Mirco Mariotti – Consandolo (FE)

di Marco De Tomasi

Non so a casa vostra, ma a casa mia è mia moglie che pianifica e decide dove andare in ferie (anche perché, pigro come sono, probabilmente le passerei cazzeggiando per casa senza costrutto alcuno).

Le mete di montagna non sono contemplate: le ferie si fanno al mare, non si discute.

Stare in spiaggia mette a dura prova le mie capacità di sopportazione: vuoi per il caldo, vuoi per una giusta dose di sana misantropia, proprio non riesco a distendermi sul lettino a rosolare per ore come la maggior parte dei bagnanti.

Così, esaurite le prime due-tre ore passate a curiosare sul bagnasciuga e tra i frangiflutti in una blanda e distratta esplorazione della fauna marina (preciso: parlo di granchi e copepodi, non di piacenti signorine in costume, per quanto io non sia immune al fascino femminile), inizio a rispondere alle sollecitazioni di moglie e figlie ringhiando caninamente.

Quindi, comunicata la meta, per non abbrutirmi agli occhi della famiglia, devo pianificare eventuali escursioni nell’entroterra, consultando cartine, guide enoiche e turistiche varie.

Enoicamente parlando, quest’anno la meta a prima vista era durissima: Lido di Spina – Comacchio – Ferrara.

Secondo i canoni patinati delle guide nazionali, praticamente IL NULLA !

Ma visto che io dei canoni, soprattutto quelli patinati, me ne sono sempre infischiato, ho associato in un nanosecondo luogo, denominazione, vitigno e nome: Comacchio = Bosco Eliceo = fortana = Mirco Mariotti.

E scopro che le sue vigne sono praticamente fuori dal campeggio.

Un rapido carteggio via Facebook con Mirco ed eccomi a San Giuseppe di Comacchio, Fondo Luogaccio, a fianco della Duna della Puia.

Era un bel po’ che volevo visitare questa vigna: fortana su piede franco piantato su sabbia, moltiplicata per propaggine.

FortanaFondoLuogaccio

Di Mirco ammiro l’eroica abnegazione al proprio territorio (non proprio in cima alla lista degli enostrippati), sottolineo l’onestà intellettuale (ipse dixit:  “non è che dalla fortana si possa pretendere chissà che”) e invidio la capacità di non emettere una sola goccia di sudore, nonostante i 36 gradi (all’ombra) che ci stava regalando la bolla africana quel giorno (scemo io che sono arrivato alle 12:30)!

Vedere questa vigna è un po’ come fare un viaggio nell’archeologia del vino. Mirco seraficamente afferma: “non so se questo sia il modo migliore di coltivare la fortana, quello che da i risultati migliori, però è così da memoria d’uomo, e pare brutto perdere questo patrimonio di tradizione”. Ritorna l’onestà intellettuale di cui sopra …

I ceppi sono contorti, alcuni crescono in orizzontale, poi fanno strani giri dentro e fuori la sabbia: è la curiosa architettura della propaggine.

Poi ci sono i pioppi secolari in testa ai filari. Sono stati capitozzati per generazioni. I tronchi offrono riparo a upupe e altri uccelli.

Accanto c’è la Duna della Puia, una striscia di bosco larga una trentina di metri o poco più, cresciuta su una duna che protegge il vigneto dall’influenza diretta del mare. Qui è il regno del leccio che da il nome al Bosco Eliceo. Ma c’è anche la farnia, l’olmo e altre essenze tipiche dei boschi planiziali. Qui a Comacchio la natura resiste in queste microriserve, poca cosa se prese singolarmente, ma sono una miriade: l’insieme forma il Parco del Delta del Po, il grande fiume padre di queste terre.

Un paio di giorni dopo vado a trovare Mirco in Cantina. Come sempre ci tiene a non millantare: sottolinea di essere più un tecnico e che il mestiere del contadino lo sta ancora imparando. Poi non si vergogna a dire che alcuni vini che offre sfusi in cantina, li acquista a sua volta: del resto si deve pur campare e la gente non fa propriamente la fila per la Fortana. Trasparenza innanzi tutto !

Per l’assaggio ha scelto quattro vini, questi sì prodotti a partire da uve che egli stesso coltiva, nei quali crede di più (aggiungo, infischiandosene del riscontro sul mercato): un Trebbiano rifermentato in bottiglia, due Fortana, anch’essi sui lieviti: la classica versione in rosso e una più moderna e personale versione rosata, e infine una Malvasia aromatica ferma (le vigne sono al Lido di Spina, appena fuori il campeggio dove alloggiavo).

Trebbiano dell’Emilia Lé Turné 2012: rifermentato in bottiglia. Prima fermentazione spontanea e seconda avviata con l’ausilio di lieviti selezionati (Mirco non si sente di rischiare, per il momento) naso piuttosto neutro, emergono timidamente note fermentative. Cambia marcia in bocca, dove sfodera un corpo discreto, dalla bella cremosità per i lieviti in sospensione. Non ha però l’allungo che lo renderebbe più sorbevole e quindi versatile. La sua ideale collocazione resta quindi quella in abbinamento, magari con un bel fritto di valle di gamberetti e “bagigini” (piccoli pesci).

Malvasia dell’Emilia Le Dune Bianche 2013: per stessa ammissione di Mirco, il vino più “tecnico” ad uscire dalla sua cantina. L’obiettivo è preservare tutta la carica aromatica della malvasia. Centrato. Il naso di questo 2013 è prorompente, sa di uva appena raccolta, di fiori di biancospino, resina ed erbe aromatiche (ma non c’è la menta tipica del moscato). In bocca è secco, salmastro, ancora un po’ legato dalla gioventù. Ne ho preso un paio di campioni con l’intenzione di dimenticarmeli per uno o due anni in cantina, perché secondo me le potenzialità sono davvero notevoli. Obbligatoria l’impepata di cozze.

