La riscoperta del Neret in Valle d’Aosta

di Marco De Tomasi

Chi mi conosce sa che alla parola “fillossera” reagisco flagellandomi e intonando un pianto greco.

Ovvio che la notizia del recupero di un vitigno considerato estinto sia per me fonte di incontenibile entusiasmo.

Tra Valle d’Aosta e Vallese esiste un gruppo di accademici ed appassionati ampelografi che gira incessantemente tra i vecchi vigneti alla ricerca di qualche Santo Graal viticolo.

La storia del recupero del Neret de Saint Vincent inizia qualche anno fa, intorno alla metà degli anni 2000.

Rudy Sandi è un appassionato ampelografo che nel suo vigneto di Gressan possiede vigne centenarie di vecchie varietà, che cura con maniacale attenzione.

neret1Nota che una pianta ha caratteristiche difformi da quelle vicine: foglie, portamento e grappolo.

Invia così dei campioni a José Vouillamoz, un ampelografo genetista svizzero.

Il DNA viene confrontato con le banche dati disponibili e la risposta non tarda ad arrivare: “genoma sconosciuto, varietà sconosciuta”.

Rudy inizia così una vera e propria indagine alla ricerca dell’identità di questa vite, girando per la valle, chiedendo ai vecchi vignerons e sottoponendo la questione anche a Giulio Moriondo, altro appassionato ampelografo e bioenologo di fama internazionale, collega di Vouillamoz (hanno scritto insieme Origine des cépages valaisans et valdotains (Origine dei vitigni vallesi e valdostani)

Si intuisce che l’uva misteriosa potrebbe essere Neret.

Ma la questione è ben lungi da essere risolta, perché in Valle il termine “Neret” si riferisce guarda caso a “qualsiasi uva a bacca rossa che non sia altrimenti classificabile”.

L’indagine è lunga e si va per esclusione, confrontando il genoma con i Neret conosciuti, provenienti dal Piemonte (canavesano e pinerolese – Chatus –), accertando che non vi è parentela.

Si allarga l’analisi ad uno spettro più ampio, scoprendo che l’uva in questione dimostra una parentela genetica con altri vitigni autoctoni valdostani conosciuti, come Mayolet, Petit Rouge, Cornalin e, anche se più diluita, con il Fumin. Vi è inoltre una parentela di primo grado (padre-figlio) con il Rouge de Pays, vitigno un tempo presente in Valle e oggi confinato al Vallese, in Svizzera.

Si tratta quindi di un Neret valdostano, di cui storicamente si conoscono tre sottovarietà: il Neret rare (nel senso di spargolo), il Neret gros e il Neret picciou (più compatti), un tempo diffuse nella media e bassa valle, soprattutto nella zona di Chatillon e Saint Vincent. Da qui la decisione di ribattezzarlo come Neret de Saint Vincent.

E qui entra in scena Didier Gerbelle, giovane e talentuoso vigneron di Aymavilles, che conosce Rudy e segue appassionatamente i lavori di Moriondo e Vouillamoz.

CastelloAymavilles

Viene recuperato altro materiale da vecchie vigne sparse nella valle e nel 2009 decide di dare via all’impianto di questa varietà ritrovata nei suoi terreni.

Sabato 22 novembre 2014 i protagonisti di questa ricerca hanno svelato la vicenda che vi ho appena raccontato.

Le giovani vigne di Neret hanno dato il loro primo frutto nel 2013: appena 260 bottiglie che Didier ha presentato con l’etichetta L’aîné, un omaggio a suo figlio Cristophe e un augurio di rinascita per la coltivazione di questa varietà dimenticata. Con l’annata 2014 le bottiglie disponibili saranno 900.

L'aineNeret

Il lavoro di ricerca e di caratterizzazione di questa varietà non è però ancora concluso: Didier intende nel futuro separare le viti ricavate dal materiale reperito in bassa valle rispetto a quello della media valle. Notando infatti che in autunno le foglie delle viti provenienti da una zona sono rosse, mentre le altre diventano gialle, è convinto che si tratti per lo meno di sottovarietà diverse che vanno ulteriormente studiate.

Va da sé: il valore intrinseco di questo vino va ben oltre le sue qualità organolettiche. Ma Didier ci sa comunque fare: nel calice troviamo un vino ancora fin troppo giovane ed esuberante, l’impatto al naso è dapprima fruttato, ma si smarcano già note austere e speziate in sottofondo, e la sensazione è che il vino abbia una duplice personalità, che si svelerà nella sua interezza solo dopo un lungo affinamento in vetro.

