VIeNI IN VILLA 2018 – 20 maggio

L’undicesima edizione di VIeNI IN VILLA ha confermato ancora una volta l’apprezzamento dell’evento da parte del pubblico, interessato e numeroso.

Ormai l’organizzazione gira a meraviglia, grazie al solido affiatamento che negli anni si è creato tra la prodigiosa macchina logistica di ProIsola e il gruppo degli organizzatori.

Il mio sincero ringraziamento va a tutti i volontari e ai vignaioli che hanno accettato il nostro invito a partecipare alla nostra piccola manifestazione, decretandone il successo.

Qualche foto per documentare un’edizione davvero riuscita (si ringraziano per le foto Triveneto.Wine, Wine Embassy, Il Vigneto Chiamato Italia, Paola Adami, Gianluca Morino, Elisa Mazzavillani):

Cantina Mattiello – Costozza di Longare (VI)

di Marco De Tomasi

Costozza, frazione del comune di Longare è, tra le porte di accesso ai Colli Berici, una delle più scenografiche.

Lasciata Vicenza, si imbocca la riviera berica, la strada che percorre i piedi dei colli verso sud.

Superato il centro di Longare, si devia a destra verso le colline e subito si rivela un borgo tra i più belli dei Berici, dominato dalla pieve di San Mauro e caratterizzato da un insieme unico di antiche dimore nobiliari, circondate da vecchie case.

Per uscire dal borgo si deve passare sotto al Volto, un arco fra le case che chiude il centro abitato e che apre lo scorcio delle scogliere calcaree che si elevano in questo punto dei colli.

Su queste scogliere troviamo i covoli: cavità, spesso scavate dall’uomo per ricavarne materiale da costruzione, utilizzate fin dalla preistoria, sia come riparo, sia come luoghi dove conservare le derrate.

Alcuni covoli, inglobati nelle cantine delle case più antiche, sfruttano cunicoli carsici che percorrono la roccia e creano una sorta di condizionamento naturale.

A pochi metri dal Volto si trova la cantina di Andrea Mattiello, interprete tra i più vivaci di quella che mi piace definire la “rinascita” dei Berici.

Dopo solidi studi, Andrea ha preso in mano l’azienda di famiglia. Idee chiare e visione a lungo termine sono i tratti più interessanti di questo vignaiolo, qualità non affatto scontate in questa denominazione, almeno fino a tempi recenti.

Andrea sta realizzando l’intento di dare stabilità produttiva all’azienda: finora infatti, oltre ai vigneti di proprietà, parte delle uve erano frutto della gestione di appezzamenti di terzi che continuavano a cambiare. Ora, finalmente, è riuscito a concludere dei contratti di affitto a lungo termine, premessa fondamentale per dare maggiore continuità qualitativa ai vini e avviare nuovi progetti.

Soprattutto perché gli affitti riguardano vigneti di proprietà di una delle aziende più antiche di Costozza, Villa Da Schio, che ora ha cessato l’attività e ha affidato proprio ad Andrea la gestione di questi appezzamenti, considerati storici e tra i più prestigiosi dei Berici.

Si tratta in gran parte di cabernet sauvignon e cabernet franc, che in questa parte dei colli hanno trovato dimora da moltissimo tempo (i conti Da Schio furono tra i primi ad introdurre queste varietà francesi in Italia). Vulgata vuole che le uve qui prodotte finissero in tempi recenti in diverse etichette di grande prestigio della Valpolicella (leggi Alzero tra i tanti).

Andrea punta molto proprio sul cabernet franc: il suo Antiche Origini (da un impianto nuovo con cloni originali francesi, voluto da Andrea) è l’etichetta che più mi ha entusiasmato. Profondo, complesso ed elegante, con note erbacee lievissime, stemperate in un frutto maturo ed articolato. L’apporto del legno risulta già equilibrato (per ragioni di disponibilità e spazio vengono usati tonneau), ma Andrea conta in futuro di rendere il vino ancor più libero di esprimere la sua vera essenza attraverso l’utilizzo di legno grande. Un vino che vale molto di più di quello che costa.

Altro vino di sicuro interesse è il I Covoli Rosso (cabernet sauvignon, ma a seconda dell’annata può esserci anche del cabernet franc). Per ammissione dello stesso Andrea, un vino con una impostazione un po’ più datata, rispetto all’Antiche Origini, a causa dell’uso delle barrique (anche qui in futuro l’affinamento sarà affidato in maggior percentuale a botti di maggiore capacità). Nonostante questo, rimane un vino ben eseguito e dotato di personalità.

Personalità e carattere che ritroviamo in tutti i vini prodotti dalla cantina, non solo in quelli di punta: consiglio soprattutto il Cabernet Franc ed il Rosso Carmenère, deliziosi e schietti pur nella loro semplicità.

Discorso a parte va fatto per il Tai Rosso: quello di Andrea è tra quelli che escono dalla tradizione e indicano un nuovo corso nell’interpretazione del vitigno (fortunatamente sempre più diffusa) : maggiore definizione e profondità, senza comunque esagerare sul fronte dell’estrazione.

I Colli Berici sono terra da rossi, ma anche sui bianchi Andrea ha qualcosa da dire: interessanti I Covoli Bianco (chardonnay, completato da altre varieta) e il Manzoni Bianco, dal carattere particolarmente territoriale.

