Susumaniello 2010 – Masseria Li Veli

di Marco De Tomasi

Ogni tanto scorro quanto ho già pubblicato su questo blog e mi accorgo che colpevolmente volgo raramente lo sguardo a sud.

Questo perché, prediligendo l’approvvigionamento diretto in azienda, mi ritrovo con una cantina prevalentemente orientata a nordest (anche se un capitolo a parte è dedicato al Nebbiolo nelle sue varie declinazioni).

Oggi però ho voluto aprire una bottiglia acquistata recentemente, dopo aver assaggiato il vino a una manifestazione.

Si tratta del Susumaniello 2010 (Salento Igt) di Masseria Li Veli, vino da omonime uve autoctone, in corso di recupero da parte di questa e altre aziende del Salento.

Masseria Li Veli si trova a Cellino San Marco (BR) ed è di proprietà della famiglia Falvo, che chiusa l’esperienza toscana con Avignonesi (oggi proprietà Virginie Saverys), si dedica a tempo pieno a questa azienda pugliese di poco più di 50 ettari.

Salento Susumaniello 2010: naso vinoso, piccoli frutti rossi, in particolare mirtilli, viole e altri petali profumati. Il tutto guidato da sensazioni di mandorle dolci e altra frutta secca con un tocco di vaniglia. Seguono lievi note animali di cuoio. Bocca fresca, tesa e succosa, dove si ritrovano puntuali le note ammandorlate, ulteriormente arricchite da ritorni speziati nel retronasale. Spinta verticale ben equilibrata nella progressione e nello sviluppo.

Un vino di gioiosa bevibilità, versatile negli abbinamenti, che dietro ad una apparente semplicità nasconde ad una attenta lettura buone doti di profondità e articolazione.

L’ho trovato in enoteca a 9,60 Euro.

Masseria Li Veli
SP Cellino-Campi, km. 1
72020 – Cellino San Marco (BR)
Tel.: 0831 617906
Fax: 0831 618259
e-mail: info@liveli.it
www.liveli.it
Ettari vitati: 53
Bottiglie annue prodotte: 200.000

Rosso del Salento Patriglione 1993 – Cosimo Taurino

di Marco De Tomasi

Mi sono reso conto di avere più bottiglie che occasioni per aprirle.

Per cui ho preso l’abitudine la domenica di usare i miei familiari (che non condividono il mio interesse) come “cavie” per l’apertura di vecchie bottiglie che giacciono da anni in cantina.

Così mi è capitata tra le mani questa bottiglia di Rosso del Salento Patriglione del 1993. Negroamaro 90% e Malvasia Nera 10%.

Il Patriglione di Cosimo Taurino è uno dei vini più blasonati del nostro meridione.

Naturale che ti venga la voglia di metterlo alla prova a quasi 17 anni dalla vendemmia.

Tappo perfettamente integro, nessuna difficoltà nell’estrarlo.

Accidenti.

Che profumi !

Verso nel calice.

Rosso granato con un vago accenno aranciato all’unghia.

Al naso piccoli frutti rossi sotto spirito, prugne, cuoio, cioccolato, vaniglia, spezie e note balsamiche.

In bocca è di una freschezza inaspettata. Non solo: il frutto è ancora pieno, “polposo” e fragrante. La progressione è nitida. Ritorni retronasali nel pieno rispetto del frutto. Tannini di una morbidezza setosa, si integrano nelle altre componenti in uno sviluppo quasi dolce, controbilanciato da una sapidità che ne agevola la scorrevolezza e  la bevibilità. Il contenuto alcolico di 14,5 gradi non dà il benché minimo disturbo. Nessun cenno di cedimento.

Un vino che merita tutta la fama di cui gode.

Se vi capita una bottiglia di questa annata ’93, consiglio faraona o anatra al forno.