Chaudelune 2010 – Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle

di Marco De Tomasi

Era un po’ di tempo che volevo mettere naso e bocca su questo vino.

Così non me lo sono lasciato scappare quando è comparso sullo scaffale di una delle enoteche che frequento.

Siamo in Val d’Aosta, ai piedi del Monte Bianco.

La Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle è una piccola cooperativa (20 ettari suddivisi per 85 soci) che ha fatto conoscere al di fuori dei confini regionali uno dei vini bianchi più interessanti della Vallée : il Blanc de Morgex et de La Salle, prodotto con l’autoctono Priè Blanc.

I vigneti si trovano ad altezze comprese tra 900 e 1.250 metri d’altezza, su terrazzamenti ad alta percentuale sabbiosa che hanno impedito l’insediamento della fillossera. L’allevamento tradizionale è rappresentato dalla pergola bassa che sfrutta il calore residuo del terreno.

Questa cantina declina il Priè Blanc in tutte le versioni possibili: dai bianchi snelli ed immediati, a bianchi più strutturati e dalla personalità decisamente nordica, fino a Metodo Classico dal carattere alpino ben delineato.

Da qualche anno la Cave propone un Vin de Glace (o Eiswein, per dirla alla tedesca) prodotto da uve Priè Blanc vendemmiate dopo le prime gelate. Il ghiaccio disidrata gli acini, concentrando gli zuccheri. In cantina il vino è affinato sia in botti di rovere che in botti di essenze diverse.

Chaudelune 2010: Priè Blanc 100%. Naso intenso, dominato prepotentemente da erbe aromatiche come timo, rosmarino e salvia. Si innestano poi note affumicate, di polvere da sparo su una trama di note iodate e salmastre. Non mancano poi sensazioni di frutta disidratata che giocano però un ruolo di secondo piano. In bocca è denso, con una tensione affidata ad una spiccata salinità, che si distacca nettamente dalla verticalità della freschezza che invece mantiene il passo della dolcezza. Ritornano precise in bocca la nota di rosmarino e quel carattere iodato e salmastro percepito al naso.

Chaudelune

Mi è piaciuto parecchio, un vino particolarissimo nei profumi e dalla spiccata personalità, da bere da solo o accompagnato da formaggi erborinati non troppo decisi.

Nota a margine: un amico con il quale ho degustato questa bottiglia mi ha fatto notare che oltre alle erbe aromatiche, il profilo olfattivo di questo vino richiama anche un’altro tipo di “erba”, che manca alla mia esperienza sensoriale.

… di fronte a tale affermazione si è squarciato il velo sui miei trascorsi (?) di nerd provinciale e un po’ sfigato …

Trovato in enoteca a 27,00 Euro (bottiglia da mezzo litro).

Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle
Località la Ruine – Chemin des Iles, 19
11017 – Morgex (AO)
Tel.: 0165 800331
Email: info@caveduvinblanc.com
www.caveduvinblanc.com
Ettari vitati: 20
Bottiglie annue prodotte: 150.000

Savennières Les Vieux Clos 2008 – Nicolas Joly

di Marco De Tomasi

Quando si parla di Nicolas Joly salta subito in mente il suo primo vino: quel Coulée de Serrant celebrato (a ragione) come uno dei grandi di Loira.

Poco si parla invece dei suoi figli minori, il Savennières-Roche aux Moines Clos de la Bergerie e il Savennières Les Vieux Clos (ricordo che Coulée de Serrant è invece una denominazione in monopolio).

Se ne parla poco e a torto perché offuscati dal prestigio della prima etichetta della casa.

Oggi ho aperto una bottiglia di Les Vieux Clos del 2008, con il preciso intento di dar il giusto merito a questo vino. Sulla retroetichetta è consigliato di scaraffarlo. Ho preferito seguirne l’evoluzione nel bicchiere.