Nota a margine, il Neret è, assieme al Picotendro (Nebbiolo), l’uva che dava origine al Clairet de Chambave, un vino passito di grande prestigio, scomparso ad inizio ‘900. Si intravede quindi la possibilità di riportare in vita un vino rinomato che credevamo ormai confinato solo agli antichi testi di enologia.

Ma non solo Neret: è stata l’occasione per presentare ufficialmente al pubblico il Ten Perdu 2009, il Fumin di Didier, che avevo già avuto l’occasione di assaggiare quando era ancora in affinamento.

TenPerduFumin

Un vino che riesce quasi a commuovermi nella contemplazione della sua bellezza. Di quelli che hanno quel che di indefinibile che li rende superiori ad altri e che mi piace definire “in sottrazione”, un Fumin che non ha bisogno di mostrare i muscoli per svelare tutta la sua grandezza, la sua profondità e nobiltà. Semplicemente meraviglioso !

Didier Gerbelle
Fraz. Cheriettes, 20
11010 – Aymavilles (AO)
www.gerbelle.vievini.it
gerbelle@hotmail.it
Rudy Sandi
Fraz. Echandail , 1
11020 – Gressan (AO)
Rudysandi@gmail.com
Giulio Moriondo
11020 – Quart (AO)
www.vinirari.net

Maison Vigneronne Frères Grosjean – Quart (AO)

di Marco De Tomasi

“Il vino va valutato principalmente per il gusto: il mio lavoro è in vigna e in cantina. Non faccio il profumiere.”

La degustazione dei vini di Vincent Grosjean si apre con questa premessa.

Spalle larghe, Vincent ti fa subito simpatia: ti coinvolge nelle sue riflessioni finché stappa e ti versa il vino.

Chiaramente l’incontro con i clienti e gli appassionati è un occasione per tirare le somme e verificare le sue convinzioni.

VincentGrosjean

Foto: VieeVini

12 ettari sulle alture di Quart, a nordest di Aosta, frazione Ollignan.

La porzione più grande è rappresentata da Vigne Rovettaz, da cui si gode il panorama della Valle dominata dalla mole dell’Emilius.

Le vigne sono condotte in regime biologico, con un occhio di favore rispetto alla biodinamica: Vincent sta sperimentando in quella direzione.

In cantina si fa affidamento alle fermentazioni spontanee e alcune etichette vanno in bottiglia senza solforosa aggiunta.

La citazione in apertura non deve trarre in inganno: i vini hanno profumi intensi e, nella quasi totalità dei casi, ben delineati. La costante è comunque rappresentata dalla facilità e piacevolezza di beva che fanno dei vini di Vincent dei compagni ideali a tavola.

Valle d’Aosta Chardonnay 2012: il profilo olfattivo è ricco ma sfocato e incompiuto, un pot-pourri di note fruttate carnose, cui seguono rimandi floreali. In bocca è meglio definito, con una sostanza ricca, quasi grassa che sottolinea il frutto appagante. Senza SO2 aggiunta.

Valle d’Aosta Muscat Petit Grain 2012: Moscato bianco 100%: ha quel carattere speziato e quel tocco “roccioso” che emerge sulle tonalità fruttate e che bisognerebbe pretendere da ogni Moscato secco che si rispetti. In bocca prevale l’equilibrio delle componenti dolce e sapida, con una discreta capacità di affondo. Anche qui niente solforosa aggiunta.

Muscat-PetitGrain-Grosjean

Valle d’Aosta Petit Arvine Vigne Rovettaz 2012: le sensazioni al naso si fanno da prima tropicali per poi virare su note tipicamente alpine. In bocca il frutto, ben delineato, è sostenuto, oltre che dalla freschezza, da una lunga e piacevole sapidità.

Valle d’Aosta Mayolet 2012: profuma di fiori e frutta rossa matura con accenti di spezie. In bocca è reattivo,  con una  buona dinamica, marcata da tannini lievi che gli donano un tocco gioviale. Un po’ più di lunghezza non guasterebbe, ma tant’è. L’uva Mayolet è particolarmente gradita agli uccelli: Vincent è costretto a coprirla con le reti al momento della maturazione. Anche se i filari sono frammisti ad altre varietà i volatili riescono a scovarla e a depredarla prima della vendemmia !