Le dune bianche

Fortana dell’Emilia Sét e Méz 2012: fortana rifermentata in bottiglia, stesso procedimento del trebbiano, vinificato in rosato. Mirco eccede di modestia quando parla della fortana. Perché questo vino ha tutte le sue cose a posto: naso preciso e ben scandito su note di piccoli frutti rossi e una deliziosa e fragrante crosta di pane. Leggiadro e altrettanto preciso in bocca, accarezza il palato con una bella cremosità e allunga delicatamente ma in profondità senza soluzione di continuità. Di diritto sul podio dei vini per l’estate 2014. Da solo o con quello che volete voi !

Sèt e mèz

Fortana dell’Emilia Surlié! 2010: sempre fortana rifermentata in bottiglia, ma vinificata come da tradizione in rosso. Bella prova di un vino che sulla carta non ha possibilità di affrontare il tempo, invece c’è tutto (proprio a cercarlo c’è un trascurabile cedimento sul fronte della fragranza, ma nulla di più). Naso pieno, di frutti rossi, c’è una tipica nota di pepe e un po’ di foxy, apprezzabile in questa tipologia di vino. Anche in bocca non tradisce, ricorda per presenza un Lambrusco Salamino (del resto la tipologia è quella) ma con in più una nota salmastra ben scandita e che chiude nettamente il sorso. D’estate con l’anguilla ai ferri e d’inverno con la salama da sugo !

Surlie def

Questi i vini assaggiati in azienda, ma Mirco ne ha diversi altri in cantina. Ho preso una bottiglia di Malestar, un bianco fermo da uve montuni, un vitigno emiliano quasi estinto. Mi riservo di raccontarvelo in un prossimo articolo.

Mirco produce anche la Saba, condimento tipico a base di mosto cotto.

Dalla collaborazione con il Birrificio Renazzese nasce Sabine, birra scura di stile Strong Ale con l’aggiunta della Saba di Mirco. Una birra non proprio estiva, visti i 9,8 gradi alcolici (anche se a dire il vero non si percepiscono visto il bell’equilibrio).

Infine, Mirco è un autentico ambasciatore del proprio territorio: le sue informazioni sono più puntuali ed estese di quelle dell’APT !

E devo dire che questa lingua di litorale tra Ferrara e Ravenna offre delle possibilità davvero interessanti: volendo si potrebbe passare la vacanza senza mai vedere la spiaggia (facciamo che mia moglie non mi stia leggendo, va !).

Partendo da Comacchio, un po’ una piccola Chioggia in salsa estense (che poi ancora non ho capito se Ferrara sia Emilia o Romagna o che altro !), un centro davvero caratteristico e che vale una mezz’oretta di visita.

Scorcio di Comacchio

Scorcio di Comacchio

Le valli offrono la possibilità di visitare un ambiente davvero unico.

Nate un migliaio di anni fa per il fenomeno della subsidenza, ospitano una fauna ricca e variegata (bellissimi i fenicotteri che ci sorvolavano ogni sera radunandosi per la notte !).

Un ottimo punto di partenza per la visita è rappresentato da Valle Campo: organizzano escursioni in valle, illustrando le tecniche di allevamento delle anguille che un tempo erano la principale risorsa della zona. Un piccolo punto di ristorazione dà la possibilità di assaggiare le specialità della cucina locale: il fritto misto di valle e l’anguilla ai ferri (un ringraziamento a Michele Malavasi per la dritta !).

ValleCampo

Il punto di ristoro di Valle Campo

Per chi come me si definisce un “birdwatcher occasionale”, portarsi il binocolo è obbligatorio.

Se si sceglie come noi il campeggio e quindi ci si arrangia per i pasti, Porto Garibaldi offre la possibilità di acquistare pesce freschissimo direttamente dai pescherecci che quotidianamente rientrano in porto e vendono il pescato direttamente sulla banchina.

Appena oltrepassato il limite comunale di Comacchio, verso nord lungo la Romea si trova il complesso abbaziale di Pomposa, davvero da non perdere !

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Interno dell’Abbazia di Pomposa

A mezz’ora di strada da Comacchio, verso sud, si arriva a Ravenna. Il patrimonio monumentale della città con le sue chiese paleocristiane e i preziosissimi mosaici lascia senza fiato. Appena fuori della città si trova Sant’Apollinare in Classe: la splendida basilica è tutto ciò che resta dell’antico porto ravennate.

I grandiosi mosaici di San Vitale a Ravenna

I grandiosi mosaici di San Vitale a Ravenna

Ferrara rispetto a Comacchio è un po’ fuori mano (ci vuole un’ora di auto per arrivarci) ma offre molte attrattive: la capitale degli Este svela tutta la sua maestosità a partire dal Castello, fino alla Cattedrale di San Giorgio e al Palazzo dei Diamanti, tanto per citare solo le costruzioni più note.

Un territorio ricco di storia, cultura, natura e gastronomia, ingiustamente poco frequentato dal turismo nazionale.

Andateci, ne vale la pena.

Mirco Mariotti
Via Rosa Bardelli, 12
44011 – Consandolo (FE)
Tel.: 0532 804134
Cell.: 328 6591570
info@mariottivinidellesabbie.it
www.mariottivinidellesabbie.it
Ettari vitati: 9
Bottiglie annue prodotte: 12.000

Spergola La Vigna Ritrovata 2012 – Tenuta di Aljano

di Marco De Tomasi

Prima volta che mi capita da quando ho aperto il blog: mi hanno mandato una campionatura di vini a casa.

