomm11

Barolo Cannubi 2008 – Damilano: ecco … dove me lo ero perso questo ? Perché non ho mai assaggiato nulla di questa cantina ? Nebbiolo da Barolo come lo cerchi e come lo vuoi, nessuna sbavatura, nobiltà piemontese da dagherrotipo sabaudo, in tutta la sua eterea, composta, austerità.

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Hanno chiuso la serata due “fuori concorso”: Barolo 1988 – Borgogno e Barolo Marcenasco 1976 – Renato Ratti.

P.S.: per chi pensasse che la mia classifica sia viziata dal fatto di aver premiato le bottiglie che ho portato, preciso che queste sono l’Harlequin e il Lafite.

Colli Berici Carmenere 2011 e 2013 – Magia di Barbarano

di Marco De Tomasi

Capire la realtà produttiva dei Colli Berici in provincia di Vicenza è abbastanza difficile: bisogna districarsi tra una varietà di vitigni piuttosto estesa e una conseguente  eterogeneità interpretativa che complica non poco il quadro complessivo.

Fortunatamente, anche se con un po’ di fatica, da qualche tempo si è riusciti a fare identificare questa zona con il suo vitigno/vino più identitario: il Tai Rosso, una varietà locale di grenache.

Sono convinto che i Colli Berici siano un territorio con un alta vocazione per i vini rossi.

Dagli assaggi che periodicamente faccio, ho ricavato una personale suddivisione delle “aree vocazionali” di questa denominazione.

ColliBerici2

I Colli Berici posso essere idealmente iscritti in un parallelogramma,  che può essere diviso perfettamente a metà in senso verticale, formandone altri due. A destra (1) troviamo il versante orientale dei Berici: qui è il regno del tai rosso, dove maggiore è la possibilità di imbattersi nelle migliori espressioni di questa varietà (esistono eccellenti Tai Rosso prodotti anche nel resto dei Berici, ma si incontrano con minor frequenza rispetto a questa zona); sull’altro lato (2), il versante occidentale, possiamo trovare eccellenti tagli bordolesi e mi sento comunque di affermare che questa è l’area dei Berici dove i vini a base di cabernet sauvignon e merlot riescono meglio.

Il versante orientale può a sua volta essere diviso a metà in senso orizzontale.

La porzione meridionale di questa ulteriore suddivisione (3) rappresenta, alla luce dei campioni che ho finora avuto modo di assaggiare (quindi probabilmente con grandi possibilità di ampliamento),  l’area vocazionalmente più interessante per un vitigno che in termini di tipicità, riconoscibilità e quindi identità può a mio parere andare ad affiancare a pieno titolo il tai rosso come “biglietto da visita” dei colli stessi:  il carmenere.

Carmenere

Va detto che negli ultimi anni è stato fatto uno sforzo da parte di molti vignaioli per uscire dall’empasse dato dalla confusione con il merlot e la commistione con il cabernet franc: se il carmerenere era un tempo identificato con il cabernet franc, oggi sui Colli Berici fortunatamente non è più così (ricordiamo che il carmenere è un vitigno originario del Médoc  – dove praticamente non esiste più, se non in piccolissime particelle – e che è la varietà più estesamente coltivata in Cile, dove è praticamente assurto a “vitigno nazionale”).

Se il tai rosso presenta delle difficoltà dovute al fatto che è un vitigno che “sente” molto l’annata (con risultati in bottiglia che possono essere assai diversi a parità di etichetta), non di meno il carmenere è un vitigno non facile da interpretare, principalmente a causa del carattere erbaceo dei vini che si ottengono, con sentori tipici di peperone che, se non gestiti con la dovuta sensibilità, rischiano di cadere nella caricatura, perdendo in finezza e piacevolezza.

Diversi produttori scelgono di mitigare questo carattere mediante un breve appassimento di parte delle uve, che va a smussare gli spigoli ed esaltare i toni più fruttati del’uva.