Andrea mi piace, per idee e atteggiamento. Sono convinto che, se riuscirà a realizzare i suoi progetti, sentiremo parlare di Cantina Mattiello anche fuori dai Colli Berici.

 

Cantina Mattiello
Via Volto, 57
Costozza di Longare (VI)
Tel. 0444 555258
e-mail: info@cantinamattiello.it
www.cantinamattiello.it

GUSTUS 2016 – Il report da Palazzo Valmarana

di Marco De Tomasi

Gustus, rassegna dei vini e dei prodotti dei Colli Berici promossa dalla Strada dei Vini dei Colli Berici, rappresenta un’occasione per buttare un’occhiata sul panorama produttivo della denominazione.

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Occhiata che rimane parziale in quanto molte aziende che operano nell’area non sono presenti per tutta una serie di motivi.

A complicare la possibilità di avere un quadro completo, c’è il fatto che sui Berici si produce di tutto e di più, anche se negli ultimi anni sembra che finalmente l’attenzione si vada a concentrare su alcuni vitigni che possono rappresentare al meglio quest’area dal potenziale ancora ampiamente inespresso.

E allora Tocai rosso, l’autoctono (si fa per dire: in realtà è una varietà di grenache, anche se probabilmente presente da secoli) ma anche Cabernet Sauvignon e Merlot, perché i tagli bordolesi hanno dimostrato di poter dare ottimi risultati, specie sul versate dei colli che guarda verso Verona.

Pare invece che non tutti siano concordi sul fatto che il carmenére possa essere un vitigno su cui puntare, cosa che invece io vado affermando da qualche tempo.

La stabilità del coro degli attori che operano sui Berici è un’altra questione aperta: alcune nuove realtà che in passato mi erano sembrate decisamente promettenti, a causa di eventi nefasti ed improvvisi o per altri tipi di problematiche, non esistono più e sono passate come delle autentiche meteore.

Una cosa curiosa è che molte aziende consolidate e non, producono vino sui Berici, ma non hanno la loro base sui colli, facendo gravitare la loro produzione anche su altre denonimazioni (vedi ad esempio Inama, Cavazza o Dal Maso tra i nomi storici o Tessari tra le nuove realtà).

La mia partecipazione alla rassegna si è aperta con una degustazione tematica alla presenza dei produttori e avente come tema l’espressione del merlot sui Colli Berici.

Cinque etichette dell’annata 2013 e tre vini con qualche anno sulle spalle.

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Degustazione aperta con il Vicenza Merlot 2013 Torre dei Vescovi (Colli Vicentini) che ha pagato una iniziale riduzione che ci ha messo un po’ a svanire. Nel complesso un prodotto più che dignitoso e sufficientemente caratterizzato, non pensato sicuramente per durare nel tempo e godibile da giovane. Da bere ora.

Colli Berici Merlot Cicogna 2013 Cavazza: decisamente più ampio ed articolato, il vino sicuramente più pronto della degustazione e senza dubbio rappresentativo delle potenzialità del versante sud-ovest dei colli. Anche se questa sua capacità di esprimersi pienamente può preludere ad una sua precoce decadenza (e il successivo assaggio dell’annata 2003 sembra confermare questa mia idea). Ora e per i prossimi 4 anni. Oltre si rischia di perderlo.

Colli Berici Merlot Campo del Lago 2013 Inama: se il campione di Cavazza era il più pronto, all’altro capo troviamo la rediviva etichetta Campo del Lago un tempo Villa Dal Ferro (azienda storica oggi non più attiva) e riproposta da Inama, che ne ha rilevato i vigneti. Ad una attenta lettura il vino possiede comunque ricchezza, carattere e complessità e soprattutto manca di quelle “derive veronesi” che a volte rimprovero a questa azienda (per quanto produca vini di assoluta eccellenza). Da attendere, dal 2018 al 2023 e forse oltre. Una scommessa la farei.

Colli Berici Merlot Fra i Broli 2013 Piovene-Porto Godi:  non siamo proprio fratelli con il Campo del Lago, ma cugini di primo grado sicuramente sì ! Più pronto e godibile ma ugualmente complesso e ben caratterizzato. L’assaggio dell’annata 2003, perfettamente integra, anche se probabilmente all’apice della sua curva evolutiva, conferma le grandi potenzialità di questa etichetta: in particolare mi dà da pensare il fatto che la torrida annata del 2003 non sembrava destinata a produrre vini che potessero durare nel tempo. Mi chiedo come si comportino vecchie annate con andamento climatico più favorevole. Anche per questo vino aspetterei un po’: dall’anno prossimo e fino al 2023, senza grossi patemi.

Colli Berici Merlot  Casara Roveri 2013 Dal Maso: siamo in una espressione intermedia tra il Cicogna e il Fra i Broli, con una maggiore vicinanza al primo (sia stilistica che geografica, per posizione dei vigneti). Tra quelli degustati è forse il vino dove l’espressione varietale prevale, se pur di poco, su quella territoriale. Questo si traduce in un lieve deficit om termini di dinamica, soprattutto al gusto. Intendiamoci, è un buon vino, ma mi piacerebbe riuscisse ad esaltare maggiormente il carattere territoriale, che è comunque presente e riconoscibile, rispetto all’espressione varietale. Stesso discorso per l’annata 2007 che è esattamente come te l’aspetti: manca in definitiva uno slancio emozionale (almeno dal mio punto di vista). Da bere ora e fino al 2020.