La cosa fa indubbiamente piacere: vuol dire che in fondo negli ultimi 4 anni qualcosa di degno di nota l’ho scritto e qualcuno mi merita degno di considerazione !

Però è giusto fare questa premessa, perché il pericolo “marchetta” quando si scrive un blog che parla di prodotti che hanno un mercato, è sempre dietro l’angolo.

I vini me li ha mandati l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna nell’ambito del progetto “Wine frome the South of Europe, Mediterranean Wines” che, a quel che ne so, ha coinvolto anche altri blogger.

In queste occasioni non ti arrivano bottiglie che hai scelto.

E magari vengono da aziende mai sentite, da zone che non conosci e sono prodotte con vitigni di cui hai avuto notizia solo per aver letto da qualche parte che esistono.

Il che è un vantaggio non da poco, se devi dare un giudizio il più possibile obiettivo su ciò che ti viene proposto.

E può capitare di scoprire cose davvero interessanti.

la-vigna-ritrovata-2012Come quando ho stappato questa Colli di Scandiano e di Canossa Spergola Vigna Ritrovata 2012 della Tenuta di Aljano, azienda di cui non conoscevo nulla fino a questo momento.

Mi corre in aiuto il sito aziendale, dal quale scopro che si tratta di un vigneto recuperato, di appena mezzo ettaro, coltivato a spergola, con vigne di oltre 40 anni di età.

La spergola è un vitigno autoctono presente da secoli nella zona collinare tra Scandiano e Canossa, in provincia di Reggio Emilia.

Fino a poco tempo fa quasi dimenticato, sta avendo una seconda opportunità ad opera di alcuni meritevoli viticoltori che oggi lo valorizzano.

La Spergola che ho nel calice è un vino profumato di fiori e di frutta, con interessanti sottolineature speziate che rimandano ai semi di finocchio e una nota salmastra in bella evidenza. In bocca il vino si fa subito ampio e voluminoso, con una sensazione sapida che spinge in profondità, donando un tocco di rustica nobiltà. Freschezza che si palesa in un secondo tempo, rendendo il vino dinamico e articolato. Il sorso si chiude su rimandi retronasali di frutta matura (sembra una banalità ma si sente soprattutto uva !).

Un vino assai piacevole che richiama sicuramente l’abbinamento gastronomico: lo penso adatto ad una robusta merenda a base di salame, pane e parmigiano.

Tenuta di Aljano
Via Figno, 1
42019 – Jano di Scandiano (RE)
Tel. 0522 981193
Fax 0522 852557
mail: info@aljano.it
www.tenutadialjano.it

Sorgente del Vino Live 2014 – Riflessioni da Reggio Emilia

Roberto ci rende partecipi di alcune sue personalissime riflessioni, non tanto sul mondo del naturale e sulla  “filosofia” alla sua base, quanto sull’obiettività di noi appassionati degustatori !

di Roberto Stocco

Il numero di manifestazioni dedicate al vino ha raggiunto oramai un numero talmente elevato che non bastano i fine settimana di un anno per metterle tutte in fila.

Dal 15 al 17 Febbraio si è svolto a Reggio Emilia Sorgentedelvino Live 2014, evento che riuniva un bel gruppo di produttori che hanno come filosofia produttiva il rispetto della natura, delle tradizioni e del territorio.

Una sede facile da raggiungere, un’area ben disposta e produttori in ordine casuale.

SDVL14

Tra le 150 aziende presenti, molte animano le discussioni dei social networks ed io, che mi aggiorno grazie a Facebook e Twitter, ho sentito la necessità di andare a testare aziende a me sconosciute ma con giudizi esaltanti.

Sono curioso e mi spiace perdere qualche perla dell’enologia italiana, me la segno e la metto nella mia lista dei desideri.

Ho fatto quindi una veloce cernita dei produttori e mi è rimasta una lista di 43 nomi: Decisamente troppi per una mezza giornata!

Ulteriore scrematura e via con il tour nazionale che mi ha fatto viaggiare dalla Sicilia al Piemonte.

Molti assaggi piacevoli, altri un po’ anonimi ed alcuni assolutamente da dimenticare (a mio gusto personale).

Nel viaggio di ritorno ho cercato di collegare le mie esperienze di giornata a tutto quanto avevo letto su internet:  Buona parte dei miei giudizi erano distanti dall’enfasi con cui venivano descritti sui social quindi mi assale un grosso dubbio sull’utilità di certe valutazioni.

Certo, nessuno mi obbliga a leggere certi commenti , però mi pongo questa domanda: Quanto sono influenzati i nostri giudizi da questa moda del naturale a tutti i costi?

Apprezzo il vino velato, non mi da assolutamente fastidio vedere qualcosa in sospensione, ma deve dare valore al vino altrimenti io lo chiamo difetto.

Mi piacciono le macerazioni e la volatile, a volte anche estreme, ma deve comunque risultare un vino coerente con il  vitigno di partenza.

A Sorgentedelvino live ho trovato vini che personalmente non “berrei a secchiate”, anzi non berrei proprio. Ho assaggiato vini che sono state piacevoli scoperte ed altri che hanno confermato grande professionalità dei produttori.

Mi ha fatto piacere provare vini affinati su acciaio, legno, cemento ed anche creta, vitigni internazionali ed autoctoni che non sapevo neanche esistessero.