Valle d’Aosta Gamay 2012: esemplare nei caratteristici profumi di frutti rossi e spezie. Di pari passo la definizione in bocca, dove è succoso, scattante e vitale. Un vino di straordinaria piacevolezza di beva, pur nella sua semplicità.

gamay-grosjean

Valle d’Aosta Torrette 2012: 80% Petit Rouge, completato da Vien de Nus, Fumin e Cornalin. Naso intenso, ben scandito ed articolato. In bocca è caratterizzato dalla fresca vitalità e marcato da tannini non ancora del tutto assimilati nella trama del frutto.

Valle d’Aosta Pinot Noir 2012: un pinot nero giovane, dal naso ricco di sensazioni aromatiche, di piccoli frutti rossi, cui si aggiungono fiori e spezie. In bocca è piacevolmente carnoso, con ritorni speziati e floreali.

Valle d’Aosta Cornalin Vigne Rovettaz 2010: al naso evidenzia sensazioni terrose, dense, cui seguono piccoli frutti rossi. In bocca è ampio nelle sensazioni, ed elegante nella sua incisività, con ritorni di viola e altri fiori e un tocco di smalto sul finale.

cornalin-grosjean

Valle d’Aosta Fumin Vigne Rovettaz 2009: naso complesso, di fiori, cui seguono frutti rossi in composta. Irruento nell’ingresso in bocca, evidenzia il carattere fresco per poi ricomporsi sul finale, dove ritrova grande equilibrio e profondità.

Valle d’Aosta Pinot Noir Vigna Tzeriat 2011: vigne di dai 15 ai 40 anni, coltivate ad una quota di 700/750 metri. Le suggestioni al naso sono decisamente “francesi” (per chi è abituato ai Pinot Nero altoatesini): bei profumi, con affascinanti e complesse note speziate e sottolineature animali su una base densa di piccoli frutti rossi in composta. Al sorso ha grande eleganza, compostezza, profondità e lunghezza. Avercene Pinot Nero così !

Prezzi al pubblico, franco cantina, dai 9 ai 18 euro (se non ricordo male !)

 

Maison Vigneronne Frères GrosjeanFrazione Ollignan, 111020 – Quart (AO)Tel.: 0165 775791

Cell.: 329 4392550

email: grosjean@vievini.it

www.grosjean.vievini.it

Ettari vitati: 12

Bottiglie annue prodotte: 100.000

Ermes Pavese – Morgex (AO)

di Marco De Tomasi

Morgex è l’ultimo paese della Valle d’Aosta dove si incontrano le viti.

Siamo a 1.000 metri, alle pendici del Monte Bianco.

I terrazzamenti vitati si arrampicano fino a 1.250 metri di quota.

Questi sono tra i vigneti più alti d’Europa.

Qui si coltiva il Prié Blanc, il più autoctono dei vitigni valdostani, franco di piede, dato che la fillossera qui non arriva.

Vigneti

Curioso come in una terra di rossi, l’unico vitigno tradizionale la cui origine non sia reclamata da altre regioni sia a bacca bianca.

Il Blanc de Morgex et de La Salle è forse il vino valdostano più conosciuto fuori della valle.

Tra gli interpreti di questa tipologia che si stanno distinguendo negli ultimi anni, c’è Ermes Pavese.

Sotto la villetta residenziale in stile alpino c’è la cantina, ben organizzata, scavata nella caratteristica roccia grigia.

Il Prié Blanc è un’uva versatile che si presta a diversi tipi di vinificazione: la gamma offerta da Ermes spazia dal Metodo Classico all’Eiswein.

Chi conosce già il Blanc de Morgex et de La Salle non può non rimanere colpito dalla capacità espressiva dei vini di questa cantina, che riescono a coniugare levità e freschezza tipiche del vitigno ad una lettura personale che ne esalta vigore e consistenza.

Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle Metodo Classico 2010: Pas dosé, 9 mesi di permanenza sui lieviti. Ben definito nei profumi che sfumano dai lieviti alle erbe di prato con note di pompelmo e altri agrumi. In bocca è dotato di buona tensione, è dritto e ben scandito, con una bella cremosità che smorza e definisce una freschezza altrimenti esuberante.

