GUSTUS 2016 – Il report da Palazzo Valmarana

di Marco De Tomasi

Gustus, rassegna dei vini e dei prodotti dei Colli Berici promossa dalla Strada dei Vini dei Colli Berici, rappresenta un’occasione per buttare un’occhiata sul panorama produttivo della denominazione.

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Occhiata che rimane parziale in quanto molte aziende che operano nell’area non sono presenti per tutta una serie di motivi.

A complicare la possibilità di avere un quadro completo, c’è il fatto che sui Berici si produce di tutto e di più, anche se negli ultimi anni sembra che finalmente l’attenzione si vada a concentrare su alcuni vitigni che possono rappresentare al meglio quest’area dal potenziale ancora ampiamente inespresso.

E allora Tocai rosso, l’autoctono (si fa per dire: in realtà è una varietà di grenache, anche se probabilmente presente da secoli) ma anche Cabernet Sauvignon e Merlot, perché i tagli bordolesi hanno dimostrato di poter dare ottimi risultati, specie sul versate dei colli che guarda verso Verona.

Pare invece che non tutti siano concordi sul fatto che il carmenére possa essere un vitigno su cui puntare, cosa che invece io vado affermando da qualche tempo.

La stabilità del coro degli attori che operano sui Berici è un’altra questione aperta: alcune nuove realtà che in passato mi erano sembrate decisamente promettenti, a causa di eventi nefasti ed improvvisi o per altri tipi di problematiche, non esistono più e sono passate come delle autentiche meteore.

Una cosa curiosa è che molte aziende consolidate e non, producono vino sui Berici, ma non hanno la loro base sui colli, facendo gravitare la loro produzione anche su altre denonimazioni (vedi ad esempio Inama, Cavazza o Dal Maso tra i nomi storici o Tessari tra le nuove realtà).

La mia partecipazione alla rassegna si è aperta con una degustazione tematica alla presenza dei produttori e avente come tema l’espressione del merlot sui Colli Berici.

Cinque etichette dell’annata 2013 e tre vini con qualche anno sulle spalle.

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Degustazione aperta con il Vicenza Merlot 2013 Torre dei Vescovi (Colli Vicentini) che ha pagato una iniziale riduzione che ci ha messo un po’ a svanire. Nel complesso un prodotto più che dignitoso e sufficientemente caratterizzato, non pensato sicuramente per durare nel tempo e godibile da giovane. Da bere ora.

Colli Berici Merlot Cicogna 2013 Cavazza: decisamente più ampio ed articolato, il vino sicuramente più pronto della degustazione e senza dubbio rappresentativo delle potenzialità del versante sud-ovest dei colli. Anche se questa sua capacità di esprimersi pienamente può preludere ad una sua precoce decadenza (e il successivo assaggio dell’annata 2003 sembra confermare questa mia idea). Ora e per i prossimi 4 anni. Oltre si rischia di perderlo.

Colli Berici Merlot Campo del Lago 2013 Inama: se il campione di Cavazza era il più pronto, all’altro capo troviamo la rediviva etichetta Campo del Lago un tempo Villa Dal Ferro (azienda storica oggi non più attiva) e riproposta da Inama, che ne ha rilevato i vigneti. Ad una attenta lettura il vino possiede comunque ricchezza, carattere e complessità e soprattutto manca di quelle “derive veronesi” che a volte rimprovero a questa azienda (per quanto produca vini di assoluta eccellenza). Da attendere, dal 2018 al 2023 e forse oltre. Una scommessa la farei.

Colli Berici Merlot Fra i Broli 2013 Piovene-Porto Godi:  non siamo proprio fratelli con il Campo del Lago, ma cugini di primo grado sicuramente sì ! Più pronto e godibile ma ugualmente complesso e ben caratterizzato. L’assaggio dell’annata 2003, perfettamente integra, anche se probabilmente all’apice della sua curva evolutiva, conferma le grandi potenzialità di questa etichetta: in particolare mi dà da pensare il fatto che la torrida annata del 2003 non sembrava destinata a produrre vini che potessero durare nel tempo. Mi chiedo come si comportino vecchie annate con andamento climatico più favorevole. Anche per questo vino aspetterei un po’: dall’anno prossimo e fino al 2023, senza grossi patemi.

Colli Berici Merlot  Casara Roveri 2013 Dal Maso: siamo in una espressione intermedia tra il Cicogna e il Fra i Broli, con una maggiore vicinanza al primo (sia stilistica che geografica, per posizione dei vigneti). Tra quelli degustati è forse il vino dove l’espressione varietale prevale, se pur di poco, su quella territoriale. Questo si traduce in un lieve deficit om termini di dinamica, soprattutto al gusto. Intendiamoci, è un buon vino, ma mi piacerebbe riuscisse ad esaltare maggiormente il carattere territoriale, che è comunque presente e riconoscibile, rispetto all’espressione varietale. Stesso discorso per l’annata 2007 che è esattamente come te l’aspetti: manca in definitiva uno slancio emozionale (almeno dal mio punto di vista). Da bere ora e fino al 2020.

Al banco di assaggio non ci sono sorprese sul fronte del vitigno simbolo dei Berici: sempre ben definiti nella loro tradizionale tipicità i Tai Rosso di PegoraroFattoria Le Vegre e Piovene Porto Godi, a cui si aggiunge il Lupo Rosso 2013 di Tenuta Maraveja: Gildo Gennari propone un Tai Rosso maturo e concentrato, un vino versatile e da cercare direttamente in cantina, data la quantità quasi “omeopatica” con la quale viene prodotto.

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Tra i bianchi mi ha particolarmente colpito il Tai 2015 (tocai italico) di Pegoraro, dalla bella espressione speziata.