Quello che mi porto dentro dalla visita a Reggio Emilia è una molteplicità di assaggi che hanno ampliato il mio bagaglio di esperienze ma che mi faranno evitare anche di perdere tempo a leggere certe recensioni.

Parliamo e scriviamo di vino ma soprattutto beviamolo a mente serena e lontana dalle mode!

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva P.Honorii 2008 – Tenuta La Viola

di Marco De Tomasi

Rieccomi ad affrontare un Sangiovese di Romagna.

Quest’estate era toccato al Monte Brullo di Gabriele Succi, vino molto buono, ma che al momento non mi aveva convinto del tutto perché ancora un po’ contratto (ho deciso di riprovarlo tra qualche anno, dato che ne ho ancora qualche bottiglia e c’è materia per supporre una sua evoluzione in positivo).

Ora ci spostiamo a Bertinoro.

Apro l’etichetta di punta di Tenuta la Viola, che porta l’antico nome della cittadina romagnola.

L’azienda è condotta da Lidia Serra, che cura le vigne e si occupa della parte agronomica e dal figlio Stefano, che si occupa invece della cantina e della commercializzazione.

Tenuta La Viola ha la certificazione biologica.

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva P.Honorii 2008: si smarca rapidamente da una nota riduttiva in apertura, esprimendo un naso complesso, articolato ed elegante, incentrato nella fase iniziale da bacche aromatiche e piccoli frutti, per poi evolvere su un frutto più succoso, arricchito in progressione da note animali, e ancora di cuoio, tabacco, legno di cedro e arancia amara. In bocca il frutto è ben disteso in ogni direzione, con un bel corpo e con l’acidità che ben contrasta un carattere tannico piuttosto asciutto. Possiede inoltre un nerbo salino che si manifesta fin da subito e non lascia la presa per diversi minuti dopo la deglutizione.

PHonorii2008Pic

Bella prova di equilibrio nel dosaggio del legno nuovo, che arricchisce il vino di sfumature senza dargli superflue sovrastrutture.

Si trova in enoteca a 15 Euro.

Tenuta La Viola
Via Colombarone, 888
47032 – Bertinoro (FC)
Tel./Fax: 0543.445496
E-mail info@tenutalaviola.it
www.tenutalaviola.it
Ettari vitati: 7
Bottiglie annue prodotte: 40.000

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva Monte Brullo 2007 – Costa Archi

di Marco De Tomasi

Approfittando della pausa nella canicola, accantono i bianchi e rovisto tra le bottiglie alla ricerca di qualche rosso da abbinare al pranzo domenicale.

Qualcosa che ho preso senza mai assaggiare, un vino di Gabriele Succi, acquistato per una nobile iniziativa di solidarietà ai terremotati dell’Emilia promossa da questo vignaiolo all’indomani delle scosse di maggio 2012.

Sono proprio curioso: me ne hanno detto bene.

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva Monte Brullo 2007: 95% Sangiovese, 5% Ancellotta. Profumi intensi ed invitanti, anche se non molto ampi: il consueto corredo di frutti rossi, freschi e croccanti, cui seguono note evolutive di cuoio e pepe bianco. In bocca ripaga le aspettative: freschezza che convoglia il frutto, vivo e croccante quanto al naso, e che ben si fonde con una percezione alcolica piuttosto “maschia” (in effetti l’etichetta reca l’indicazione di 15 gradi alcolici, in buona armonia con le altre componenti del vino). Comunque, grazie all’azione di tannini ben levigati, il vino risulta tutt’altro che rude.

Forse non ha l’articolazione di un campione, ma nella mia pur limitata esperienza penso sia un buon esempio caratteriale di Sangiovese di questo angolo di Romagna.

Godibilissimo su una informale grigliata di carne. Lo trovate in azienda a 15 Euro.

Costa Archi
Via Rinfosco, 1690 – Loc. Serra
48014 – Castelbolognese (RA)
Tel. 338 4818346
Fax 0546 656181
E-mail aziendacostaarchi@yahoo.it
http://costaarchi.wordpress.com

L’Emilia e gli altri: non dimentichiamo L’Aquila e le Cinqueterre

di Marco De Tomasi

Inizio questo articolo ringraziando quanti hanno aderito all’iniziativa promossa da Gabriele Succi e la sua azienda Costa Archi: le bottiglie sono in viaggio e presto contatterò gli acquirenti per la consegna. Abbiamo raccolto oltre 1.000 euro che sono stati bonificati alla regione Emilia-Romagna per le necessità dei terremotati. Gabriele mi ha comunicato che l’iniziativa rimarrà valida per tutto il mese di Giugno.

In queste settimane mi sono chiesto cosa potessimo fare in concreto, oltre ad inviare fondi per far fronte all’emergenza.

Innanzitutto, vediamo di fare il punto sulla situazione dell’agroalimentare nelle zone colpite (non che gli altri settori non siano meno importanti, ma questo blog si occupa dell’argomento vino, e poi sinceramente non mi viene in mente niente per aiutare direttamente i comparti del biomedicale e quello della meccanica di precisione !).