Al banco di assaggio non ci sono sorprese sul fronte del vitigno simbolo dei Berici: sempre ben definiti nella loro tradizionale tipicità i Tai Rosso di PegoraroFattoria Le Vegre e Piovene Porto Godi, a cui si aggiunge il Lupo Rosso 2013 di Tenuta Maraveja: Gildo Gennari propone un Tai Rosso maturo e concentrato, un vino versatile e da cercare direttamente in cantina, data la quantità quasi “omeopatica” con la quale viene prodotto.

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Tra i bianchi mi ha particolarmente colpito il Tai 2015 (tocai italico) di Pegoraro, dalla bella espressione speziata.

Sul fronte delle nuove realtà segnalo con piacere Gianni Tessari con il Due 2014, da uve merlot e cabernet franc, davvero sorprendente per equilibrio e piacevolezza, e il Dimezzo di PuntoZero, blend di uve cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot. Anche qui grande equilibrio e maestria nella composizione (l’azienda si avvale della consulenza enologica di Celestino Gaspari, per dire).

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E finalmente trovo al banco di assaggio Del Rèbene, azienda nota finora soprattutto per l’eccellente produzione di olio di oliva dei Berici, di cui da qualche anno ho il privilegio di assaggiare i campioni e che ora è pronta ad uscire sul mercato con due etichette “base”: Carmenère 2015 e Cabernet Sauvignon 2013. Ritengo che Francesco Castegnaro sia tra gli interpreti più sensibili e promettenti del terroir Berico. Se il Carmènere fa dell’immediatezza e della bevibilità la sua carta vincente, il Cabernet Sauvignon andrebbe indicato ad esempio di come complessità non va necessariamente a braccetto con l’ostentazione di muscoli. Non è solo buono, ma rappresenta un perfetto campione di cosa si può fare con i vitigni bordolesi in questo territorio. A questo punto attendiamo con trepidazione l’uscita del vino di punta dell’azienda, il Rosso del Rèbene (Carmènere con un saldo di Cabernet), per il quale dovremo aspettare ancora un paio d’anni, almeno.

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VIeNI IN VILLA 2016 – 8 maggio – Le foto

di Marco De Tomasi

Ecco qualche scatto della nona edizione di VIeNI IN VILLA.

Purtroppo la batteria del telefono mi ha abbandonato a metà pomeriggio e non sono riuscito a ritrarre tutti i bellissimi momenti della giornata.

I consueti ringraziamenti ai vignaioli e agli artigiani che hanno animato la nostra festa e un pensiero particolare al portentoso e insostituibile staff della ProIsola.

Un grazie anche al pubblico, sempre più numeroso ed interessato.

Arrivederci al 2017 per l’edizione del decennale !

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Rudi Vindimian e Marco Zanoni (Maso Furli)

Rudi Vindimian e Marco Zanoni (Maso Furli)

Giuliano Micheletti

Giuliano Micheletti

Marco Buvoli (L'Opificio del Pinot Nero)

Marco Buvoli (L’Opificio del Pinot Nero)

Giovanni Bressanin (Monteversa)

Giovanni Bressanin (Monteversa)

Riccardo Vendrame (La Guardiola e Kmetja Hedele)

Riccardo Vendrame (La Guardiola e Kmetja Hedele)

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Gildo Gennari (Tenuta Maraveja)

Gildo Gennari (Tenuta Maraveja)

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Cristiana e Riccardo (Cristiana Meggiolaro)

Cristiana e Riccardo (Cristiana Meggiolaro)

Alessandro Filippi (Cooperativa Vino Nuovo)

Alessandro Filippi (Cooperativa Vino Nuovo)

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Daniele Lenuzza (Vigna Lenuzza)

Daniele Lenuzza (Vigna Lenuzza)

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Andrea Picchioni

Andrea Picchioni

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Alessio Bigagnoli

Alessio Bigagnoli

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VIeNI IN VILLA 2016 – 8 maggio

LogoViVNeroVIGNE, UOMINI, CANTINE

VIeNI IN VILLA è la rassegna che organizziamo per darvi l’occasione di conoscere le persone e degustare i vini che vi abbiamo raccontato su queste pagine.

La nona edizione di VIeNI IN VILLA è in programma Domenica 8 maggio 2016 a Isola Vicentina (VI),  dalle 10.00 alle 20.00, nel parco di villa Cerchiari in via Cerchiari, 22.

Le qualità uniche offerte da diverse aree viticole saranno proposte in degustazione attraverso il racconto degli stessi produttori, che hanno scelto di fare emergere le diversità di un territorio, ora seguendo strade abbandonate da tempo, ora percorrendo nuovi sentieri dettati dalla propria sensibilità. L’obiettivo è quello di recuperare il senso più autentico del legame tra vino e territorio. Un legame profondo che nasce dal rispetto per la terra e si alimenta della passione di chi la coltiva traducendosi in prodotti unici, espressioni autentiche delle potenzialità di un territorio e del carattere del vignaiolo.

Si ringrazia l’Associazione ProIsola, la cui volontà e organizzazione rende possibile la realizzazione di questo evento.

La manifestazione si completerà con la fruizione di proposte gastronomiche elaborate in una creativa “fucina dei sapori”.