Savennières Les Vieux Clos 2008: Chenin Blanc 100% con selezione massale in vigneto. Il naso denota da subito un frutto maturo, complesso e cangiante, di pesche, prugne gialle e litchi su un substrato resinoso e di essenze aromatiche. Evolve con il tempo su sentori di uva matura appena colta, con inserimenti di frutta secca (mandorle e noci) e poi ancora tipiche note verdi di corteccia e legumi. Infine, dopo lunga permanenza nel bicchiere, la matrice resinosa trasfigura su note minerali, di pietra focaia e idrocarburi. In bocca verticalizza immediatamente, spinto da una lievissima nota carbonica, che solitamente trovo fastidiosa, ma che qui si fonde alla perfezione all’azione di freschezza e salinità, sebbene si esaurisca poi con l’ossigenazione, consentendo al vino di guadagnare una progressione più lineare e senza soluzione di continuità. Un tocco alcolico decisamente virile (siamo sui 15 gradi) completa il tutto dalla fase centrale, donando volume al sorso e favorendo nel finale ritorni ben scanditi di quanto percepito al naso. Sebbene proprio a causa del calore (che si avverte comunque in maniera marginale) il quadro complessivo del vino risulti leggermente sbilanciato, si riscatta senza rimpianti grazie ad una fase olfattiva che non cessa di rinnovarsi e di emozionare ogni volta che si avvicina il calice.

LesVieuxClos

La bottiglia ha accompagnato i due pasti domenicali, trovando in un Saint-Marcellin il connubio ottimale.

Potrei anche proseguire,  raccontandovi che Nicolas Joly è uno dei paladini della biodinamica, che ha scritto dei libri sull’argomento, che è il riferimento dell’associazione “La reinassance des appellations” e tanto altro ancora, ma:

1) già lo sapete, dato che son l’ultimo arrivato.
2) ne ho le palle piene della contrapposizione naturale/convenzionale.

Dovreste trovare Les Vieux Clos in enoteca sui 30 euro circa.

Nicolas Joly
Château de la Roche aux Moines
49170 Savennières – France
Tel. : 0033 (0)2 41 72 22 32
Fax : 0033(0)2 41 72 28 68
www.coulee-de-serrant.com

Distribuito in Italia da Velier – Genova

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva P.Honorii 2008 – Tenuta La Viola

di Marco De Tomasi

Rieccomi ad affrontare un Sangiovese di Romagna.

Quest’estate era toccato al Monte Brullo di Gabriele Succi, vino molto buono, ma che al momento non mi aveva convinto del tutto perché ancora un po’ contratto (ho deciso di riprovarlo tra qualche anno, dato che ne ho ancora qualche bottiglia e c’è materia per supporre una sua evoluzione in positivo).

Ora ci spostiamo a Bertinoro.

Apro l’etichetta di punta di Tenuta la Viola, che porta l’antico nome della cittadina romagnola.

L’azienda è condotta da Lidia Serra, che cura le vigne e si occupa della parte agronomica e dal figlio Stefano, che si occupa invece della cantina e della commercializzazione.

Tenuta La Viola ha la certificazione biologica.

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva P.Honorii 2008: si smarca rapidamente da una nota riduttiva in apertura, esprimendo un naso complesso, articolato ed elegante, incentrato nella fase iniziale da bacche aromatiche e piccoli frutti, per poi evolvere su un frutto più succoso, arricchito in progressione da note animali, e ancora di cuoio, tabacco, legno di cedro e arancia amara. In bocca il frutto è ben disteso in ogni direzione, con un bel corpo e con l’acidità che ben contrasta un carattere tannico piuttosto asciutto. Possiede inoltre un nerbo salino che si manifesta fin da subito e non lascia la presa per diversi minuti dopo la deglutizione.

PHonorii2008Pic

Bella prova di equilibrio nel dosaggio del legno nuovo, che arricchisce il vino di sfumature senza dargli superflue sovrastrutture.

Si trova in enoteca a 15 Euro.

Tenuta La Viola
Via Colombarone, 888
47032 – Bertinoro (FC)
Tel./Fax: 0543.445496
E-mail info@tenutalaviola.it
www.tenutalaviola.it
Ettari vitati: 7
Bottiglie annue prodotte: 40.000

Venezia Giulia Pinot Grigio 2009 – Radikon

di Marco De Tomasi

Azienda che non ha bisogno di grandi presentazioni, Radikon é uno dei nomi più noti tra gli appassionati di vini naturali e non.

Recentemente in cantina ha esordito l’estro del figlio di Stanko, Saša, che ha ampliato la gamma di etichette, affiancando le proprie personali interpretazioni a quelle del padre.

Parliamo sempre di vini macerati, orange wine, ma dal carattere meno estremo ed intransigente rispetto a quelli del padre, con periodi di macerazione più brevi.

Oggi ho aperto un suo Pinot Grigio.