Caseifici: la situazione del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano

Numerosi sono i caseifici dei due consorzi che sono stati colpiti dal sisma, con caduta e rottura delle forme in stagionatura o magazzino. I consorzi comunicano che comunque anche le forme danneggiate già giunte a stagionatura per fregiarsi dei marchi saranno immesse regolarmente sul mercato, mentre quelle non ancora pronte saranno avviate alla filiera del formaggio fuso e destinate agli indigenti d’Europa (anche nella disgrazia il cuore degli emiliani pensa al prossimo !). Secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano (ma vale anche per quello del Grana Padano) la cosa migliore è quella di continuare ad acquistare i prodotti nei punti vendita abituali, in modo che vengano regolarmente riforniti. E’ comunque sempre possibile e benvenuta la formazione di gruppi di acquisto che si propongano l’acquisto dai caseifici coinvolti direttamente dal sisma. Il Consorzio del Parmigiano ha fornito un elenco degli associati in difficoltà:

CASEIFICIO COOPERATIVA CASEARIA CASTELNOVESE
Via Cavidole, 6
Castelnuovo Rangone – 41051 (MO)Fax 059 537081
Email : coopcasearia@mclink.it
 
CASEIFICIO SANT’ANGELO S.N.C.
DI CARETTI DANTE E C.  (Azienda Caretti)
Indirizzo VIA IMBIANI, 7
Comune San Giovanni in Persiceto – 40017 (BO)
Indirizzo del negozio:  Via Zenerigolo 4/b – San Giovanni in Persiceto –   tel.  051/823198  – 347 5716823
Sito: http://www.aziendacaretti.it/
Email: terremoto@aziendacaretti.it
 
CASEIFICIO 4 MADONNE  [ non prenderà ordini  fino al 18 giugno 2012 ]
unità produttiva Via Camurana – Medolla
Email: info@caseificio4madonne.it
Punti vendita:
Via Panaria Bassa, 73 Solara di Bomporto (MO) 059/901608
Via Nazionale, 37/a Sorbara di Bomporto (MO) 059/902295
oppure per prenotazioni contattare l’ufficio a Lesignana
tel.  059 849468 – chiedere del rag. Setti
 
CASEIFICIO SOCIALE SAN SIMONE
Via Garcia Lorca, 18 – Marmirolo  –  42123 Reggio Emilia
tel. e fax 0522 340129
Email: caseificiosansimone@alice.it  
 
LATTERIA SOCIALE LORA
Via 25 aprile, 24 – 42040 Campegine (RE)
tel. 0522 677529
 
CASEIFICIO ROSSI F.LLI SRL  [temporaneamente sospesa la fornitura]
Via Mandrio, 18 – 42010 Rio Saliceto (RE)
tel. 0522 699700 – fax 0522 631354
Email: rssflli@tin.it  
 
CASEIFICIO SOCIALE LA CAPPELLETTA  [temporaneamente sospesa la fornitura]
Il caseificio La Cappelletta ha temporaneamente sospeso la  fornitura di prodotto, a seguito dei danni subiti. Vi informeremo appena  sarà nuovamente disponibile per la vendita diretta
DI SAN POSSIDONIO SOC. COOP. AGR.
Indirizzo VIA MATTEOTTI, 80
Comune San Possidonio – 41039 (MO)
Telefono 0535/39084
Email: caseificiolacappelle@libero.it

Sul sito del Consorzio Parmigiano Reggiano potete trovare ulteriori aggiornamenti e notizie sulle iniziative di aiuto ai caseifici.

Non sono riuscito a reperire indirizzi dei caseifici del Consorzio del Grana Padano o di caseifici interessati ad altre tipologie: se qualcuno volesse segnalarli li pubblico volentieri.

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena: il comparto più colpito

Particolarmente grave è la situazione di uno dei prodotti più prestigiosi e rappresentativi dell’area colpita dal terremoto. La zona è quella dove si concentra la più alta densità di acetatie. Il processo per ottenere il prodotto è lunghissimo e molte botti si sono rovesciate sversando il contenuto. In casi peggiori le botti si sono addirittura distrutte: questa è una perdita enorme poiché si tratta di manufatti a volte secolari che danno un’impronta unica ed irripetibile al prodotto finale. Le acetaie colpite con questa modalità potranno rimettersi sicuramente in piedi, ma il prodotto non sarà più lo stesso senza le preziose botti. In un caso, un associato al Consorzio ha perso sia l’abitazione che l’acetaia. Il Consorzio si è fatto carico di commercializzare il prodotto superstite: questa persona va aiutata almeno a rimettere un tetto sulla testa. I riferimenti del consorzio sono i seguenti:

Consorzio Produttori Antiche Acetaie Aceto Balsamico Tradizionale di Modena d.o.p.
Strada Vaciglio Sud, 1085/1
41126 – Modena
Tel. 059 395633
Fax 059 444510
e-mail: info@balsamico.it

Ribadisco che questo settore è quello che ha subito i maggiori danni, sia in termini economici ma soprattuto di patrimonio storico e culturale. La capacità produttiva risulta molto ridotta, dove non addirittura compromessa.

Birrifici artigianali: aiutiamo Vecchia Orsa

Il Birrificio Vecchia Orsa di Crevalcore (BO) ha una bella storia, che vi invito a leggere sul loro sito: qui vi dico solo che si tratta di cooperativa sociale onlus che lavora con persone disabili e disagiate. Hanno risolto il problema del magazzino grazie agli appelli lanciati in rete, ma le condizioni precarie delle strutture, ridotte nella loro agibilità, li hanno costretti a sospendere le attività per accellerare le operazioni di trasloco in altra sede, già programmato prima del sisma, ma che nell’urgenza mette a rischio la sopravvivenza stessa dell’iniziativa.