MetodoClassico

Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle 2012: profumi evidenti di fiori, poi agrumi e altra frutta e, ancora, nocciole e note verdi appena accennate che ne completano lo spettro. In bocca è succoso, di buona consistenza, di fresco equilibrio. Chiude su una nota sapida che invoglia al sorso successivo (ma è il leitmotiv di tutta la produzione aziendale).

Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle Le Sette Scalinate Riserva Carlo Pavese 2011: al naso scatena da subito una notevole spinta minerale, su un fondo fruttato/floreale. Al pari la profondità al sorso, dove risulta complesso e dotato di grande eleganza e fascino. Dalle vigne più vecchie dell’azienda, vinificazione in acciaio. Solo Magnum.

SetteScalinate

Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle Nathan 2011: vinificazione in legno, stessa base del Sette Scalinate. Al momento risulta ancora “ingessato” dalle note tostate del legno, che non ha ancora assorbito. Si riesce comunque a leggere una notevole personalità.

Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle Nathan 2010: l’annata precedente dimostra un ottimo assorbimento del legno: al naso tornano evidenti note floreali e fruttate arricchite di note minerali e lievemente fumé, evidente anche una golosa nota di vinaccia. Ottima tensione in bocca, dove rivela una struttura importante, piena e ben levigata da note tostate.

Nathan

Chiude i nostri assaggi il particolarissimo Ninive 2011, da uve lasciate ghiacciare sui tralci: naso un po’ confuso ed interlocutorio. Si riscatta in bocca, anche se risulta un po’ troppo verde per i miei gusti.

Prezzi, al pubblico, franco cantina: 20,00 Euro per Metodo Classico e Ninive, 8,50 Euro per il Blanc de Morgex base, 13,50 Euro per il Nathan e 30 per il Sette Scalinate (Magnum).

Ermes Pavese
Strada Pineta, 26
11017 – Morgex (AO)
Tel. 0165 800053
Cell. 347 4409153
mail: pavese@vievini.it
www.pavese.vievini.it
Ettari Vitati: 4
Bottiglie annue prodotte: 28.000

Didier Gerbelle – Aymavilles (AO)

di Marco De Tomasi

A dieci minuti d’auto da Aosta, in direzione del Monte Bianco, si incontrano sulla sinistra i vigneti di Aymavilles.

Ricoprono pressoché interamente un rilievo che si eleva dalla valle principale quasi all’imbocco della Valle di Cogne, fino alla sommità di Côteau La Tour, e sono guardati a vista dai castelli di Aymavilles, Sarre e Saint Pierre.

CoteauLaTour

Il punto più alto dei vigneti di Aymavilles, Côteau La Tour (Foto: Made in VdA)

E’ una delle aree storicamente più vocate dell’intera valle.

Diverse sono le aziende che operano su questa collina, sicuramente la più famosa è Les Crêtes di Costantino Charrere, probabilmente la realtà più conosciuta al di fuori dei confini regionali.

Tra le aziende più giovani c’è quella di Didier Gerbelle.

DidierGerbelle

Foto: Mauro Fermariello via Winestories (*)

Giovane ma con basi solide: Didier ha avuto come maestro vigneron il nonno. La sua è una famiglia che da sempre opera tra i vigneti di Aymavilles e Villeneuve.

Poi c’è un diploma alla prestigiosa scuola enologica di Alba.

Abbiamo incontrato Didier già altre volte: è impossibile non rimanere colpiti dall’apparente imperturbabilità di questo ragazzo, che forse gli deriva dalla consapevolezza di avere alle spalle la conoscenza e l’esperienza di chi lo ha preceduto.

E non si lascia abbattere da nulla: neppure dalla devastante grandinata che nell’agosto del 2011 ha pressoché annientato la produzione.

Preparazione, tradizione e vocazione dei luoghi, sono i pilastri di questa cantina, che ad ogni assaggio ci entusiasma e meraviglia, per integrità e profondità espresse nelle poche bottiglie prodotte.

Valle d’Aosta Pinot Gris Le Plantse 2012: il mosto fermenta parte in acciaio e parte in piccoli fusti di rovere, segue un affinamento di 6 mesi prima dell’imbottigliamento. Colpisce fin dal colore, con quei riflessi di rosa appena accennati, nonostante la brevissima sosta sulle bucce. Segno che in quest’uva c’è una sostanza non comune. Al naso è fruttato, con agrumi in evidenza e note affumicate che vanno a completarne il profilo. In bocca è ricco, in equilibrio tra frutto, freschezza e sapidità, integro e ben definito. Ed è un vino che emoziona …

Jeux de Cepages 2012: blend di Gewurtztraminer, SauvignonPinot Bianco e Viognier. Il naso evidenzia note verdi e speziate, su un fondo floreale, con un tocco di erbe alpine. In bocca il frutto è succoso, con la freschezza che spinge bene in verticale accompagnata da una vena sapida. Qui Didier ha voluto giocare, consapevolmente, a fare l’altoatesino (e non lo nasconde !).