Venezia Giulia Pinot Grigio 2009: colore rosa carico, quasi granato. Esordio al naso piuttosto monocorde, tra resina, spezie e note boisé. Con la permanenza nel bicchiere, questi caratteri sfumano, lasciando spazio a note vinose, a tratti quasi carnose, di ciliegie sotto spirito, di fiori appassiti. Materia che si ritrova in bocca, potente, quasi solida, sospinta in progressione da una spiccata freschezza con netti ritorni nel retronasale di erbe officinali. Sorso dopo sorso acquista vigore nell’affondo, come un campione di scherma che prima ti studia e poi ti da la stoccata.

RadikonS1

Bevuta che parte da una iniziale, titubante, delusione ed arriva ad una netta conquista dei sensi.

Lo trovate in enoteca intorno ai 21-23 Euro.

Radikon
Località Tre Buchi, 4
34070 – Oslavia – Gorizia
Tel.: 0481 32804
Email: info@radikon.it
www.radikon.it
Ettari vitati: 12
Bottiglie annue prodotte: 30.000

Paestum Bianco Iscadoro 2010 – Casebianche

di Marco De Tomasi

La Campania vinicola continua a sorprendermi con vini di grande eleganza e complessità.

Ho incontrato Casebianche al mercato Fivi di Piacenza.

Siamo nel Cilento, vicino a Paestum, ma in collina, a Torchiara.

Qui Elisabetta Iuorio e Pasquale Mitrano hanno dato vita nel 2000 a Casebianche, azienda di 14 ettari, di cui 5,5 vitati, condotta in regime biologico (con un occhio attento alla biodinamica).

Tra gli assaggi ho privilegiato un bianco da macerazione.

Non stiamo parlando però di un orange wine: l’Iscadoro di Casebianche, nonostante la macerazione per sei giorni del Fiano in legno di castagno, rimane un vino limpido, senza carichi di colore, cristallino e ben definito nei profumi e al palato.

Paestum Bianco Iscadoro 2o10: Fiano 30%, Malvasia 40%, Trebbiano e altri vitigni 30%. Naso dinamico, che si apre su note golose di succo d’uva e frutta tropicale, per sfumare via via su toni di agrumi, fiori, spezie e piccoli frutti, con una lieve nota polverosa e un’idea finale di farina di legumi. Ingresso in bocca morbido e avvolgente, controbilanciato da una freschezza vibrante, che lascia strada ad un nervo sapido che guida la progressione, verticalizzata su note di agrumi (netto il pompelmo) e di erbe aromatiche che chiudono lo sviluppo su una lunga e piacevole sensazione ammandorlata.

IscadoroCasebianche

E’ un vino che necessita tempo nel bicchiere per sviluppare tutto il suo potenziale. Nulla comunque di ingestibile. Con un po’ di attenzione lo si può comodamente gestire anche al ristorante.

Preso al mercato Fivi a (se non ricordo male) 9 euro.

Casebianche
Via Case Bianche, 8
Torchiara (SA)
Tel.: 0974 843244
email: info@casebianche.eu
www.casebianche.eu
Ettari vitati: 5,5
Bottiglie annue prodotte: 25.000

Colli Euganei Fior d’Arancio Spumante 2011 – Vigna Roda

di Marco De Tomasi

In questi giorni sicuramente saranno stati versati fiumi di prosecco per accompagnare panettone e pandoro.

Del resto è la dotazione standard degli omaggi natalizi aziendali: panettone/pandoro immancabilmente corredato di bottiglia di accompagnamento, solitamente un prosecco dry o extra dry (fortunatamente non brut, anche se mi è capitato di vedere simili orride accoppiate).

Personalmente preferisco altre tipologie di vino per accompagnare i classici dolci natalizi.

Solitamente, per non stressare eccessivamente le papille gustative dei miei commensali con dei passiti, la scelta ricade sul Moscato spumante o frizzante (mai secco).

Tipologia bistrattata e poco considerata: chi è scarsamente acculturato dal punto di vista enologico lo liquida sbrigativamente per “vino fatto con le bustine”, mentre i sedicenti esperti tendono ad alzare il sopracciglio e ad assumere un atteggiamento ascetico quando metti la bottiglia sul tavolo.

Se poi magari ci aggiungiamo che il mercato è invaso da prodotti seriali, spesso banali per eccesso di semplicità, zuccherosi e per lo più stucchevoli, si completa un quadro non proprio lusinghiero.

Però se si ha la perseveranza di insistere ed esplorare, capita di imbattersi in alcune etichette particolarmente riuscite.