Elenco definitivo dei vignaioli presenti all’edizione 2016:

OSPITI SPECIALI:

(associazione di garagisti dedita al recupero di vecchi vigneti e vecchie varietà)

GLI ARTIGIANI DEL GUSTO:

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Elenco dei vini in degustazione, da scaricare e stampare (formato .pdf):

Ingresso: Euro 15,00 (con bicchiere da degustazione e una proposta gastronomica inclusa)

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MENU’ 2016:

Dalle ore 12:00

  • Gnocchi di Polenta con Funghi e Fonduta Valdostana
  • Gnocchi di Polenta con Ragù di Carni Scelte
  • Gargati al Consiero con Asparagi di Isola
  • Pasticcio Soave di Verdure e Formaggi
  • Spezzatino Nobile di Monte e Campo del Carmelo con Crema di Polenta
  • Rollè di Lonza alla Maniera delle Valli Vicentine e Polenta Onta
  • Polenta Onta e Formaggio 
  • Umido di Mare Nostrum su Letto di Polenta Bianca
  • Fantasia di Formaggi e Polenta Onta
  • Dolci della Festa e della Tradizione

alle ore 17:30

  • Paella Reale di Pescato e Verdure Fini

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Seguite l’evento sul nostro gruppo Facebook

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COME ARRIVARE:

Dall’autostrada A4: uscita Vicenza Ovest – seguire le indicazioni per Schio fino a Isola Vicentina, 15 Km. in direzione Nord.

Dalla Valsugana, da Bassano del Grappa seguire le indicazioni per Thiene, poi Villaverla, quindi Isola Vicentina.

Dove siamo: (VISUALIZZA MAPPA)

DOVE PARCHEGGIARE:

ParcheggiVIV

Foto dell’edizione 2010

Foto dell’edizione 2011

Foto dell’edizione 2012

Foto dell’edizione 2013

Foto dell’edizione 2015

VillaCerchiariAperta

Vinitaly 2016 – Il report da Verona

di Marco De Tomasi

So che gran parte dei miei venticinque lettori (che dopo aver letto ciò che segue diminiuranno ancora) sono fortemente orientati al mondo del naturale e quindi schivano (alcuni anche schifano) il Vinitaly in quanto manifestazione di un concetto di vino a sentir loro “falsificato” (segue pistolotto in sei tempi e diciotto bobine sulla mia mancata presa di coscienza della verità rivelata ed altre amenità che vi/mi risparmio).

Vinitaly è anche questo.

Ciò non di meno, io continuo a trovarlo stimolante, forse perché dopo una quasi ventennale frequentazione ormai so come districarmi tra i padiglioni, evitando grandi nomi, winestar e autentiche baracconate che sono l’appariscente superficie della più importante manifestazione enologica italiana.

Devo dire che per la prima volta da tanti anni quest’anno si è percepito chiaramente uno sforzo da parte dell’organizzazione di scrollarsi di dosso la nomea poco lusinghiera cresciuta nel tempo e dovuta ad aspetti logistici importanti come code, parcheggi, connessione telematica e, non ultima, presenza di soggetti molesti che non distinguono il vino in tetrapack da un Barolo e sono lì convinti di essere ad un addio al celibato e decisi ad inquartarsi di alcol come se il domani non esistesse.

Il risultato è un’atmosfera decisamente più vivibile e, soprattutto, volti dietro gli stand più rilassati, maggiore disponibilità e facilità di dialogo.

Il mondo del naturale da qualche anno si è ricavato il suo spazio interno al ViViT, ogni anno sempre più stretto in termini di spazio e sempre più stipato di produttori ed appassionati. In tre giorni non sono riuscito ad approcciarmi all’area in modo organico, facendo solo qualche raro assaggio. Sto diventando vecchio e la ressa mi crea disagio. Inoltre in questa come nelle altre enclave vinonaturalveriste l’effetto déjà vu è perennemente in agguato. Bene inteso: tra i produttori presenti ci sono vignaioli eccelsi, in molti casi rappresentano dei punti di riferimento per me, ma avendo la tendenza di andare alla continua ricerca di novità, spesso passo oltre (perdendomi con tutta probabilità degli assaggi favolosi, ma tant’è).

A fianco del ViViT quest’anno era stato collocato lo spazio FiVi, molto più arioso e ben distribuito.

Tanti e tantissime gli stimoli e le conferme tra il Vignaioli Indipendenti: a partire dal gruppo trentino di Alessandro Fanti, Maso Furli, Mattia Filippi, Balter e altri che quest’anno sono migrati in massa dal padiglione regionale per approdare alla FiVi, dove hanno sicuramente maggior richiamo e visibilità. Tralascio gli eccellenti assaggi fatti da loro (ma non si possono non citare i superlativi Manzoni Bianco di Fanti e Maso Furli) e mi concentro sulla proposta siciliana di Mattia Filippi che in quanto “vignaiolo errante” presentava una Inzolia 2014 dell’azienda Marino Abate davvero splendida per piacevolezza e precisione.

Parlando di Manzoni, merita sicuramente attenzione la versione 2014 del Manzoni Bianco di Arturo Vettori, che in una annata difficile rinuncia comunque ad ogni correzione enologica in cantina mantenendo un’acidità elevata che ne esalta le caratteristiche (“per una volta che c’è, perché mai dovrei andare a toglierla !?”, parole di Arturo che mi sento di appoggiare).

Stesso padiglione, altro settore: Vinitaly Bio. Qui consiglio vivamente Davide Vignato e i suoi Gambellara. Grazie ad una crescita qualitativa costante in questi ultimi anni e l’uscita dalla denominazione da parte di Stefano Menti e Cristiana Meggiolaro (che rimangono comunque eccellenti), lui è rimasto il mio principale punto di riferimento per la denominazione. Tenetelo d’occhio nei prossimi anni perché ci darà delle soddisfazioni.