Sul fronte delle nuove realtà segnalo con piacere Gianni Tessari con il Due 2014, da uve merlot e cabernet franc, davvero sorprendente per equilibrio e piacevolezza, e il Dimezzo di PuntoZero, blend di uve cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot. Anche qui grande equilibrio e maestria nella composizione (l’azienda si avvale della consulenza enologica di Celestino Gaspari, per dire).

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E finalmente trovo al banco di assaggio Del Rèbene, azienda nota finora soprattutto per l’eccellente produzione di olio di oliva dei Berici, di cui da qualche anno ho il privilegio di assaggiare i campioni e che ora è pronta ad uscire sul mercato con due etichette “base”: Carmenère 2015 e Cabernet Sauvignon 2013. Ritengo che Francesco Castegnaro sia tra gli interpreti più sensibili e promettenti del terroir Berico. Se il Carmènere fa dell’immediatezza e della bevibilità la sua carta vincente, il Cabernet Sauvignon andrebbe indicato ad esempio di come complessità non va necessariamente a braccetto con l’ostentazione di muscoli. Non è solo buono, ma rappresenta un perfetto campione di cosa si può fare con i vitigni bordolesi in questo territorio. A questo punto attendiamo con trepidazione l’uscita del vino di punta dell’azienda, il Rosso del Rèbene (Carmènere con un saldo di Cabernet), per il quale dovremo aspettare ancora un paio d’anni, almeno.

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VIeNI IN VILLA 2016 – 8 maggio – Le foto

di Marco De Tomasi

Ecco qualche scatto della nona edizione di VIeNI IN VILLA.

Purtroppo la batteria del telefono mi ha abbandonato a metà pomeriggio e non sono riuscito a ritrarre tutti i bellissimi momenti della giornata.

I consueti ringraziamenti ai vignaioli e agli artigiani che hanno animato la nostra festa e un pensiero particolare al portentoso e insostituibile staff della ProIsola.

Un grazie anche al pubblico, sempre più numeroso ed interessato.

Arrivederci al 2017 per l’edizione del decennale !

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Rudi Vindimian e Marco Zanoni (Maso Furli)

Rudi Vindimian e Marco Zanoni (Maso Furli)

Giuliano Micheletti

Giuliano Micheletti

Marco Buvoli (L'Opificio del Pinot Nero)

Marco Buvoli (L’Opificio del Pinot Nero)

Giovanni Bressanin (Monteversa)

Giovanni Bressanin (Monteversa)

Riccardo Vendrame (La Guardiola e Kmetja Hedele)

Riccardo Vendrame (La Guardiola e Kmetja Hedele)

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Gildo Gennari (Tenuta Maraveja)

Gildo Gennari (Tenuta Maraveja)

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Cristiana e Riccardo (Cristiana Meggiolaro)

Cristiana e Riccardo (Cristiana Meggiolaro)

Alessandro Filippi (Cooperativa Vino Nuovo)

Alessandro Filippi (Cooperativa Vino Nuovo)

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Daniele Lenuzza (Vigna Lenuzza)

Daniele Lenuzza (Vigna Lenuzza)

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Andrea Picchioni

Andrea Picchioni

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Alessio Bigagnoli

Alessio Bigagnoli

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VIeNI IN VILLA 2016 – 8 maggio

LogoViVNeroVIGNE, UOMINI, CANTINE

VIeNI IN VILLA è la rassegna che organizziamo per darvi l’occasione di conoscere le persone e degustare i vini che vi abbiamo raccontato su queste pagine.

La nona edizione di VIeNI IN VILLA è in programma Domenica 8 maggio 2016 a Isola Vicentina (VI),  dalle 10.00 alle 20.00, nel parco di villa Cerchiari in via Cerchiari, 22.

Le qualità uniche offerte da diverse aree viticole saranno proposte in degustazione attraverso il racconto degli stessi produttori, che hanno scelto di fare emergere le diversità di un territorio, ora seguendo strade abbandonate da tempo, ora percorrendo nuovi sentieri dettati dalla propria sensibilità. L’obiettivo è quello di recuperare il senso più autentico del legame tra vino e territorio. Un legame profondo che nasce dal rispetto per la terra e si alimenta della passione di chi la coltiva traducendosi in prodotti unici, espressioni autentiche delle potenzialità di un territorio e del carattere del vignaiolo.

Si ringrazia l’Associazione ProIsola, la cui volontà e organizzazione rende possibile la realizzazione di questo evento.

La manifestazione si completerà con la fruizione di proposte gastronomiche elaborate in una creativa “fucina dei sapori”.

Elenco definitivo dei vignaioli presenti all’edizione 2016:

OSPITI SPECIALI:

(associazione di garagisti dedita al recupero di vecchi vigneti e vecchie varietà)

GLI ARTIGIANI DEL GUSTO:

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Elenco dei vini in degustazione, da scaricare e stampare (formato .pdf):

Ingresso: Euro 15,00 (con bicchiere da degustazione e una proposta gastronomica inclusa)

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MENU’ 2016:

Dalle ore 12:00

  • Gnocchi di Polenta con Funghi e Fonduta Valdostana
  • Gnocchi di Polenta con Ragù di Carni Scelte
  • Gargati al Consiero con Asparagi di Isola
  • Pasticcio Soave di Verdure e Formaggi
  • Spezzatino Nobile di Monte e Campo del Carmelo con Crema di Polenta
  • Rollè di Lonza alla Maniera delle Valli Vicentine e Polenta Onta
  • Polenta Onta e Formaggio 
  • Umido di Mare Nostrum su Letto di Polenta Bianca
  • Fantasia di Formaggi e Polenta Onta
  • Dolci della Festa e della Tradizione

alle ore 17:30

  • Paella Reale di Pescato e Verdure Fini

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Seguite l’evento sul nostro gruppo Facebook

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COME ARRIVARE:

Dall’autostrada A4: uscita Vicenza Ovest – seguire le indicazioni per Schio fino a Isola Vicentina, 15 Km. in direzione Nord.