Non così il Carmenere di una nuova realtà berica, Magia di Barbarano, di cui ho avuto la possibilità di assaggiare le annate 2011 e 2013.

Bene inteso, si tratta di un vino quotidiano, non un campione di estrazione e muscoli, ma denota in entrambe le annate una finezza e una sostanza che mi hanno colpito.

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Le tonalità erbacee ci sono tutte, con un peperone croccante e assenza di sentori eccessivamente “verdi”, cui si inseriscono  armoniosamente note di frutti rossi, con un bel lampone in evidenza e, dopo un po’ di tempo nel calice, anche del cioccolato.  Equilibrio che si ritrova in bocca, dove è pulito, succoso e rinfrescante, chiudendo su una piacevolissima nota amaricante.

L’annata 2011 è quella che al momento dimostra maggiore integrazione ed armonia tra le varie componenti; la 2013 avrà bisogno ancora di qualche tempo in bottiglia per esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

Un vino che, nonostante la sua semplicità concettuale, e forse proprio in virtù di questa, risulta estremamente piacevole ed immediato, di buona articolazione, mantenendo un evidente carattere e senza cadere nella banalità.

Pagati 3,50 Euro la 2011 e 4,00 Euro la 2013. Meno di una birra in pizzeria …

Magia di Barbarano
Via San Martino, 29
Barbarano Vicentino (VI)
www.magiadibarbarano.it
info@magiadibarbarano.it

Franciacorta Extra Brut Millesimato 2007 – Camossi

di Marco De Tomasi

Da qualche anno seguo con interesse i fratelli Camossi.

Ho sperimentato in prima persona la crescita continua dei loro Franciacorta, che anno dopo anno diventavano più buoni e precisi, ma soprattutto più personali e definiti nello stile.

E’ cosa risaputa e accettata che i metodo classico sono vini in cui l’espressione del terroir è messa in secondo piano dalla tecnica, e i Franciacorta non fanno eccezione.

Ma c’è un filo conduttore alla base del lavoro di Claudio e Dario Camossi: il rispetto e l’attenzione per l’espressività delle basi spumante, che emergono sempre ben delineate dai loro Franciacorta.

Io non sono solito esprimermi per superlativi o assoluti, ma questa volta non riesco a trattenermi: sappiate che, anche rispetto ai già buonissimi prodotti di questa azienda di Erbusco, il Franciacorta Extra Brut Millesimato 2007 dei fratelli Camossi è, senza mezzi termini, un CAPOLAVORO !

A partire dal naso ampio e ben definito, con le sue note fermentative speziate e suggestioni minerali che si intrecciano ai sentori floreali e fruttati del vino. Per poi passare in bocca, dove ha nerbo, tensione ed inesorabile progressione, acidità ben calibrata e frutto succoso, saporito e appagante. Un vino compiuto e completo, che supera di slancio l’idea di uno spumante fine a se stesso.

L’annata 2007 è composta per il 100% da Chardonnay (la composizione di questo vino varia in base all’annata).

L’unico rammarico è che questa etichetta risulta esaurita sia dal produttore, che dal mio fornitore abituale, che nella mia cantina !

Non mi resta che sperare che Claudio e Dario riescano di nuovo a produrre un Franciacorta così (ma so che le premesse sono più che buone !).

Spergola La Vigna Ritrovata 2012 – Tenuta di Aljano

di Marco De Tomasi

Prima volta che mi capita da quando ho aperto il blog: mi hanno mandato una campionatura di vini a casa.

La cosa fa indubbiamente piacere: vuol dire che in fondo negli ultimi 4 anni qualcosa di degno di nota l’ho scritto e qualcuno mi merita degno di considerazione !

Però è giusto fare questa premessa, perché il pericolo “marchetta” quando si scrive un blog che parla di prodotti che hanno un mercato, è sempre dietro l’angolo.

I vini me li ha mandati l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna nell’ambito del progetto “Wine frome the South of Europe, Mediterranean Wines” che, a quel che ne so, ha coinvolto anche altri blogger.