Hanno sospeso la vendita all’ingrosso e ora operano solo con i gruppi di acquisto solidale, potete inoltre aiutarli devolvendo l’8 per mille dell’Irpef,  o con donazioni dirette dato che si tratta di una Onlus. Questo l’indirizzo:

FATTORIABILITA’ SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE onlus
Sede legale e operativa in Crevalcore (BO) – 40014 
Via degli Orsi, 692
Tel. 051 981345    
Cell. 335 5800255
Per informazioni: info@fattoriabilita.it
Per acquistare: vecchiaorsa@fattoriabilita.it
Sito: www.fattoriabilità.it
 

Gli altri prodotti 

La zona colpita dal sisma è ricchissima di attività del comparto agroalimentare, oltre ai prodotti già citati ci sono pastifici, industrie conserviere, senza contare poi allevamenti ed il comparto orto-frutticolo. Possiamo aiutare con un gesto molto semplice: perdete qualche secondo in più sugli scaffali del supermercato leggendo sulle etichette da dove vengono i prodotti, potrete trovare i nomi di tante località colpite dal terremoto tra Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Mantova, senza dimenticare Rovigo. Io stesso ho trovato numerosi marchi che hanno gli stabilimenti di produzione in zona. Non ne cito nessuno in particolare perché non ho un quadro ben preciso di quanto venga prodotto in zona. E non si tratta solo di prodotti da “boutique alimentare”: li trovate anche al discount !

E anche se non sappiamo se quelle attività sono state colpite direttamente dal sisma, probabilmente in quegli stabilimenti ci lavora gente che ora sta sotto le tende: mantenere in vita quelle attività significa contribuire alla riconquista della normalità per queste persone !

E il vino ?

Non abbiamo notizie di cantine coinvolte nel sisma. O meglio: i danni ci sono stati ma non sono strutturali. Si parla di bottiglie andate distrutte o vasche che hanno sversato il contenuto durante le scosse, ma alla fine nulla di irrimediabile. Vale comunque il discorso fatto sopra: anche le cantine danno lavoro. Una bottiglia di Lambrusco modenese può rinfrescare la vostra estate e aiutare qualcuno.

Consumo consapevole: un pensiero a L’Aquila e alle Cinqueterre

La vicenda emiliana mi ha spinto a fare alcune considerazioni anche su altre zone d’Italia colpite recentemente da cataclismi. Inutile qui rinnovare polemiche sulla gestione dell’emergenza e quella fallimentare della ricostruzione. E’ un dato di fatto che L’Aquila sta morendo.

Per dare una speranza in più, per arrestare questo processo che rischia di far diventare una delle tante belle città d’Italia una città fantasma, possiamo sostenerne le attività economiche inserendo nelle nostre abitudini quotidiane il consumo di prodotti aquilani. L’Abruzzo è terra di veri e propri tesori caseari. Superlativo lo zafferano che proviene dai monti di quella regione. E l’elenco dei prodotti si può allungare a piacimento.

Qualcuno obietterà che tutto ciò va contro l’etica del “chilometro zero”. Rispondo che la cosa non mi tange, dato che dalle mie parti l’ingrediente principale del piatto nazionale proviene dalle Lofoten !

E lo stesso principio lo possiamo applicare alle Cinqueterre: terra di vini straordinari e di tanti altri prodotti che possiamo inserire nelle nostre abitudini, colpita recentemente da una gravissima alluvione.

Gesti semplici e quotidiani che moltiplicati per miglialia di soggetti, possono dare un contributo anche superiore, e soprattutto duraturo, dei due euro via sms destinati alla sola emergenza.

Gesti validi sempre e ovunque si verifichi una catastrofe in questo martoriato paese.

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Le foto dell’articolo le ho recuperate qua e là dalla rete, cito tra le fonti Dissapore (per Vecchia Orsa), Mondo del Gusto (per la foto dell’acetaia), Bitmagazine (per il Parmigiano), Inarteabruzzo (per la basilica di Collemaggio), Wikipedia (per Vernazza).

Un gesto tangibile di solidarietà all’Emilia

Segnalo la lodevole iniziativa di Gabriele Succi, titolare dell’azienda COSTA ARCHI di Castel Bolognese (RA) il quale ha deciso di devolvere il ricavato della vendita delle proprie bottiglie ai terremotati dell’Emilia.

http://costaarchi.wordpress.com/2012/05/29/vino-per-solidarieta/

Credo che da parte di noi appassionati possa essere un gesto tangibile ed identificabile di solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite.

Rilancio con un ulteriore proposta: se qualcuno in zona riuscisse a pubblicare un elenco delle aziende dell’agroalimentare colpite, darebbe la possibilità di fare acquisti mirati che, superata l’emergenza, potrebbero aiutare le singole aziende di rimettersi in piedi!

Vittorio Graziano – Castelvetro (MO)

di Marco De Tomasi

Dobbiamo a Vittorio Graziano se abbiamo cominciato ad indagare il mondo del Lambrusco.

Non che prima non lo conoscessimo.

Vivevamo semplicemente nell’errata convinzione che le uniche espressioni possibili di questo vino fossero da assimilare ai Lambrusco reperibili presso la grande distribuzione. Vini enologicamente “corretti” ma senz’anima.

Poi in occasione di non ricordiamo più quale edizione di Villa Favorita, ci avviciniamo al banco di questo signore che ci versa questo liquido rosso cupo, dalla spuma viola e dai profumi netti, dallo spirito scontroso, senza compromessi ma schietto e dritto in tutta la sua agreste nobiltà. Insomma, quello che dopo anni passati a godere di supertuscans e tagli bordolesi vari cercavamo ma non sapevamo dove trovarlo. Qualcosa di nettamente diverso.

Lo aspettiamo sotto il sole davanti alla sua cantina, sul colle di Castelvetro che guarda verso i Colli Bolognesi. Vittorio arriva sulla sua minicooper vintage, mica la versione moderna e un po’ radical chic made in BMW. Le ruotine parcheggiano sullo sterrato con sorprendente agilità.