Valle d’Aosta Petit Rouge Vigne Plan 2012: frutti rossi, rose e fiori appassiti, ben amalgamati e rifiniti da un carattere etereo. In bocca è austero, privo di qualsivoglia ammiccamento, con un frutto però al momento frenato da alcune spigolosità e durezze ulteriormente evidenziate da tannini nobili che chiudono la progressione, asciugando il sorso.

Valle d’Aosta Rosso Peque-Na! 2010: 70% Cornalin, 15% Fumin e 15% Premetta (quest’ultima con appassimento). Permanenza di un mese sulle vinacce, una sorta di “ripasso” valdostano. Non per questo perde il suo carattere fortemente territoriale: i profumi sono davvero unici. Fiori freschi si avvicendano a fiori appassiti, poi piccoli frutti rossi e spezie a volontà. In bocca il carattere è incline alla morbidezza, e il sorso è ben articolato e appagante.

Valle d’Aosta Torrette Superieur Vigne Planté 2010: uve Cornalin e Fumin, da vigne a piede franco che raggiungono i 100 anni di età ! Affinato in tonneaux da 400 litri per 12 mesi. Naso sottile, ricco e complesso, a tratti cangiante. Si riconoscono frutti rossi, spezie, rosa e altri fiori appassiti. In bocca ha forza e profondità, in veste di grande eleganza, senza false ostentazioni, caratteri che potrebbero accomunarlo per certi versi ad un Barbaresco. In annata “giusta”, aggiungerei. Mi capita di incontrare dei vini capaci di “inebetirmi” di emozioni. Il Vigne Planté è senz’altro tra questi.

GerbelleTSVignePlanté

Prezzi tra i 10 e i 17 Euro (al pubblico, franco cantina).

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(*) Un ringraziamento a Mauro per il bel ritratto di Didier: su Winestories trovate il suo articolo con l’intervista video a Didier

Didier Gerbelle
Frazione Cheriettes, 20
11010 – Aymavilles (AO)
Tel. e fax: 0165 902091
Cell.: 339 8433452
mail: gerbelle@hotmail.it
http://www.gerbelle.vievini.it
Ettari vitati: 2,5
Bottiglie annue prodotte: 15.000
 

Feudo di San Maurizio – Sarre (AO)

di Marco De Tomasi

Grigliata di inizio estate.

Girando le orate si ragiona degli ultimi assaggi.

“Però un giretto in Valle d’Aosta si potrebbe fare”.

Tre sguardi di intesa e non serve altro: parte l’organizzazione.

Un paio di giorni full immersion tra le cantine della Vallée.

Non ero mai stato in Valle d’Aosta.

Me la immaginavo meno aspra e più ampia.

O forse è larga più o meno quanto le grandi valli cui sono abituato, ma qui il fondovalle è piuttosto movimentato a causa degli antichi depositi glaciali.

Vigne non se ne vedono molte: in tutta la regione ci sono poco più di 500 ettari vitati e cavarne qualcuno dalle severe montagne che segnano il paesaggio è veramente duro.

Lo dimostrano i primi che incontriamo:  i terrazzamenti che ci accolgono a Donnas annunciano quanto condurre la vigna da queste parti sia un atto eroico (ma anche qualche chilometro più indietro, nell’alto Canavese, a Carema, non si scherza).

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Vigneti a Donnas

Dalle parti di Aosta la valle raggiunge il suo punto più ampio.

Si fa per dire: oltre ad Aosta, in poco più di due chilometri di larghezza sono riusciti a farci stare un aeroporto, un’autostrada, la ferrovia e una manciata di comuni sparsi ai piedi delle montagne.

Più in alto le vigne.

Non molte per la verità.

Le vigne di Michel Vallet sono arroccate sui pendii ai piedi della montagna sopra Sarre.

E’ stato il primo (e ad oggi l’unico) a credere nella riscoperta (*) della viticoltura in questo comune della valle.