Bighellonando tra i padiglioni sono andato in cerca di novità e sono inciampato (beh, volutamente a dire la verità) nell’ansonaca Senti Oh! di Fontuccia (Isola del Giglio) e nella selezione Capperrosso 2015, indubbiamente tra i migliori bianchi assaggiati in questa edizione. Buonissima anche la versione passito.

Un piccolo focus sull’Oltrepo Pavese su cui da qualche tempo sposto spesso l’attenzione (la zona lo merita, checchè se ne dica). Non ve lo dico più: Andrea Picchioni è sicuramente uno dei nomi da tenere bene a mente se decidete di esplorare la zona. Recentemente però mi è capitato di assaggiare un paio di Pinot Nero che mi hanno davvero impressionato. Ed ho colto l’occasione per chiarirmi le idee sullo stato dell’arte. Diciamo che probabilmente anche in Oltrepo non hanno propriamente ben presente dove andare a parare nell’interpretazione di questa varietà, però alcune cose davvero egregie sono saltate fuori: il succoso Pinot Nero Calonga 2010 di Bisi, che mi ero già in precedenza annotato (ma non perdete assolutamente di vista anche la sua Barbera Riserva Roncolongo) e il più etereo Pinot Nero Nüval di Berté e Cordini.

In Alto Adige è sempre un piacere scambiare qualche parola con Armin Kobler ed assaggiare i suoi vini: quest’anno si è aggiunta una nuova etichetta di pinot grigio Oberfeld che va ad affiancarsi al Klausner e che da questo si distingue per un frutto più importante e maturo. Armin da sempre imbottiglia tutti i suoi prodotti con il tappo a vite e da un paio di anni offre in assaggio quelle che lui chiama MILF (ma che io ribattezzerei BILD – Bottle I’d Like to Drink -, se questo non provocasse problematiche di interpretazione con la lingua tedesca), vale a dire vecchie annate a dimostrare che il vino “nel bene e nel male” matura ed evolve anche con questo tipo di (benemerita) chiusura. Ottima performance del merlot rosato Kotzner che, pur evoluto, mantiene piacevolezza e vigore che gli sono caratteristici.

Least but not last, non posso lasciare il Vinitaly senza una puntata in due regioni sempre prodighe di sorprese: Liguria e Valle d’Aosta.

Nel ponente ligure incontro un notevolissimo Vermentino 2015 prodotto da Terre Bianche.

Mi congedo poi dal Vinitaly allo stand di uno dei miei produttori preferiti in Valle d’Aosta: Didier Gerbelle. Quest’anno è stato capace di infilare non uno, ma due dei miei migliori assaggi veronesi: il Torrette Superieur Vigne Planté 2013, da vigne centenarie in gran parte franche di piede e, soprattutto il monumentale Fumin Ten Perdu 2010.

Colli Berici Carmenere 2011 e 2013 – Magia di Barbarano

di Marco De Tomasi

Capire la realtà produttiva dei Colli Berici in provincia di Vicenza è abbastanza difficile: bisogna districarsi tra una varietà di vitigni piuttosto estesa e una conseguente  eterogeneità interpretativa che complica non poco il quadro complessivo.

Fortunatamente, anche se con un po’ di fatica, da qualche tempo si è riusciti a fare identificare questa zona con il suo vitigno/vino più identitario: il Tai Rosso, una varietà locale di grenache.

Sono convinto che i Colli Berici siano un territorio con un alta vocazione per i vini rossi.

Dagli assaggi che periodicamente faccio, ho ricavato una personale suddivisione delle “aree vocazionali” di questa denominazione.

ColliBerici2

I Colli Berici posso essere idealmente iscritti in un parallelogramma,  che può essere diviso perfettamente a metà in senso verticale, formandone altri due. A destra (1) troviamo il versante orientale dei Berici: qui è il regno del tai rosso, dove maggiore è la possibilità di imbattersi nelle migliori espressioni di questa varietà (esistono eccellenti Tai Rosso prodotti anche nel resto dei Berici, ma si incontrano con minor frequenza rispetto a questa zona); sull’altro lato (2), il versante occidentale, possiamo trovare eccellenti tagli bordolesi e mi sento comunque di affermare che questa è l’area dei Berici dove i vini a base di cabernet sauvignon e merlot riescono meglio.

Il versante orientale può a sua volta essere diviso a metà in senso orizzontale.

La porzione meridionale di questa ulteriore suddivisione (3) rappresenta, alla luce dei campioni che ho finora avuto modo di assaggiare (quindi probabilmente con grandi possibilità di ampliamento),  l’area vocazionalmente più interessante per un vitigno che in termini di tipicità, riconoscibilità e quindi identità può a mio parere andare ad affiancare a pieno titolo il tai rosso come “biglietto da visita” dei colli stessi:  il carmenere.

Carmenere

Va detto che negli ultimi anni è stato fatto uno sforzo da parte di molti vignaioli per uscire dall’empasse dato dalla confusione con il merlot e la commistione con il cabernet franc: se il carmerenere era un tempo identificato con il cabernet franc, oggi sui Colli Berici fortunatamente non è più così (ricordiamo che il carmenere è un vitigno originario del Médoc  – dove praticamente non esiste più, se non in piccolissime particelle – e che è la varietà più estesamente coltivata in Cile, dove è praticamente assurto a “vitigno nazionale”).