I calanchi dei colli bolognesi visti dalla cantina di Vittorio Graziano

E’ agosto, le due del pomeriggio. Il caldo è asfissiante. Lui per punirci decide di farci fare un giro per i vigneti, dove ci mostra le vecchie varietà recuperate tra vecchi contadini e viti ancestrali dimenticate negli incolti ricolonizzati dai boschi.

Poi il caldo è troppo anche per lui e ci fa strada in cantina, dove la temperatura è decisamente più piacevole.

E qui passiamo quattro ore a parlare di Lambrusco, Trebbiano e vecchie storie.

Vittorio reinterpreta la tradizione ancestrale del Lambrusco e dei vini rifermentati in bottiglia secondo natura: il vigneto è condotto in modo naturale, senza prodotti di sintesi ed anche in cantina gli interventi enologici sono pressoché nulli. Anche la tecnologia è elementare: l’autoclave è bandita e la presa di spuma avviene solo attraverso la rifermentazione in bottiglia, senza tiraggio, con l’unico ausilio di zuccheri e lieviti già presenti nel vino.

I risultati possono far storcere il naso a chi segue i canoni scolastici dell’enologia, ma è indubbio che i vini di questa cantina, pur con le loro spigolosità, hanno personalità da vendere e sono agli antipodi rispetto alla concezione imperante del Lambrusco, imposta dai grandi numeri.

Ripa di Sopravento: bianco frizzante rifermentato in bottiglia, da vitigni vari recuperati, principalmente Trebbiano Modenese (detto anche Trebbiano Montanaro) e Trebbiano di Spagna. Al naso risaltano profumi derivanti da processi fermentativi, impasto di pane e lievito, poi si fa strada una netta nota minerale di pietra focaia cui si innestano erbe aromatiche ed infine emerge la frutta. In bocca è ben presente una nota minerale molto sapida che integra la freschezza, incrementando la lunghezza e la piacevolezza del sorso. Mineralità che continua a spingere nel retronasale.

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Fontana dei Boschi 2010: fino all’anno scorso si fregiava della denominazione di Lambrusco di Modena, ma Vittorio ha deciso di “passarlo di grado”. Colore profondo e spuma viola. More e prugne, vinoso con fondo minerale. In bocca risulta secco, nonostante il residuo zuccherino non completamente svolto. Pieno ed austero, con un carattere rustico. Non ancora compiuto ma assolutamente godibile.

Tarbianaaz: Trebbiano Modenese 100%, vinificato secondo la vecchia tecnica della “muratura”: quando il cappello riemerge si chiude il tino con il gesso, lasciando solo un piccolo foro per lo sfiato e lo si lascia così fino a quando non è pronto, generalmente a gennaio (ma la “tappatura” del tino può protarsi anche fino a fine estate).  Il nome dialettale significa letteralmente “trebbianaccio”, quasi un dispregiativo, tanto questa tecnica è considerata ancestrale e fuori dagli schemi dell’enologia moderna. In realtà Vittorio racconta che un tempo questo era il vino considerato migliore, quello destinato all’uso familiare e alle occasioni particolari. Ha recuperato questa tecnica a partire dai racconti dei vecchi contadini, ma non sa dire quanto il suo Tarbianaaz sia simile agli antichi vini murati di Castelvetro, essendone il ricordo solo tramandato oralmente. Prelievo da botte. Naso complesso e lontano da qualsiasi altra cosa nella nostra esperienza: risaltano fiori recisi che evolvono su note di albicocca e agrumi canditi (arancia e pompelmo). In bocca risalta ancora il carattere austero sostenuto da una mineralità sapida che dona ritmo allo sviluppo. Tannini che contribuiscono ad una chiusura netta dopo una distensione molto ampia.

Sassoscuro: vari vitigni rossi, principalmente Malbo (gli altri Vittorio non ce li vuole dire, forse perché per alcuni non sa dare il nome). Vino fermo. Colore pressoché impenetrabile. Naso profondo, frutta rossa matura, con profumi da appassimento che si integrano ad una decisa nota iodata molto lunga sul finale. Pieno ed orizzontale in bocca, non ha però deficit di spinta: dopo la distensione di un frutto denso, ritorna nel retronasale l’intrigante nota minerale percepita al naso, cui viene affidata la lunga chiusura. Quasi impossibile non farselo piacere ! – probabile un felicissimo matrimonio con il Parmigiano.

Non mancano certo spigolosità nei vini di questa cantina. Ma se li affrontate senza pregiudizio e badate al puro aspetto edonistico ed emozianale del vino, sarà un’esperienza davvero entusiasmante assaggiarli.

Prezzi, al pubblico franco cantina: 6 euro per il Ripa di Sopravento, 7 per il Fontana dei Boschi e 12 per Tarbianaaz e Sassoscuro.

Vittorio Graziano
Via Lunga, 7b
41014 – Castelvetro di Modena (MO)
Tel. e fax 059 799162
Ettari vitati: 5
Bottiglie annue prodotte: 30.000

Paltrinieri – Sorbara (MO)

di Marco De Tomasi e Pietro Cortiana

Da qualche tempo ci solleticava l’idea di approfondire la nostra scarsa conoscenza del Lambrusco nelle sue varie identità.

Così nel mezzo del caldo agostano abbiamo infilato l’autobrennero in direzione Modena, la più ricca, in termini di tipologie proposte, delle provincie del Lambrusco.