In queste occasioni non ti arrivano bottiglie che hai scelto.

E magari vengono da aziende mai sentite, da zone che non conosci e sono prodotte con vitigni di cui hai avuto notizia solo per aver letto da qualche parte che esistono.

Il che è un vantaggio non da poco, se devi dare un giudizio il più possibile obiettivo su ciò che ti viene proposto.

E può capitare di scoprire cose davvero interessanti.

la-vigna-ritrovata-2012Come quando ho stappato questa Colli di Scandiano e di Canossa Spergola Vigna Ritrovata 2012 della Tenuta di Aljano, azienda di cui non conoscevo nulla fino a questo momento.

Mi corre in aiuto il sito aziendale, dal quale scopro che si tratta di un vigneto recuperato, di appena mezzo ettaro, coltivato a spergola, con vigne di oltre 40 anni di età.

La spergola è un vitigno autoctono presente da secoli nella zona collinare tra Scandiano e Canossa, in provincia di Reggio Emilia.

Fino a poco tempo fa quasi dimenticato, sta avendo una seconda opportunità ad opera di alcuni meritevoli viticoltori che oggi lo valorizzano.

La Spergola che ho nel calice è un vino profumato di fiori e di frutta, con interessanti sottolineature speziate che rimandano ai semi di finocchio e una nota salmastra in bella evidenza. In bocca il vino si fa subito ampio e voluminoso, con una sensazione sapida che spinge in profondità, donando un tocco di rustica nobiltà. Freschezza che si palesa in un secondo tempo, rendendo il vino dinamico e articolato. Il sorso si chiude su rimandi retronasali di frutta matura (sembra una banalità ma si sente soprattutto uva !).

Un vino assai piacevole che richiama sicuramente l’abbinamento gastronomico: lo penso adatto ad una robusta merenda a base di salame, pane e parmigiano.

Tenuta di Aljano
Via Figno, 1
42019 – Jano di Scandiano (RE)
Tel. 0522 981193
Fax 0522 852557
mail: info@aljano.it
www.tenutadialjano.it

Vigneti delle Dolomiti Rosso Cuss 2011 – De Bacco

di Marco De Tomasi

Qualche tempo fa vi ho raccontato della cantina De Bacco di Feltre.

Da allora alcune cose sono cambiate: la sede della cantina è stata spostata da Mugnai di Feltre a Seren del Grappa, in una struttura più adatta alle esigenze di questa giovane e dinamica realtà bellunese.

Anche il catalogo si è arricchito di nuove etichette, per dare maggiore risalto alle varietà coltivate in azienda.

Intelligentemente, Marco ha riservato alle etichette storiche della cantina, Vanduja e Saca, le uve autoctone e avviato nuovi progetti per utilizzare le uve rosse internazionali che prima confluivano nel rosso Vanduja.

Non ho assaggiato la nuova versione del Vanduja, da sole uve Pavana e Trevisana Nera, ma ricordo di aver a suo tempo esortato Marco a non cercare di ammorbidirlo con il Merlot, per preservarne la forte componente varietale e territoriale, magari difficile, non per tutti, ma unica e identitaria.

cuss

Merlot e Carmenère diventano oggi il Cuss.

Vino che ha già dato delle belle soddisfazioni a Marco, visto che ha vinto la medaglia d’argento al concorso internazionale vini di montagna del Cervim di Aymavilles.

Vigneti delle Dolomiti Rosso Cuss 2011: bel colore rosso granato, limpido, con unghia ancora viola. Naso ben articolato su note succose di frutta, cui fa da sottofondo una sostanza terrosa e affumicata, quasi un’idea di torba. Frutto succoso che si dispiega anche in bocca con morbidezza, quasi dolce, dinamico ma mai aggressivo, accompagnato in profondità da una freschezza vibrante. Chiude su ritorni di frutti rossi croccanti ed invitanti.