Se il tai rosso presenta delle difficoltà dovute al fatto che è un vitigno che “sente” molto l’annata (con risultati in bottiglia che possono essere assai diversi a parità di etichetta), non di meno il carmenere è un vitigno non facile da interpretare, principalmente a causa del carattere erbaceo dei vini che si ottengono, con sentori tipici di peperone che, se non gestiti con la dovuta sensibilità, rischiano di cadere nella caricatura, perdendo in finezza e piacevolezza.

Diversi produttori scelgono di mitigare questo carattere mediante un breve appassimento di parte delle uve, che va a smussare gli spigoli ed esaltare i toni più fruttati del’uva.

Non così il Carmenere di una nuova realtà berica, Magia di Barbarano, di cui ho avuto la possibilità di assaggiare le annate 2011 e 2013.

Bene inteso, si tratta di un vino quotidiano, non un campione di estrazione e muscoli, ma denota in entrambe le annate una finezza e una sostanza che mi hanno colpito.

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Le tonalità erbacee ci sono tutte, con un peperone croccante e assenza di sentori eccessivamente “verdi”, cui si inseriscono  armoniosamente note di frutti rossi, con un bel lampone in evidenza e, dopo un po’ di tempo nel calice, anche del cioccolato.  Equilibrio che si ritrova in bocca, dove è pulito, succoso e rinfrescante, chiudendo su una piacevolissima nota amaricante.

L’annata 2011 è quella che al momento dimostra maggiore integrazione ed armonia tra le varie componenti; la 2013 avrà bisogno ancora di qualche tempo in bottiglia per esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

Un vino che, nonostante la sua semplicità concettuale, e forse proprio in virtù di questa, risulta estremamente piacevole ed immediato, di buona articolazione, mantenendo un evidente carattere e senza cadere nella banalità.

Pagati 3,50 Euro la 2011 e 4,00 Euro la 2013. Meno di una birra in pizzeria …

Magia di Barbarano
Via San Martino, 29
Barbarano Vicentino (VI)
www.magiadibarbarano.it
info@magiadibarbarano.it

Vinitaly 2015 – Il report da Verona

di Marco De Tomasi

Devo aver sviluppato una certa assuefazione, perché quest’anno non ho sofferto delle consuete magagne del Vinitaly (mancanza di collegamento telefonico, parcheggi male in arnese, ubriachi molesti tra gli stand). Non che non le abbia percepite: in particolare la giornata di lunedì è a dir poco infernale per la quantità di gente (e quindi di traffico) che si riversa per le strade di Verona all’orario di chiusura. Però ormai sono talmente concentrato sui miei obiettivi che alla fine questa 2015 è stata una delle edizioni più stimolanti degli ultimi anni.

Vinitaly2015

La novità più interessante dal mio punto di vista era rappresentata dal nuovo stand collettivo FIVI: tante le conferme e diverse novità: autentica rivelazione è Corte Scaletta, azienda della Valpolicella agli esorsi con un Amarone 2011 davvero interessante, paradigmatico della zona di provenienza (Valle di Illasi) per potenza espressiva. Buonissimo il Primaversa di Monteversa, Moscato giallo dei Colli Euganei vinificato secco sui lieviti, dalle esplosive note di origano. Bene articolato e intenso il Rocco Rosso 2012 di Tenuta Maraveja, taglio di merlot e cabernet sauvignon dai Colli Berici.

CorteScaletta

Spostandosi di poco, troviamo Alessandro Filippi con lo stand del suo progetto Vini di Luce: aziende sparse tra Veneto, Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sicilia a cui fornisce consulenza enologica secondo delle linee guida che si rifanno ad una originale idea di naturalità.  Tra gli altri mi hanno maggiormente impressionato per precisione espressiva e coerenza stilistica i vini di Valentina Cubi: siamo nel cuore della Valpolicella Classica, e i vini sono anche in questo caso esemplificativi del Terroir di provenienza (come raramente capita in Valpolicella). Semplice ed immediato il Valpolicella Iperico, vino base dell’azienda; profondo e  senza inutili ostentazioni muscolari l’Amarone Classico Morar. Ma il coup de coeur è rappresentato dal Valpolicella Classico Superiore Il Tabarro: complesso, articolato ed in perfetto equilibrio.

ValentinaCubi

La Valle d’Aosta rappresenta una tappa obbligata. Io quasi mi sono stancato di dirvelo, ma Ten Perdu 2009, Fumin di Didier Gerbelle, è uno dei vini più interessanti della Valle e non solo. Lo Triolet centra due vini particolarmente espressivi e ben riusciti: il Pinot Gris 2013 e il Muscat Petit Grain 2013; quest’ultimo colpisce e affascina per la precisa nota olfattiva che richiama il rosmarino. Ben definito e molto piacevole infine il Blanc de Morgex et de La Salle 2014 di Albert Vevey.

AlbertVevey

In Liguria si palesa finalmente in anteprima il Curli 2013, cru di Rossese di Dolceacqua di Giovanna Maccario, quasi una chimera imprendibile (sto ancora aspettando in agguato che esca in commercio). Ma fermarsi al Curli non renderebbe giustizia agli altri Rossese di Giovanna, a partire dal Superiore (senza indicazione aggiuntiva), ricco ed invitante, il Brae, soffuso e leggiadro, il Posaù, equilibrato ed elegante per finire al Luvaira, potente ed intenso. Curli si esprime sulla stessa linea del Posaù, ma con una maggiore intensità ed un carico di spezie che sembra non aver fine !