Quattro sono infatti le doc modenesi del Lambrusco: Salamino di Santa Croce (in prevalenza uve Salamino), Sorbara (prevalenza di Sorbara), Castelvetro (Grasparossa), più la generica doc Lambrusco di Modena (fino a qualche tempo fa solo igt).

Il nostro primo obiettivo è stata Sorbara, con l’azienda Paltrinieri.

I vigneti aziendali sono concentrati in una delle aree più vocate della denominazione, quella del “Cristo”.

La proposta di Alberto Paltrinieri, che conduce l’azienda di famiglia,  è incentrata ovviamente sul Lambrusco di Sorbara vinificato sia congiuntamente al Salamino, sia in purezza.

Come vedremo, è in quest’ultima versione che Alberto riesce ad esprimere al meglio il potenziale varietale, sia con le moderne tecniche (Charmat), sia recuperando quell’intimo legame con la tradizione modenese attraverso la rifermentazione in bottiglia. Da segnalare che nella versione tradizionale, storicamente legata al territorio, il prodotto non riesce ad avere il giusto riconoscimento a livello locale, ma può contare su un numero crescente di appassionati fuori provincia, estimatori del suo carattere spontaneo ed intransigente (nemo profeta in patria, come si suol dire).

Va detto che il Lambrusco di Sorbara, a differenza degli altri Lambrusco, è una varietà soggetta al fenomeno dell’acinellatura, similarmente al Picolit. Questo si traduce in vini che nelle interpretazioni più intransigenti possiedono un carattere tagliente abbinato ad una  colorazione a volte “scialba”.

Bianco dell’Emilia: da uve Trebbiano e Lambrusco di Sorbara (vinificato in bianco) in uguale percentuale. Vinoso ed invitante si apre al naso su note floreali ben fuse a quelle fruttate (mele, fragole e ciliegie). In bocca, alla morbidezza del Trebbiano fa da controcanto la spinta energica ma composta del Sorbara e una carbonica che sostiene il ritmo. Fresco, piacevole ed immediato con sentori di buccia d’uva e ritorni di caramello nel retronasale.

Lambrusco di Modena Greto: da Lambrusco Salamino 100%, vivace, rosso rubino con riflessi violacei. Colpisce il naso con un esplosione di frutta (ciliegia, fragole, lamponi) che lascia spazio a sentori dolci di mandorle e nocciole ben fusi (tanto da ricordare la caramella Rossana), cui segue un lieve fondo di liquirizia. L’ingresso in bocca è morbido con richiamo alle sensazioni dolci percepite al naso, anche se il carattere del vitigno non tarda ad uscire e a condizionarne lo sviluppo: acidità e tannino tendono infatti ad asciugare il palato limitando la persistenza gustativa.

Lambrusco di Sorbara Piria: uve Sorbara (70%) e Salamino (30%). E’ l’uvaggio tipico del Sorbara. Il colore è meno carico del precedente, per la presenza del Sorbara e meno esuberante al naso. Non per questo meno interessante, anzi, a renderlo intrigante sono proprio i suoi profumi tenui di fragoline di bosco, susina e lavanda contornati da leggere note di incenso e cera. L’ingresso in bocca è dominato dalla cremosità. Non riesce ad avere quel respiro e quella distensione che ci si sarebbe attesi, rimanendo compresso nella parte anteriore della bocca. Solo dopo la deglutizione la piacevole complessità delle sensazioni avvertite in fase olfattiva ritornano nel retronasale.

Lambrusco di Sorbara Sant’Agata: Sorbara 100%. Colore sempre più scarico che prelude a sensazioni olfattive più sfumate, con sentori balsamici e mentolati che si mischiano a note di fragoline e chinotto. In bocca le varie componenti sono bene integrate ad una trama di buono spessore e possono contare su una vigorosa spinta acida.

Lambrusco di Sorbara Leclisse: Sorbara 100%. Colore e impatto olfattivo agli antipodi: tanto scarico il primo quanto compatto ed energico il secondo, preludio di sostanza anche al palato. Naso dominato da una autentica “macedonia” di piccoli frutti rossi (fragole, lamponi e ciliegie), ribes e rosa canina. In bocca le sensazioni trovano continuità, volume e sapore grazie ad una carbonica cremosa e ad una piacevole nota sapida. Quest’ultima assieme alla immancabile freschezza consentono al vino di mantenersi nei binari della tipologia, controllando un accenno zuccherino che rimane solo come piacevole sensazione di caramello in fase retroolfattiva.

Lambrusco di Sorbara Radice: Sorbara 100%, rifermentato in bottiglia. Colore rosa antico. Il naso, ancora compresso è dominato dalle consuete note di piccoli frutti che si arricchiscono di una interessante nota minerale e balsamica. Al gusto è senza compromessi e poco incline al dialogo, chiuso com’è nella sua tagliente verticalità. Il vino lascia intravedere le sue potenzialità riproponendo i caratteri fondamentali della tipologia (piccoli frutti rossi, freschezza e gustosa mineralità) nel solco della tradizione. Chiusura su note chinate. Da seguire, avendo cura di attendere la completa espressione del suo potenziale evolutivo.

A margine richiamiamo le belle etichette curate da Fabrizio Loschi (tranne per Leclisse), dai chiari riferimenti alla pittura di Giorgio Morandi a ribadire il percorso di astrazione messo in atto dall’azienda Paltrinieri alla ricerca della più intima espressione del vitigno lambrusco.

Paltrinieri
Via Cristo, 49
Sorbara (MO)
Tel. 059 902047
Email: info@cantinapaltrinieri.it
www.cantinapaltrinieri.it
Ettari vitati: 15
Bottiglie annue prodotte: 100.000