Per lungo tempo è stato poco più di un hobbista. Poi, dal 2001 la vigna diventa la sua principale attività: prende in affitto altri terreni dopo aver acquistato i primi. Recupera filare dopo filare: gli otto ettari dell’azienda sono un mosaico di ben trentacinque parcelle.

Ci parla di viticoltura in valle, di come la sua storia sia parallela a quella di tanti colleghi che condividono la fatica di fare vino in montagna, divisi solo dalle diverse personalità.

E quella di Michel è una personalità che spicca: nei suoi occhi e nei suoi modi si leggono determinazione e un pizzico di lucida follia.

MichelVallet

Il punto focale del suo lavoro è la valorizzazione dei tanti vitigni tradizionali valdostani, quasi tutti a bacca rossa. Un lavoro che come lui stesso conferma, è ancora lungi dall’essere portato a pieno compimento, visto che ogni varietà va ricollocata nei luoghi ad essa più vocati, capendo come deve essere gestita per esprimersi al massimo.

Valle d’Aosta Chardonnay 2012: annata 2012 con il contributo del 15% dell’annata precedente. Il naso apre con ampie note floreali arricchite di sottolineature agrumate. Si libera poi sul finale una nota affumicata e minerale. In bocca è generoso: sensazioni di frutta tropicale matura ne evidenziano la grassezza. Piacevolezza assicurata da acidità e sapidità che, pur non evidentissime, vanno in profondità.

Valle d’Aosta Petit Arvine 2012: qui gli agrumi prevalgono sui fiori. Si fanno strada poi sensazioni burrose, di frutta secca e delle note verdi di corteccia. In bocca risulta meno complesso dello chardonnay eppure più diretto grazie all’acidità sferzante che incita i sorsi successivi. Integro, ben definito e lineare.

Valle d’Aosta Mayolet 2012: il primo rosso di Michel che assaggiamo risulta un po’ scomposto al naso, probabilmente a causa dell’imbottigliamento recente. Si percepiscono frutti rossi, note animali e spezie. E’ però convincente in bocca, con un frutto fresco, croccante e ben scandito nella progressione.

Valle d’Aosta Cornalin 2011: si alza il tiro. Naso vinoso, complesso e speziato con un che di selvatico. Perfetta corrispondenza in bocca, dove si ritrovano amplificate le spezie, affiancate da una nota erbacea discreta, mai prevaricante sul frutto che si distende sul filo della freschezza. Tannini ben bilanciati che vanno a chiudere il sorso, delineandone la profondità.

Valle d’Aosta Torrette 2012: Petit Rouge 70%, Fumin 30%. Vinoso, marasche e altri frutti rossi, complesso. In bocca è altrettanto complesso e ricco, con un frutto marcato da calore e sapidità. Un Torrette “base” che non ti aspetti per struttura e ricchezza (sarà per quel 30% di Fumin ?), abbinate ad una agilità di beva, questa sì, attesa e pretesa.

Valle d’Aosta Vuillermin 2011: premessa: quello di Michel e quello dell’Institut Agricole Régional sono gli unici Vuillermin in purezza commercializzati in Valle d’Aosta (e quindi in Italia). Frutti rossi croccanti, piccole bacche come more e ribes e un’idea di terra bagnata. Profumi che suggeriscono già al naso il carattere fresco e vibrante del sorso, che risulta verticale, accompagnato da una trama tannica che si fonde elegantemente nella complessità generale.

Vuillermin

Valle d’Aosta Torrette Superieur 2011: Petit Rouge 90%, Syrah 10%. Naso ben definito, bacche rosse e frutti rossi maturi ed in composta. Moltiplica e amplifica le impressioni avute con il fratello “minore”, ma c’è molto di più.: alla materia ricca e complessa in bocca aggiunge un tocco leggiadro che lo rende elegante e coerente nella definizione.

TorretteSuperieur

Valle d’Aosta Fumin 2011: il Fumin è il principale candidato a diventare il “grande” vino valdostano: e questa versione di Michel conferma la complessità che è in grado di esprimere quest’uva: confettura di frutti rossi, spezie, menta, sentori balsamici e lievemente affumicati. In bocca il frutto è ampio e altrettanto sfaccettato, si distende con discrezione ma senza mai cedere sul fronte della tenuta. Si mantiene nel contempo austero, evidenziando tannini e qualche asperità che anziché rappresentare elemento di squilibrio, completano il sorso.