Tralasciando i soliti nomi di area piemontese (Paolo Saracco, Massolino tanto per fare qualche nome), oggi mi sono imbattuto in un Colli Euganei Fior d’Arancio (moscato giallo) ben eseguito e molto personale, prodotto da Gianni Strazzacappa a Vò Euganeo, nella sua azienda Vigna Ròda.

Colli Euganei Fior d’Arancio Spumante 2011: moscato giallo 100%. Naso molto personale e riconoscibile, dove su una trama floreale e agrumata spiccano intriganti note speziate, dominate da pepe bianco, su cui si inseriscono ginepro e rosmarino. Emerge poi una lieve nota di farina di castagne e una lontana idea di zucchero vanigliato. In bocca la dolcezza in fase iniziale è quasi annichilita da una spina acida, ulteriormente marcata da una bella cremosità. Dolcezza che poi emerge, lunga, dopo che il liquido ha lasciato il cavo orale, spegnendosi lentamente per dare ancora spazio ad una nota silicea nel retronasale.

Vigna Roda

Non ricordo di aver mai bevuto un Fior d’Arancio così ben scandito ed articolato.

Lo trovate in enoteca a 7 euro.

Vigna Ròda
Località Cortelà
Via Monte Versa, 1569
35030 – Vò (PD)
Tel.: 049 9940228
E-mail: info@vignaroda.com
www.vignaroda.com
Ettari vitati: 18
Bottiglie annue prodotte: 60.000

Collio Bianco Stamas 2004 – Franco Terpin

di Marco De Tomasi

Conoscere Franco Terpin è un’esperienza.

Io e Pietro siamo andati a trovarlo qualche anno fa.

Il tavolo attorno al quale ci eravamo seduti per la degustazione si è a poco a poco animato di parenti, amici e clienti. In breve è diventata una autentica festa, dove ognuno aveva una storia da raccontare.

Con il sottofondo costante e ritmato dei vini di Franco.

Siamo a San Floriano del Collio, a pochi metri dal confine sloveno.

Franco ha scelto la naturalità come metodo produttivo.

I vigneti sono su marne calcaree, localmente dette “Ponka”.

Nella sottozona del monte Calvario, (“Stamas” nella lingua locale), Franco possiede tre ettari completamente circondati dal bosco, che coltiva senza utilizzo di concimi, diserbanti ed insetticidi.

Qui nascono due delle sue etichette: lo Stamas Bianco e lo Stamas Rosso, classici tagli del Collio.

Dalla visita ho riportato, oltre all’ammirazione per un vignaiolo di carattere e una persona autentica, anche qualche bottiglia.

E’ venuto il tempo di aprirne qualcuna.

Collio Bianco Stamas 2004: Sauvignon, Tocai Friulano, Chardonnay e Pinot grigio in parti uguali. 12 mesi in barrique, 12 in acciaio e ulteriori 12 in bottiglia prima della messa in commercio. Naso complesso e articolato, con profumi fragranti, di lieviti e vaniglia, di uva, di agrumi, pesche, prugne e frutta tropicale, e ancora mandorle dolci, mallo di noce e altra frutta secca. Prosegue nello sviluppo con lievi note aromatiche e saline ad un tempo. Ingresso in bocca rotondo, quasi dolce e grasso, ben contrastato da una freschezza nervosa, che lo rende scattante. Concentrato nella fase anteriore, prosegue armonioso e si assottiglia progressivamente verso il fondo della lingua, lasciando una lunga e piacevole sensazione ammandorlata e un finale salmastro e lievemente iodato. Appagante. Gran vino !

StamasBiancoTerpin

Assolutamente versatile sul fronte delle possibilità di abbinamento. Lo vedo preferibilmente su piatti a base di pesce come anguilla o baccalà alla vicentina. Io l’ho bevuto con del pollo arrosto. Ed ha tenuto su tutta la linea.

Dovreste trovarlo in enoteca intorno ai 20-22 euro.

Franco Terpin
Loc. Valerisce, 6/a
34170 – San Floriano del Collio (GO)
Tel.: 0481 884215
E-mail: francoterpin@virgilio.it
www.francoterpin.com
Ettari vitati: 10
Bottiglie annue prodotte: 15.000

Fiano di Avellino 2010 – Ciro Picariello

di Marco De Tomasi

E’ da un po’ che ne sento parlare in giro.