Dalla Valsugana, da Bassano del Grappa seguire le indicazioni per Thiene, poi Villaverla, quindi Isola Vicentina.

Dove siamo: (VISUALIZZA MAPPA)

DOVE PARCHEGGIARE:

ParcheggiVIV

Foto dell’edizione 2010

Foto dell’edizione 2011

Foto dell’edizione 2012

Foto dell’edizione 2013

Foto dell’edizione 2015

VillaCerchiariAperta

Vinitaly 2016 – Il report da Verona

di Marco De Tomasi

So che gran parte dei miei venticinque lettori (che dopo aver letto ciò che segue diminiuranno ancora) sono fortemente orientati al mondo del naturale e quindi schivano (alcuni anche schifano) il Vinitaly in quanto manifestazione di un concetto di vino a sentir loro “falsificato” (segue pistolotto in sei tempi e diciotto bobine sulla mia mancata presa di coscienza della verità rivelata ed altre amenità che vi/mi risparmio).

Vinitaly è anche questo.

Ciò non di meno, io continuo a trovarlo stimolante, forse perché dopo una quasi ventennale frequentazione ormai so come districarmi tra i padiglioni, evitando grandi nomi, winestar e autentiche baracconate che sono l’appariscente superficie della più importante manifestazione enologica italiana.

Devo dire che per la prima volta da tanti anni quest’anno si è percepito chiaramente uno sforzo da parte dell’organizzazione di scrollarsi di dosso la nomea poco lusinghiera cresciuta nel tempo e dovuta ad aspetti logistici importanti come code, parcheggi, connessione telematica e, non ultima, presenza di soggetti molesti che non distinguono il vino in tetrapack da un Barolo e sono lì convinti di essere ad un addio al celibato e decisi ad inquartarsi di alcol come se il domani non esistesse.

Il risultato è un’atmosfera decisamente più vivibile e, soprattutto, volti dietro gli stand più rilassati, maggiore disponibilità e facilità di dialogo.

Il mondo del naturale da qualche anno si è ricavato il suo spazio interno al ViViT, ogni anno sempre più stretto in termini di spazio e sempre più stipato di produttori ed appassionati. In tre giorni non sono riuscito ad approcciarmi all’area in modo organico, facendo solo qualche raro assaggio. Sto diventando vecchio e la ressa mi crea disagio. Inoltre in questa come nelle altre enclave vinonaturalveriste l’effetto déjà vu è perennemente in agguato. Bene inteso: tra i produttori presenti ci sono vignaioli eccelsi, in molti casi rappresentano dei punti di riferimento per me, ma avendo la tendenza di andare alla continua ricerca di novità, spesso passo oltre (perdendomi con tutta probabilità degli assaggi favolosi, ma tant’è).

A fianco del ViViT quest’anno era stato collocato lo spazio FiVi, molto più arioso e ben distribuito.

Tanti e tantissime gli stimoli e le conferme tra il Vignaioli Indipendenti: a partire dal gruppo trentino di Alessandro Fanti, Maso Furli, Mattia Filippi, Balter e altri che quest’anno sono migrati in massa dal padiglione regionale per approdare alla FiVi, dove hanno sicuramente maggior richiamo e visibilità. Tralascio gli eccellenti assaggi fatti da loro (ma non si possono non citare i superlativi Manzoni Bianco di Fanti e Maso Furli) e mi concentro sulla proposta siciliana di Mattia Filippi che in quanto “vignaiolo errante” presentava una Inzolia 2014 dell’azienda Marino Abate davvero splendida per piacevolezza e precisione.

Parlando di Manzoni, merita sicuramente attenzione la versione 2014 del Manzoni Bianco di Arturo Vettori, che in una annata difficile rinuncia comunque ad ogni correzione enologica in cantina mantenendo un’acidità elevata che ne esalta le caratteristiche (“per una volta che c’è, perché mai dovrei andare a toglierla !?”, parole di Arturo che mi sento di appoggiare).

Stesso padiglione, altro settore: Vinitaly Bio. Qui consiglio vivamente Davide Vignato e i suoi Gambellara. Grazie ad una crescita qualitativa costante in questi ultimi anni e l’uscita dalla denominazione da parte di Stefano Menti e Cristiana Meggiolaro (che rimangono comunque eccellenti), lui è rimasto il mio principale punto di riferimento per la denominazione. Tenetelo d’occhio nei prossimi anni perché ci darà delle soddisfazioni.

Bighellonando tra i padiglioni sono andato in cerca di novità e sono inciampato (beh, volutamente a dire la verità) nell’ansonaca Senti Oh! di Fontuccia (Isola del Giglio) e nella selezione Capperrosso 2015, indubbiamente tra i migliori bianchi assaggiati in questa edizione. Buonissima anche la versione passito.

Un piccolo focus sull’Oltrepo Pavese su cui da qualche tempo sposto spesso l’attenzione (la zona lo merita, checchè se ne dica). Non ve lo dico più: Andrea Picchioni è sicuramente uno dei nomi da tenere bene a mente se decidete di esplorare la zona. Recentemente però mi è capitato di assaggiare un paio di Pinot Nero che mi hanno davvero impressionato. Ed ho colto l’occasione per chiarirmi le idee sullo stato dell’arte. Diciamo che probabilmente anche in Oltrepo non hanno propriamente ben presente dove andare a parare nell’interpretazione di questa varietà, però alcune cose davvero egregie sono saltate fuori: il succoso Pinot Nero Calonga 2010 di Bisi, che mi ero già in precedenza annotato (ma non perdete assolutamente di vista anche la sua Barbera Riserva Roncolongo) e il più etereo Pinot Nero Nüval di Berté e Cordini.

