Tappi Ribelli – incontro dell’1/12/2016

di Marco De Tomasi

Da più di un anno (quasi due) partecipo ad un sodalizio di amici che con regolarità (più o meno) mensile si incontrano per assaporare l’oggetto della comune passione.

I Tappi Ribelli si danno appuntamento decidendo di volta in volta un tema.

Ognuno propone una o più bottiglie, senza svelarne prima denominazione (a meno che non sia chiara dal tema), etichetta ed annata.

Le bottiglie vengono presentate rigorosamente coperte, commentate e solo alla fine ne viene svelata la veste.

Inutile dire che sorprese e (rare) delusioni si ripetono ad ogni incontro, ed è una esperienza estremamente formativa e che continua a rimettere in discussione i punti fermi che ogni buon appassionato di vino si impone.

E poi le serate sono estremamente divertenti, perché, va detto, che la compagnia è ormai affiatata e formata da persone curiose, competenti, prive di preclusioni ideologiche,  dal palato evoluto e dotate di ironia ed intelligenza.

Così ho deciso, se ci riesco, di condividere le mie impressioni di degustazione, basate non tanto sulle valutazioni puramente tecniche (che spesso non legge nessuno), quanto sull’aspetto emozionale.

Per l’incontro del primo dicembre, il tema che ci eravamo dati era “cannoni” (e qui capite anche la sana vena goliardica che regola i Tappi Ribelli).

Questa la classifica personale della degustazione: premesso che abbiamo bevuto dei grandissimi vini, nessuno escluso, e che sto’ cercando il pelo nell’uovo, il risultato è questo.

Harlequin 2003 – Zymé: il re è nudo. Di fronte alla finezza e all’eleganza degli altri, questa bottiglia “monster” svela tutti i limiti del concetto di appassimento. Potenza, complessità , tanta sostanza e tanta dolcezza … ma è uno che non sa cosa sia il dress-code. Spaesato, partecipa alla festa standosene in disparte come un Nanni Moretti qualunque, nella speranza che qualcuno lo noti. Invano.

harlequin

Barolo Brunate – Le Coste 2005 – Rinaldi: naso denso, una esplosione di infusi balsamici, spezie. fiori e frutta, c’è tutto. E in bocca è potenza e nerbo. Per un po’ … poi all’olfatto si raffina, ma la bocca cerca quello che non trova più. Bottiglia sfigata o in fase interlocutoria o mito che crolla ? Voglio, fortissimamente voglio, che sia la prima ipotesi.

barolorinaldi

Pommard 1er Cru Cuvée Dames de la Charité Hospices de Beaune 2010 – Seguin Manuel: dicono che i Borgogna si bevono col naso. E il pinot nero è tutto lì, con quella sua deliziosa e quasi intangibile presenza. E anche la Côte de Beaune è lì, dentro un vino rarefatto, a quasi esile e che solo a tratti apre su note calde e più profonde. Paradigmatico, esemplificativo … e buono.

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Châteneuf-du-Pape 2008 – Domaine de la Solitude: note tostate al naso fin troppo dolci, che fortunatamente se ne vanno dopo un po’, come se il vino volesse levarsi il soprabito, e sotto è vestito con classe e fascino, roccioso e animale ad un tempo. Appagante. E poi, beccare la denominazione alla cieca, ti fortifica l’autostima.

solitudecdp2008

Pauillac 1988 – Chateau Lafite-Rothschild: 28 anni, ed è come se il cabernet fosse stato vendemmmiato ieri, con tutte le sue spezie e il suo tipico frutto integro e una invidiabile vitalità. E nel bicchiere cresce e continua a crescere e non ti stanca mai. Un maratoneta inarrestabile, dal passo elegante ed aggraziato. Un mito che si conferma e si rinnova.

lafite88

Brunello di Montalcino Ugolaia 1994 – Lisini: sorpresona ! nessuno che l’abbia riconosciuto mentre lui giocava a fare il bordeaux. Eppure il brunello era tutto lì: ce la potevamo fare. La sua ferrosità, la sua spina acida dritta e tesa. E poi che intensità, che eleganza, che buono !

ugolaia

Vitovska Solo MM11 (2011) – Vodopivec: BOOM ! prendi tutto un prato fiorito e mettilo in un bicchiere. E mettici anche gli infusi e le spezie più esotiche e una abbondante dose di cedro candito. Continui a portarlo dal naso alla bocca, e continui ogni volta a scoprire cose nuove. Infinito. Sta al secondo posto solo perché è un bianco, e io sono un rossista.

vodopivecsolomm11

Barolo Cannubi 2008 – Damilano: ecco … dove me lo ero perso questo ? Perché non ho mai assaggiato nulla di questa cantina ? Nebbiolo da Barolo come lo cerchi e come lo vuoi, nessuna sbavatura, nobiltà piemontese da dagherrotipo sabaudo, in tutta la sua eterea, composta, austerità.

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Hanno chiuso la serata due “fuori concorso”: Barolo 1988 – Borgogno e Barolo Marcenasco 1976 – Renato Ratti.

P.S.: per chi pensasse che la mia classifica sia viziata dal fatto di aver premiato le bottiglie che ho portato, preciso che queste sono l’Harlequin e il Lafite.