Un vino che dissimula la propria complessità dietro un’immediatezza tanto piacevole da risultare disarmante.

Talmente piacevole e versatile che sono sicuro riuscirà ad attirare l’attenzione anche del bevitore più distratto, quello che magari inviti a casa mal volentieri perché sai che non avete argomenti in comune.

Magari non riuscirete a trovare nulla di cui parlare neppure stavolta. Ma avrete condiviso quello che si può chiamare senza tema di smentita “un buon bicchiere di vino”.

Prezzo al pubblico, franco cantina: 10,00 Euro.

De Bacco
Via Quattro Sassi, 4
32030 – Seren del Grappa (BL)
Tel.: 0439 44149
www.debacco.it

Rosso di Montalcino 2011 – L’Aietta

di Marco De Tomasi

L’Aietta è la più piccola azienda di Montalcino, contando su un solo ettaro, tutto a Sangiovese.

Francesco Mulinari è l’artefice di questa piccola realtà: nel 2001, allora diciottenne, decide di imbottigliare la produzione casalinga dai 1.000 metri quadrati di vigneto (appena 720 bottiglie). Con il tempo, al vigneto originario, si aggiunge un altro appezzamento di mezzo ettaro, diverso per zona (Castelnuovo dell’Abate), tipo di impianto ed esposizione. Nel 2004 si estirpano le vigne originarie e si ristrutturano i terrazzamenti, con un nuovo impianto ad alberello, soluzione inusuale da queste parti, ma necessaria in quanto le vigne hanno una esposizione non ottimale e d’estate rischiano di soffrire eccessivamente il caldo.

Oggi la produzione non arriva a 4.000 bottiglie, suddivise fra Rosso, Brunello e un Rosato da Sangiovese. Mi dicono sia in sperimentazione anche un metodo classico, sempre da uve Sangiovese (!).

Ho provato il Rosso, giusto per farmi una prima idea di questa piccola realtà ilcinese.

Rosso di Montalcino 2011: Sangiovese 100%. Colore rosso rubino, scarico, riflessi granato. Appena aperto soffre di un po’ di riduzione. Si apre dopo una mezz’oretta con belle sensazioni di ciliegie e more, succose, con sottolineature di spezie dolci (cannella) e floreali e una vaga nota balsamica. Bocca sapida e asciutta, un po’ rustica e meno leggibile rispetto alla fase olfattiva, ripropone il frutto con ulteriori innesti speziati di buona lunghezza. Il calore alcolico aiuta a stemperare le durezze di un carattere non certo docile.

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Nel complesso piacevole: un vino che incuriosisce per la sua intransigenza, priva di omologazioni, e che ti fa venire in mente una stretta di mano vigorosa ma sincera, non studiata.

Vedrò di verificare incontrando Francesco alla prima occasione.

In enoteca a 12,50 Euro

L’Aietta
Via Mazzini, 42
53024 – Montalcino (SI
Tel. e fax: 0577 849362
Cell. 346 1453226
Email: fmulinari@aietta.eu
www.aietta.eu
Ettari vitati: 1
Bottiglie annue prodotte: 3.500 circa

Venezia Giulia Vitovska 2009 – Skerlj

di Marco De Tomasi

La Vitovska è un interessante vitigno tipico del Carso, spesso utilizzato in coppia con la Malvasia Istriana.

Negli ultimi anni sono diversi i produttori che si cimentano nella vinificazione in purezza di quest’uva, caratterizzata da buona acidità e buon corpo.

Matej Skerlj è tra questi.

La sua è una Vitovska macerata sulle bucce, ottenuta da fermentazione spontanea e affinata in legno.

Venezia Giulia Vitovska 2009: Vitovska 100%. Giallo dorato, moderatamente velato. Al naso presenta profumi di resina, frutta candita, erbe di campo, mandorle e sentori salmastri. L’ingresso in bocca è fresco, senza spigoli. Si apre quindi svelando note aromatiche e un carattere morbido pieno, appagante e carezzevole a dispetto dell’acidità che spinge e detta il ritmo di una beva caratterizzata da pulizia, ottima definizione e da una progressione lineare.