In Alto Adige è sempre un piacere scambiare qualche parola con Armin Kobler ed assaggiare i suoi vini: quest’anno si è aggiunta una nuova etichetta di pinot grigio Oberfeld che va ad affiancarsi al Klausner e che da questo si distingue per un frutto più importante e maturo. Armin da sempre imbottiglia tutti i suoi prodotti con il tappo a vite e da un paio di anni offre in assaggio quelle che lui chiama MILF (ma che io ribattezzerei BILD – Bottle I’d Like to Drink -, se questo non provocasse problematiche di interpretazione con la lingua tedesca), vale a dire vecchie annate a dimostrare che il vino “nel bene e nel male” matura ed evolve anche con questo tipo di (benemerita) chiusura. Ottima performance del merlot rosato Kotzner che, pur evoluto, mantiene piacevolezza e vigore che gli sono caratteristici.

Least but not last, non posso lasciare il Vinitaly senza una puntata in due regioni sempre prodighe di sorprese: Liguria e Valle d’Aosta.

Nel ponente ligure incontro un notevolissimo Vermentino 2015 prodotto da Terre Bianche.

Mi congedo poi dal Vinitaly allo stand di uno dei miei produttori preferiti in Valle d’Aosta: Didier Gerbelle. Quest’anno è stato capace di infilare non uno, ma due dei miei migliori assaggi veronesi: il Torrette Superieur Vigne Planté 2013, da vigne centenarie in gran parte franche di piede e, soprattutto il monumentale Fumin Ten Perdu 2010.

Colli Berici Carmenere 2011 e 2013 – Magia di Barbarano

di Marco De Tomasi

Capire la realtà produttiva dei Colli Berici in provincia di Vicenza è abbastanza difficile: bisogna districarsi tra una varietà di vitigni piuttosto estesa e una conseguente  eterogeneità interpretativa che complica non poco il quadro complessivo.

Fortunatamente, anche se con un po’ di fatica, da qualche tempo si è riusciti a fare identificare questa zona con il suo vitigno/vino più identitario: il Tai Rosso, una varietà locale di grenache.

Sono convinto che i Colli Berici siano un territorio con un alta vocazione per i vini rossi.

Dagli assaggi che periodicamente faccio, ho ricavato una personale suddivisione delle “aree vocazionali” di questa denominazione.

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I Colli Berici posso essere idealmente iscritti in un parallelogramma,  che può essere diviso perfettamente a metà in senso verticale, formandone altri due. A destra (1) troviamo il versante orientale dei Berici: qui è il regno del tai rosso, dove maggiore è la possibilità di imbattersi nelle migliori espressioni di questa varietà (esistono eccellenti Tai Rosso prodotti anche nel resto dei Berici, ma si incontrano con minor frequenza rispetto a questa zona); sull’altro lato (2), il versante occidentale, possiamo trovare eccellenti tagli bordolesi e mi sento comunque di affermare che questa è l’area dei Berici dove i vini a base di cabernet sauvignon e merlot riescono meglio.

Il versante orientale può a sua volta essere diviso a metà in senso orizzontale.

La porzione meridionale di questa ulteriore suddivisione (3) rappresenta, alla luce dei campioni che ho finora avuto modo di assaggiare (quindi probabilmente con grandi possibilità di ampliamento),  l’area vocazionalmente più interessante per un vitigno che in termini di tipicità, riconoscibilità e quindi identità può a mio parere andare ad affiancare a pieno titolo il tai rosso come “biglietto da visita” dei colli stessi:  il carmenere.

Carmenere

Va detto che negli ultimi anni è stato fatto uno sforzo da parte di molti vignaioli per uscire dall’empasse dato dalla confusione con il merlot e la commistione con il cabernet franc: se il carmerenere era un tempo identificato con il cabernet franc, oggi sui Colli Berici fortunatamente non è più così (ricordiamo che il carmenere è un vitigno originario del Médoc  – dove praticamente non esiste più, se non in piccolissime particelle – e che è la varietà più estesamente coltivata in Cile, dove è praticamente assurto a “vitigno nazionale”).

Se il tai rosso presenta delle difficoltà dovute al fatto che è un vitigno che “sente” molto l’annata (con risultati in bottiglia che possono essere assai diversi a parità di etichetta), non di meno il carmenere è un vitigno non facile da interpretare, principalmente a causa del carattere erbaceo dei vini che si ottengono, con sentori tipici di peperone che, se non gestiti con la dovuta sensibilità, rischiano di cadere nella caricatura, perdendo in finezza e piacevolezza.

Diversi produttori scelgono di mitigare questo carattere mediante un breve appassimento di parte delle uve, che va a smussare gli spigoli ed esaltare i toni più fruttati del’uva.

Non così il Carmenere di una nuova realtà berica, Magia di Barbarano, di cui ho avuto la possibilità di assaggiare le annate 2011 e 2013.

Bene inteso, si tratta di un vino quotidiano, non un campione di estrazione e muscoli, ma denota in entrambe le annate una finezza e una sostanza che mi hanno colpito.

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Le tonalità erbacee ci sono tutte, con un peperone croccante e assenza di sentori eccessivamente “verdi”, cui si inseriscono  armoniosamente note di frutti rossi, con un bel lampone in evidenza e, dopo un po’ di tempo nel calice, anche del cioccolato.  Equilibrio che si ritrova in bocca, dove è pulito, succoso e rinfrescante, chiudendo su una piacevolissima nota amaricante.