Tutti dicono un gran bene di Ciro Picariello e dei suoi vini.

Così, quando l’ho visto sullo scaffale durante una delle mie recenti incursioni in enoteca, non ho perso l’occasione di acquistarlo.

Ho scelto il Fiano di Avellino, annata 2010. Vinificazione in acciaio e affinamento in vetro per un anno (come tutti i vini della cantina).

E devo dire che hanno ragione a parlarne bene !

Fiano di Avellino 2010: Fiano 100%. Naso complesso, floreale e citrino, sprigiona sulla lunghezza note verdi e speziate, arricchite da una piacevole nota sulfurea, appena accennata. In bocca la freschezza segue lo stesso ritmo di una sapidità marcata ed incalzante. Progressione bene articolata, caratterizzata da un ingresso verticale che si allarga sul finale senza soluzione di continuità. Struttura importante, mai muscolare, armonioso, di bella tensione, lungo e preciso nei rimandi di quanto percepito al naso.

CiroPicarielloFiano

Versatile su piatti a base di pesce (eviterei però crostacei e pesci grassi), carni bianche non troppo elaborate e anche (perché no) da solo.

In enoteca a 12 Euro.

Ciro Picariello
Loc. Acqua della Festa – Via Marroni
83010 – Summonte (AV)
Tel. 0825 702516
e-mail: info@ciropicariello.com
www.ciropicariello.com
Ettari vitati: 7
Bottiglie annue prodotte: 50.000

Oltrepò Pavese Bonarda Fatila 2007 – Vercesi del Castellazzo

di Marco De Tomasi

Diciamocelo: l’Oltrepò Pavese non è una di quelle aree vinicole che gode di una grande immagine presso il pubblico degli appassionati.

Ci sono dei pregiudizi di fondo dai quali neppure io, lo ammetto, sfuggo.

Certo è che fino a che ti propongono vini scialbi, poco incisivi, sfumati malamente nelle loro caratteristiche appositamente per incontrare il gusto di un pubblico il più vasto possibile, magari la colpa non è solo dei pregiudizi.

Dalle mie parti c’è l’abitudine diffusa (non so introdotta da chi) di accompagnare uno dei piatti più tipici del Veneto (Poenta e Osei, lo spiedo di uccelletti, pezzi di maiale, lardo e salvia, accompagnato da fette di polenta fritte nell’olio e nel grasso che cola dallo spiedo – nota per i non veneti) con la Bonarda frizzante.

Non dovrei dirlo, ma lo dico: un vino “irritante”, almeno nelle versioni che finora mi hanno propinato. E ovviamente, a mio gusto.

Poi arriva un signore che risponde al nome di Gian Maria Vercesi.

Che da Montù Beccaria la Bonarda la fa buona. Non frizzante.

E capisci che i tuoi magari sono davvero pregiudizi.

Che sei un ignorantone di proporzioni bibliche.Fatila

E che magari un bel giro nell’Oltrepò Pavese per cantine svelerebbe più di qualche piacevole sorpresa.

Magari chissà: anche sul fronte della Bonarda frizzante.

Oltrepò Pavese Bonarda Fatila 2007: Croatina 100%. Naso intenso di frutti rossi in composta e mosto, si articola poi con note dolci e tostate, di cioccolato, vaniglia, con una nota balsamica e una vaga idea di foxy. In bocca è un vino generoso, ampio, di buona freschezza, con tannini ben presenti già setosi, che in questa fase evolutiva ne frenano leggermente la capacità di affondo (che uscirà sicuramente con un ulteriore affinamento in bottiglia).

Preso in enoteca a supperggiù 12 Euro.

Vercesi del Castellazzo
27040 – Montù Beccaria (PV)
Tel.: 038560067
Cell.: 3355456320
E-mail: vercesicastellazzo@libero.it
www.vercesidelcastellazzo.it
Ettari vitati: 18
Bottiglie annue prodotte: 80.000

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2008 – ‘A Vita

di Marco De Tomasi

Nei racconti di vita di mio padre, quelli che ascolti ammirato da piccolo, la Calabria ha sempre avuto un ruolo primario.

Questo perché i miei genitori, tra gli anni ’50 e ’60, fecero gli “emigranti al contrario”, spostandosi per lavoro da Vicenza a Locri, dove mio padre aveva trovato posto come insegnante in un centro di formazione professionale.