Curli

Il vicino ViViT offriva tantissime cose, quasi impossibile citarle tutte. L’acquario, come ho soprannominato l’area è a tratti invivibile (specie il lunedì), ma vale assolutamente la pena immergersi tra i banchi per andare alla ricerca di vini unici. Qualche assaggio dall’estero: torna in grande spolvero il Vieux Clos di Joly, dopo qualche annata non proprio a fuoco. Tra i migliori assaggi di questa edizione metto il Blaufränkisch Kalkofen 2012 di Weninger, dall’Austria (al confine con l’Ungheria). Ho poi finalmente avuto modo di assaggiare il Cuna 2011 di Podere Santa Felicita, pinot nero toscana del casentinese (Arezzo), e devo dire che merita la fama di cui gode. A fianco gli strepitosi Syrah di Stefano Amerighi, che confermano (se ce ne fosse bisogno) la grande capacità interpretativa di questo vignaiolo. Sempre splendidi i Cannonau di Giuseppe Sedilesu, quest’anno mi sono sembrati maggiormente a fuoco (ma è questione di piccole sfumature) il Giuseppe Sedilesu Riserva 2010 e il Ballu Tundu Riserva 2010. Conferme anche da Marco Sferlazzo di Porta del Vento, il suo Saray 2009 resta un campione tra i bianchi macerati non solo della Sicilia, ma dell’intero meridione d’Italia. Assolutamente da annotare la progressione dei Barolo di Ferdinando Principiano, con il Ravera di Monforte 2011 in testa.

Kalkofen

Al padiglione istituzionale della Toscana bisogna penare un po’ per farsi dare retta dai produttori ma ne vale la pena: i tre vini di Dora Forsoni (Rosso di Montepulciano 2013, Nobile di Montepulciano 2012 e Nobile di Montepulciano Riserva 2011) sono tra le cose migliori incontrate a questo Vinitaly. Grazie ad una sponda di Alice Bollani de La Piana (Isola di Capraia, imperdibile come sempre il suo Aleatico Cristino, anche nella versione 2014) conosco Podere il Castellaccio, azienda maremmana da alcuni anni impegnata nel recupero di antichi cloni di sangiovese nella zona di Bolgheri: molto buono il loro Valente 2012, giudizio sospeso invece sul Dinostro 2013 causa problemi di tappo (e visto che sono capitato lì praticamente in chiusura di fiera, non me la sono sentita di chiedere l’apertura di una ulteriore bottiglia); comunque da riprendere perché l’impressione è stata più che positiva.

PoderiSanguineto

Sicilia: incontro Marilena Barbera e i suoi vini (alcuni già li conoscevo, ma mi mancavano gli assaggi degli internazionali). La mia attenzione va però sull’Ammàno 2014, esemplare interpretazione di Moscato d’Alessandria (Zibibbo), vinificato secco, caratterizzato da una espressione olfattiva articolata su una evidentissima ed affascinante nota di pasta di mandorle.

In Trentino è sempre una festa incontrare Alessandro Fanti e Marco Zanoni (Maso Furli): se i vini di Alessandro ve li ho già segnalati in passato, sono rimasto letteralmente sbalordito dalla bontà del Sauvignon 2010 di Marco: va ad aggiungersi alle migliori letture di questo vitigno che mi sia capitato di incontrare recentemente; mette in ombra i già eccellente Manzoni Bianco e Gewürtztraminer di questa cantina di Pressano.

MasoFurli2010

Armin Kobler, convinto della scelta fatta a suo tempo nei confronti del tappo a vite, presentava vecchie annate dei suoi vini per dimostrare che anche con questo tipo di chiusura il vino è capace di evolvere (nel bene e nel male). Più nel bene, che nel male, a giudicare dalla tenuta del Merlot Kretzer Kotzner 2007 (Merlot rosato) che pur evoluto rimane molto piacevole (anche se sono un po’ di parte, essendo tra i miei rosati preferiti). La novità è invece rappresentata dal Cabernet Franc Puit 2012, che ho trovato assolutamente delizioso !

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In Oltrepò Pavese passo da Andrea Picchioni: ero stato da lui in azienda a novembre e cercavo conferme. Che puntualmente ho trovato, a partire dal Pinot Nero Arfena 2012 (è comunque troppo giovane e sicuramente due anni di bottiglia non potranno che giovargli) ai più pronti Buttafuoco Bricco Riva Bianca 2010 e Rosso d’Asia 2010 (che è una croatina completata da una percentuale minoritaria di ughetta), vini di equilibrio e profondità straordinari. Ma non è finita: conosco Fiamberti (grazie, Roger Marchi !), che tra le altre mi apre una bottiglia di Buttafuoco Vigna Solenga del 1998 (!). La capacità di reggere il tempo di questi vini ha qualcosa di stupefacente: nessun cedimento sul fronte della bevibilità, che rimane quasi compulsiva con un frutto ancora intenso e ben scandito; annoto che l’annata attualmente in commercio di questo vino ha un prezzo quasi commovente, per quanto è contenuto (in relazione, ovviamente, alla classe di questo vino).