L’annata 2011 è quella che al momento dimostra maggiore integrazione ed armonia tra le varie componenti; la 2013 avrà bisogno ancora di qualche tempo in bottiglia per esprimersi al meglio delle sue potenzialità.

Un vino che, nonostante la sua semplicità concettuale, e forse proprio in virtù di questa, risulta estremamente piacevole ed immediato, di buona articolazione, mantenendo un evidente carattere e senza cadere nella banalità.

Pagati 3,50 Euro la 2011 e 4,00 Euro la 2013. Meno di una birra in pizzeria …

Magia di Barbarano
Via San Martino, 29
Barbarano Vicentino (VI)
www.magiadibarbarano.it
info@magiadibarbarano.it

Vinitaly 2015 – Il report da Verona

di Marco De Tomasi

Devo aver sviluppato una certa assuefazione, perché quest’anno non ho sofferto delle consuete magagne del Vinitaly (mancanza di collegamento telefonico, parcheggi male in arnese, ubriachi molesti tra gli stand). Non che non le abbia percepite: in particolare la giornata di lunedì è a dir poco infernale per la quantità di gente (e quindi di traffico) che si riversa per le strade di Verona all’orario di chiusura. Però ormai sono talmente concentrato sui miei obiettivi che alla fine questa 2015 è stata una delle edizioni più stimolanti degli ultimi anni.

Vinitaly2015

La novità più interessante dal mio punto di vista era rappresentata dal nuovo stand collettivo FIVI: tante le conferme e diverse novità: autentica rivelazione è Corte Scaletta, azienda della Valpolicella agli esorsi con un Amarone 2011 davvero interessante, paradigmatico della zona di provenienza (Valle di Illasi) per potenza espressiva. Buonissimo il Primaversa di Monteversa, Moscato giallo dei Colli Euganei vinificato secco sui lieviti, dalle esplosive note di origano. Bene articolato e intenso il Rocco Rosso 2012 di Tenuta Maraveja, taglio di merlot e cabernet sauvignon dai Colli Berici.

CorteScaletta

Spostandosi di poco, troviamo Alessandro Filippi con lo stand del suo progetto Vini di Luce: aziende sparse tra Veneto, Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sicilia a cui fornisce consulenza enologica secondo delle linee guida che si rifanno ad una originale idea di naturalità.  Tra gli altri mi hanno maggiormente impressionato per precisione espressiva e coerenza stilistica i vini di Valentina Cubi: siamo nel cuore della Valpolicella Classica, e i vini sono anche in questo caso esemplificativi del Terroir di provenienza (come raramente capita in Valpolicella). Semplice ed immediato il Valpolicella Iperico, vino base dell’azienda; profondo e  senza inutili ostentazioni muscolari l’Amarone Classico Morar. Ma il coup de coeur è rappresentato dal Valpolicella Classico Superiore Il Tabarro: complesso, articolato ed in perfetto equilibrio.

ValentinaCubi

La Valle d’Aosta rappresenta una tappa obbligata. Io quasi mi sono stancato di dirvelo, ma Ten Perdu 2009, Fumin di Didier Gerbelle, è uno dei vini più interessanti della Valle e non solo. Lo Triolet centra due vini particolarmente espressivi e ben riusciti: il Pinot Gris 2013 e il Muscat Petit Grain 2013; quest’ultimo colpisce e affascina per la precisa nota olfattiva che richiama il rosmarino. Ben definito e molto piacevole infine il Blanc de Morgex et de La Salle 2014 di Albert Vevey.

AlbertVevey

In Liguria si palesa finalmente in anteprima il Curli 2013, cru di Rossese di Dolceacqua di Giovanna Maccario, quasi una chimera imprendibile (sto ancora aspettando in agguato che esca in commercio). Ma fermarsi al Curli non renderebbe giustizia agli altri Rossese di Giovanna, a partire dal Superiore (senza indicazione aggiuntiva), ricco ed invitante, il Brae, soffuso e leggiadro, il Posaù, equilibrato ed elegante per finire al Luvaira, potente ed intenso. Curli si esprime sulla stessa linea del Posaù, ma con una maggiore intensità ed un carico di spezie che sembra non aver fine !

Curli

Il vicino ViViT offriva tantissime cose, quasi impossibile citarle tutte. L’acquario, come ho soprannominato l’area è a tratti invivibile (specie il lunedì), ma vale assolutamente la pena immergersi tra i banchi per andare alla ricerca di vini unici. Qualche assaggio dall’estero: torna in grande spolvero il Vieux Clos di Joly, dopo qualche annata non proprio a fuoco. Tra i migliori assaggi di questa edizione metto il Blaufränkisch Kalkofen 2012 di Weninger, dall’Austria (al confine con l’Ungheria). Ho poi finalmente avuto modo di assaggiare il Cuna 2011 di Podere Santa Felicita, pinot nero toscana del casentinese (Arezzo), e devo dire che merita la fama di cui gode. A fianco gli strepitosi Syrah di Stefano Amerighi, che confermano (se ce ne fosse bisogno) la grande capacità interpretativa di questo vignaiolo. Sempre splendidi i Cannonau di Giuseppe Sedilesu, quest’anno mi sono sembrati maggiormente a fuoco (ma è questione di piccole sfumature) il Giuseppe Sedilesu Riserva 2010 e il Ballu Tundu Riserva 2010. Conferme anche da Marco Sferlazzo di Porta del Vento, il suo Saray 2009 resta un campione tra i bianchi macerati non solo della Sicilia, ma dell’intero meridione d’Italia. Assolutamente da annotare la progressione dei Barolo di Ferdinando Principiano, con il Ravera di Monforte 2011 in testa.