Io sono nato dopo il rientro dei miei a Vicenza. Non ho mai conosciuto fisicamente la Calabria (cosa che prima o poi mi riprometto di fare).

Mi sono formato un mio immaginario, grazie ai ricordi di famiglia.

Ricordi che parlano di mare, dell’Aspromonte, di lupi e cinghiali, di battute di caccia sulle foci del Neto, delle fiumare, dei costumi dei paesi e dei prodotti tipici, non ultimi i vini.

Così fin da piccolo ho imparato a conoscere i nomi dei vini calabresi, pronunciati con aria sognante da mio padre.

I vini liquorosi della locride: il dolce Greco di Bianco, il prezioso Mantonico, lo sfuggente e semileggendario Greco di Gerace.

Il nome che ricorre con più frequenza è però quello di un vino non locrese: il Cirò.

DionysusLeggenda vuole che questo fosse il vino anticamente offerto in dono ai trionfatori delle gare olimpiche (la butto là: perché non ristabilire l’usanza ? Gli atleti si farebbero ambasciatori della Calabria e dell’Italia attraverso il Cirò ! … anche se a ben pensarci forse  gli alcolici non sono propriamente il dono più indicato per degli sportivi !).

Una volta cresciuto, da quando ho cominciato ad appassionarmi al vino, ho sempre avuto un occhio di riguardo per il vini calabresi, cercandoli ed assaggiandoli ogni volta se ne presentava l’occasione, anche se fino a buona parte degli anni ’90 quassù si trovava ben poco.

Cirò ne ho provati tanti: la maggior parte sono prodotti destinati alla grande distribuzione, spesso eccessivamente rustici, un po’ appesantiti, a volte invece diluiti, prevedibili.

Per un bel po’ i prodotti più interessanti reperibili da noi (fuori dalla GDO) e ai quali facevo affidamento sono stati quelli di Librandi e soprattutto il Ronco dei Quattro Venti di Fattoria San Francesco.

Vini molto buoni (e che mi sento di consigliare) anche se dal taglio un po’ modernista e per questo con una lieve perdita sul fronte dell’integrità territoriale.

Va però dato merito a queste due aziende, grazie proprio a questo stile non troppo intransigente, di avere “educato” il consumatore e aver contribuito ad estendere la platea di estimatori dei vini calabresi.

Oggi invece mi intrigano maggiormente i Cirò prodotti da Francesco Maria De Franco  nella sua azienda ‘A Vita.

Vini che riescono ad essere integri e fortemente identitari senza perdere nulla sul fronte dell’eleganza, della piacevolezza e della bevibilità.

Ho incontrato Francesco a Piacenza al Mercato Fivi, dove ho potuto riassaggiare le sue etichette di Cirò, tutte meritevoli di essere messe in cantina. Ho acquistato la sua riserva, che lascia decisamente il segno per profondità e complessità.

Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2008: uve Gaglioppo 100%. Chi mi segue sa che solitamente non mi soffermo mai sul colore, ma il Cirò necessita di qualche descrizione in più: è uno dei pochi vini, assieme a quelli derivati da uve Nebbiolo, che può virare al granato con riflessi aranciati senza per questo denunciare all’olfatto e al gusto segni di cedimento. Quindi nessun timore per questo vino che si presenta di un colore rosso rubino con evidenti riflessi granato. Naso intenso, ricco ed articolato, di frutta rossa, prugne e scorza d’arancia, su cui si innestano note balsamiche. Evolve poi su toni tostati di caffé e liquirizia, con un idea minerale di pietra focaia e grafite. Stessa intensità al gusto, con un sorso appagante, fruttato e teso, sospinto da una bella sensazione sapida. Nella progressione accarezza generoso il palato e chiude su tannini morbidi e ben calibrati, lasciando sul retronasale una nota di piccoli frutti sotto spirito. Difficile lasciare la bottiglia a metà.

AVitaRiserva

Non sono solito sbilanciarmi in giudizi da centesimi e stellette, ma devo proprio dire che questa riserva di Cirò mi piace particolarmente: è uno dei vini che più mi hanno impressionato tra gli assaggi recenti.

Acquistato dal produttore al mercato Fivi di Piacenza a 15 euro.

‘A Vita
S.S. 106 Km 279,8
88811 – Cirò Marina (KR)
Tel.: 329 07 32 473
E-mail: avita.info@gmail.com
www.avitavini.blogspot.com
Ettari vitati: 8
Bottiglie annue prodotte: 25.000