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Vino schietto, dritto e ben interpretato. Da abbinare a primi piatti con condimenti delicati e piatti di pesce.

Skerlj è anche agriturismo.

In enoteca a circa 17 Euro.

Skerlj
Loc. Sales, 44
34010 – Zgonik/Sgonico (TS)
Tel. 040 229253
Email: info@agriturismoskerlj.com
www.agriturismoskerlj.com
Ettari vitati: 2,3
Bottiglie annue prodotte: 3.000

Tai Rosso 2010 – Daniele Portinari

di Marco De Tomasi

Ho conosciuto Daniele Portinari qualche anno fa a Villa Favorita.

Conservo ancora un paio di bottiglie di Rosso Nanni, la sua prima etichetta prodotta.

Un taglio bordolese profondo, personale, di grande piacevolezza, paradigmatico delle potenzialità ancora largamente inespresse da questa zona dei Colli Berici.

Siamo ad Alonte, sul versante ovest che guarda verso Verona.

Al Nanni Daniele ha successivamente affiancato il Pietrobianco (da uve Pinot Bianco e Tocai Italico) e il Tai (Tocai) Rosso.

Stimolato da un recente articolo di Massimiliano Montes che ne parlava, visto che da un po’ non frequentavo i vini di Daniele, me ne sono procurato una bottiglia.

Il vigneto è di nuovo impianto: Daniele mi ha mostrato l’impressionante lavoro fatto per sistemare il terreno, in splendida posizione sulle colline di Alonte.

Il 2010 è la seconda annata prodotta, etichettata come igt, fuori dalla doc Colli Berici (ma ne avrebbe tutto il diritto).

All’assaggio, le mie conclusioni si discostano un pochino da quelle di Massimiliano:

Tai Rosso 2010: 100% Tocai Rosso. Naso fitto, di frutti rossi e fiori, cui si aggiungono sentori netti di cannella e chiodi di garofano, sospinti da una volatile contenuta ma probabilmente al limite (almeno questa è l’impressione). Bocca semplice eppur succosa, quasi carnosa, di bella acidità e molto piacevole alla beva. Peccato tenda a congedarsi con un po’ troppa fretta, lasciando spazio ad una lieve nota ammandorlata sul finale.

DanielePortinariTaiRosso

Si tratta di una espressione tipica del Tai Rosso dei Colli Berici, che pur rientrando nei canoni della tradizione, è in grado di rinnovarla con personalità schietta e contadina, laddove molte etichette appaiono “costruite” ed in molti casi impoverite, guadagnando solo banalità in cambio di correttezza esecutiva.

Sarei curioso di riassaggiarlo con qualche mese o anno in più di bottiglia, perché la sostanza c’è, anche se al momento forse schiacciata da un frutto un po’ esuberante.

Magari il Tai Rosso di Daniele avrà anche degli spigoli evidenti, tecnicamente parlando. Ma lo colloco tra le pietre di paragone per la denominazione (anche se, probabilmente per scelta dello stesso produttore, è solo igt).

In enoteca a circa 10,00 Euro.

Daniele Portinari
Via Colombello
36045 – Alonte (VI)
Tel.: 0444 830182
Email: danieleportinari@gmail.com
www.viniportinari.it
Ettari vitati: 4
Bottiglie annue prodotte: 6.000

Wehlener Sonnenuhr Riesling Spätlese 2005 – Dr. Loosen

Di Marco De Tomasi

Sto prendendo confidenza con i vini tedeschi.

Parte tutto dalla curiosità per il Riesling.

Oggi ho aperto uno spätlese di Ernst Loosen.

L’azienda possiede sette diversi vigneti di solo Riesling lungo la Mosella, considerati Grand Cru secondo la classificazione prussiana del 1868 (oggi non riconosciuta dalle leggi tedesche).