Fumin

Michel produce altri vini: tra i bianchi il Gewürtztraminer Grapillon, di cui parlano un gran bene ma che non abbiamo avuto modo di assaggiare perché esaurito, e il Müller-Thurgau metodo Charmat (che è stato il primo vino prodotto dalla cantina). Sul fronte dei rossi segnalo il Saro Diablo, un vino da tavola composto da un mix di uve come Petit Rouge, Fumin, Premetta, Barbera, Freisa, Ciliegiolo, Dolcetto e Gamay (in percentuali diverse a seconda delle annate), una sorta di super-Torrette, se vogliamo, appena un po’ più “ruffiano”, e il Pierrots, vino da uve stramature di Petit Rouge e Fumin, dall’intrigante bouquet di frutti rossi, spezie, olive e fichi secchi. In bocca la dolcezza si percepisce appena, coperta da un carattere decisamente fresco e tannico.

Prezzi, al pubblico, franco cantina: dagli 8 ai 16 Euro.

Feudo di San Maurizio
Fraz. Maillod, 44
11010 – Sarre (AO)
Tel. 0165 257498
Cell. 338 3186831
Email: feudo@vievini.it
Ettari vitati: 8
Bottiglie annue prodotte: 50.000

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(*) A inizio secolo gli ettari vitati della valle erano oltre 3.000. Dopo un progressivo abbandono, solo dagli anni ’60 si è ricominciato a investire nella viticoltura.

Chaudelune 2010 – Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle

di Marco De Tomasi

Era un po’ di tempo che volevo mettere naso e bocca su questo vino.

Così non me lo sono lasciato scappare quando è comparso sullo scaffale di una delle enoteche che frequento.

Siamo in Val d’Aosta, ai piedi del Monte Bianco.

La Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle è una piccola cooperativa (20 ettari suddivisi per 85 soci) che ha fatto conoscere al di fuori dei confini regionali uno dei vini bianchi più interessanti della Vallée : il Blanc de Morgex et de La Salle, prodotto con l’autoctono Priè Blanc.

I vigneti si trovano ad altezze comprese tra 900 e 1.250 metri d’altezza, su terrazzamenti ad alta percentuale sabbiosa che hanno impedito l’insediamento della fillossera. L’allevamento tradizionale è rappresentato dalla pergola bassa che sfrutta il calore residuo del terreno.

Questa cantina declina il Priè Blanc in tutte le versioni possibili: dai bianchi snelli ed immediati, a bianchi più strutturati e dalla personalità decisamente nordica, fino a Metodo Classico dal carattere alpino ben delineato.

Da qualche anno la Cave propone un Vin de Glace (o Eiswein, per dirla alla tedesca) prodotto da uve Priè Blanc vendemmiate dopo le prime gelate. Il ghiaccio disidrata gli acini, concentrando gli zuccheri. In cantina il vino è affinato sia in botti di rovere che in botti di essenze diverse.

Chaudelune 2010: Priè Blanc 100%. Naso intenso, dominato prepotentemente da erbe aromatiche come timo, rosmarino e salvia. Si innestano poi note affumicate, di polvere da sparo su una trama di note iodate e salmastre. Non mancano poi sensazioni di frutta disidratata che giocano però un ruolo di secondo piano. In bocca è denso, con una tensione affidata ad una spiccata salinità, che si distacca nettamente dalla verticalità della freschezza che invece mantiene il passo della dolcezza. Ritornano precise in bocca la nota di rosmarino e quel carattere iodato e salmastro percepito al naso.

Chaudelune

Mi è piaciuto parecchio, un vino particolarissimo nei profumi e dalla spiccata personalità, da bere da solo o accompagnato da formaggi erborinati non troppo decisi.

Nota a margine: un amico con il quale ho degustato questa bottiglia mi ha fatto notare che oltre alle erbe aromatiche, il profilo olfattivo di questo vino richiama anche un’altro tipo di “erba”, che manca alla mia esperienza sensoriale.

… di fronte a tale affermazione si è squarciato il velo sui miei trascorsi (?) di nerd provinciale e un po’ sfigato …

Trovato in enoteca a 27,00 Euro (bottiglia da mezzo litro).

Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle
Località la Ruine – Chemin des Iles, 19
11017 – Morgex (AO)
Tel.: 0165 800331
Email: info@caveduvinblanc.com
www.caveduvinblanc.com
Ettari vitati: 20
Bottiglie annue prodotte: 150.000