Kalkofen

Al padiglione istituzionale della Toscana bisogna penare un po’ per farsi dare retta dai produttori ma ne vale la pena: i tre vini di Dora Forsoni (Rosso di Montepulciano 2013, Nobile di Montepulciano 2012 e Nobile di Montepulciano Riserva 2011) sono tra le cose migliori incontrate a questo Vinitaly. Grazie ad una sponda di Alice Bollani de La Piana (Isola di Capraia, imperdibile come sempre il suo Aleatico Cristino, anche nella versione 2014) conosco Podere il Castellaccio, azienda maremmana da alcuni anni impegnata nel recupero di antichi cloni di sangiovese nella zona di Bolgheri: molto buono il loro Valente 2012, giudizio sospeso invece sul Dinostro 2013 causa problemi di tappo (e visto che sono capitato lì praticamente in chiusura di fiera, non me la sono sentita di chiedere l’apertura di una ulteriore bottiglia); comunque da riprendere perché l’impressione è stata più che positiva.

PoderiSanguineto

Sicilia: incontro Marilena Barbera e i suoi vini (alcuni già li conoscevo, ma mi mancavano gli assaggi degli internazionali). La mia attenzione va però sull’Ammàno 2014, esemplare interpretazione di Moscato d’Alessandria (Zibibbo), vinificato secco, caratterizzato da una espressione olfattiva articolata su una evidentissima ed affascinante nota di pasta di mandorle.

In Trentino è sempre una festa incontrare Alessandro Fanti e Marco Zanoni (Maso Furli): se i vini di Alessandro ve li ho già segnalati in passato, sono rimasto letteralmente sbalordito dalla bontà del Sauvignon 2010 di Marco: va ad aggiungersi alle migliori letture di questo vitigno che mi sia capitato di incontrare recentemente; mette in ombra i già eccellente Manzoni Bianco e Gewürtztraminer di questa cantina di Pressano.

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Armin Kobler, convinto della scelta fatta a suo tempo nei confronti del tappo a vite, presentava vecchie annate dei suoi vini per dimostrare che anche con questo tipo di chiusura il vino è capace di evolvere (nel bene e nel male). Più nel bene, che nel male, a giudicare dalla tenuta del Merlot Kretzer Kotzner 2007 (Merlot rosato) che pur evoluto rimane molto piacevole (anche se sono un po’ di parte, essendo tra i miei rosati preferiti). La novità è invece rappresentata dal Cabernet Franc Puit 2012, che ho trovato assolutamente delizioso !

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In Oltrepò Pavese passo da Andrea Picchioni: ero stato da lui in azienda a novembre e cercavo conferme. Che puntualmente ho trovato, a partire dal Pinot Nero Arfena 2012 (è comunque troppo giovane e sicuramente due anni di bottiglia non potranno che giovargli) ai più pronti Buttafuoco Bricco Riva Bianca 2010 e Rosso d’Asia 2010 (che è una croatina completata da una percentuale minoritaria di ughetta), vini di equilibrio e profondità straordinari. Ma non è finita: conosco Fiamberti (grazie, Roger Marchi !), che tra le altre mi apre una bottiglia di Buttafuoco Vigna Solenga del 1998 (!). La capacità di reggere il tempo di questi vini ha qualcosa di stupefacente: nessun cedimento sul fronte della bevibilità, che rimane quasi compulsiva con un frutto ancora intenso e ben scandito; annoto che l’annata attualmente in commercio di questo vino ha un prezzo quasi commovente, per quanto è contenuto (in relazione, ovviamente, alla classe di questo vino).

Flamberti

In Piemonte passo a salutare Silvia Barbaglia e il marito Alessandro Capelli, Boca 2010 sugli scudi, come già avevo avuto modo di constatare al mercato FIVI di Piacenza. Al tavolo vicino mi siedo con Paride Iaretti: la mia preferenza va ora al Gattinara Pietro 2011, anche se il Gattinara Riserva uscirà sulla distanza (e le premesse ci sono tutte). Passaggio veloce allo stand della Cantina Produttori di Carema, dove non posso che confermare la bontà del Carema Riserva 2010.

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Prima di congedarmi dall’edizione 2015, mi fermo in Emilia, tra conferme con Paltrinieri, a partire dal Radice, fino a Leclisse, entrambi sorbara in purezza, passando però dal salamino in purezza Solco, davvero buono e succoso, e nuovi incontri con Cantina della Volta e i suoi metodo classico da uve lambrusco: particolarmente interessante il Trentasei 2010, vino che potrebbe gettare scompiglio in una cieca di metodo classico prodotti con uve “canoniche”.

VIeNI IN VILLA 2015 – Le foto

di Marco De Tomasi

Ecco le foto di VIeNI IN VILLA 2015.

Un enorme grazie allo staff della Pro Isola, perfetto in tutto ma ancor di più in cucina !

Un ringraziamento particolare a tutti i vignaioli che hanno creduto nella nostra piccola manifestazione: il prestigio e la risonanza raggiunta dall’evento è dovuto soprattutto a loro.

E infine grazie al pubblico, che quest’anno è stato particolarmente numeroso !

Lasciamo parlare le foto:

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E quest’anno abbiamo anche il video (stendendo un velo pietoso sul presentatore !)

VIeNI IN VILLA 2015 – 10 Maggio

LogoViVNeroVIGNE, UOMINI, CANTINE

VIeNI IN VILLA è la rassegna che organizziamo per darvi l’occasione di conoscere le persone e degustare i vini che vi abbiamo raccontato su queste pagine.

L’ottava edizione di VIeNI IN VILLA è in programma Domenica 10 maggio 2015 a Isola Vicentina (VI),  dalle 10.00 alle 20.00, nel parco di villa Cerchiari in via Cerchiari, 22.