Lungo il fiume i vigneti, esposti a sud, sono ripidi.

Tra questi il Wehlener Sonnenuhr è caratterizzato da suoli ricchissimi di scheletro, quasi rocciosi, di ardesia azzurra.

Una meridiana domina dall’alto il vigneto (da cui il nome del vigneto: “la meridiana di Wehlen”, appunto).

WehlenerSonnenuhr

Wehlener Sonnenuhr (dal sito aziendale)

Le vigne hanno un’età variabile da 65 a 125 anni, con rese molto basse.

Ernst utilizza solo fertilizzanti organici ed in cantina la pratica è tesa ridurre al minimo l’intervento.

Wehlener Sonnenuhr Riesling Spätlese 2005: Riesling 100%. Affascinante fin dal colore, giallo dorato. Il naso apre su note delicate e complesse di agrumi e mele cotte, presto vinte da un corredo tipico ed articolato di idrocarburi, lanolina e olio per armi. La compostezza olfattiva si riprende dopo qualche minuto nel bicchiere, quando tutto lo spettro si amalgama nuovamente in un fascinoso andirivieni di note fruttate (melone e pere) e minerali. In bocca è armonico, di una dolcezza grassa, con note di sidro, controbilanciata da un’acidità che gioca in profondità per tutto lo sviluppo, arrivando a solleticare il palato. A fine sorso la salivazione è ulteriormente stimolata, oltre che dalla freschezza, da lievi e finissimi tannini.

RieslingSpaetleseDrLoosen

Un gran bel vino, ben lontano dalle nostre consuetudini, da abbinare a delicate vellutate o a formaggi di capra.

Ci si può davvero innamorare carnalmente di questi vini della Mosella …

In enoteca a (mi pare) 24/25 Euro.

Weingut Dr. Loosen
St. Joahnnishof
D-54470 Bernkastel/Mosel
Tel.: 0049 6531 3426
Fax: 0049 6531 4248
Email: info@drloosen.com
www.drloosen.com
Ettari vitati: 25
Bottiglie annue prodotte: 70.000/80.000

Rosso del Rebene 2011 – Francesco Castegnaro

di Marco De Tomasi

Ho conosciuto Francesco Castegnaro in enoteca, mentre consegnava un paio di cartoni del suo vino.

Il suo primo vino.

Nel senso che è il primo che esce con il suo nome in etichetta dalla sua cantina sui Colli Berici.

La cantina si trova nella parte meridionale dei colli, in una zona che ha già dimostrato la vocazione per il Carmenére.

L’azienda è principalmente dedicata all’olivicoltura (l’olio dei berici è particolarmente pregiato) e finora le uve venivano conferite ad altri produttori.

Si tratta di un esperimento: l’annata 2011 è stata la prima a essere prodotta. Il 2012 invece non è stato prodotto poiché Francesco non era soddisfatto della qualità delle uve. Si dovrà quindi aspettare l’annata 2013 (andamento stagionale permettendo) per rivedere altre bottiglie uscire da questa nuova realtà dei colli, che dalle aspirazioni del proprietario sembra essere ben indirizzata alla giusta valorizzazione del territorio berico.

Rosso del Rebene 2011: Carmenére 100%. Naso preciso, fine, giocato su bacche e piccoli frutti rossi, su cui si innestano note leggere di foglie verdi, spezie dolci, cacao, noci e legno di cedro. In bocca è succoso, con un ingresso morbido e un frutto polposo assolutamente appagante, ben equilibrato e ritmato. Allungo su note ammandorlate con rimandi di spezie dolci. Vinificazione in acciaio e affinamento in barriques di terzo e quarto passaggio.

RossoDelRebene

Buon esordio che lascia ben sperare di poter annoverare tra gli interpreti dei Berici un’altra cantina di riferimento.

In enoteca a 8,50 Euro.

Francesco Castegnaro
Via Bertoldi, 25
36020 – Zovencedo (VI)
Tel. 0444 893450