Flamberti

In Piemonte passo a salutare Silvia Barbaglia e il marito Alessandro Capelli, Boca 2010 sugli scudi, come già avevo avuto modo di constatare al mercato FIVI di Piacenza. Al tavolo vicino mi siedo con Paride Iaretti: la mia preferenza va ora al Gattinara Pietro 2011, anche se il Gattinara Riserva uscirà sulla distanza (e le premesse ci sono tutte). Passaggio veloce allo stand della Cantina Produttori di Carema, dove non posso che confermare la bontà del Carema Riserva 2010.

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Prima di congedarmi dall’edizione 2015, mi fermo in Emilia, tra conferme con Paltrinieri, a partire dal Radice, fino a Leclisse, entrambi sorbara in purezza, passando però dal salamino in purezza Solco, davvero buono e succoso, e nuovi incontri con Cantina della Volta e i suoi metodo classico da uve lambrusco: particolarmente interessante il Trentasei 2010, vino che potrebbe gettare scompiglio in una cieca di metodo classico prodotti con uve “canoniche”.

VIeNI IN VILLA 2015 – Le foto

di Marco De Tomasi

Ecco le foto di VIeNI IN VILLA 2015.

Un enorme grazie allo staff della Pro Isola, perfetto in tutto ma ancor di più in cucina !

Un ringraziamento particolare a tutti i vignaioli che hanno creduto nella nostra piccola manifestazione: il prestigio e la risonanza raggiunta dall’evento è dovuto soprattutto a loro.

E infine grazie al pubblico, che quest’anno è stato particolarmente numeroso !

Lasciamo parlare le foto:

VIV2015Villa

VIV2015AquilaDelTorre

VIV2015Gildo

VIV2015DelRebene

VIV2015StefanVaja

VIV2015LaViola

VIV2015Colombera

VIV2015Collavo

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VIV2015StefanVaja

VIV2015AliceLaPiana

VIV2015RoccoDiCarpeneto

VIV2015AlexisParaschos

VIV2015MarcoBuvoli

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VIV2015Amici

VIV2015Pubblico

VIV2015Pubblico1

VIV2015Staff

VIV2015Asparagi

VIV2015LAietta

E quest’anno abbiamo anche il video (stendendo un velo pietoso sul presentatore !)

VIeNI IN VILLA 2015 – 10 Maggio

LogoViVNeroVIGNE, UOMINI, CANTINE

VIeNI IN VILLA è la rassegna che organizziamo per darvi l’occasione di conoscere le persone e degustare i vini che vi abbiamo raccontato su queste pagine.

L’ottava edizione di VIeNI IN VILLA è in programma Domenica 10 maggio 2015 a Isola Vicentina (VI),  dalle 10.00 alle 20.00, nel parco di villa Cerchiari in via Cerchiari, 22.

Le qualità uniche offerte da diverse aree viticole saranno proposte in degustazione attraverso il racconto degli stessi produttori, che hanno scelto di fare emergere le diversità di un territorio, ora seguendo strade abbandonate da tempo, ora percorrendo nuovi sentieri dettati dalla propria sensibilità. L’obiettivo è quello di recuperare il senso più autentico del legame tra vino e territorio. Un legame profondo che nasce dal rispetto per la terra e si alimenta della passione di chi la coltiva traducendosi in prodotti unici, espressioni autentiche delle potenzialità di un territorio e del carattere del vignaiolo.

Si ringrazia l’Associazione ProIsola, la cui volontà e organizzazione rende possibile la realizzazione di questo evento.

La manifestazione si completerà con la fruizione di proposte gastronomiche elaborate in una creativa “fucina dei sapori”.

Elenco definitivo dei vignaioli presenti all’edizione 2015:

* rappresentata da Vini di Luce OSPITI SPECIALI:

  • I Canevisti di Breganze

(associazione di garagisti dedita al recupero di vecchi vigneti e vecchie varietà) ———————- Elenco dei vini in degustazione, da scaricare e stampare (formato .pdf):

Gli artigiani del cibo:

Ingresso: Euro 15,00 (con bicchiere da degustazione e una proposta gastronomica inclusa) ———————- MENU’ 2015:

  • Bignè Bruscandoli e Ricotta, Crostino con Baccalà Mantecato e Ovetto di Quaglia *
  • Gargati con Baccalà Rivisitato e Asparagi Verdi di Isola Vicentina
  • Bigoli con Piselli e Carbonara Leggera Vegetale
  • Orzotto con Verdure Primaverili al Profumo di Pesto
  • Gnocchi con Carletti e Ricotta *
  • Spezzatino Ricco di Guanciale di Maiale con Polenta del Molino Filippi
  • Polenta Onta e Formaggio 
  • Faraona al Forno con Polenta
  • Biscotti e Focacce Tradizionali *
  • Dolce della Festa

* (proposti dal ristorante Tre Porte di Castelnovo)

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Seguite l’evento sul nostro gruppo Facebook

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COME ARRIVARE:

Dall’autostrada A4: uscita Vicenza Ovest – seguire le indicazioni per Schio fino a Isola Vicentina, 15 Km. in direzione Nord.

Dalla Valsugana, da Bassano del Grappa seguire le indicazioni per Thiene, poi Villaverla, quindi Isola Vicentina.

Dove siamo: (VISUALIZZA MAPPA)

DOVE PARCHEGGIARE:

ParcheggiVIV

Foto dell’edizione 2010

Foto dell’edizione 2011

Foto dell’edizione 2012

Foto dell’edizione 2013

VillaCerchiariAperta