Le qualità uniche offerte da diverse aree viticole saranno proposte in degustazione attraverso il racconto degli stessi produttori, che hanno scelto di fare emergere le diversità di un territorio, ora seguendo strade abbandonate da tempo, ora percorrendo nuovi sentieri dettati dalla propria sensibilità. L’obiettivo è quello di recuperare il senso più autentico del legame tra vino e territorio. Un legame profondo che nasce dal rispetto per la terra e si alimenta della passione di chi la coltiva traducendosi in prodotti unici, espressioni autentiche delle potenzialità di un territorio e del carattere del vignaiolo.

Si ringrazia l’Associazione ProIsola, la cui volontà e organizzazione rende possibile la realizzazione di questo evento.

La manifestazione si completerà con la fruizione di proposte gastronomiche elaborate in una creativa “fucina dei sapori”.

Elenco definitivo dei vignaioli presenti all’edizione 2015:

* rappresentata da Vini di Luce OSPITI SPECIALI:

  • I Canevisti di Breganze

(associazione di garagisti dedita al recupero di vecchi vigneti e vecchie varietà) ———————- Elenco dei vini in degustazione, da scaricare e stampare (formato .pdf):

Gli artigiani del cibo:

Ingresso: Euro 15,00 (con bicchiere da degustazione e una proposta gastronomica inclusa) ———————- MENU’ 2015:

  • Bignè Bruscandoli e Ricotta, Crostino con Baccalà Mantecato e Ovetto di Quaglia *
  • Gargati con Baccalà Rivisitato e Asparagi Verdi di Isola Vicentina
  • Bigoli con Piselli e Carbonara Leggera Vegetale
  • Orzotto con Verdure Primaverili al Profumo di Pesto
  • Gnocchi con Carletti e Ricotta *
  • Spezzatino Ricco di Guanciale di Maiale con Polenta del Molino Filippi
  • Polenta Onta e Formaggio 
  • Faraona al Forno con Polenta
  • Biscotti e Focacce Tradizionali *
  • Dolce della Festa

* (proposti dal ristorante Tre Porte di Castelnovo)

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Seguite l’evento sul nostro gruppo Facebook

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COME ARRIVARE:

Dall’autostrada A4: uscita Vicenza Ovest – seguire le indicazioni per Schio fino a Isola Vicentina, 15 Km. in direzione Nord.

Dalla Valsugana, da Bassano del Grappa seguire le indicazioni per Thiene, poi Villaverla, quindi Isola Vicentina.

Dove siamo: (VISUALIZZA MAPPA)

DOVE PARCHEGGIARE:

ParcheggiVIV

Foto dell’edizione 2010

Foto dell’edizione 2011

Foto dell’edizione 2012

Foto dell’edizione 2013

VillaCerchiariAperta

ViniVeri 2015 – Il report da Cerea

di Marco De Tomasi

Con un evidente ritardo, ecco il primo dei miei report dalle fiere veronesi.

Vini Veri nella fabbrica di Cerea è da sempre la mia prima tappa.

Senza reticenze e forse ripetendomi un po’, dico subito che questo è l’evento che più degli altri sembra segnare il passo.

Lungi da me affermare che Vini Veri abbia le edizioni contate, ma l’impressione è davvero quella che il nucleo primigenio dell’associazione abbia un po’ perso la capacità di aggregare nuove forze intorno al progetto originale.

Detto questo per dovere di cronaca (e lieto eventualmente di essere smentito), mi addentro subito nel vivo degli assaggi più significativi di quest’anno.

ViniVeri2015

Parto subito con gli assaggi dall’estero e da un sorprendente vino georgiano, uno dei migliori assaggi in assoluto di questa tornata veronese: Kvaliti Krakhuna 2013 della cantina Archil Guniava’s, appena mezzo ettaro di estensione. Il vino in degustazione era l’unico della gamma sfuggito alla fiscalità di non so di quale paese: purtroppo gli altri campioni sono rimasti negli uffici di alcuni zelanti ed evidentemente assetati doganieri. Vino di una profondità e di una estensione olfattiva impressionante, con riconoscimenti che andavano dal carrubo al sambuco, dalla genziana alla liquirizia, passando per una incredibile gamma di spezie ed erbe aromatiche. In bocca tiene il passo, emergendo decisamente dal consueto panorama georgiano, dove le macerazioni tendono ad appiattire un po’ il sorso. Non questo vino, che rimane succoso, ben scandito e altrettanto articolato e dinamico come dimostrato al naso.

Kvaliti2013

Tra gli Champagne presenti, riconfermo la piacevole impressione avuta in passato con Vouette & Sorbée: il loro rosé Saignée de Sorbée è un rosè da salasso carnoso e molto espressivo, a mio avviso tra i più convincenti che si possono incontrare tra questa particolare tipologia. Molto particolari anche gli Champagne di Olivier Horiot, dalla sferzante acidità, a tratti decisamente eccessiva: sarebbe interessante capirne l’evoluzione nel tempo.

V&SRosé

Un porto sicuro è Ronco Severo: la gamma di Stefano Novello mi è parsa quest’anno decisamente più a fuoco rispetto all’anno scorso. La gestione delle lunghe macerazioni è un gioco di equilibrio che a questo vignaiolo riesce quasi sempre, e che risulta particolarmente precisa e ben calibrata sul Friulano Riserva con un varietale che emerge nettamente sulla tecnica. Sempre profondissimo il Merlot Riserva Artiul, secondo me una delle espressioni più compiute della tipologia in Friuli.

I vini di Eugenio Rosi sono sempre un piacevolissimo incontro. Ribadisco la mia preferenza per il Cabernet Franc vinificato con una sorta di metodo Solera. Tra i calici più emozionanti di Cerea e una delle cose più interessanti che siano uscite dal Trentino negli ultimi anni.

Riconferme anche da Valter Mattoni, con il corposo Montepulciano Arshura e il più etereo Rossobordò da una varietà affine al grenache (la stessa che da vita al Kupra di Oasi degli Angeli).

Rimanendo in tema Oasi degli Angeli, impossibile non ritrovare la traccia stilistica del Kurni nell’Habemus 2012 di San Giovenale, taglio laziale di grenache, syrah e carignan, imponente quanto piacevole.

La Sicilia sfodera una sequenza di rossi che lascia il segno, con una progressione quasi vertiginosa tra il Nero Ossidiana di Tenuta di Castellaro (corinto e nero d’Avola completati da una minima percecentuale di altri vitigni), il Suber di Daino (nero d’Avola, frappato e alicante) e l’Etna Rosso Vigo di Fattorie Romeo Dal Castello.

Daino

Si cambia registo e carattere con il Piemonte: da Rinaldi mi emoziono sul calice del Barolo Tre Tine 2011, a mio avviso il più completo e profondo tra quelli proposti da “Citrico” quest’anno.

Cascina Fornace è una giovane azienda del Roero, territorio un po’ messo in ombra dalle vicine Langhe ma che a giudicare dal risultato del Roero 2012 ha molto da dire: carnoso e dalla spiccata personalità, appena velata da un carattere lievemente rustico che ne arricchisce il fascino. Conclude con un lunghezza magistrale. Da seguire !

L’Alto Piemonte riconferma la validità dei vini di Colombera & Garella: quest’anno al Coste della Sesia e al Bramaterra si è aggiunto il Lessona: il primo assaggio denota già una un’ottima precisione stilistica e una ulteriore chiave interpretativa di questo piccolo e affascinante angolo di Piemonte, che va ad aggiungersi a realtà già consolidate.

#ManzoniBianco2 – Il report da Asolo

di Marco De Tomasi

Se l’anno scorso era poco più di una riunione carbonara con risvolti didattici, quest’anno ManzoniBianco#2 è diventata una autentica giornata di studio e confronto sulle diverse anime dell’Incrocio Manzoni 6.0.13.

Il gruppo di produttori si è infoltito con Marco Zanoni di Maso Furli.

Degustazione alla cieca di cinque Manzoni Bianco. Il gioco consisteva nel tentare di indovinare zona e produttore. E io sono contento di essere arrivato uno ! (un po’ di conoscenza degli stili aziendali e un po’ di fortuna mi sono stati di aiuto).

Tre trentini (collina di Pressano) e due veneti (pedemontana veneta: Asolo e Conegliano).

La cosa interessante è che tutti i degustatori presenti hanno identificato senza ombra di dubbio la provenienza dei vini, con i veneti che si distinguevano per i sentori floreali e la verticalità e trentini più speziati ed ampi in bocca.

Costalunga2012Faccio una personale annotazione sul Manzoni Costalunga 2012 di Cirotto: rispetto a quello presentato l’anno scorso la progressione nella ricerca della pulizia e della caratterizzazione è notevolissima, tanto che ho avuto un tentennamento iniziale nel capire quale dei due calici veneti fosse.

E va detto che “la concorrenza” era rappresentata dal Manzoni 2013 di Arturo Vettori. Non propriamente l’ultimo della classe, anche se a questo stadio evolutivo il vino risulta talmente giovane da nascondere il consueto potenziale.

Sul fronte trentino, oltre al Manzoni 2012 di Maso Furli, caratterizzato dall’impatto pieno e potente, nel calice abbiamo trovato il Manzoni 2012 “base” (si fa per dire) di Alessandro Fanti, esempio paradigmatico dell’espressività tipicamente trentina di questa varietà, e Isidor 2011 (sempre di Alessandro), cioè quello che personalmente reputo uno dei più grandi vini bianchi italiani, che amplifica queste stesse caratteristiche arricchendole di una personalità netta, riconoscibile e ammaliante.

FantiArturo ha poi sfoderato due jolly: un Manzoni 2000 (15 anni e non sentirli: frutto pieno e godibile, appena graffiato dal legno che all’epoca era in uso –oggi Arturo usa solo acciaio- e nessun cedimento sul fronte della piacevolezza di beva, grazie ad una freschezza ancora viva ed incalzante) e un Manzoni 2010, dove ritrovo tutto lo stile e la pulizia cui Arturo mi ha abituato.

Ha chiuso la degustazione il Sogno 2011: Manzoni Bianco, Metodo Classico, Dosaggio Zero su cui in casa Cirotto puntano molto. Degustato l’anno scorso in anteprima, avevo sospeso il giudizio. Ora il vino finalmente si manifesta nella sua veste compiuta, con sentori floreali e di lievito, con una bella cremosità e un gusto pieno ben bilanciato dalla freschezza.

La giornata è poi proseguita con l’allegra comitiva che andava alla scoperta dei luoghi dove nascono i Manzoni dei Cirotto, i Colli Asolani e precisamente il Vigneto Costalunga, dove Gilberto, che si occupa della parte agronomica dell’azienda, sta progressivamente sviluppando un approccio colturale sempre più sostenibile ed attento alle esigenze della varietà.

CostalungaVigneto

Alla fine ci siamo ritrovati suggestionati e galvanizzati dalle potenzialità di questa varietà, con la voglia di esplorare nuovi territori e nuove espressioni del Manzoni Bianco.

Io qualche suggerimento a Francesco l’ho dato.

Vedremo cosa tirerà fuori dal cappello l’anno prossimo.